Presentazione del libro “Con il cuore pieno” di Alessandra Colucci con la brava giornalista Annamaria Minunno presso la libreria Feltrinelli in via Melo – Bari
Con Alessandra Colucci alla Feltrinelli: una serata “Con il cuore pieno”
Una giornalista eccellente ma una scrittrice creativa ed intensa che scrive emozionandosi ma emozionando il lettore.
In una ventosa serata di giugno, la libreria Feltrinelli ha ospitato la presentazione dell’ultimo romanzo di Alessandra Colucci, “Con il cuore pieno”, capitolo conclusivo delle avventure della dottoressa Francesca R. Pepe. Tra gli scaffali affollati, è stato un piacere ritrovare l’atmosfera di una Bari che profuma di mare e i retroscena dello studio medico più celebre della città. Dal tormentone del “ciotolone” all’immancabile ironia di Erminia, l’autrice ci ha catapultato nelle nuove sfide di Francesca: un amore profondo con il sexy artigiano Lucio, ma anche nuovi turbamenti portati da un affascinante giornalista e da un passato che ritorna. Usciamo dalla Feltrinelli con la voglia di tuffarci tra le pagine e con una certezza: il corpo può anche mettersi a dieta, ma per amare davvero bisogna avere, finalmente, il cuore pieno.
Alessandra Colucci con il Sindaco di Bari Vito Leccese
Il profumo che unisce: la magia della focaccia tra le mani di nonna e Angela
C’è un segreto che si tramanda a Bari, di generazione in generazione, e non è scritto in nessun ricettario. Si impara osservando, annusando, ascoltando il suono dell’impasto che prende vita.
Il rituale della domenica. La focaccia barese è l’anima della nostra terra. È quel mix perfetto di croccantezza alla base, morbidezza nell’alveolatura e il gusto deciso dei pomodorini freschi e delle olive nere di Barletta. Ma quando il forno di casa si accende, succede qualcosa di più: il tempo rallenta. La storia di Angela: una carezza di farina.
La storia di Angela: una carezza di farina. La piccola Angela osservava sua nonna con gli occhi spalancati, come si guarda una fata all’opera. La nonna non pesava quasi nulla: andava “a occhio”. «Nonna, perché la tua focaccia è sempre la più buona del mondo?»* chiedeva Angela, intingendo le dita nella farina. La nonna sorrideva, con le mani bianche di polvere, e rispondeva con calma: «Perché non basta la farina, Angela mia. Ci vuole la pazienza. La focaccia è come la vita: devi lasciarla crescere al caldo, devi avere il rispetto dei tempi. E soprattutto, devi metterci dentro un po’ di quel bene che provi per chi la mangerà.» Quel giorno, la nonna guidò le manine di Angela nel “bucherellare” l’impasto lievitato, un gesto quasi ipnotico. Quando il profumo di origano e olio extravergine invase la casa, Angela capì: non era solo cibo. Era un abbraccio. Era la consapevolezza che, finché avessero impastato insieme, le tradizioni di Bari non sarebbero mai scomparse. L’arte di far stare bene. Oggi Angela è cresciuta, ma quel profumo le riporta ancora alla mente la cucina della nonna, la luce del mattino e l’orgoglio di essere custode di un sapore che racconta chi siamo. La focaccia barese resta il simbolo del nostro essere comunità: un pezzo alla volta, condiviso tra amici o in famiglia, capace di raccontare storie che non passano mai di moda.
“E voi, qual è il ricordo più dolce che vi lega al profumo della focaccia appena sfornata? Raccontatemelo qui nei commenti: rendiamo questa storia un pezzo del nostro grande mosaico di Puglia.”
Bari, il volto che cambia: tra fascino storico e le sfide del turismo di massa.
La Bari Vecchia di oggi non è più quella di vent’anni fa. Chi passeggia tra gli archi, le ‘nchiosce — quei vicoli ciechi che per noi baresi sono molto più di semplici spazi architettonici: sono il nostro “soggiorno” all’aperto, il cuore pulsante dove la vita domestica si sposta in strada — e le piazze dove un tempo risuonava solo il dialetto stretto delle nonne che preparavano le orecchiette, oggi si imbatte in un mosaico cosmopolita. Il turismo, motore economico indiscutibile, ha trasformato i vicoli in un palcoscenico a cielo aperto. Ma a che prezzo? Un’anima in cerca di equilibrio. L’ascesa di Bari come meta turistica internazionale è un successo che la città ha inseguito a lungo. Il recupero del centro storico, la sicurezza ritrovata e la bellezza millenaria di San Nicola attirano visitatori da ogni parte del mondo. Tuttavia, questa “invasione” benevola sta generando sentimenti contrastanti tra noi baresi.
Molti residenti, custodi di una tradizione secolare, si sentono oggi “ospiti a casa propria”. Il proliferare di affitti brevi, la conversione di storiche botteghe in bistrot e souvenir shop, e un’atmosfera che talvolta sembra sacrificare l’autenticità in nome della “instagrammabilità”, sollevano interrogativi profondi. La voce di chi vive la città. Non si tratta di nostalgia fine a se stessa. Il timore dei residenti è quello di una perdita di identità: quella capacità unica di Bari Vecchia di essere un grande “vicinato” allargato. Quando il turista diventa l’unico interlocutore, il rischio è che il quartiere smetta di essere un luogo di vita per diventare un set cinematografico, perdendo quella magia che proprio i visitatori sono venuti a cercare. La sfida, per chi amministra e per chi vive questa città, è quella di gestire i flussi senza trasformare l’anima di Bari in una merce. Il turismo deve essere un’opportunità di crescita condivisa, non un fattore di espulsione per chi la storia della città l’ha scritta ogni giorno tra quei vicoli.Quale futuro per il nostro centro storico? Bari è al bivio. La sua bellezza è un patrimonio che deve essere protetto dall’eccesso di commercializzazione. È necessario un turismo sostenibile, consapevole, che rispetti la dignità di un quartiere che è – prima di tutto – casa. Perché Bari, senza i suoi baresi, perderebbe proprio quella luce che oggi incanta il mondo.
Quale futuro per il nostro centro storico? Bari è al bivio. La sua bellezza è un patrimonio che deve essere protetto dall’eccesso di commercializzazione. È necessario un turismo sostenibile, consapevole, che rispetti la dignità di un quartiere che è – prima di tutto – casa. Perché Bari, senza i suoi baresi, perderebbe proprio quella luce che oggi incanta il mondo.
Pochi minuti a piedi separano due mondi che pregano lo stesso santo Se vieni a Bari e chiedi dove si incontrano Oriente e Occidente, ti rispondono: “Da San Nicola”. A Bari, a pochi minuti a piedi l’una dall’altra, ci sono due chiese dedicate allo stesso santo.
La Basilica di San Nicola | Bari Vecchia È romanica, del 1087. Qui sono custodite le reliquie del santo. Ogni giovedì mattina, nella cripta, gli ortodossi celebrano la loro Divina Liturgia. Cattolici e ortodossi pregano insieme, davanti alla stessa tomba.
BASILICA DI SAN NICOLA
La Chiesa Russa del Carrassi | Corso Benedetto Croce 130 Costruita tra il 1913 e il 1915 per volere dello zar Nicola II. La riconosci subito per le cupole verdi a cipolla e la pietra bianca di Trani. Serviva ad accogliere i pellegrini russi diretti in Terra Santa. Oggi dipende dal Patriarcato di Mosca.
CHIESA RUSSA
Perché Bari è unica al mondo? San Nicola era turco, di Myra. Riposa a Bari da quasi 1000 anni. Ma in Russia è uno dei santi più amati: lo chiamano Nikolaj Čudotvorec, “Nicola il Taumaturgo”.
Migliaia di russi vengono ogni anno a Bari. Pregano prima nella cripta della Basilica, poi vanno alla Chiesa Russa ad accendere una candela. Stesso santo, due riti. Zero barriere. Giovanni Paolo II definì Bari “capitale dell’ecumenismo”. Nel 2016 Papa Francesco ha donato un frammento delle reliquie al Patriarca Kirill. È stato il primo incontro tra un Papa e un Patriarca di Mosca dopo quasi 1000 anni.
Un consiglio se passi da Bari Entra nella Basilica. Respira l’odore di cera e pietra antica, poi scendi in cripta. Cammina sul lungomare verso il Carrassi, senza fretta. Alza lo sguardo tra i palazzi anni ’60. Quando vedi spuntare la cupola verdez, capisci tutto. Bari non è una frontiera geografica. È una frontiera spirituale. San Nicola era turco, riposa in Italia, ed è venerato alla follia in Russia. Se questo non è ecumenismo, cosa lo è? Che significa “ecumenismo”? Dal greco oikoumenē, cioè “tutto il mondo abitato”. È il movimento che cerca di far dialogare le Chiese cristiane divise. Le grandi rotture da sanare sono lo Scisma d’Oriente del 1054, quando Cattolici e Ortodossi si separano, e la Riforma protestante del 1517, da cui nasce il mondo protestante. Oggi ecumenismo significa dialogo invece di scomuniche, preghiera comune come a Bari il giovedì in cripta, e gesti concreti tipo il Papa che dona reliquie al Patriarca. Non vuol dire diventare tutti uguali. Vuol dire camminare insieme rispettando le differenze. In una frase: ecumenismo è smettere di alzare muri e iniziare a costruire ponti.
“E…state a Bari”: presentata la terza edizione del concorso di poesia promosso dall’associazione culturale SAID
È stato indetta la terza edizione del concorso di poesia “E…state a Bari”, promosso dall’associazione internazionale di docenti SAID, presidente Virna Iacobellis coadiuvata dal prof. Nicola Cutino, presidente dell’associazione Onlus Mondo Antico Tempi Moderni.
Il concorso, a tema libero, prevede due categorie – italiano e lingua madre vernacolare – e scade alle ore 24 del prossimo 29 maggio. Gli interessati potranno parteciparvi gratuitamente inviando massimo due componimenti – uno in italiano, l’altro in dialetto barese – all’indirizzo
concorsi@saidmondo.it
dichiarando la proprietà intellettuale delle opere in una liberatoria da allegare all’invio per consentire all’associazione SAID l’utilizzo dei testi in concorso per eventuali pubblicazioni in cui sarà citato il nome degli autori.
La cerimonia di premiazione avrà luogo giovedì 11 giugno, alle ore 18.30, negli spazi del Fortino Sant’Antonio. Nella stessa occasione si terrà la premiazione del concorso di fotografia “Desiderio di Città, la Città la mia Casa”, sempre promosso dall’associazione SAID
L’amministrazione comunale di Bari ha patrocinato questa iniziativa con estremo piacere – ha commentato Angela Perna – per diversi motivi: in primo luogo perché mira a valorizzare l’identità barese e il senso di appartenenza alla nostra comunità anche attraverso l’uso del vernacolo, ma non solo. In un momento storico drammatico come quello che stiamo vivendo, veicolare il messaggio universale della poesia rappresenta l’antidoto migliore per contrastare la violenza e l’odio e costruire relazioni positive all’insegna del dialogo.
Questo concorso, inoltre, offre la possibilità a chiunque lo desideri, che si tratti di poeti già affermati o di esordienti, di esprimere la propria visione e la propria sensibilità attraverso il linguaggio poetico, secondo un’idea di pari opportunità che promuove concretamente la partecipazione e il senso di appartenenza alla comunità cittadina.
Buon san Nicola Auguri a tutti coloro che portano questo nome.
“Per San Nicola di Bari” 🙏🏻 O dolce San Nicola di Bari, con la tua preghiera ci guidi verso la strada della speranza e ci doni la fede che mai svanisce.
Nella tua sacra Basilica, tra le antiche colonne di marmo, in ginocchio pregano i fedeli, con il cuore pieno di amore e calore.
Ora che il mondo è così frenetico, ci doni la pace e la serenità, e ci ricordi che l’amore è l’unico vero tesoro, che possiamo condividere con umiltà.
Con il tuo santo esempio, ci insegni l’umiltà e l’umana devozione, e ci guidi sulla via della bontà, verso la salvezza e la redenzione.
O dolce San Nicola, santo protettore, che con la tua preghiera ci consoli, aiutaci a vivere secondo la tua volontà, e a seguire sempre il tuo esempio di vita santa e pia. Cresy Crescenza Caradonna
– Icona serba di san Nicola coi ritratti dei donatori, re Uroš Milutin e Simonida (1319; Bari, Basilica di San Nicola, cripta)- (È questa la vera immagine del Santo)
– PRESSO LASALA CONFERENZE ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO
– VIA PUTIGNANI N° 101 – BARI –
PROIEZIONE DEL VIDEO: “EMOZIONANDO”
LIBERAMENTE PRODOTTO DA GRAZIA E ALBERTO GRANDOLFO
L’evento vuole offrire un momento di socialità e di benessere culturale apertoai frequentatori dell’Istituto Nastro Azzurro e a tutta la cittadinanza proponendo un viaggio tra alcune delle canzoni più amate. Sei decenni densi di storie, ricordi e curiosità che hanno ispirato gli autori e i brani. Un percorso emozionale e musicale pensato per la generazione dei “Baby Boomers”, ma capace di coinvolgere ogni età.
Il video è stato realizzato attraverso il contributo libero di artisti operanti nelteatro, nella poesia, nella narrativa, nel canto, nella storia dell’arte, nei cori locali del nostro territorio tra i quali:
– Cresy Crescenza Caradonna: Poetessa
– Anna Tinta Valentini: Scrittrice, Vocalist e Voce narrante
I telamoni hanno una lunga storia che risale all’antica Grecia e Roma. Ecco alcuni punti chiave sulla loro storia:
Origini greche: I telamoni erano figure maschili impiegate come sostegno strutturale o decorativo in architettura, spesso in sostituzione di colonne o lesene.
Esempi antichi: I più antichi esempi conosciuti sono i telamoni del Tempio di Zeus Olimpio ad Akragas (nella Valle dei Templi presso l’odierna Agrigento), del 480 a.C.
Arte romana: I romani adottarono i telamoni e li utilizzarono per rappresentare le popolazioni sconfitte, spesso raffigurandoli inginocchiati.
Influenze successive: I telamoni sono stati utilizzati anche nell’arte decorativa romanica e gotica, e successivamente nel Rinascimento, Manierismo, Barocco e Eclettismo.
Utilizzo navale: Nel XVII secolo, i telamoni venivano utilizzati anche per decorare le navi.
In sintesi, i telamoni hanno avuto un ruolo significativo nell’architettura e nell’arte antica e hanno influenzato lo sviluppo artistico successivo .
I Telamoni della Gazzetta del Mezzogiorno sono quattro sculture che adornavano il Palazzo della Gazzetta del Mezzogiorno in piazza Moro a Bari. Questi telamoni, realizzati nel 1927 su progetto dell’architetto Saverio Dioguardi, sono stati salvati dalla demolizione del palazzo avvenuta nel 1982 e ora sono conservati presso il Palazzo di Città di Bari.
Storia dei Telamoni:
Origine: I telamoni furono progettati per sostenere il peso dell’edificio della Gazzetta del Mezzogiorno e furono realizzati in stile liberty.
Demolizione: Il palazzo fu demolito nel 1982 per far posto a un moderno edificio a vetri.
Ritrovamento e restauro: Le statue furono ritrovate nel 1988 presso le Officine Romanazzi e restaurate nel 2006.
Collocazione attuale: Dopo il restauro, le statue sono state collocate all’interno del Palazzo di Città di Bari, anche se attualmente sono divise tra l’androne e il cortile interno a causa dell’installazione di un’opera d’arte.
La Situazione Attuale:
Le statue sono state private dell’allestimento che le valorizzava e sono state separate, con due esposte nell’atrio di accesso al Palazzo di Città e due nel cortile interno.
Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha espresso l’intenzione di trovare una nuova sede definitiva per le statue, possibilmente in piazza Moro, dove originariamente si trovavano .
Le informazioni utilizzate provengono principalmente da un articolo di notizie pubblicato su Barinedita, un sito web di notizie locali di Bari. L’articolo, scritto da Giancarlo Liuzzi, parla della storia dei Telamoni del Palazzo della Gazzetta del Mezzogiorno e della loro attuale collocazione presso il Palazzo di Città di Bari .
I telamoni a Palazzo di Città, molto belli ma nascosti.
Facevano parte dello storico palazzo della “Gazzetta del Mezzogiorno”.
Ora sono nell’androne dell’edificio che ospita il Comune.
I telamoni della Gazzetta del Mezzogiornosono nascosti nel palazzo del Comune: perché non collocarli in qualche piazza della città di Bari in modo tale che tutti possano ammirarne la bellezza?
PRECISAZIONE: Se sono stati violati diritti di pubblicazione contattate la redazione in modo tale che provvederanno alla rimozione dei contenuti.
– scrittrice dir. Cresy Crescenza Caradonna scrittrice e blogger
– Curatore: Cav. Andrea Lanzolla
Galleria DIVITAS
Via Orazio Flacco, 13B Bari
divitaska libero.it
cell. 329 4205094
orari di apertura:
Mattina 10:30-13:00
Pomeriggio 17:30-20:00
Sabato pomeriggio e festivi chiuso solo per appuntamento
Emozioni d’Autunno: Un viaggio tra colori e sentimentidi Cresy Caradonna
L’autunno, stagione di transizione e introspezione, ha ispirato generazioni di artisti come Claude Monet, Vincent van Gogh e John Constable con le sue sfumature cromatiche, le sue atmosfere malinconiche e la sua bellezza effimera. “Emozioni d’Autunno” è una mostra che esplora l’interpretazione di questo tema attraverso le opere di maestri del passato come Albrecht Dürer e Giuseppe Arcimboldo, e artisti contemporanei, creando un dialogo tra epoche e stili diversi.
La luce autunnale catturata da Claude Monet con pennellate impressioniste, come nella sua serie di Stagioni, si contrappone ai paesaggi autunnali vibranti di colore e pathos di Vincent van Gogh, esemplari come “La vigna rossa” (1888). Le opere di Giuseppe Arcimboldo evocano la stagione con elementi vegetali e cromatismi sorprendenti, come nei suoi ritratti compositi.
Tra gli artisti moderni e contemporanei, Georgio de Chirico suggerisce un’autunno surreale e sospeso nelle sue piazze metafisiche. Marina Abramović evoca un’autunno interiore, fatto di attesa e contemplazione, nelle sue performance. Takashi Murakami reinterpreta la stagione con un’estetica pop e vibrante, spesso includendo motivi floreali e autunnali.
“Emozioni d’Autunno” invita il visitatore a un percorso immersivo tra colori, atmosfere e stati d’animo, mostrando come l’arte possa interpretare e trasfigurare una stagione simbolo di transizione e bellezza fugace. Gli artisti in mostra in questa collettiva seppur con tecniche diverse riescono a celebrare l’autunno in tutte le sfaccettature.
La mostra resterà aperta dal 26 settembre al 15 ottobre 2025 presso la Galleria d’Arte Divitas , offrendo un dialogo tra passato e presente, tra natura e sentimento.
Poesia sull’autunno tra speranza e l’amore.
Autunno, nostro rifugio
Soffia il vento tra le foglie d’oro, una melodia di promesse. Soffia il vento che porta ricordi dolci, carezze leggere e intese. Soffia il vento e mi avvolge nel tuo abbraccio, dove ogni paura svanisce. Soffia il vento e la speranza danza, per un futuro che fiorisce.
Guardo il cielo che si tinge di rosa al tramonto, un velo di pace.
Guardo il cielo e penso ai tuoi occhi, dove il mio amore non tace.
Guardo il cielo e sogno il tuo sorriso, che ogni mio giorno rallegra.
Guardo il cielo e sento il tuo respiro, la mia anima che si allegra.
Tra i rami spogli trovo la forza, un amore che non s’arrende.
Tra i rami spogli si annida la certezza, un sentimento che splende.
Tra i rami spogli la promessa eterna, un legame che mai si scioglie.
Tra i rami spogli l’amore si rinnova, mentre il tempo si raccoglie.
L’autunno ci insegna che ogni fine è un nuovo inizio, un’opportunità.
L’autunno ci insegna la bellezza della quiete, la pura verità.
L’autunno ci insegna che insieme possiamo affrontare ogni avversità.
L’autunno ci insegna la gioia di amarci, con tutta la nostra intensità.