MALATTIE RARE NEL MONDO LE SFIDE APERTEdi Eduardo Terrana


MALATTIE RARE NEL MONDO LE SFIDE APERTE
di Eduardo Terrana

Colpiscono poche persone ma viste in chiave mondiale oltre 300 milioni di persone soffrono di una o più malattie rare, una cifra impressionante, poco meno equivalente alla popolazione degli Stati Uniti. Ciò è quanto si evince dai dati diffusi dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che elenca ad oggi oltre 6000 patologie gravi conosciute. Ne è affetto il 5% della popolazione mondiale. Il 72% delle malattie rare, si rileva, ha un’origine genetica, altre si sviluppano a causa di infezioni, allergie, cause ambientali e tumori rari. Il 70% delle malattie rare esordisce nella prima infanzia. Per la maggior parte di esse, purtroppo, non esiste una cura .
Trattasi, pertanto, di una emergenza epidemiologica che va monitorata, studiata e tutelata con la massima attenzione, in particolare in questo particolare periodo di pandemia “Sars-Covid 19”, anche perché sono state individuate aree di patologia come estremamente vulnerabili che incrementano il rischio di decesso da Covid, quali, ad esempio: le fibrosi polmonari e l’insufficienza respiratoria; le malattie cardiocircolatorie; le malattie neurologiche; il diabete; la fibrosi cistica; l’Hiv-Aids; l’insufficienza renale; l’ ipertensione arteriosa; le malattie autoimmuni; le malattie cerebrovascolari; la patologia oncologica e la talassemia.
Giorno 28 febbraio ricorre la “Giornata delle malattie rare” che ancora una volta, vuole sensibilizzare le persone e quanti : responsabili politici, autorità pubbliche, medici, ricercatori e professionisti della salute, hanno la responsabilità delle decisioni sulle malattie rare e sul loro impatto sulla vita dei pazienti.
L’importanza di una sostenuta campagna di sensibilizzazione e consapevolezza è supportata anche dal fatto che in prospettiva futura nuove malattie rare si svilupperanno e interesseranno almeno una persona su venti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, (Oms), rileva però che ci sono anche malattie rare che si ritenevano scomparse e che invece sono ancora presenti in varie aree del mondo e destano profonda preoccupazione perché rimangono in agguato e possono divulgarsi e colpire in modo più generalizzato in qualsiasi momento, quali ad esempio: la Pertosse, la Difterite, la Scarlattina, la Tubercolosi, la Poliomielite, la Rosolia,l’Hiv-Aids, l’influenza aviaria, la peste, la Lebbra, il Colera, la Malaria, la malattia Dengue e la Febbre gialla.
L’OMS rileva che la “Pertosse”, un’infezione di tipo batterico molto contagiosa che può provocare anche la polmonite soprattutto nei bambini nel primo anno di vita, ha un elevato tasso di mortalità infantile. Uccide ogni anno circa 195.000 bambini. Il due per mille dei bambini colpiti da Pertosse sviluppa un’encefalopatia grave che può provocare paralisi, ritardo mentale o altri disturbi di tipo neurologico.
I casi di Pertosse nel mondo si stima che siano oltre 20 milioni , il 95% dei quali nei paesi in via di sviluppo. La “Difterite” viene trasmessa dalla tosse o dagli starnuti, colpisce il naso e la gola, e conduce alla morte tra il 5 e il 10% dei pazienti che ne sono affetti. La Difterite in atto è in corso in Venezuela, Colombia, Haiti, Brasile, Repubblica Dominicana. Altri focolai epidemici sono presenti nello Yemen e in altre zone dell’Africa e dell’Asia meridionale. Va rilevato che nei paesi in via di sviluppo questa malattia rappresenta una costante minaccia. La “Scarlattina” è una malattia infettiva contagiosa, causata dalla presenza di batteri che si trovano sulla pelle e nella gola, per la quale ad oggi non esiste ancora un vaccino che possa prevenirne l’insorgenza. Si manifesta prevalentemente nell’età infantile ma colpisce anche gli adulti. Ogni anno a livello mondiale si contano circa 700 milioni di contagiati. La “Tubercolosi” è considerata una terribile causa di morte, uccide nel 50% dei casi chi ne è colpito. Sempre latente nel mondo occidentale, la malattia, a livello globale, continua ancora a diffondersi e a mietere vittime. Si considera che oggi siano oltre 10 milioni le persone che hanno sviluppato la malattia , il 95 per cento delle quali nei Paesi in via di sviluppo. Si contano nel mondo 1,5 milioni di morti. Oggi preoccupano nuove forme di tubercolosi resistenti ai farmaci. La tubercolosi come potenza pervasiva è seconda solo al virus dell’HIV. Negli ultimi trent’anni si è registrato un continuo oscillare tra i 3000 e i 5000 casi annui.
Il virus della “Poliomelite” si riscontra essere ancora presente nell’area geografica che sta tra l’Afghanistan e il Pakistan e inoltre anche in zone molto specifiche dell’Africa soprattutto in Nigeria. Anche se l’impiego del vaccino ha di fatto immunizzato oltre 2,5 miliardi di bambini, con una riduzione del 99% dei casi riscontrati, si paventa il timore del rischio d’importazione dai paesi in cui il virus è ancora presente. La “Rosolia” ancora sopravvive in paesi con bassa copertura vaccinale, in particolare in Africa e nel sud-est asiatico. Si stima che ogni anno, nel mondo, 110.000 bambini nascano con la sindrome della rosolia congenita. I casi di “Hiv-Aids” registrati nel mondo ammontano a 34 milioni e sono in moderato aumento. La terapia retrovirale ha dato buoni risultati, facendo registrare una diminuzione dei casi, in particolare in Svezia, Usa, Paesi Bassi e Argentina. Al momento però nessun Paese ha ancora raggiunto l’obiettivo Unaids “90-90-90”, previsto per il 2020 ovvero: che il 90% delle persone che ha contratto l’infezione sia consapevole della propria sieropositività; che il 90% delle persone Hiv positive abbiano accesso alla terapia antiretrovirale; che il 90% delle persone che seguono la terapia sia virologicamente soppresso.
L’Occidente anno dopo anno sta in allarme per la “Influenza aviaria” che continua a colpire in Egitto, in Indonesia, in Cambogia, in Vietnam, in Cina e in Bangladesh.
Ogni anno,inoltre, si verificano da 1.000 a 3.000 nuovi casi di “Peste” a livello mondiale. Le nazioni più colpite sono il Madagascar e il Congo, seguiti a distanza da Perù, Tanzania e India, ma, seppur in misura molto rara la malattia è presente, tutt’ora, anche nei paesi sviluppati. Anche la “Lebbra” costituisce una preoccupante presenza soprattutto nelle regioni più povere del mondo. Casi di lebbra si riscontrano ancora negli Stati Uniti, in Australia, in Giappone e nella Nuova Zelanda in un rapporto, però, estremamente basso rispetto al totale della popolazione. La lebbra non è ancora stata sconfitta, ogni anno si registrano 200.000 nuovi casi. La terribile malattia miete ancora molte vittime, soprattutto in alcune zone dell’India, del Brasile e dell’Indonesia, paesi dove si concentra oltre l’80% di tutti i casi.
Numerosi focolai di “Colera” si riscontrano, soprattutto, nei continenti africano e asiatico. Consistente, poi, appare il peso della “Malaria” sulla popolazione dei paesi in via di sviluppo. Solo nell’ultimo decennio il virus ha colpito circa 125 milioni di persone, soprattutto nell’Africa sub sahariana, nella Repubblica Democratica del Congo, in Liberia, in Burundi e in Sierra Leone. La “Febbre Dengue” è una malattia virale che si trasmette attraverso la puntura di zanzare infettate del genere Aedes, lo stesso che trasmette anche i virus Chkungunya, Zika e Febbre Gialla. E’ particolarmente presente, durante e dopo la stagione delle piogge, nelle zone tropicali e subtropicali di Africa, Sudest asiatico e Cina, India, Medioriente, America latina e centrale, Australia e nelle isole occidentali del Pacifico. Da qualche anno casi di Dengue si verificano, per importazione, anche in Europa. Nel mondo attualmente sono stimate 50-100 milioni di infezioni ogni anno in oltre 100 paesi endemici, mettendo a rischio di infezione quasi la metà della popolazione mondiale.
Anche la “Febbre Gialla” è una malattia virale trasmessa dalle zanzare tropicali. Ogni anno nel mondo si registrano circa 170.000 nuove infezioni con un decorso che può essere anche mortale. Le area a rischio di febbre gialla si trovano prevalentemente nelle regioni tropicali dell’Africa come la Costa d’Avorio, ma anche in America centrale e America del Sud, tra cui Bolivia, Brasile e Colombia. E’ disponibile un vaccino efficace che viene prescritto per il soggiorno nella maggior parte dei Paesi a rischio.
Le malattie: Hiv/Aids, tubercolosi, malaria, influenza aviaria, febbre gialla e Dengue, pur con un elevato potenziale epidemico, sono già al centro di programmi di controllo e ricerca specifici.
Oltre che con le patologie infettive del passato, che, di fatto, non ci hanno mai abbandonato del tutto, l’Umanità oggi deve fare i conti anche con altre malattie rare e con le cosi dette patologie infettive emergenti, che causano ogni anno 15 milioni di morti, oltre il 25% del totale di 57 milioni di decessi che ogni anno si verificano.
Tra le altre malattie rare più note ricordiamo: l’osteogenesi imperfetta, la trisomia 13, l’angiolite allergica e la sclerosi laterale amiotrofica ( SLA).
La “Osteogenesi imperfetta” è un esempio di malattia rara caratterizzata da una certa fragilità ossea e da una spiccata tendenza alle fratture. E’ causata da una mutazione a carico di geni che controllano la produzione di collagene, proteina fondamentale per la salute della ossa, o di altre proteine che garantiscono forza e resistenza all’apparato scheletrico dell’essere umano. La malattia colpisce un nuovo nato ogni 15.000-20.000. La “Trisomia 13” è un esempio di malattia rara dovuta a un’alterazione cromosomica, la cui causa è sconosciuta. La trisomia 13 colpisce un nuovo nato ogni 8.000-12.000 e genera la morte del soggetto affetto ancora prima della nascita o durante i primi 7 giorni successivi al parto. La “Angiolite allergica” è un esempio di malattia rara dovuta a una reazione allergica. che colpisce soprattutto le vie respiratorie e i polmoni in particolare. Agli esordi si manifesta sotto forma di asma e rinite allergica, ma nella fase avanzata può interessare i vasi che riforniscono il cuore compromettendone la salute. La malattia può avere conseguenze fatali.. Ne soffrono 1-9 persone ogni 100.000. La “Sclerosi Laterale Amiotrofica”, (Sla), è una malattia rara generata da un processo degenerativo dei motoneuroni del sistema nervoso centrale, dai quali dipendono le facoltà del respirare, deglutire, camminare, parlare, impugnare gli oggetti e altro. Le cause della sclerosi laterale amiotrofica sono sconosciute. E’ una malattia molto grave con un decorso che culmina nella morte del soggetto affetto. La malattia colpisce annualmente 1-2 persone ogni 100.000-
Tra le malattie emergenti, che stano provocando o che possono provocare epidemie in futuro, l’OMS segnala tra l’altro : la malattia da virus Ebola, la febbre emorragica di Marburg, la sindrome respiratoria mediorientale da Coronavirus -Mers, l’infezione da virus Nipah, la malattia da virus Zika-
Oggi, in particolare, l’attenzione del mondo scientifico e della ricerca è concentrata su come neutralizzare e sconfiggere il virus Sars-Covid-19, che secondo gli ultimi dati OMS, aggiornati al 26 febbraio 2021, ha colpito 113.025.730 persone in tutto il mondo provocando 2.507.803 morti confermati dall’inizio della pandemia.
Sulle malattie rare tanto è stato fatto ma tantissimo resta ancora da fare perché la sfida delle malattie rare è molto complessa e riguarda migliaia di patologie e milioni di persone e famiglie, ciò che costituisce per il futuro un rafforzamento del dovere, a livello mondiale, di investimento e di ricerca a tutto campo nel settore. In tale accezione in chi ancora oggi è affetto da una malattia rara, l’attenzione e l’impegno del mondo scientifico sulla ricerca di vaccini efficaci alla cura ed alla guarigione delle malattie rare costituiscono pillole di ottimismo che infondono fiducia e speranza.

Eduardo Terrana
Giornalista- saggista-Conferenziere internazionale su diritti umani e pace
Diritti riservati


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ORIANA FALLACI

ORIANA FALLACI
«Sono nata a Firenze il 29/6/1929 da genitori fiorentini: Tosca ed Edoardo Fallaci. Da parte di mia madre, tuttavia, esiste un “filone” spagnolo: la sua bisnonna era di Barcellona. Da parte di mio padre, un “filone” romagnolo: sua madre era di Cesena. Connubio pessimo, com’è ovvio, nei risultati temperamentali. Mi ritengo comunque una fiorentina pura. Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento. Fiorentina è la mia cultura e la mia educazione. All’estero, quando mi chiedono a quale Paese appartengo, rispondo: Firenze. Non: Italia. Perché non è la stessa cosa». Così Oriana Fallaci racconta le sue origini ne La vita di Oriana narrata da Oriana stessa per i lettori dell’«Europeo», un testo inviato al collega Salvatore Giannella e destinato ai lettori della rivista cui collaborava.
A Firenze vive l’infanzia e la prima adolescenza. Le condizioni economiche della sua famiglia non sono certo agiate («i miei genitori erano abbastanza poveri. Mio padre possedeva una piccola “bottega artigiana” fiorentina, con tre o quattro operai che gli costavano tutto il guadagno») e lei, prima di quattro figlie, si assume fin da bambina le maggiori responsabilità, anche nei confronti delle sorelle Neera e Paola; la più piccola, Elisabetta, arriva quando Oriana è già adulta.
I genitori hanno un ruolo fondamentale nella formazione del suo carattere e nella sua crescita intellettuale: da una parte  il padre Edoardo, fervente antifascista, perseguitato politico, sorvegliato dal regime, nel 1944 arrestato e torturato a causa di un deposito di armi ricevute dagli americani; dall’altra la madre Tosca Cantini, una donna forte e coraggiosa, sostenitrice delle idee del marito con il quale condivide anche la passione della lettura. I pochi risparmi della famiglia vengono investiti nell’acquisto di libri, ed è forse la loro presenza in casa a spingere Oriana, fin dalla più tenera età, sulla via della scrittura («quando avevo cinque-sei anni non concepivo nemmeno un mestiere che non fosse il mestiere di scrittore. Il giornalismo all’inizio per me fu un compromesso, un mezzo per arrivare alla letteratura»). E scrittore, non scrittrice, sarebbe rimasto per sempre il suo modo di definire se stessa.
A soli 14 anni Oriana si trova già in prima linea nella Resistenza partigiana: quella prima linea che non avrebbe mai più abbandonato, e che anno dopo anno l’avrebbe condotta all’Olimpo del giornalismo mondiale. Con la sua bicicletta e il nome di battaglia Emilia accompagna verso le linee alleate i prigionieri inglesi e americani fuggiti dai campi di concentramento italiani dopo l’8 settembre, e questi viaggi «duravano giornate intere: 50 chilometri, anche, ad andare, e 50 a tornare».
È inoltre «staffetta di città ed anche di montagna», e si occupa di consegnare ai compagni partigiani armi, giornali clandestini e messaggi segreti, superando i posti di blocco dei nazifascisti che di lei non potevano dubitare («per me era abbastanza facile in quanto ero una bambina dall’aspetto molto infantile. Portavo ancora le trecce»).


Quegli anni, per i quali avrebbe poi ricevuto un attestato al valore, la aiutano a sviluppare quell’autodisciplina e quell’acutissimo senso del dovere che l’avrebbero resa una lavoratrice instancabile fino agli ultimi giorni di vita («sono un soldato. Lo sono fin da ragazzina, quando nella mia famiglia di antifascisti diventai anche io un partigiano. Un soldato»). Insieme al rifiuto della guerra cresce dentro di lei l’amore per la letteratura, ed è così forte da portarla a disubbidire all’adorata madre, come racconta nella Rabbia e l’Orgoglio: «Sa, quand’ero bambina dormivo nella Stanza dei Libri. Nome che i miei amati e squattrinati genitori davano a un salottino stracolmo di libri comprati faticosamente a rate. Sopra lo scaffale del minuscolo divano da me chiamato il mio letto c’era un librone con una dama velata che mi guardava dalla copertina. Una sera lo ghermii e… La mamma non voleva. Appena se ne accorse, me lo tolse di mano. “Vergogna! Questa non è roba da bambini!” Ma poi me lo restituì. “Leggi, leggi. Va bene lo stesso.” Così Le Mille e una Notte divennero le fiabe della mia fanciullezza e da allora fanno parte del mio patrimonio libresco».
A stregarla è Jack London. Scrittore e giornalista, quell’uomo che per mantenere vivo il sogno della scrittura lavorò come cameriere e cercatore d’oro diventa per lei un esempio da seguire a tutti i costi. Oriana affronta dapprima la lettura di Martin Eden, e in seguito si abbandona al Richiamo della foresta, libro del quale, ormai giornalista affermata, avrebbe scritto un’introduzione per la Bur: «Non ricordo chi mi dette quel libro. Forse mio padre, forse mia madre. Ma ricordo che aveva la copertina rossa e che stava, insieme a molti altri libri dalla copertina rossa, in un mobile con gli sportelli di vetro. I libri, a quel tempo, erano i miei balocchi. E il mobile con gli sportelli di vetro era il mio paradiso proibito perché la mamma non mi permetteva di aprirlo. “Sono libri del babbo, sono libri da grandi, non da bambini” diceva. […] Nella prima fila c’erano esclusivamente i volumi con la copertina rossa e su quelli, non su gli altri, sognavo. Erano belli perché erano misteriosi. […] Proprio di fronte al paradiso proibito stava il mio divano-letto, e quel giorno ero malata. D’un tratto qualcuno aprì lo sportello, disse leggi-questo-qui, e un libro con la copertina rossa cadde tra le mie mani. Lo afferrai con l’avidità con cui si afferra un regalo atteso troppo a lungo. Era un libro di Jack London, Il richiamo della foresta. Lo sfogliai con la delicatezza che si usa quando si tocca un velo. La carta era dura, pesante, quasi un cartoncino […]».


A scuola Oriana è un’ottima studentessa. Promossa sempre con il massimo dei voti, dopo l’Istituto magistrale si iscrive al Liceo Classico Galileo Galilei dove forgia il suo carattere e la sua grinta («In condotta però davo problemi. Non perché mancassi di rispetto verso i professori ma perché polemizzavo spesso con loro. In terza liceo fondai e capeggiai un movimento studentesco chiamato “Unione Studenti”: US. […] Volevamo, infatti, fare un sindacato degli studenti»). Nonostante alcune difficoltà nelle materie scientifiche (matematica e fisica), con un anno di anticipo si presenta all’esame di maturità; alla prova scritta di italiano consegna un tema fortemente polemico, Il concetto di patria dalla Polis greca a oggi. I professori si dividono, ne scaturisce uno scontro di vedute, ma tra i conservatori che optano per l’insufficienza e i più illuminati che scorgono del genio in quello scritto, sono i secondi a spuntarla. Votazione: 10 –.
Da quel momento la scrittura diventa la sua vita.

DAL SITO WEB:
http://www.oriana-fallaci.com/linfanzia/vita.html


LUTTO NEL MONDO DEL GIORNALISMO PUGLIESE

Lutto nel mondo del giornalismo

Il giornalismo pugliese oggi piange la scomparsa di FEDERICO PIRRO, si è spento dopo una lunga malattia incurabile era stato caporedattore della TgR Puglia.

Il giornalista e scrittore pugliese aveva 76 anni, ai figli Fabrizio e Maurizio e alla moglie Isa sentite condoglianze dalla redazione di Puglia d’amare Quotidiano d’informazione.

“VINICIO COPPOLA: giornalista freelance di Bari” di Crescenza Caradonna



“VINICIO COPPOLA:
giornalista freelance di Bari”
di Crescenza Caradonna


VINICIO COPPOLA, giornalista freelance presso il quotidiano di Bari, è un professionista altamente riconosciuto sul territorio pugliese e nazionale.
Scrittore e critico d’arte è un uomo dalla spiccata sensibilità, generoso come solo i grandi sanno esserlo è sempre alla ricerca del “nuovo” che si cela a volte dietro ad anonimi artisti poco conosciuti del territorio locale ma che lui, riesce in un modo o nell’altro, a mettere in evidenza attraverso i suoi articoli di grande spessore culturale.
Tuttavia pone sempre l’accento e direi la sua abile penna, sui grandi artisti già famosi ponendoli all’attenzione di un pubblico/lettore poco propenso ad interessarsi d’arte, poesia o libri.
Un giornalista “il giornalista” per eccellenza che tutti vorrebbero come tutor o maestro che molto ha da dare alle nuove generazioni che si occupano o si vorrebbero occupare di comunicazione come fa Vinicio Coppola ormai da oltre cinquant’anni.

Crescenza Caradonna

https://www.facebook.com/crescenzacaradonna


https://cresypuglia.home.blog/2019/05/15/articolo-del-giornalista-vinicio-coppola-oggi-pubblicato-mer-15-maggio-2019-sul-quotidiano-di-bari-mostra-darte-e-poesia-millumino-dimmenso/

Dai un’enfasi visiva al testo citato. “
Citando gli altri, citiamo noi stessi.”
– Julio Cortázar


CRESCENZA CARADONNA

SEDICESIMA EDIZIONE DEL PREMIO GIORNALISTICO “LEONARDO AZZARITA” 2019

La cerimonia si terrà, sabato 11 maggio alle ore 18:30 presso l’ auditorium Achille Salvucci del Museo diocesano a Molfetta

La commissione incaricata presieduta dal giornalista Giuseppe Pansini ha scelto i vincitori della sedicesima edizione del Premio Leonardo Azzarita.

Per la sezione giornalisti pugliesi in ambito nazionale, il premio andrà a Leonardo Zellino,giornalista del Tg due della Rai. Con lui anche il Maestro Direttore d’orchestra Giuseppe Finzi, che onora la città di Molfetta in tanti teatri italiani ed europei ma anche internazionali.

Premio Azzarita 2019 anche a mons. Pietro Amato, già direttore del Museo Storico Vaticano e profondo conoscitore di Corrado Giaquinto e al regista pugliese Pippo Mezzapesa, vincitore con i suoi cortometraggi e lungometraggi di numerosi riconoscimenti.

Un quartetto di grande prestigio che sarà arricchito da numerose presenze istituzionali. La serata vedrà anche la presenza del Maestro alla chitarra Vito Vilardi.

PREMIO AZZARITA: I VINCITORI DELLA SEDICESIMA EDIZIONE

Molfetta

La commissione incaricata presieduta dal giornalista Giuseppe Pansini ha scelto i vincitori della sedicesima edizione del Premio “Leonardo Azzarita”.

Per la sezione giornalisti pugliesi in ambito nazionale, il premio andrà a Leonardo Zellino, giornalista del Tg due della Rai, con un passato al Tg 3 Puglia, autore di inchieste giornalistiche di alto profilo. Zellino, originario di Canosa , laureato in sociologia presso La Sapienza di Roma, ha condotto il programma Buon giorno Regione al Tg 3 della Puglia ed ha collaborato con numerosi quotidiani.

Con Lui, la commissione ha scelto gli altri tre premiati: il Maestro Direttore d’orchestra Giuseppe Finzi, che onora la città di Molfetta in tanti teatri italiani ed europei ma anche internazionali. E’ stato dal 2011 al 2015 Resident Cunductor alla San Francisco Opera e tantissime sono le Sue direzioni in prestigiosi teatri Europei come Berlino, Barcellona, il Teatro San Carlo di Napoli e tantissimi altri.

Premio Azzarita 2019 anche a Mons. Pietro Amato, già direttore del Museo Storico Vaticano e profondo conoscitore di Corrado Giaquinto. Di recente, ha voluto donare una preziosa tela al Museo Diocesano di Molfetta ed è autore di numerosi volumi e conferenziere in varie sedi internazionali.

Premio Azzarita anche al regista pugliese Pippo Mezzapesa, vincitore con i suoi cortometraggi e lungometraggi di numerosi riconoscimenti come i David di Donatello e che di recente ha diretto un film che tra gli interpreti vede il noto attore pugliese Sergio Rubini.

Un quartetto di grande prestigio che sarà arricchito da numerose presenze istituzionali. La serata vedrà anche la presenza del Maestro alla chitarra Vito Vilardi.


UN LIBRO “ AGLAIA” PER CONOSCERE MEGLIO LE DONNE E LE LORO MILLE SFACCETTATURE di Paola Copertino

UN LIBRO “ AGLAIA” PER CONOSCERE MEGLIO LE DONNE E LE LORO MILLE SFACCETTATURE.

Nell’ ambito della Rassegna Rosso Porpora, giunta alla seconda edizione, è stato presentato presso il Museo Diocesano di Molfetta, alla presenza di un foltissimo ed interessato pubblico, il libro “ Aglaia, Diario segreto di uno scrittore impunito”, di Mauro Mastrofilippo.

A fare gli onori di casa l’assessore alla cultura e vice sindaco Sara Allegretta, promotrice della rassegna culturale affiancata dall’ autore, dalla professoressa Antonella Paganelli nel ruolo della moderatrice e da Giorgio Latino in veste di lettore di alcune pagine del romanzo.

Quest’anno la rassegna affronta il desiderio di amore attraverso il romanzo e il 9 marzo, nella Cittadella degli Artisti, alle 20.30, con lo spettacolo teatrale in forma di monologo: Di fuoco e di vento. Eleonora Duse. L’Imaginifica.

Ancora una volta scandagliato l’universo femminile sotto una altra prospettiva, dando voce alle donne protagoniste di questo avvincente racconto ricco di sorprese e colpi di scena.

I presenti attraverso alcuni brani del libro e le sollecitazioni della Paganelli, hanno ripercorso il viaggio di andata e ritorno, dalla Puglia agli Stati Uniti, raccontato dall’autore, una delle icone della moda degli anni ’80, che in questo noir traccia i vari percorsi del bisogno d’amore attraverso le protagoniste del romanzo: Veronica, Wilma e Gabri.

Il romanzo ha il pregio di mescolare uno stile lieve e a tratti scanzonato con una narrazione densa di significati, capace di coinvolgere il lettore fino al suo inaspettato e drammatico epilogo.

Le Tre Grazie del Canova, raffigurate sulla copertina del libro a simboleggiare la bellezza femminile sono in contrapposizione con le tre protagoniste, ognuna con il proprio “grido d’amore”. Ognuna di loro nasconde segreti che non verranno svelati se non alla fine.

La serata è trascorsa piacevolmente fra l’excursus della vita di Mastrofilippo, che ha toccato differenti ambiti lavorativi abbracciando più carriere, alla dichiarazione d’amore per il sesso femminile e le sue potenzialità.

Pur non essendo autobiografico, racconta molto delle donne avendo l’autore vissuto a diretto contatto con l’universo femminile quando ha calcato le più importanti passerelle della moda negli anni ottanta.

Ogni presentazione, dalla prima a Bisceglie sua città di adozione a tutte quelle che sono seguite, ha incontrato il favore del pubblico che si è complimentato con l’ autore riscoprendo ed apprezzando un Mastrofilippo inedito, per certi versi anche sorprendente.

Per chi non lo avesse ancora letto vi sveliamo qualche anticipazione, ma non troppo, come si addice ad un noir.

Una storia apparentemente rosa, velata di passionale erotismo e dipanata su melanconici ricordi, si tinge marcatamente di nero allorquando Marco, il protagonista maschile, si vede costretto a tener fede alla sacra ed insana promessa fatta alla sua amante: uccidere suo marito.

Mastrofilippo da sempre è stato appassionato di scrittura, è una sua vecchia passione, tenuta nascosta per pudore, per inibizione. Da ragazzo si sfogava attraverso le lettere scritte in navigazione ed inviate dai porti toccati dalle navi sulle quali in giovane età era stato imbarcato.

Più in avanti, quando moda e immagine, impossessandosi della sua vita, lo portano dalle passerelle e dalle sale di posa, al di qua dell’obbiettivo di una macchina fotografica, di una video camera o di un ciak, si è ritrovato a corredare brochure, materiale pubblicitario e quant’altro producevo, con slogan, didascalie e testi scritti.

La costante piacevole presenza di donne nella sua vita ha influito sulla  scelta di rendere nel romanzo protagoniste le donne. Una madre e due sorelle in una casa dove manca il padre perché naviga, segnano già al femminile la sua infanzia. Se a questo poi ci aggiungiamo una quantità industriale di materne zie, affettuose cugine e di generose amiche delle sue sorelle nel suo quotidiano di adolescente, è facile intuire quanto forte, da lì in poi, si sarebbe fatta la dipendenza dall’universo donna. Non c’è stato giorno che Mauro non abbia avuto al suo fianco una compagna. E se una lunga navigazione lo privava della sua piacevole compagnia, sapeva come fare per entrare nelle grazie di straniere sconosciute non appena toccava terra. Bell’aspetto, italianità, gentilezza ma soprattutto conoscenza del linguaggio dell’altro sesso, gli facilitavano l’approccio. La bellezza esagerata di top model frequentate per lavoro per oltre un decennio e la grandezza di una moglie dalla quale non potrei mai prescindere, hanno fatto il resto.

Mastrofilippo è grato anche agli uomini..

Con loro ha giocato a salta cavallo, a pallone, ha marinato la scuola, ha imparato a fumare, ha stretto patti di sangue, ha tifato per una squadra, ho lottato per un ideale, ho fatto il militare, ha viaggiato per lavoro e per vacanza, ho condiviso gioie e dolori.

A loro deve molto.

Ebbene sì, è stato sempre rapito dalla capacità delle donne di essere al contempo fragili e forti, geniali e sregolate, dolci e amare, perfide ed amabili. I loro racconti, le confidenze, le verità, le sane bugie, la variegata visione della vita lo hanno migliorato dentro. Credo, dice Mastrofilippo, mi abbiano dato molto più di quanto io abbia potuto dare a loro.

Come potevo non narrare di loro?

Come potevo non renderle protagoniste dei miei romanzi quando lo sono già della mia stessa vita? Afferma quindi l’ autore, sollecitato dalla moderatrice…

Racconta poi come è nata la sua carriera sulle passerelle.

“Provo a fare il fotomodello, e per fatal combinazione capito al casting giusto nel momento giusto. La redazione di Vogue, dico Vogue, cercava un fotomodello che avesse confidenza con motori, caldaie, manovellismi e quadri elettrici, per realizzare un servizio fotografico di moda riconducibile a quel gran capolavoro di film di Fritz Lang che è “Metropolis”. Quello che cercavano disperatamente lo trovarono non appena raccontai di me all’addetto al casting. Tutto tornava. Essere stato un macchinista navale per un bel po’ di anni, in quel preciso luogo e momento pagava, pagava tanto e bene. Decolla così la mia carriera di fotomodello e indossatore. Entro dalla porta principale a fare parte da protagonista di un mondo esclusivo, patinato come le pagine prestigiose di testate di moda. Modelle e modelli bellissimi su pagine di giornale, passerelle da defilè e negli spot pubblicitari, per incantare un pubblico deciso a spendere fior di quattrini per qualcosa di effimero ma rappresentativo di un prestigioso status symbol. Cose da pazzi, vero? Ma Eravamo alla fine degli anni 80 e Milano, capitale europea della

moda, a quel tempo era la “città da bere” ed io l’ho bevuta, a piccoli sorsi, tenendo ben piantati i piedi per terra e gli occhi ben aperti

Una volta svestito i panni dell’uomo copertina, è stato naturale per lui fare il direttore artistico, il regista, l’attore di teatro, l’organizzatore di eventi, il creativo, il copywriter, l’insegnante di portamento, attività queste che hanno fatto da apripista a quella che ha ritenuto la migliore trovata per reinventarsi ancora una volta: scrivere storie.

E, visto il successo, confermiamo che le sue storie piacciono e catturano il pubblico il quale, come tutte le presentazioni, si accalca per acquistare il libro e farselo autografare da Mauro Mastrofilippo dalle mille vite: da marittimo a modello, da creativo a scrittore, sempre capace di mettersi in gioco.

“Aglaia” sta infatti conquistando una fascia sempre più ampia di lettori anche grazie alla capacità empatica che l’autore ha dimostrato di possedere.

Tante le presentazioni già programmate nel barese, viste le richieste pervenute da librerie, circoli ed associazioni.

                                                          

Paola Copertino

2^ edizione del Premio giornalistico Franco Amendolagine

Dopo il successo della prima edizione nel 2017, si rinnova l’appuntamento con il premio giornalistico Franco Amendolagine, compianto padre del giornalismo locale scomparso ad ottobre 2015 all’età di 82 anni.

Nato per iniziativa della famiglia Amendolagine e del giornale «da Bitonto», il premio gode del patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia e del Comune di Bitonto. L’organizzazione è curata da un gruppo di giornalisti bitontini, tutti legati da amicizia e affetto nei confronti di Franco Amendolagine. Vicino alla gente, straordinariamente fiero della sua bitontinità, fu un geometra rigoroso e stimato. Sulle orme del padre Antonio, primo corrispondente da Bitonto per la Gazzetta del Mezzogiorno, Franco Amendolagine cominciò a dedicarsi al giornalismo. Nel 1982 fondò il «da Bitonto», primo giornale della città a cui si dedicò con passione per oltre 25 anni, curandolo “come un figlio”. Un giornale indipendente, prima ribalta per molti talenti locali e palestra per molti giornalisti bitontini, testimone della storia contemporanea.

La seconda edizione del premio biennale alla memoria di Franco Amendolagine è aperto agli studenti delle quarte e quinte classi degli istituti superiori di Bitonto, chiamati a cimentarsi nella scrittura di un articolo partendo da un lancio di agenzia, da sviluppare reperendo e incrociando notizie ad esso attinenti, attraverso la consultazione di fonti online. Un vero e proprio esercizio di scrittura giornalistica, che vedrà contemporaneamente impegnati nella stessa mattinata, in data ancora da stabilire, gli studenti degli istituti bitontini che vorranno aderire al premio.

La prova, della durata di tre ore, si svolgerà nelle aule multimediali degli istituti partecipanti. Sovrintenderanno alla prova e assisteranno i ragazzi, in collaborazione con i docenti referenti, i giornalisti che fanno parte della giuria.

Presieduta da Valentino Losito, consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, la giuria è composta da Concita e Vittoria Amendolagine figlie di Franco Amendolagine, da Enrica D’Acciò giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, da Francesco Matera responsabile dell’Ufficio Comunicazione del Comune di Bitonto, da Carmela Minenna del Centro Ricerche di Storia e Arte Bitonto, dal direttore responsabile di Studi Bitontini Marino Pagano, dal direttore del «da Bitonto» Mario Sicolo, da Nicola Lavacca Nicola Lavacca giornalista di Avvenire, Famiglia Cristiana e La Gazzetta del Mezzogiorno, e da Mariella Vitucci addetto stampa presso il Consiglio regionale della Puglia.

I ragazzi potranno scegliere fra cinque notizie di diverso argomento: politica, cultura, sociale, musica e spettacoli, sport. I loro articoli, non firmati ed inseriti in busta chiusa sigillata contenente i dati anagrafici e l’indicazione della scuola di appartenenza di ognuno, saranno corretti e valutati ad insindacabile giudizio della giuria.

Tre i premi offerti dalla famiglia Amendolagine, per un valore complessivo di mille euro: 500 al primo classificato, 300 al secondo, 200 al terzo. La cerimonia di premiazione, che avrà luogo nel teatro Tommaso Traetta di Bitonto a fine maggio, vedrà protagonisti i ragazzi in gara e figure di spicco del giornalismo. Sono previste anche menzioni speciali e la pubblicazione degli articoli più meritevoli sulle testate locali.

 redazione

Women in…Art 2017- ottava ed. BARI

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Women in…Art 2017
Ottava edizione

 

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Artiste, Scrittrici, Giornaliste; da Cina, Corea del Sud, Croazia, Puglia, Basilicata, Trentino Alto Adige e Sicilia.

Gyunghee Joh, Cinzia del Corral, Ilaria Palomba, Valentina Battista, Cresy Crescenza Caradonna, Vittoria Falcone, Amina Konate Visintin, Nilde Mastrosimone de Troyli, Annarita Romito, Antonietta Ursitti, Arcangela Gabry Di Fede, Li Yan, Annatonia Margiotta, Anna de Feo, Maria Grazia Rongo, Carmen Toscano, Monica Pizzo, Donatella di Grusa, Letizia Cobaltini, Grazia Cipollino.


Dal 20 al 30 dicembre 2017
– Bari –
Santa Teresa dei Maschi


22491564_912263908942705_8057491182390631216_n  NON MANCATE

In ricordo di Oliviero Beha



In ricordo di Oliviero Beha


Romastra

Da un letto di ospedale, ben rialzato,
spio la luce che lentamente
sveglia la città plantigrada
dove tutto è già successo de vez en cuando.

Ma da un letto di ospedale ben rialzato
insistono le meraviglie di una volta
che l’irrisa metropoli mammana
non ha potuto spegnere del tutto.

I sensi all’alba urlano in silenzio
che sei e resti caput caput caput,
poiché malgrado tutto puoi vederla
da quel letto d’ospedale ben rialzato.