Bari, torna in funzione la storica “Capa di Ferro” sul lungomare Imperatore Augusto
Riattivata la fontanella all’ingresso di piazza del Ferrarese dopo gli interventi del Comune e di Acquedotto Pugliese
INFO
Le “cape de fiirre” (cape di ferro) sono le storiche fontanelle pubbliche in ghisa e ferro battuto tipiche di Bari, alte circa un metro e mezzo e dotate di una caratteristica copertura a cappello. Un esempio celebre è la fontanella del Lungomare Imperatore Augusto all’ingresso di Piazza del Ferrarese, tornata ufficialmente attiva e zampillante ad agosto 2026 dopo i lavori di manutenzione.
Storia e caratteristiche
Origine: Rappresentano un simbolo della memoria e dell’identità urbana di Bari, nate quando l’acqua pubblica veniva attinta direttamente in strada.
Elementi: Struttura in ferro, rubinetto sporgente, manopola laterale e una vasca inferiore di raccolta.
Diffusione odierna: Ne restano pochi esemplari storici superstiti nei quartieri della città, tra cui alcune conservate o dismesse nel borgo antico e in Piazza San Marco.
L’Acqua di Bari: Il Mito della “Capa de Ferro”
C’è un rumore che ogni barese si porta dentro, anche se ha lasciato la città da vent’anni. È il suono metallico, sordo e secco di una leva di ghisa che si abbassa, seguito dal getto fresco che scroscia su una vaschetta di pietra. Chi è cresciuto a Bari lo sa: prima delle bottiglie di plastica, prima dei frigoriferi moderni, la sete si spegneva lì, alla “capa de fiirre“. Chiamarla semplicemente fontanella sarebbe un insulto alla memoria. Quella colonna slanciata, con il suo cappello di ferro scuro, non è un arredo urbano; è un pezzo di famiglia. Nei decenni passati, la capa de ferro era il cuore pulsante del quartiere. Era il punto di ritrovo delle donne con le conche, il rifugio dei ragazzini sudati dopo ore passate a rincorrere un pallone tra i vicoli di Bari Vecchia, e l’approdo dei vecchietti che si godevano il fresco serale. L’acqua che ne usciva non era solo da bere: era un pretesto per guardarsi negli occhi, scambiarsi l’ultimo pettegolezzo, sentirsi comunità. Oggi, vederne ancora qualcuna in piedi – come quella storica sul Lungomare Imperatore Augusto o la rarissima fontana “siamese” in Piazza San Marco – fa stringere il cuore. Sono monumenti silenziosi a una Bari che sapeva condividere tutto, persino un sorso d’acqua pubblica. Quando ne incontrate una, fermatevi. Abbassate quella leva. Ascoltate quel rumore. È la voce di Bari che continua a scorrere, immutata, nonostante il tempo che passa. ——— di Cresy Caradonna
Il silenzio che il mare scrive: quando i versi incontrano l’anima degli abissi.
Foto di Cresy Caradonna
C’è una voce che non fa rumore, ed è quella del mare. È da questo ascolto profondo che nasce “Il silenzio che il mare scrive” (Youcanprint), la mia nuova raccolta di poesie pubblicata lo scorso 17 aprile. In queste pagine il Mediterraneo non fa da semplice sfondo, ma diventa una presenza viva, uno specchio dell’anima che attraversa la quiete e la tempesta, la memoria e la rinascita. Ogni verso è un riflesso, un invito a fermarsi e a sentire ciò che solo il cuore riesce a comprendere, lontano dal clamore assordante del mondo. Un ringraziamento speciale va all’artista Liliana Lerede per aver donato a questo libro una copertina magnifica, la sua opera “Fondale marino”, che dà anche il titolo a una delle poesie custodite nella raccolta — un componimento a cui sono particolarmente legata, essendo stato premiato con il secondo riconoscimento al Concorso letterario “Franca Pisculli, una donna per la vita” di BITLibri. Il libro è disponibile in tutte le librerie online e sulle principali piattaforme di e-commerce. 👉 Puoi acquistare la tua copia qui:
Cappella di famiglia del ‘700, situata fra Bari e Carbonara presso c.so De Gasperi 366, intitolata a S. Anna. RICORDIAMO QUESTA PICCOLA CAPPELLA NEL GIORNO DELLA FESTA DI SANT’ANNA Alcune foto Approfondimento Cappella padronale privata del 1730, intitolata a Sant Anna, sita in corso A. De Gasperi 366, fra Bari e Carbonara. Nata come luogo […]
Una riflessione sull’aggressione subita a Bari dalla studentessa di filosofia Giuditta: la violenza urbana non è solo cronaca ma una ferita per l’intera comunità, un attacco alla libertà e al futuro che ci impone di non voltare mai lo sguardo dall’altra parte.
Non è solo cronaca: l’aggressione a Giuditta e la città che dobbiamo difendere.
C’è un limite che non andrebbe mai oltrepassato, e quando viene varcato significa che qualcosa si è rotto nel tessuto profondo della nostra comunità. La notizia dell’aggressione subita a Bari da Giuditta, giovane studentessa di filosofia, ci lascia sgomenti, ma soprattutto ci impone di non archiviare l’accaduto come un semplice episodio di ordinaria violenza urbana. Bari non può diventare un luogo in cui chi studia, chi pensa, chi cammina per le strade con la propria libertà e la propria giovinezza debba temere per la propria incolumità. La violenza contro i nostri giovani è un attacco diretto al futuro e all’anima stessa di questa terra. Non servono indignazioni di facciata o silenzi di comodo. Serve stringersi attorno a Giuditta, far sentire che la città che amiamo è un’altra: quella dell’accoglienza, del rispetto e del pensiero libero, non quella della paura e della prepotenza. A Giuditta va il nostro abbraccio più forte e la promessa che Puglia d’Amare 24 non si volterà mai dall’altra parte.
25 luglio 2026 Cresy (Crescenza Caradonna), Direttrice Puglia d’Amare 24
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È morto ieri Miki De Ruvo, nato a Conversano nel settembre 1949, regista, direttore televisivo e produttore che ha attraversato teatro e televisione con una voce libera e indocile.
La sua carriera parte dal teatro pugliese — Controteatro, Kismet, Abeliano — e prosegue nella televisione locale, dove fu direttore di Telebari e collaboratore di altre emittenti come Antenna Sud, prima di dedicarsi alla sua ultima creatura, TuPuglia TV.
( Nella foto Miki De Ruvo con Giorgio Albertazzi )
Il suo nome compare anche nelle pagine di Giorgio Albertazzi, che nel libro Un perdente di successo lo cita apertamente, riconoscendogli un ruolo decisivo nel suo “teatro alla macchia” e nella nascita del Guardiaspalti.
Presentazione del libro “Con il cuore pieno” di Alessandra Colucci con la brava giornalista Annamaria Minunno presso la libreria Feltrinelli in via Melo – Bari
Con Alessandra Colucci alla Feltrinelli: una serata “Con il cuore pieno”
Una giornalista eccellente ma una scrittrice creativa ed intensa che scrive emozionandosi ma emozionando il lettore.
In una ventosa serata di giugno, la libreria Feltrinelli ha ospitato la presentazione dell’ultimo romanzo di Alessandra Colucci, “Con il cuore pieno”, capitolo conclusivo delle avventure della dottoressa Francesca R. Pepe. Tra gli scaffali affollati, è stato un piacere ritrovare l’atmosfera di una Bari che profuma di mare e i retroscena dello studio medico più celebre della città. Dal tormentone del “ciotolone” all’immancabile ironia di Erminia, l’autrice ci ha catapultato nelle nuove sfide di Francesca: un amore profondo con il sexy artigiano Lucio, ma anche nuovi turbamenti portati da un affascinante giornalista e da un passato che ritorna. Usciamo dalla Feltrinelli con la voglia di tuffarci tra le pagine e con una certezza: il corpo può anche mettersi a dieta, ma per amare davvero bisogna avere, finalmente, il cuore pieno.
Alessandra Colucci con il Sindaco di Bari Vito Leccese
Il profumo che unisce: la magia della focaccia tra le mani di nonna e Angela
C’è un segreto che si tramanda a Bari, di generazione in generazione, e non è scritto in nessun ricettario. Si impara osservando, annusando, ascoltando il suono dell’impasto che prende vita.
Il rituale della domenica. La focaccia barese è l’anima della nostra terra. È quel mix perfetto di croccantezza alla base, morbidezza nell’alveolatura e il gusto deciso dei pomodorini freschi e delle olive nere di Barletta. Ma quando il forno di casa si accende, succede qualcosa di più: il tempo rallenta. La storia di Angela: una carezza di farina.
La storia di Angela: una carezza di farina. La piccola Angela osservava sua nonna con gli occhi spalancati, come si guarda una fata all’opera. La nonna non pesava quasi nulla: andava “a occhio”. «Nonna, perché la tua focaccia è sempre la più buona del mondo?»* chiedeva Angela, intingendo le dita nella farina. La nonna sorrideva, con le mani bianche di polvere, e rispondeva con calma: «Perché non basta la farina, Angela mia. Ci vuole la pazienza. La focaccia è come la vita: devi lasciarla crescere al caldo, devi avere il rispetto dei tempi. E soprattutto, devi metterci dentro un po’ di quel bene che provi per chi la mangerà.» Quel giorno, la nonna guidò le manine di Angela nel “bucherellare” l’impasto lievitato, un gesto quasi ipnotico. Quando il profumo di origano e olio extravergine invase la casa, Angela capì: non era solo cibo. Era un abbraccio. Era la consapevolezza che, finché avessero impastato insieme, le tradizioni di Bari non sarebbero mai scomparse. L’arte di far stare bene. Oggi Angela è cresciuta, ma quel profumo le riporta ancora alla mente la cucina della nonna, la luce del mattino e l’orgoglio di essere custode di un sapore che racconta chi siamo. La focaccia barese resta il simbolo del nostro essere comunità: un pezzo alla volta, condiviso tra amici o in famiglia, capace di raccontare storie che non passano mai di moda.
“E voi, qual è il ricordo più dolce che vi lega al profumo della focaccia appena sfornata? Raccontatemelo qui nei commenti: rendiamo questa storia un pezzo del nostro grande mosaico di Puglia.”