Partono l’8 ottobre a Poggiardo (Le) i corsi di italiano
per stranieri, nei locali del Comune
Dopo la sperimentazione positiva di giugno, per la quale erano stati avviati due livelli, di base e intermedio, del corso di italiano per stranieri, parte ora il primo anno effettivo di lezioni dall’8 ottobre alla fine di maggio, con pausa festiva natalizia. Lo spazio è quello concesso dal Comune, nelle due salette adiacenti l’aula consigliare, il martedì e il giovedì pomeriggio dalle 17 alle 18,30. A giugno scorso, dopo un inizio stentato, poi i cittadini stranieri e i giovani che svolgono attività parauniversitaria hanno cominciato a frequentare convinti le lezioni. Alla fine erano una cinquantina, di giovani e meno giovani, diverse donne, arabe soprattutto, senegalesi e dell’Est Europa. Come andiamo ripetendo da tempo, i corsi sono gratuiti, salvo il contributo di 10,00 € per chi voglia acquistare il libro di testo. Si prevedono due livelli: uno di base (A1) per chi non conosce le regole di base della nostra lingua e non sa parlare e l’altro avanzato (A2), per chi ha bisogno di affinare le conoscenze. Le iscrizioni si ricevono l’8 ottobre direttamente in aula, poco prima delle lezioni. Abbiamo avuto anche una buona disponibilità di docenti volontari, maestri/e e professori/esse in servizio e altri/e collocati/e a riposo o esercenti altre professioni, non didattiche, comunque sempre legate all’ambito sociale e sanitario. La sfida continua, come opportunità di conoscenza e di inclusione sociale e culturale. E riguarda tutta la società, anche con iniziative extrascolastiche, legate al mondo culturale, musicale e alimentare.
La scuola è proposta e gestita dalla Associazione Culturale Orizzonte.
“Muse al Castello” Mostra d’Arte contemporanea a Deliceto fino al 31 agosto
Lunedì 5 agosto 2019 a Deliceto, il suggestivo borgo del Subappennino Dauno meridionale, in provincia di Foggia, è stata inaugurata la Mostra d’Arte contemporanea “Muse al castello” curata dal critico d’arte Rocco Marino e dall’artista Michelangelo Pietradura.
L’evento,
con inizio alle ore 18.00, è stato introdotto dal critico Marino, presso la
“Sala Magna” del Castello normanno-svevo, che ne ha delineato le
caratteristiche e i contenuti artistici alla presenza di un pubblico attento e
interessato.
La Collettiva,
alla sua terza edizione, occupa quattro sale dell’imponente fortezza le cui
origini si fanno risalire al 1100 – in ottimo stato di conservazione grazie
anche ad attenti interventi di restauro – con opere che vanno dalla scultura
alla pittura, dall’incisione alla fotografia, fino alla moda, alla performance
e alle installazioni. I visitatori potranno ammirare le fotografie di Valerio
Agricola che immortalano i riti della Settimana Santa; i ritratti fotografici
di Pasquale de Antonis, Edoardo Fiorito e Mario Cusimano; le fotografie
paesaggistiche di Marco Schifano e di Eyal Baruch; le tele fasciate di Anna
Maria Sacconi; i disegni di Marilù Eustachio; i racconti erotici fortemente
espressionisti di Jim Picco; l’installazione ambientale di Vize Ruffo; le tele
dipinte di Michelangelo Pietradura e Rosalba Casmiro dal blu intenso; la natura
morta realizzata da Bice Brichetto; le stampe inkjet di Eros Renzetti; le sculture
steliformi di Sergio Rubini; le ceramiche biomorfe di Sabino de Nichilo; le
donne di Stefania Piccirilli, di Paolo Bielli e di Naoya Takahara.
Il
vernissage è patrocinato dal Comune di Deliceto e dall’Assessorato alla
Cultura, dalla Pro- Loco di Deliceto, dal Lions Club Monti Dauni Meridionali,
dalla FIDAPA BPW ITALY sez. FOGGIA CAPITANATA e dall’Associazione culturale L’Oceano
nell’Anima.
Il giorno
dell’inaugurazione, successivamente all’intervento del sindaco Pasquale
Bizzarro – entusiasta per l’eco dell’evento – anche un momento letterario con
la presentazione del romanzo “Il richiamo”, Oceano Edizioni della scrittrice,
poetessa Maria Teresa Infante di San Severo, affiancata dalla voce narrante dell’attrice
teatrale Rosa d’Onofrio e dello scrittore, giornalista Duilio Paiano. Tra i
paesaggi rurali suggestivi del comune foggiano – in posizione strategica tra il
Tavoliere delle Puglie e l’Appennino campano – ben si è inserito “Il richiamo”
con i suoi contenuti che parlano di radici, di terra, emigrazione, orgoglio e
dignità dimenticate che la Infante ha inteso riportare alla memoria, forte
dell’amore per i luoghi natii.
La risposta del pubblico e la presenza di esponenti di prestigio del mondo
culturale locale è stata la conferma della valenza dell’evento che ben ha
saputo assemblare e armonizzare varie forme e linguaggi artistici, grazie all’impegno
e alla professionalità dei due curatori.
Si rinnova l’invito a visitare la Collettiva che resterà aperta fino al 31 agosto, con ingresso gratuito. Non si può non rispondere al “richiamo” dell’arte tra le spesse mura normanno-sveve in cui sembra di andare a ritroso nel tempo con i piedi saldamente ancorati al presente tra le bellezze amene di luoghi, che conservano intatta l’antica magia di un passato, con trascorsi perfettamente incastonati tra vecchio che si rinnova e nuovo che avanza. Insomma, appuntamento a Deliceto, “Muse al castello” vi attende!
Una tartaruga marina maltrattata a Ginosa, per delle fotografie
CI SCRIVE UNA NOSTRA LETTRICE dott.ssa Chiara Grasso Sono un’etologa (laureata in comportamento animale), presidente dell’associazione ETICOSCIENZA, di divulgazione scientifica e tutela ambientale.
Vi scrivo poiché stamattina mi sono imbattuta in questo video orribile in cui si vede una tartaruga marina maltrattata a Ginosa, per delle fotografie. La tartaruga marina è una specie protetta a rischio di estinzione, quindi il maltrattamento è un reato penale. E il giornalista manipola scientificamente la notizia parlando di una tartaruga che vuole farsi i selfie con i turisti, quando in realtà si tratta di una tartaruga pronta a deporre.
Sarebbe bellissimo se ne poteste parlare voi, in modo da sensibilizzare su queste importanti tematiche.
L’informazione é tutto in questi casi. Grazie mille.
TARTARUGA MALTRATTATA PER I SELFIE. NON SIAMO DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO SIAMO IN PUGLIA IERI. (Facciamolo diventare virale così che forse i responsabili possano essere multati a dovere)
Ginosa Marina: una tartaruga marina (Caretta caretta – specie a rischio di estinzione) viene letteralmente braccata e circondata dai bagnanti per fare selfie e interagire con la povera malcapitata. La tartaruga probabilmente era malata o ferita, o si trovava in una fase di quiescenza inter-nasting (tempo di attesa tra una deposizione e l’altra), e la condizione di stress potrebbe essere stata fatale per lei e le eventuali uova che aveva in grembo.
Tutto questo deve finire. Questa smania di interagire col selvatico e farlo diventare un peluche per le nostre cazzo di fotografie deve finire. Questo è abuso animale senza troppe sfaccettature. È maltrattamento e questi criminali devono essere multati.
Siamo una specie capace di progettare un razzo per visitare altri pianeti, ma poi non siamo capaci di insegnare ai nostri figli il minimo rispetto per le specie che a loro malgrado condividono il nostro stesso ambiente.
Condividiamo il più possibile sperando che chi di dovere faccia passare la voglia a questi cretini di molestare una specie protetta con una bellissima multa e doverosa denuncia penale.
“Bari
Vecchia, un alto villaggio/ sul mare malato di troppa pace,/ un bianco ch’è
privilegio/ e marchio di umili”. (P.
P. Pasolini Versi della poesia L’Alba
Meridionale inclusa nella raccolta Poesia in forma di rosa pubblicata nel 1964.)
Ilregista dedicò alla nostra Città ancheun racconto: “Le due Bari”, pubblicato nel 1951 su “Il Popolo” di Roma, nel quale ha raccontato, ospite dell’Hotel delle Nazioni, l’incanto del provocato alla vista, dopo essersi svegliato, dello “splendido lungomare” e leemozioni provate durante le sue passeggiate fra gli abitanti ed i sentimentiprovenienti dall’allegria dei Baresi che definisce gente “è seria, sicura esalubre”.
LE DUE BARI di
Pier Paolo Pasolini
Kafka, ci vuole Kafka. Scendere dal rapido, non potere entrare in città né avanzare di un passo fuori dal viale della stazione, può accadere solo alpersonaggio di un’avventura kafkiana. Non potevo risolvermi ad andarmene da lì. Tutta la gente scesa con me, un po’ alla volta, si era dispersa, le carrozzelle, arcaiche come piccole torri, erano passate l’una dopo l’altra davanti al marciapiede (un cavallo, anzi, aveva urtato col muso la testa del primo barese, un giovanotto ghignante, minaccioso, nero e snodato) e i ragazzetti delle valigie s’erano dileguati in fondo a quel loro famigliare piazzale, insieme all’uomo che in quei cinque minuti mi aveva ossessionato con l’offerta di una camera. Davanti a me nelle viscere della Bari sconosciuta, distesa contro il mare, gli autobus passavano radi, internandosi con urla di rapaci dentro vie che non portavano in nessun luogo. Del resto anche l’auto azzurra dell’Albergo delle Nazioni se n’era andata da un pezzo, ed io ero rimasto solo, a tremare, nel piazzale rosso, verde, giallo della stazione: in me lottavano ancora la seduzione dell’avventura e un ultimo residuo di prudenza. Così senza avere deciso nulla, scelsi una strada, una delle tante, piena di scritte luminose e mi incamminai. Dopo un po’ mi parve di essere in un quartiere della Roma piemontese, come i Prati, ma con pietre più consunte e malinconiche, benché forse più nuove, e come levigate da una confidenza ariosa e provinciale; solo in seguito mi sarei accorto di che risonante allegria è piena questa città: in quel momento mi pareva disperazione, sorda disperazione, orgasmo, aria di chiuso con tutti quei salumai, droghieri, farmacisti e macellai aperti alle dieci di sera, e tutta quella luce vuota, sui passanti spinti qua e là in disordine come da un vento di periferia e i gridi dei ragazzi, superstiti nell’altaserata. Naturalmente non scoprii nulla: nessuna avventura, al povero viaggiatore incantato, che pervenne al Corso chiamato “Càvur” in mezzo alla più desolante indifferenza: in quella Bari appena creata e già tanto adulta. Finii col cercare il più vicino albergo, che com’è giusto non trovai: invece, ritornato nei pressi del kafkiano piazzale, mi riagguanta l’uomo grasso della camera. Ormai ero nelle sue mani, egli trionfava. Mi condusse dentro uno smorto portone e poi per una rampa di scale. La porta dell’appartamento era aperta e nel corridoio stavano cenando, con vergogna, tre persone: dietro di loro c’era un paravento, e dietro il paravento, ammassati, tre lettini bigi.
Fui sufficientemente energico, questa volta, nel ribellarmi, edegli ancora mi condusse in un altro appartamento dove ancora tre persone, un vecchio, una vecchia e una ragazzo – un ragazzo agro e sdegnoso – stavano seduti in silenzio. Nella mia camera c’era un grande letto matrimoniale, e lì dopo poco dormivo. ma durante il sonno cominciarono ad accadere degli strani fatti. Nella mia camera, con la penombra, era venuto a stabilirsi un uomo di mezza età, probabilmente un ferroviere, munito di un fischio lacerante e forse anche di una specie di semaforo. Ai suoi segnali acustici e luminosi una vecchia locomotiva ruggendo si staccava dalla profondità di un terrapieno, e di scambio inscambio giungeva presso il mio letto: quivi sostava un poco sbuffando, sferragliando, vomitando faville e vapore, poi girava e fischiando come una pazza si allontanava a vagare per lo scalo. Ad un tratto però tutto questo armeggiare fu interrotto da un formidabile rintocco, che rimbombò ronzando nella camera, a pochi centimetri dai miei timpani, lacerandoli: il suo spaventoso ronzio non s’era ancora estinto che un altro squillo lo seguì. Accesi spaventato la luce, mentre i rintocchi si susseguivano implacabili, e dopo un attento esame scoprii che essi provenivano da una sveglia singolarmente piccola, collocata sul comodino. Appena l’ultimo rombo fu dileguato, ripresero le manovre della locomotiva. Paradisiaca, però, fu la notte in confronto alle operazionimattutine. Quando mi alzai e chiesi notizie dell’acqua, il grasso barese, del resto molto gentilmente mi mostrò il secchiaio che si trovava in mezzo alla cucina. Mi accostai, ma la vecchia che vi stava armeggiando non si mosse: rimasi in atto di cauta cortesia e una certa distanza da lei per farle comprendere… Ma non si muoveva. Allora le toccai una spalle, ed essa si voltò verso di me, roteando nella luce due enormi occhi ciechi. Si trascinò lontano dal secchiaio, schiacciata sotto la sua gobba ma per tornare subito dopo reggendo faticosamente tra le mani il bianco recipiente della notte, certo con l’intenzione di scaricarlo nel secchiaio dove mi stavo lavando. Ma, urtando contro di me, desistette, posò il recipiente per terra, e andò avagolare per la casa. I treni continuavano a fischiare, laceranti nell’aria bianca delle otto. Poi il mio uomo, grasso e domestico, venne con un grosso fagotto di biancheria sotto il braccio, la gettò in una tinozza presso il secchiaio e cominciò a fare il bucato.Senti il mare, il mare, in fondo agli incrociperpendicolari delle stradedi questa Torino adolescente: un mare generoso, undono, non sai se di bellezza o di ricchezza. Davanti al lungomare (splendido), sotto l’orizzonte purissimo, una folla di piccole barche piene di ragazzi(i ragazzi baresi alti e biondi, coi calzoni ostinatamente corti sulla coscia rotonda, la pelle intensa, solidi) silascia dondolare nel tepore della maretta. Nella luce stupita si incrociano i gridi deigiovani pescatori: e senti che sono gridi di soddisfazione, che il mare dietrola rotonda è colmo di pesciolini trepidi e dorati. E mentre il mare fruscia e ribolle, senti dietro di te con che gioia la città riprende a vivere la nuova mattina!
I baresi si divertono a vivere: ci si impegnano col cuore leggero, e col cuore leggero vanno discutendo di affari per le strade, prendono il caffè, si recano al lavoro, senza avere nemmeno il sospetto che questo non rappresenti una piacevole avventura. C’è aria di festa. Nelle grandi strade, che sembrano boulevards o avenidas, senti sospesa l’euforia del progresso di questa città che in pochi anni, rotti i legami che imprigionavano i pugliesi non tutti meridionali a un difficoltoso complesso, ha raggiunto il livello delle città del Nord meno vocate al silenzio. E l’allegria dei baresi è seria, sicura e salubre:su queste teste solide il delicato biondo veneziano dei capelli (che è la carezza dell’Adriatico), perde in languore e acquista in chiarezza. Qui tutto è chiaro: anche la città vecchia, dalla chiesa di San Nicola al Castello Svevo, pare perennemente pulita e purificata, se non sempre dall’acqua, dalla luce stupenda.
prof. NICOLA CUTINO
…Che freschezza, la mattina a Bari! Alzato
il sipario del buio, la città compare in tutta la sua felicità adriatica.
Mercoledì, 28 gennaio 2025 IL MONDO DELLO SPETTACOLO TREMA: Sotto il Riflettore della Procura. L’eco degli applausi si spegne per lasciare spazio al rumore delle carte giudiziarie che si voltano. In questo inizio di 2026, l’Italia non si interroga più solo su chi vincerà il prossimo festival o quale serie batterà i record di…
“Rewind. Frammenti di Uomo” in scena al Traetta diBitonto il 26 ottobre: Gossi firma la regia del testo di Vito Parisi Torna, questo mese, sul palco del Teatro “T. Traetta” di Bitonto, ACU – Associazione Compagnia Urbana con un nuovo spettacolo diretto da Marco Grossi. “Rewind. Frammenti di Uomo” è il testo di Vito Parisi … Continua a leggere “Rewind. Frammenti di Uomo” in scena al Traetta di Bitonto il 26 ottobre→
La Puglia rappresentata al festival“Passaggi d’Autore: intrecci mediterranei” in Sardegna con “In vino veritas” di Michele Pinto Proiezione speciale per la webserie del regista pugliese alla 14^ edizione del festival delcortometraggio mediterraneo di Sant’Antioco Sarà la webserie“In Vino Veritas”, diretta dal regista ruvese Michele Pinto, arappresentare la Puglia alla 14^ edizione del festival del cortometraggio … Continua a leggere “In vino veritas” di Michele Pinto→
Termina in Puglia il progetto Fondamenta Sabato 12 gennaio nella Sala Marano all’interno dell’ex Istituto Vittorio Emanuele di Giovinazzo (Ba), si terrà l’evento divulgativo promozionale sul workshop “Fondamenta – Una rete di giovani per il sociale”e sull’attività sociale svolta dalla Fita Puglia. Svoltosi nel comune barese dal 9 all’11 gennaio, il corso di formazione ha … Continua a leggere Termina in Puglia il progetto Fondamenta→
Accadde Oggi I Pink Floyd pubblicano The Wall venerdì 30 novembre 1979 (39 anni fa) I Pink Floyd pubblicano The Wall: Una copertina sagomata con mattoni bianchi, contornati di nero, con su scritti in stampatello nome della band e titolo dell’album. Si presenta così, nei negozi di dischi del Regno Unito, The Wall undicesima fatica … Continua a leggere Accadde Oggi→
Oggi giornata nell’Arte ed in particolare nella “PITTURA NAIF”: “La pittura Naif trae origine, per quanto attiene al proprio nome, da un vocabolo della lingua inglese (NAIF o NAIVE) che indica ingenuita’, semplicita’. Naif e’ dunque l’opera di pittori che esprimendo situazioni, emozioni, riferendosi a luoghi geografici e ad immagini tra le piu’ disparate non necessariamente univoche, omogenee tra loro ed esprimendosi con caratteri grafici e cromatici e tecniche differenziate, non omologate in un “modo canonico”, hanno come carattere fondamentale comune l’assenza di tecnicismi di derivazione scolastica, un linguaggio elementare, spesso infantile (mancanza di di proporzioni, di prospettiva ecc..), Click —>
UN LIBRO “ AGLAIA” PER CONOSCERE MEGLIO LE DONNE E LE LORO MILLE SFACCETTATURE.
Nell’
ambito della Rassegna Rosso Porpora, giunta alla seconda edizione, è
stato presentato presso il Museo Diocesano di Molfetta, alla presenza di
un foltissimo ed interessato pubblico, il libro “ Aglaia, Diario
segreto di uno scrittore impunito”, di Mauro Mastrofilippo.
A fare
gli onori di casa l’assessore alla cultura e vice sindaco Sara
Allegretta, promotrice della rassegna culturale affiancata dall’ autore,
dalla professoressa Antonella Paganelli nel ruolo della moderatrice e
da Giorgio Latino in veste di lettore di alcune pagine del romanzo.
Quest’anno
la rassegna affronta il desiderio di amore attraverso il romanzo e il 9
marzo, nella Cittadella degli Artisti, alle 20.30, con lo spettacolo
teatrale in forma di monologo: Di fuoco e di vento. Eleonora Duse.
L’Imaginifica.
Ancora una volta scandagliato l’universo femminile
sotto una altra prospettiva, dando voce alle donne protagoniste di
questo avvincente racconto ricco di sorprese e colpi di scena.
I
presenti attraverso alcuni brani del libro e le sollecitazioni della
Paganelli, hanno ripercorso il viaggio di andata e ritorno, dalla Puglia
agli Stati Uniti, raccontato dall’autore, una delle icone della moda
degli anni ’80, che in questo noir traccia i vari percorsi del bisogno
d’amore attraverso le protagoniste del romanzo: Veronica, Wilma e Gabri.
Il
romanzo ha il pregio di mescolare uno stile lieve e a tratti scanzonato
con una narrazione densa di significati, capace di coinvolgere il
lettore fino al suo inaspettato e drammatico epilogo.
Le Tre
Grazie del Canova, raffigurate sulla copertina del libro a simboleggiare
la bellezza femminile sono in contrapposizione con le tre protagoniste,
ognuna con il proprio “grido d’amore”. Ognuna di loro nasconde segreti
che non verranno svelati se non alla fine.
La serata è trascorsa
piacevolmente fra l’excursus della vita di Mastrofilippo, che ha toccato
differenti ambiti lavorativi abbracciando più carriere, alla
dichiarazione d’amore per il sesso femminile e le sue potenzialità.
Pur
non essendo autobiografico, racconta molto delle donne avendo l’autore
vissuto a diretto contatto con l’universo femminile quando ha calcato le
più importanti passerelle della moda negli anni ottanta.
Ogni
presentazione, dalla prima a Bisceglie sua città di adozione a tutte
quelle che sono seguite, ha incontrato il favore del pubblico che si è
complimentato con l’ autore riscoprendo ed apprezzando un Mastrofilippo
inedito, per certi versi anche sorprendente.
Per chi non lo avesse ancora letto vi sveliamo qualche anticipazione, ma non troppo, come si addice ad un noir.
Una
storia apparentemente rosa, velata di passionale erotismo e dipanata su
melanconici ricordi, si tinge marcatamente di nero allorquando Marco,
il protagonista maschile, si vede costretto a tener fede alla sacra ed
insana promessa fatta alla sua amante: uccidere suo marito.
Mastrofilippo
da sempre è stato appassionato di scrittura, è una sua vecchia
passione, tenuta nascosta per pudore, per inibizione. Da ragazzo si
sfogava attraverso le lettere scritte in navigazione ed inviate dai
porti toccati dalle navi sulle quali in giovane età era stato imbarcato.
Più
in avanti, quando moda e immagine, impossessandosi della sua vita, lo
portano dalle passerelle e dalle sale di posa, al di qua dell’obbiettivo
di una macchina fotografica, di una video camera o di un ciak, si è
ritrovato a corredare brochure, materiale pubblicitario e quant’altro
producevo, con slogan, didascalie e testi scritti.
La costante
piacevole presenza di donne nella sua vita ha influito sulla scelta di
rendere nel romanzo protagoniste le donne. Una madre e due sorelle in
una casa dove manca il padre perché naviga, segnano già al femminile la
sua infanzia. Se a questo poi ci aggiungiamo una quantità industriale di
materne zie, affettuose cugine e di generose amiche delle sue sorelle
nel suo quotidiano di adolescente, è facile intuire quanto forte, da lì
in poi, si sarebbe fatta la dipendenza dall’universo donna. Non c’è
stato giorno che Mauro non abbia avuto al suo fianco una compagna. E se
una lunga navigazione lo privava della sua piacevole compagnia, sapeva
come fare per entrare nelle grazie di straniere sconosciute non appena
toccava terra. Bell’aspetto, italianità, gentilezza ma soprattutto
conoscenza del linguaggio dell’altro sesso, gli facilitavano
l’approccio. La bellezza esagerata di top model frequentate per lavoro
per oltre un decennio e la grandezza di una moglie dalla quale non
potrei mai prescindere, hanno fatto il resto.
Mastrofilippo è grato anche agli uomini..
Con
loro ha giocato a salta cavallo, a pallone, ha marinato la scuola, ha
imparato a fumare, ha stretto patti di sangue, ha tifato per una
squadra, ho lottato per un ideale, ho fatto il militare, ha viaggiato
per lavoro e per vacanza, ho condiviso gioie e dolori.
A loro deve molto.
Ebbene
sì, è stato sempre rapito dalla capacità delle donne di essere al
contempo fragili e forti, geniali e sregolate, dolci e amare, perfide ed
amabili. I loro racconti, le confidenze, le verità, le sane bugie, la
variegata visione della vita lo hanno migliorato dentro. Credo, dice
Mastrofilippo, mi abbiano dato molto più di quanto io abbia potuto dare a
loro.
Come potevo non narrare di loro?
Come potevo non
renderle protagoniste dei miei romanzi quando lo sono già della mia
stessa vita? Afferma quindi l’ autore, sollecitato dalla moderatrice…
Racconta poi come è nata la sua carriera sulle passerelle.
“Provo
a fare il fotomodello, e per fatal combinazione capito al casting
giusto nel momento giusto. La redazione di Vogue, dico Vogue, cercava un
fotomodello che avesse confidenza con motori, caldaie, manovellismi e
quadri elettrici, per realizzare un servizio fotografico di moda
riconducibile a quel gran capolavoro di film di Fritz Lang che è
“Metropolis”. Quello che cercavano disperatamente lo trovarono non
appena raccontai di me all’addetto al casting. Tutto tornava. Essere
stato un macchinista navale per un bel po’ di anni, in quel preciso
luogo e momento pagava, pagava tanto e bene. Decolla così la mia
carriera di fotomodello e indossatore. Entro dalla porta principale a
fare parte da protagonista di un mondo esclusivo, patinato come le
pagine prestigiose di testate di moda. Modelle e modelli bellissimi su
pagine di giornale, passerelle da defilè e negli spot pubblicitari, per
incantare un pubblico deciso a spendere fior di quattrini per qualcosa
di effimero ma rappresentativo di un prestigioso status symbol. Cose da
pazzi, vero? Ma Eravamo alla fine degli anni 80 e Milano, capitale
europea della
moda, a quel tempo era la “città da bere” ed io l’ho
bevuta, a piccoli sorsi, tenendo ben piantati i piedi per terra e gli
occhi ben aperti
Una volta svestito i panni dell’uomo copertina, è
stato naturale per lui fare il direttore artistico, il regista,
l’attore di teatro, l’organizzatore di eventi, il creativo, il
copywriter, l’insegnante di portamento, attività queste che hanno fatto
da apripista a quella che ha ritenuto la migliore trovata per
reinventarsi ancora una volta: scrivere storie.
E, visto il
successo, confermiamo che le sue storie piacciono e catturano il
pubblico il quale, come tutte le presentazioni, si accalca per
acquistare il libro e farselo autografare da Mauro Mastrofilippo dalle
mille vite: da marittimo a modello, da creativo a scrittore, sempre
capace di mettersi in gioco.
“Aglaia” sta infatti conquistando una
fascia sempre più ampia di lettori anche grazie alla capacità empatica
che l’autore ha dimostrato di possedere.
Tante le presentazioni già programmate nel barese, viste le richieste pervenute da librerie, circoli ed associazioni.
VIVIAMO IN UN MONDO DAGLI EQUILIBRI STRAVOLTI Articolo di Eduardo Terrana
Le ragioni che
oggi ci inducono ad avere paura sono
varie e legate ai radicali cambiamenti che segnano la società contemporanea. La paura che oggi si avverte maggiormente viene
dal terrorismo islamico, che sempre più
frequentemente ci obbliga ad assistere alla realtà tragica di avvenimenti
sconvolgenti, di fronte alla quale ci
scopriamo tutti più vulnerabili e
impotenti perché incrina la condizione base della vita quotidiana
che è la prevedibilità del domani.
La paura del
terrorismo in piccole frazioni di tempo fa percepire ad
ognuno quanto precari sono i pilastri della propria fiducia nel domani,
perché oggi tutto può accadere senza
regole di previsione e di leggibilità.
Ad aggravare poi l’angoscia dell’imprevedibile è il sapere che i nemici
che ci stanno di fronte non sono visibili. La volontà di suicidio di un
terrorista toglie ogni possibilità di
lettura del futuro. Allora l’angoscia dell’imprevedibile si espande in uno
scenario dove gli oggetti più innocui possono assumere le sembianze del
pericolo, mentre i volti meno familiari quelle inquietanti del sospetto.
La nostra psiche
si rivela incapace di trattare la
dimensione dell’imprevedibile davanti alla prospettiva della minaccia biologica o dello scoppio
inaspettato di una bomba in un qualunque posto possibile; restano però gli effetti scioccanti di un
messaggio sconvolgente e cioè: che nessun posto è più sicuro, ovunque
può arrivare il terrore e che i simboli della nostra civiltà possono in un
attimo andare in fiamme ed in polvere.
Viviamo,
oggi, in un mondo dagli equilibri
stravolti e questo non aiuta la
convivenza pacifica, anzi fomenta odi e
rancori. La risposta però al terrorismo non può e non deve essere la
reazione violenta, ma la forza del
dialogo che agevoli la riflessione sulla
possibile convivenza, facendo chiarezza su ciò che è barbarie e ciò che è civiltà, su ciò che è cultura e su
ciò che è incultura, sul valore della
pace e l’aberrazione dei conflitti che oggi oppongono i Paesi del mondo;
e fornisca, altresì, una chiave
di lettura per decifrare la reale posta in gioco del nostro tempo: la
Pace!
In tale ottica
serve allora che la voce dei popoli moderati, delle religioni moderate, si
faccia sentire forte e decisa contro il
terrorismo perché in tal senso è la speranza che i governi dei popoli vincano
le loro incompetenze e realizzino un grande passo avanti del sistema
internazionale verso forme migliori di governabilità , di crescita umana e di
progresso dei popoli.
Oltre al
terrorismo si collegano strettamente alla criminalità le ragioni che inducono le
persone ad avere anche paura per la
propria personale incolumità, che genera, a sua volta, la paura di muoversi. Lo scippo al mercato, le violazioni
domiciliari, i rapimenti, le aggressioni e le violenze di vario genere su
anziani, donne e bambini, costituiscono,
gli aspetti inquietanti di una realtà che alimenta le insicurezze che
insidiano l’esistenziale quotidiano e
porta a pensare che: non c’è più
la certezza del vivere; non siamo più
sicuri e padroni delle nostre
libertà; non siamo più padroni di vivere
i nostri spazi urbani in tranquillità;
non siamo più padroni di poter godere il nostro giusto riposo perché può
capitare l’intruso che, nel cuore della notte, viene a rubare in casa
e minaccia l’incolumità fisica di ogni componente la famiglia. E la realtà quotidiana fa paura! E si è portati a vedere il pericolo ovunque.
Nel luogo poco frequentato o poco illuminato come nel volto stesso delle persone non conosciute,
ancor più se di colore. Il fenomeno della criminalità è di vaste proporzioni e
presenta sfaccettature complesse di
difficile soluzione, però, criminali non si nasce, si diventa e, pertanto, in
particolare sulla criminalità giovanile, si può intervenire adempiendo ad un ruolo
educativo e formativo che, fin da
bambini, educhi al rispetto dell’essere
umano ed alla socialità, contro
ogni logica perversa di egoismo e di possesso che poggia sulla violenza e
sull’abuso.
Una educazione che
consenta di non perdere mai la speranza del domani, possibile se si consente ai
giovani di uscire dai condizionamenti ed avere un futuro diverso, fatto di
serenità familiare e di serenità economica, di studio e di lavoro, di
convivenza civile.
Una terza realtà
di forte preoccupazione è data dalla paura del futuro che oggi alberga nei giovani, i quali di fronte alle
trasformazioni del nostro tempo, che generano incertezza ed inquietudine, si
sentono abbandonati, non intravedono
prospettive, mancano di fiducia e cercano rifugio nella famiglia d’origine. Di
certo le giovani generazioni affrontano una situazione complicata e
particolarmente disarmante. Da un lato, l’ansia, causata
dalla difficoltà a gestire le frustrazioni legate alla percezione del futuro,
in una società come l’attuale, che sembra preoccuparsi soltanto del momento
presente, che fa progetti a breve tempo,
che non offre prospettive di
lavoro stabile; dall’altra il desiderio profondo di vivere e di realizzare i
propri sogni, in un clima di attenzione, di amore, di rispetto, di fiducia
della loro giovane età. Tale stato genera reazioni negative: la paura, la
volontà di fuga, la depressione, la violenza contro gli altri e talvolta contro
se stessi, l’alienazione, la droga, fino
a comportamenti, in rari casi per fortuna , più estremi: il suicidio. Da qui le
apprensioni e le paure, giustificate,
delle famiglie, che si trovano sole a gestire il disagio dei loro figli e
impreparate ad affrontare i timori e le incertezze della loro giovinezza legate
all’ingresso nel mondo degli adulti. Occorre allora aiutare i giovani a vincere la partita
con la vita. Il senso della proposta e della speranza, sta
nella maturazione di una cultura a
favore dei giovani, che offra loro
opportunità di inserimento e che consenta, in prima persona, di
rielaborare la propria situazione di vita e la via per affermare, dal proprio
punto di vista, la propria identità.
In tale ottica risulta allora estremamente
importante che gli adulti sentano forte la responsabilità di lasciare un futuro
alle nuove generazioni e si impegnino per creare un mondo di diritti, di
giustizia e di solidarietà.
Va poi considerata
la “paura della solitudine”, amara caratteristica
dei nostri tempi! Nella società moderna
non vige più il principio della collettività,
come avveniva sino a qualche decennio addietro, quando si cresceva
immersi in una rete larga di relazioni familiari e sociali ed era quasi
impossibile sentirsi soli. Oggi si è
determinato una corsa crescente all’individualismo e all’autodeterminazione e
questo ha comportato la compartimentazione dei nuclei familiari e,
conseguentemente, un impoverimento della rete relazionale e un continuo impoverimento della qualità dei
legami affettivi.
C’è sempre meno tempo per il dialogo e c’è
sempre meno manifestazione di affetto,
di comprensione, di solidarietà e si
dimentica che la nostra umanità è una
umanità relazionale!
L’isolamento sociale ed
emozionale, però, aumenta la percezione di minaccia, i sentimenti di
vulnerabilità e può produrre
depressione, diminuzione della qualità del sonno, infelicità.
Ciò che si determina in particolare nell’Anziano, con varie connotazioni: smarrimento, insofferenza, ansie.
Bisogna allora operare per togliere l’anziano dalla
rassegnazione del tempo, dalla paura del domani e provvedere a dargli l’opportunità di provare meno paura della sua
limitatezza umana con risposte adeguate
al suo bisogno di protezione e di rassicurazione. A questa funzione, che
necessita del sostegno pubblico, è chiamata
la Famiglia, quale supporto primario
per affrontare il tema dell’assistenza
alla persona anziana, che individua nell’affetto dei familiari il principale elemento positivo di sostegno e di
assistenza. In assenza, però, di una
presenza familiare valida, assume particolare significato la presenza del
volontario che diventa , in tali circostanze, speranza di vita, perché si
colloca come alternativa alle scelte, spesso necessarie purtroppo, di una lunga
degenza ospedaliera o alla casa di riposo.
Altro motivo di
paura è correlato al come sarà il futuro di quelli che oggi sono bambini e di
come cresceranno, con quali valori e quali punti di riferimento, a fronte
peraltro di una tecnologia sempre più invasiva, che con internet, il wifi, lo
smartphone, il tablet, ha portato con sé
indubbia utilità ma anche nuove paure su pericolosi danni da iperconnessioni e la minaccia, con l’avanzare dei social
network, della perdita dell’abitudine a socializzare in maniera davvero
“umana”.
Altri fattori di insicurezza
ed apprensione sono rapportati : alla
crisi economica, al timore della povertà, all’intensificarsi dei flussi
immigratori, all’inquinamento e alle tre
emergenze del nostro secolo : nucleare, ozono, rifiuti, che incombono
minacciose. A tal riguardo sarà
opportuno allora non dimenticare mai che dare un futuro alla terra vuol dire dare
un futuro all’Umanità intera e che la natura può vivere senza l’uomo, ma
l’uomo non può vivere senza la natura.
Bisogna allora
educare le coscienze a un nuovo modo di stare nel mondo e vivere
l’ambiente non con la pretesa del padrone ma con il ringraziamento di chi sa di
avere in godimento un dono.
La prima ecologia è pertanto quella dello spirito. In questa linea la persona umana potrà conservare il primato sull’ambiente come su ogni altra espressione del creato.
‘Santiago, Italia’ il film documentario di Nanni Moretti
L’esperimento rivoluzionario di Unidad Popular e del
Presidente Salvador Allende viene represso nel sangue dal golpe militare
promosso dal generale Augusto Pinochet. Era l’11 settembre del 1973. Fu un
avvenimento drammatico per tutti coloro
che in Cile e nel mondo speravano nella possibilità di imprimere un corso
politico più aderente agli interessi delle classi subalterne, operai e
campesinos, per la via istituzionale. Di quella esperienza nutrita di musica
gioiosa e arte meravigliosa, espressa soprattutto nei murales multicolori, il
film di Nanni Moretti ‘Santiago, Italia’ si
propone di rendere conto nella memoria di chi ha vissuto come vittima la
repressione militare. Giornalisti, operatori del cinema e del teatro, artisti,
musicisti, imprenditori, operai e tanti altri sono chiamati dal regista a
rievocare, non senza commozione, quel passaggio dalla gioia e dalla felicità
alla terribile metamorfosi nel dolore, fatto di torture, sparizioni ed esecuzioni
senza processo. Era sufficiente aver esercitato un ruolo nell’esperienza politica
precedente per incappare nelle maglie dei militari. Molti si diedero alla fuga
e trovarono ospitalità nelle ambasciate e in quella italiana in particolare. Da
lì seguirono la strada dell’esilio nel nostro paese, sempre ‘con le valigie pronte’ come se
dovessero ritornare dopo il passaggio dell’uragano. Qui furono accolti come
fratelli di lotta che avevano tentato la via dell’emancipazione a cui si era
opposto il potere ottuso delle classi oligarchiche aiutate dall’America, che sostenne
con tutti i mezzi militari e finanziari il tentativo, riuscito, di rovesciare
un regime contagioso, che poteva essere imitato. La ferocia della repressione
non risparmiò neppure il palazzo presidenziale, la Moneda, e il suo legittimo
inquilino che con l’elmo in testa e l’arma in mano si oppose fisicamente ai
bombardamenti. Partendo dai documenti dell’epoca, Nanni Moretti lascia parlare
i protagonisti e anche alcuni esponenti dei militari che sono al riguardo
reticenti. ‘Non sono al di sopra delle
parti’ chiarisce Moretti al colonnello condannato per aver esercitato
violenza nei confronti dei militanti comunisti e socialisti torturati e
seviziati. Il legame solidaristico, visto con gli occhi di oggi e in relazione
alle vicende attuali, si è un po’ allentato.
In fondo Moretti, indirettamente, si interroga su come siamo cambiati dall’atteggiamento
di accoglienza al respingimento nei confronti dei profughi e sul fatto che non
si deve mai dare per scontato l’esercizio dei diritti e della democrazia.
Durata 80 minuti, 2018.
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