Mar 9 Giu 2026
Bari, il volto che cambia: tra fascino storico e le sfide del turismo di massa.

La Bari Vecchia di oggi non è più quella di vent’anni fa. Chi passeggia tra gli archi, le ‘nchiosce — quei vicoli ciechi che per noi baresi sono molto più di semplici spazi architettonici: sono il nostro “soggiorno” all’aperto, il cuore pulsante dove la vita domestica si sposta in strada — e le piazze dove un tempo risuonava solo il dialetto stretto delle nonne che preparavano le orecchiette, oggi si imbatte in un mosaico cosmopolita. Il turismo, motore economico indiscutibile, ha trasformato i vicoli in un palcoscenico a cielo aperto. Ma a che prezzo?
Un’anima in cerca di equilibrio.
L’ascesa di Bari come meta turistica internazionale è un successo che la città ha inseguito a lungo. Il recupero del centro storico, la sicurezza ritrovata e la bellezza millenaria di San Nicola attirano visitatori da ogni parte del mondo. Tuttavia, questa “invasione” benevola sta generando sentimenti contrastanti tra noi baresi.
Molti residenti, custodi di una tradizione secolare, si sentono oggi “ospiti a casa propria”. Il proliferare di affitti brevi, la conversione di storiche botteghe in bistrot e souvenir shop, e un’atmosfera che talvolta sembra sacrificare l’autenticità in nome della “instagrammabilità”, sollevano interrogativi profondi.
La voce di chi vive la città.
Non si tratta di nostalgia fine a se stessa. Il timore dei residenti è quello di una perdita di identità: quella capacità unica di Bari Vecchia di essere un grande “vicinato” allargato. Quando il turista diventa l’unico interlocutore, il rischio è che il quartiere smetta di essere un luogo di vita per diventare un set cinematografico, perdendo quella magia che proprio i visitatori sono venuti a cercare.
La sfida, per chi amministra e per chi vive questa città, è quella di gestire i flussi senza trasformare l’anima di Bari in una merce. Il turismo deve essere un’opportunità di crescita condivisa, non un fattore di espulsione per chi la storia della città l’ha scritta ogni giorno tra quei vicoli.Quale futuro per il nostro centro storico?
Bari è al bivio. La sua bellezza è un patrimonio che deve essere protetto dall’eccesso di commercializzazione. È necessario un turismo sostenibile, consapevole, che rispetti la dignità di un quartiere che è – prima di tutto – casa. Perché Bari, senza i suoi baresi, perderebbe proprio quella luce che oggi incanta il mondo.
Quale futuro per il nostro centro storico?
Bari è al bivio. La sua bellezza è un patrimonio che deve essere protetto dall’eccesso di commercializzazione. È necessario un turismo sostenibile, consapevole, che rispetti la dignità di un quartiere che è – prima di tutto – casa. Perché Bari, senza i suoi baresi, perderebbe proprio quella luce che oggi incanta il mondo.
Crescenza Caradonna (Cresy)
Direttrice, Puglia d’Amare 24




























