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PUGLIA D'AMARE 24 Quotidiano d'informazione
Quotidiano dir. Crescenza Caradonna
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San Nicola di Bari in uno scatto di Fabio Lerario

Foto di Fabio Lerario
“LA STORIA DI SAN NICOLA” IN UN EBOOK DI CRESCENZA CARADONNA, CRESY✍🏻
Bari [‘baːri]; fino al 1931 Bari delle Puglie) è un comune italiano di 316 169 abitanti, capoluogo della regione Puglia e dell’omonima città metropolitana.

Bari è il comune italiano ed europeo più popoloso che si affaccia sul Mare Adriatico, inoltre la città ha una solida tradizione mercantile-imprenditoriale e da sempre è punto nevralgico nell’ambito del commercio e dei contatti politico-culturali con i balcani. Il suo porto è il maggiore scalo passeggeri italiano del mare Adriatico. Dal 1930 si tiene a Bari la Fiera del Levante, tra le principali esposizioni fieristiche d’Italia.
È nota anche per essere la città nella quale riposano le reliquie di San Nicola. Tale condizione ha reso Bari e la sua basilica uno dei centri prediletti dalla Chiesa ortodossa in Occidente e anche un importante centro di comunicazione interconfessionale tra l’Ortodossia e il Cattolicesimo.
San Nicola veneratissimo tra cattolici, ortodossi è considerato il protettore delle ragazze e dei naviganti. La vicenda del trafugamento della salma è adombrata da sospetti circa l’attendibilità storica del fatto. La tradizione vuole che quando Myra cadde in mano musulmana, Bari e Venezia, città rivali, entrarono in competizione per il possesso delle reliquie. È noto che la spedizione barese formata da 62 marinai, battendo sul tempo i Veneziani, riuscì ad impadronirsi per prima delle spoglie del Santo, che il 9 maggio 1087, furono depositate in una chiesa di benedettini sotto la custodia dell’abate Elia. La leggenda narra altresì che le spoglie furono collocate nel luogo in cui si fermarono i buoi che trainavano il corpo del Santo. L’abate (poi vescovo di Bari) iniziò la costruzione di una nuova chiesa. L’edificazione terminata entro poco, consentì la consacrazione che fu operata nel 1089 da papa Urbano II. Solo dopo fu edificata l’attuale basilica romanica. Ancora oggi sono custodite, sotto l’altare della cripta, le ossa del Santo patrono della città. Proprio da queste ossa i monaci avrebbero estratto un liquido dalle potenzialità taumaturgiche, chiamato manna. A questa vicenda vanno ricondotte le qualità di taumaturgo attribuite a san Nicola.
Lo stemma cittadino è uno scudo sannitico “partito d’argento e di rosso timbrato da una corona di città”.
Esso risalirebbe al tempo delle crociate: l’argento, che in araldica corrisponde al bianco, simboleggerebbe la purezza della fede, mentre il rosso rappresenterebbe il sangue versato in sua difesa.
Lo scudo è accompagnato da un ramo di ulivo (a sinistra) e uno di leccio (a destra) decussati sotto la punta dello scudo e annodati da un nastro con i colori nazionali.


Le foto del mosaico sono del web.
RUBRICA: FOTO

Tutto è imperfetto, non c’è tramonto così bello da non poterlo essere di più.
Fernando Pessoa✍️
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Leggende/PUGLIA D’AMARE QUOTIDIANO
Leggende italiane: “Le due sorelle” di Torre dell’Orso (LE)
A Melendugno, in marina di Torre dell’Orso, a pochi metri dalla grotta di San Cristoforo, si ergono due faraglioni molto singolari, staccati dal costone roccioso e molto simili tra di loro: sono le due sorelle.
La leggenda narra che due sorelle, due contadine del luogo, un giorno si siano avvicinate al mare per rinfrescarsi.
Giunte alla baia di Torre dell’Orso, una delle due entra in acqua per fare un bel bagno, ma l’acqua, vicino agli scogli, si è fatta insidiosa e vorticosa.
La ragazza annaspa e grida aiuto: la sorella non può che lanciarsi a soccorrerla. Nuotano e nuotano, e più nuotano più i loro sforzi sembrano vani.
Quando riescono finalmente ad avvicinarsi l’una all’altra, sono esauste, senza forze. Si abbracciano per l’ultima volta, ormai incapaci di vincere la furia del mare, che le inghiotte e le annega.
Tuttavia il dio del mare se ne dispiace, ha compassione delle due innocenti sorelle, morte l’una per incoscienza e l’altra per amore fraterno; così le trasforma in due faraglioni, vicini per l’eternità.
Ed oggi noi, nelle assolate mattine d’estate come negli umidi giorni di inverno, ammiriamo questi giganti di roccia, quasi abbracciati, pietra e salsedine tra cielo e mare.
Borghi/PUGLIA D’AMARE QUOTIDIANO
Questo file foto è concesso in licenza con licenza
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Samuele Wikipediano 1348 su Wikipedia italiana Sei libero:

Peschici (pron. Péschici) è un comune italiano di 4 277 abitanti della provincia di Foggia in Puglia. Fa parte del parco nazionale del Gargano.

Località balneare famosa sin dai primi anni Sessanta del Novecento grazie anche alla realizzazione di importanti strutture ricettive, alcune anche di importanza architettonica, firmate da importanti architetti. Ma è famosa per le sue spiagge e per la qualità delle sue acque di balneazione è stata più volte premiata della Bandiera Blu dalla Foundation for Environmental Education.
Una peculiarità del luogo, nel periodo del solstizio d’estate, è la veduta del sorgere del sole e del suo tramonto nelle acque del mare Adriatico; inoltre, nelle giornate in cui il cielo è particolarmente terso, si possono intravedere alcune isole della Croazia e le vette più alte della Maiella.

Turismo/Puglia d’amare Quotidiano
Sulla sua spiaggia, da quest’anno, sventola la Bandiera Blu, a testimonianza del fatto che il mare è pulito e che i servizi per i turisti sono al top.
Se tutti andranno nel Salento o nel Gargano, forse saranno meno i turisti che sceglieranno la costa di Taranto per trascorrere le loro vacanze estive. A dire il vero, anche Leporano si trova in Salento, ma è quel Salento meno affollato, non di certo quanto Gallipoli o Porto Cesareo o Torre dell’Orso.

Sulla sua spiaggia, da quest’anno, sventola la Bandiera Blu, a testimonianza del fatto che il mare è pulito e che i servizi per i turisti sono al top. Eppure, Leporano è una località poco conosciuta e frequentata d’estate. Meglio così, visto che quest’anno è previsto che la Puglia sarà la regione più desiderata, prenotata e frequentata d’Italia.
NELLA FOTO: Il mare di Leporano in Puglia.

Basilicata da scoprire


Alle pendici del Monte Vulture, uno dei più antichi vulcani dell’Appennino Meridionale, perfettamente immerso in un luogo incontaminato dove vivono numerosissime specie sia faunistiche, che avifaunistiche che vegetali, si trova Monticchio.
Suddiviso in Monticchio Bagni, Monticchi Sgarroni e Monticchio Laghi, si estende tra i comuni di Atella e Rionero in Vulture (Pz).
– Monticchio Bagni è ricca di vegetazione (pioppi, cerri ed ontani), ma è resa famosa soprattutto per la produzione delle acque minerali “Gaudianello”;
– Monticchio Sgarroni è principalmente sede delle strutture ricettive;
– Monticchio Laghi è caratterizzata invece dalla presenza di 2 specchi d’acqua nati nel cratere di un vulcano spento sul fianco occidentale del Monte Vulture.

Questi 2 laghi, chiamati anche “I gemelli del Vulture“, hanno forma ellittica e sono separati da una striscia di terra larga circa 215 metri, che conferisce loro la particolare forma di un 8. Le acque del Lago Piccolo vengono alimentate da sorgenti subacquee, per poi defluire nel Lago Grande attraverso un ruscello a quota 656 metri. Nonostante siano comunicanti tra loro, il Lago Piccolo ha un colore verdastro, mentre il Lago Grande tende più verso il verde oliva.
Storicamente si tramanda fossero luogo di svago dell’imperatore Federico II di Svevia che amava particolarmente la zona, per cimentarsi nella caccia con il falcone e, successivamente, divenne punto strategico per i briganti capitanati da Carmine Crocco (della sua storia ne ho parlato precedentemente qui), che lo resero ottimo rifugio per nascondersi dalle truppe sabaude.
Partendo dalle sponde del Lago Piccolo, si estende la Riserva regionale Lago Piccolo di Monticchio del Comune di Atella, che è stata istituita nella prima metà degli anni ’70, con l’obiettivo di tutelare e salvaguardare la rara specie endemica della farfalla notturna Brahmaea Europea. La riserva ospita anche altre specie faunistiche come la lontra, il gatto selvatico, lo scoiattolo nero, il moscardino ed il quercino italico.
Tra i 2 laghi inoltre, è possibile visitare anche i resti dell’Abbazia di Sant’Ippolito risalente all’XI secolo e parzialmente distrutta nel terremoto del 1456. Stessa sorte, anche per il Castello di Monticchio situato nella località di San Vito, presso Monticchio Sgarroni.

( notizie dal web che ringraziamo)