GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA LINGUA MADRE A BARI


La giornata internazionale della lingua madre è una celebrazione indetta dall’UNESCO per il 21 febbraio di ogni anno per promuovere la madrelingua, diversità linguistica e culturale e il multilinguismo.
Istituita nel 1999, nel 2007 è stata riconosciuta dall’Assemblea generale dell’ONU, contemporaneamente alla proclamazione del 2008 come Anno internazionale delle lingue.


Si è svolta a Bari presso la sede della SAID , Associazione Internazionali Docenti, sita in via Intendenza, 18/a nella zona vecchia della città di Bari, la GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA LINGUA MADRE 2024.

La Giornata internazionale della madre lingua viene celebrata ogni anno il 21 febbraio, con l’obiettivo di promuovere la diversità linguistica e culturale nel mondo. Questa giornata è stata istituita dall’UNESCO nel 1999 per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza delle lingue madri e per preservare la loro diversità e vitalità. La madre lingua è quella che ci accompagna fin dalla nascita, quella con cui impariamo a comunicare con il mondo e che ci lega alle nostre radici culturali e identitarie. Ogni lingua è un tesoro da custodire e valorizzare, poiché riflette la storia, la tradizione e la ricchezza di un popolo. La giornata internazionale della madre lingua ci ricorda l’importanza di preservare e promuovere le lingue minoritarie e di tutelare i diritti delle comunità linguistiche, per una società più inclusiva e rispettosa delle diversità. Ogni lingua è un patrimonio unico e irripetibile, e celebrare la propria madre lingua significa anche celebrare la ricchezza e la bellezza della diversità culturale nel mondo.


Sulle ali del vento, parole danzano,
il cuore della madre lingua risplende
in essa il passato e il presente si intrecciano,

memorie antiche che il tempo difende.
Parole dolci come carezze al cuore,
suoni antichi che raccontano storie,

la madre lingua, un dono di valore,
che porta con sé antiche memorie.

Celebriamo questa giornata speciale,
onorando la lingua che ci lega,
con voce forte, in un coro universale,
la madre lingua, tesoro che protegga.

La nostra lingua madre, la nostra terra,
collega le nazioni
attraverso te, tutte le cose sono condivise,
in uno, radunandoci.

Tu, madre di tutte le lingue,
della diversità universale,
in te tutti si uniscono
uniti, sotto un’unica verità.

Attraverso te parliamo e comprendiamo
in te esprimiamo i nostri sentimenti,
tu sei il collegamento tra le nazioni
tra le culture.

Tu sei il paese, tu sei la casa
conosciuta da tutte le nazioni,
tu sei la lingua internazionale
in te siamo tutti un solo Paese.

Grazie, madrelingua
attraverso te, siamo uno
Una voce, un paese.


La serata organizzata dalla prof. Virna Iacobellis presidente Said Associazione Docenti Bari con la collaborazione del prof.Nicola Cutino presidente Associazione Mondo Antico e Tempi Moderni Bari, ha visto la partecipazione di un folto pubblico di estimatori della lingua vernacolare e italiana che si sono riuniti per celebrare la GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA LINGUA MADRE 2024.
La serata ha visto la presenza del dott. Antonio Peragine vice presidente di RETEWEBITALIA.NET primo network italiano di 60 quotidiani online,giornalista e Direttore che ha registrato la serata per gli amici pugliesi residenti all’estero.
Ospite il dott.Giuseppe Cascella presidente Commissione Culture Sport presso il Comune di Bari che ha fatto in sintesi il punto della situazione culturale della città pugliese.
Ospite dott.ssa Crescenza Caradonna direttrice del giornale online PUGLIA D’AMARE QUOTIDIANO, presente su due piattaforme internet (https://cresypuglia.home.blog/), (https://daamarepuglia.wordpress.com/), gruppo fb (pugliadaamarequotidiano.it ) e pagina fb ( PUGLIA D’AMARE QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE • Follower: 4360 ).
Da ricordare l’artista Catia Cavone che ha donato una sua opera molto significativa che rappresenta un vicolo della città vecchia di Bari dal titolo: Il profumo di Bari.
Molti tra poetesse e poeti sono intervenuti con le loro liriche che hanno deliziato i presenti.
Le popizze e le sgagliozze tipiche della cucina barese hanno ingolosito i palati degli invitati concludendo la bella serata in allegria e convivialità.
Cresy Caradonna






“Bari Amore mio”

Bari amore mio
Bari mare e sole

Bari il calore della gente
Bari crocevia di popoli

Bari nel mio cuore,
sento l’odore del mare
ovunque io vada

sento i profumi del borgo antico
ovunque io mi trovi
sento nostalgia di te
solare e azzurra città,

barche e marinai attraccano al molo
chi pesca,
chi ripara le reti,
chi ricorda vecchie storie,
questa è Bari

Bari viva
Bari delle genti
Bari amore mio.

Cresy Crescenza Caradonna
dir. di

PUGLIA D’AMARE QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE
e

di Io Amo Bari



pugliadaamareonline@gmail.com
Info/Contatti



LA SCRITTRICE UCRAINA LUDMILA ULITSKAYA

Patrick Zaki scarcerato

Patrick Zaki è stato scarcerato. Appena uscito dal commissariato di Mansura, dove era detenuto, ha abbracciato la madre. Lo studente e attivista dell’Università di Bologna era in carcere dal 7 febbraio 2020, quando fu arrestato appena arrivato in Egitto per una vacanza. “Voglio dire molte grazie agli italiani, a Bologna, all’Università, ai miei colleghi, a chiunque mi abbia sostenuto”, ha detto Zaki appena arrivato a casa della sua famiglia a Mansura, precisando che – appena potrà – andrà “direttamente a Bologna. Voglio essere in Italia il prima possibile”  

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PUGLIA D'AMARE 24 Quotidiano d'informazione

Agenzia ANSA: Attacco in Congo, morto l’ambasciatore italiano Luca Attanasio

Agenzia ANSA: Attacco in Congo, morto l’ambasciatore italiano Luca Attanasio.


L’attacco è avvenuto nel percorso tra Goma e Bukavu da parte, secondo le prime informazioni, di un commando terroristico che ha utilizzato con armi leggere. Sulla dinamica e il movente sono ancora in corso accertamenti.

E’ con profondo dolore che la Farnesina conferma il decesso dell’ambasciatore e di un militare dell’Arma dei Carabinieri: stavano viaggiando a bordo di una autovettura in un convoglio della MONUSCO, la missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo.

Mattarella sulla morte dell’ambasciatore in Congo: “Attacco vile, l’Italia è in lutto”

Cordoglio da parte di Draghi: “Vicinanza alla famiglia”. Di Maio rientra da Bruxelles. Sassoli: “Profondo dolore”


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SERATA POETICA A BARI

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LA LEGGENDA DI LEUCASIA

LEGGENDE/ SANTA MARIA DI LEUCA La leggenda di Leucasia racconta di una sirena bianca, dal canto ammaliatore, che si innamorò perdutamente del pastore Melisso. Rifiutata perché lui amava Arìstula, Leucasia scatenò una tempesta per vendicarsi dei due amanti, che morirono annegati. La dea Minerva, per pietà, li trasformò nei promontori di Punta Ristola e Punta Meliso, mentre Leucasia,…

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Venus with a P*nis – A Tale of Love, Sacrifice and Betraya by Almas Hussain (Author)

Almas Hussain la mia amica da 25 anni oggi nel mio studio con il suo ultimo romanzo “VENUS with a P * NIS”, la conosco con le sue incredibili capacità di scrittura a lungo ed è un grande onore che sia venuta e le abbia regalato questa brillante fiction io, Adrija e Arumita in persona, mi hai sorpreso Almas e questo libro sicuramente viaggherà in tutto il mondo.

Dr.Dipankar Roy

Almas Hussain my friend for last 25 years today at my studio with her latest novel “ VENUS with a P*NIS”, I know her with her incredible writing skills for long and it’s a great honour that she came and gifted her this brilliant fiction to me , Adrija and Arumita in person , you surprised me almas and this book is surely going to travel all over the world.

Venus with a P*nis – A Tale of Love, Sacrifice and Betraya
by Almas Hussain (Author)

PER PUBBLICITA’

pugliadamareonline@gmail.com
Crescenza Caradonna

Quella confessione estorta con la violenza è una ferita per la democrazia, una sconfitta per il diritto di Eduardo Terrana

CONTATTI/INFO:
pugliadaamareonline@gmail.com

26-6-19-
Giornata Internazionale a Sostegno delle Vittime della Tortura
IL XXI SECOLO COME IL MEDIOEVO E’ ANCORA TORTURA

Quella confessione estorta con la violenza è una ferita per la democrazia, una sconfitta per il diritto.

Sembra inverosimile che ancora oggi, a 19 anni dall’inizio del terzo millennio, si debba parlare ancora di tortura. Invece è proprio così. La tortura, come altri trattamenti inumani o degradanti, è una pratica reale del nostro tempo con una diffusione che abbraccia i cinque continenti.
Il fine è sempre lo stesso praticare la violenza o il terrore psicologico per estorcere informazioni o far confessare gravi crimini.
La tortura incute terrore, annienta il fisico e la psiche, estorce senza tenere in alcuna considerazione la dignità e la libertà della persona e lo fa con violenza.
Le tecniche di tortura sono varie e sono state impiegate in tutte le epoche con sistemi e strumenti degni della peggiore mente criminale che si possa concepire.
I sistemi di tortura medioevali, come le macchine del dolore, oggi non si usano più, ma la ferocia degli aguzzini specializzati nell’infliggere il maggior dolore possibile è rimasta e si è anche affinata perché alla tortura fisica ha abbinato la tortura psicologica che fa uso di nuove tecniche molto sofisticate.
Le modalità del supplizio oggi prevedono duri pestaggi, fustigazioni, accecamenti e amputazioni, ma anche l’applicazione di scosse elettriche, anche nelle parti intime, e la rottura di arti. Il torturatore picchia, strangola, stupra e si serve di vari attrezzi, bastoni, stracci imbevuti di sostanze chimiche, congegni elettrici, materiali arroventati, per infliggere il massimo della sofferenza possibile.
Accanto alla tortura prevalentemente fisica, si registra anche la tortura psichica che devasta la mente.

Sono a tutti noti le immagini raccapriccianti dei sistemi di tortura praticati nel centro di detenzione statunitense della Base di Guantánamo dove i prigionieri venivano sottoposti: a luci accecanti, a temperature gelide, o a restare incappucciati per mesi o costretti all’isolamento visivo ed acustico per lunghi periodi, o a essere costretti a rimanere in posizioni di stress per vari giorni, o a essere privati del cibo o costretti a stare svegli.
Diversi Stati poi sottopongono i detenuti a prolungati periodi di isolamento, ignorando agli stessi il diritto ad accedere a un legale o a ricevere cure mediche.
Amnesty International redige ogni anno un rapporto che dà il quadro generale della situazione dell’applicazione della tortura nel mondo. Risulta che sono tante le realtà in cui la dignità umana non viene rispettata. Citiamo, in particolare, tra i Paesi che fanno pesante ricorso alla tortura : Turchia, Russia, Iran, Egitto,Israele, Palestina, Siria, Stati Uniti, Filippine, rilevando, tra l’altro, l’aberrante situazione esistente in Siria , dove il detenuto può essere sottoposto a oltre 30 possibili metodi di tortura, dai pestaggi su ogni parte del corpo e sui piedi, spesso con spranghe di silicone o di metallo e cavi elettrici, all’uso di varie altre tecniche dolorosissime.

Si dibatte sulla opportunità della tortura quale efficace strumento d’indagine. Al di là di ogni opinione umana valga, comunque, la considerazione che l’individuo sottoposto a tortura, pur di evitare la sofferenza e il dolore, si dichiara disposto a dire tutto, ad ammettere qualunque colpa e a giurare anche il falso.
Resta il dubbio, pertanto, che l’obiettivo della tortura più che la ricerca della verità, estorta con la violenza, sia la distruzione della persona e di ogni sua motivazione politica o legame affettivo per cancellare ogni forma di opposizione o di dissidenza.
E’ a questo fine che viene praticata dai governi contro ipotetici nemici armati o in dubbio di colpevolezza.
Per motivi di sicurezza interna o di difesa dal terrorismo, gli Stati, anche i più virtuosi, possono in qualsiasi momento varare provvedimenti restrittivi e detentivi e sistemi repressivi, operando nel silenzio e tenendone all’oscuro l’opinione pubblica.
In nome della lotta al terrorismo e col pretesto della sicurezza la tortura ha ottenuto una certa riabilitazione perché ritenuta utile per ottenere informazioni.

Negli Stati Uniti, ad esempio, sin dagli anni Ottanta, la Corte Suprema americana ha stabilito che la tortura è contro la legge in base all’ottavo emendamento della Costituzione americana. Quindi è vietata ogni forma di pena crudele . La norma però non trova più applicazione in quanto il dipartimento di Giustizia americano , in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001, ha inteso introdurre la sospensione del divieto quando si tratta di ottenere “informazione di intelligence da parte di combattenti catturati.”
Si consideri ancora che la tortura è anche un prodotto altamente tecnologico, un business che garantisce ottimi affari. Nel mondo attualmente operano oltre 100 aziende specializzate nella produzione di strumenti di tortura.
Nel 1997 le Nazioni Unite hanno designato il 26 giugno come “Giornata Internazionale a Sostegno delle Vittime della Tortura”, dopo che il 26 giugno 1987 era entrata in vigore la “ Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura”. Questo documento internazionale, che ha ribadito il divieto all’utilizzo della tortura come un diritto inderogabile, è stato ratificato da 146 dei 193 paesi membri dell’ONU. Il 60% dei paesi democratici che hanno firmato la convenzione ONU contro la tortura del 1984 continuano, però, ad applicarla.

Circa metà della popolazione mondiale vive sotto governi che praticano la tortura. In conclusione non si può non considerare che sono trascorsi 35 anni dall’adozione dell’Assemblea generale dell’ONU, nel 1984, della “Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura” , ma il testo, di fatto, è rimasto una mera enunciazione di principio. Il numero dei paesi che l’hanno ratificato, impegnandosi a prevenire e punire la tortura, è solo di poco superiore a quello dei paesi in cui la tortura viene applicata sempre nel silenzio più assoluto, lontano da occhi ed orecchie indiscreti. E’ difficile definire, pertanto, realmente i contorni del fenomeno e farne un identikit preciso. Resta il fatto che la tortura è una realtà del nostro tempo inumana, degradante , vergognosa, comunque la più crudele violazione dei diritti umani.
Anche quest’anno, pertanto , la Giornata Internazionale della celebrazione del 26 giugno sia un’opportunità per esprimere solidarietà alle vittime della tortura e alle loro famiglie, ma sia occasione anche per riaffermare i diritti inalienabili e la dignità di ciascun uomo e ciascuna donna; e altresì occasione per riaffermare, da un lato, l’impegno, che si progredisca nella lotta contro la tortura e il trattamento crudele, degradante e inumano, ovunque si verifichino e , dall’altro, l’impegno che l’Umanità voglia progredire nel suo cammino di civiltà nel rispetto dei diritti dell’Uomo e dei Popoli.

Eduardo Terrana
Conferenziere Internazionale su Diritti Umani e Pace


EDUARDO TERRANA

SE PARIGI AVESSE IL MARE SAREBBE UNA PICCOLA BARI

LA TORRE EIFFEL

La torre Eiffel (in lingua francese tour Eiffel, pronuncia: [tuʁ ɛfɛl]) è il monumento più famoso di Parigi, conosciuto in tutto il mondo come simbolo della città stessa e della Francia.


Se Parigi avesse il mare sarebbe una piccola Bari.

CRESCENZA CARADONNA

Sintesi della conferenza tenuta dal Dr. Eduardo Terrana a Metepec (Messico) l’8 maggio 2019

Sintesi della conferenza tenuta dal Dr. Eduardo Terrana a Metepec ( Messico)  l’8 maggio 2019.Sintesi della conferenza tenuta dal Dr. Eduardo Terrana a Metepec ( Messico)  l’8 maggio 2019.Sintesi della conferenza tenuta dal Dr. Eduardo Terrana a Metepec
( Messico)  l’8 maggio 2019.

DONNA
PACE,  DIRITTI  UMANI  ED  EQUITA’  DI  GENERE

La Pace, intesa  come verità,  giustizia e  libertà,  costituisce l’espressione più alta  dell’aspirazione e dell’impegno di ogni essere umano e dei  popoli del mondo. Per la donna rappresenta  ancora la speranza più grande di crescita, di progresso, di sviluppo, perché ancora non si è giunti al traguardo dell’affermazione su scala mondiale di tali diritti.

La realtà  della donna, come persona, presenta  nel mondo contemporaneo ancora aspetti e situazioni di grande criticità e contraddizione, tanto che si può affermare che il processo di maturazione e di realizzazione  della donna, libera di godere e di esercitare  uguali diritti civili, politici e sociali, appare un obiettivo ancora non realizzato, perché molti  diritti ed aspettative delle donne vengono ancora disattesi.

La realtà delle cifre, secondo  i dati aggiornati dall’ONU,  rileva su scala mondiale  che  la povertà femminileè sempre più in aumento e  lacondizione femminile è contrassegnata da  violenze, abusi, soprusi, stupri, rapimenti,  umiliazioni,  negazioni, discriminazioni,  che vengono ancora inflitte alla donna e  le  vietano il valore della dignità e il possesso e l’esercizio  dei diritti.

I dati  evidenziano, dal 2005 al 2016, che:  il 19% delle donne tra i 15 e i 49 anni di età ha sperimentato violenza fisica e/o sessuale da parte di un partner intimo; i matrimoni precoci non diminuiscono,  con una età media che si attesta sui 15 anni;  la pratica delle mutilazioni dei genitali femminili rimane molto diffusa e interessa una ragazza su tre tra i 15 e i 19 anni di età.  Le donne risultano sempre più impegnate nel lavoro agricolo, domestico e di assistenza con retribuzioni più basse rispetto agli uomini, con scarse opportunità di accesso alla carriera e alla vita pubblica, politica e manageriale. La gestione del potere registra  prevalentemente la presenza dell’uomo e non della donna.

Le  cifre dicono ancora: che in tanti Paesi del mondo,  le bambine e le ragazze ancora  incontrano ostacoli e subiscono forti discriminazioni nell’accesso alla scuola primaria e secondaria, in particolare  nell’Africa sub sahariana, in Australia e in Asia occidentale; che in Nord Africa, una donna su cinque occupa un  posto di lavoro retribuito  in settori non agricoli; che solo  in 46 paesi le donne sono presenti  nei parlamenti nazionali.

I dati dicono, pertanto:  quanto la condizione della donna ancora contrasti con le affermazioni dello Statuto dell’ONU che dichiara sia la uguaglianza dei diritti tra  uomini e donne,  sia la dignità e il valore della persona umana;   quanto  la disuguaglianza di genere persista e impedisca alle donne di accedere in modo paritario a diritti di base ed opportunità ;  quanto  ancora freni il contributo delle donne allo sviluppo sociale ed economico dei singoli territori; quanto  rilevi, altresì, la quasi totale assenza di una volontà comune e di una legislazione sovranazionale che sostenga con forzal’uguaglianza tra gli esseri umani  ed  individui  il genere femminile  come elemento non discriminatorio. I dati ci dicono però anche  quantoè ancora lunga la strada che le donne devono percorrere  per affermare “ l’equità di genere”, dopo  44 anni dalla Prima Conferenza mondiale dell’ONU sulle donne,  tenutasi, nel 1975  a Città del Messico, a cui  seguirono  poi quelle di Copenaghen (1980), Nairobi (1985), Pechino (1995), New York (2000) e Milano (2015). La condizione della Donna evidenzia, pertanto, una situazione per niente positiva e  confortante se vista in prospettiva, verso l’appuntamento prossimo del 2030 quando si terrà la prossima Conferenza Mondiale sulle donne.   Tale realtà mette in risalto: da un lato, che resta ancora non attuato  il pieno rispetto e la piena realizzazione della donna nella sua persona, nella sua dignità, nella sua specificità e nella sua diversità di essere donna, e dall’altro, che resta soprattutto ancora da realizzare il riconoscimento della donna  come soggetto Giuridico Internazionale. A fronte di tale situazione va rilevato che la parità di genere, però, non è solo un diritto umano fondamentale, ma la condizione necessaria per un mondo prospero, sostenibile e in pace. Garantire alle donne e alle ragazze parità di accesso all’istruzione, alle cure mediche, a un lavoro dignitoso, così come la rappresentanza nei processi decisionali,  politici ed economici, costituisce la base imprescindibile per promuovere economie sostenibili, di cui potranno beneficiare le società e l’umanità intera.

La necessità che vengano individuati dei modi per attribuire potere, responsabilità, rappresentatività alle donne, tale  che esse possano introdurre le proprie priorità e  i propri valori nei processi decisionali a tutti i livelli, in condizione di pari dignità con gli uomini,  era già stata evidenziatanel 1995 dalla Conferenza delle donne di Pechino, che aveva riconosciuto il diritto delle donne ad essere coinvoltenel processo decisionale su vari aspetti dello sviluppo quali: l’ambiente, i diritti umani, la popolazione e lo sviluppo sociale,  riconoscendo al contempo sul fronte della uguaglianza dei sessi, la necessità di  spostare l’accento dalla donna al concetto di genere:  riconoscendo che l’intera struttura della società e tutte le relazioni fra uomini e donne all’interno di essa, devono essere rivalutate ;  e  affermando che  solo  una simile fondamentale ristrutturazione della società e delle sue istituzioni potrebbe consentire alle donne la piena  attribuzione del  potere e delle responsabilità necessarie ad assumere il loro giusto posto come partner paritarie degli uomini in tutti gli aspetti dell’esistenza.

Questo cambiamento costituisce una  forte riaffermazione del fatto che i diritti delle donne sono  da considerare diritti umani nel loro significato più pieno e che l’uguaglianza dei sessi rappresenta un tema di interesse universale, di cui beneficiano tutti.

Pechino afferma, pertanto,  che  non può esserci progresso di diritti umani senza progresso dei diritti  delle donne,  perché  questa èuna condizione imprescindibileper la giustizia socialee costituisce il solo modo per costruire una società sostenibile, giusta e sviluppata.

L’obiettivo, pertanto, per la donna  di essere riconosciutain modo pieno come  soggetto politico, nazionale ed internazionale,  e quindi  acquisire potere, insieme   all’obiettivo di raggiungerel’uguaglianza tra donne ed uomini,  sono condizioni necessarie per raggiungere la sicurezza politica, sociale, economica, culturale , ed ambientale.

In tale ottica  la Piattaforma per l’Azione scaturita dalla Conferenza di Pechino individua dodici aree di crisi che vengono viste come i principali ostacoli al progresso femminile e che richiedono quindi l’adozione di iniziative concrete da parte dei governi e della società civile, nonché l’impegno delle donne perché vengano rimossi .                                   

Queste aree di crisi sono : la povertà, l’istruzione e la formazione,    la  salute,   la violenza   , i conflitti armati e altri tipi di conflitti , la partecipazione economica,   la partecipazione al potere e ai processi decisionali,   i meccanismi istituzionali, nazionali ed internazionali; i  diritti umani;  i mezzi di comunicazione; l’ambiente e lo sviluppo; le  bambine.

La Conferenza di Pechino segna pertanto più di un punto a favore della causa della donna  perché assicura , da un lato,   “ il rispetto dei diversi valori religiosi, etici,  culturali , degli individui e dei loro paesi“;  e afferma, dall’altroin  maniera esauriente,  la globalità  delle questioni delle donne all’interno di un approccio generale ai diritti,riconoscendo , in particolare,  che i diritti umani delle donne sono   “ una parte inalienabile, integrante ed indivisibile dei diritti umani “,  e  confermando, al contempo, l’impegno di affrontare direttamente la questione centrale della violenza contro le donne.

La Conferenza di Pechino quindi : ha raccolto le novità più significative delle istanze delle donne incentrate per lo più sulla valorizzazione della differenza di genere come stimolo per una critica alle forme attuali dello sviluppo e della convivenza sociale,  ed ha, conseguentementeelaborato  un programma coerente che ruota attorno a tre parole chiavi: Genere e differenza – Empowerment – Mainstraming.                                                                                                            Genere e differenza,nel senso che percostruire  una parità di opportunità ed uno sviluppo equo e sostenibile, è necessario mettere al centro delle politiche la reale condizione di vita delle donne e degli uomini, che è diseguale e diversa.

In tale accezione bisognaalloravalutarel’impatto delle politiche sulle reali condizioni di vita di donne ed uomini, sapendo che esse sono tra loro disuguali e diversi.

Empowerment,  nel senso di   attribuire potere e responsabilità alle donne  attraverso il perseguimento delle condizioni per una loro presenza diffusa nelle sedi in cui si assumono decisioni rilevanti per la vita della collettività.

Mainstraming, nel senso di una prospettiva fortementeinnovativa per quanto attiene la politica istituzionale e di governo.    Essa tende ad inserire una prospettiva di genere : e cioè il punto di vista delle donne, in ogni scelta politica, in ogni programmazione, in ogni azione di governo. Tutto ciò nell’ottica: che il rafforzamento del potere di azione delle donne e la loro piena partecipazione su basi paritarie a tutti i settori della vita sociale, inclusa la partecipazione ai processi decisionali, sono fondamentali per il raggiungimento dell’uguaglianza, dello sviluppo e della pace;  che i diritti delle donne sono diritti fondamentali della persona;  che la parità di diritti, di opportunità e di accesso alle risorse, l’uguale condivisione di responsabilità nella famiglia tra uomini e donne ed una armoniosa collaborazione tra essi,  sono essenziali per il benessere loro e delle loro famiglie;

che l’eliminazione delle povertà, per mezzo di una crescita economica sostenuta, dello sviluppo sociale, della protezione dell’ambiente e della giustizia sociale, richiede la partecipazione delle donne allo sviluppo economico e sociale, la parità delle opportunità e la piena ed uguale partecipazione delle donne e degli uomini in qualità di protagonisti e  beneficiari di uno sviluppo sostenibile avente  al centro l’Essere  Umano; che la pace a livello locale, regionale, nazionale e mondiale può essere raggiunta ed è strettamente legata al progresso delle donne, perché esse sono un motore fondamentale di iniziative  per la soluzione di conflitti e per la promozione di una pace durevole.

Tutto ciò costituisce un ulteriore largo fronte di rivendicazione e di impegno per le donne del terzo millennio!

L’UNICEF,peraltro, ha sempre affermato : chele donne hanno un  ruolo centrale nella comunità; che per aiutare i bambini e le bambine  è necessario sostenere le loro madri;   che investire nelle bambine vuol dire contribuire a cambiare il futuro delle nuove generazioni .  Affermazioni queste che ribadiscono: che  i diritti delle donne sono diritti umani  e che la prospettiva di genere,  ( inteso come sesso femminile , quindi  differente , biologicamente, dal  genere maschile), va applicata a tutte le politiche di sviluppo. L’uguaglianza di genere, facendo un ulteriore passo avanti, deve diventare , pertanto,il fine dello sviluppo ,in quanto la donna, non più solo beneficiaria dell’aiuto, diventi parte integrante dei progetti di sviluppo, nei quali può finalmente portare il suo particolare contributo. La speranza futuraper  togliere dalla dipendenza maschile, dalla discriminazione, dalla violenza, dal fango in cui l’uomo da sempre ha collocato la donna, è  riposta  nella  prossima “ Conferenza mondiale sulle donne ” , che   mira a promuovere “Le donne in un mondo del lavoro in evoluzione “ attraverso  il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, e nello specifico : l’obiettivo che si incentra sull’accesso globale alla formazione di qualità e all’apprendimento continuo, ( obiettivo n.4);  e l’obiettivo che si focalizza sull’uguaglianza di genere e sull’empowerment, ( maggior potere ),  delle donne e delle ragazze, ( obiettivo n.5).  In tal modo si spera che il progressoverso l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne, ancora molto lento, possa avere una concreta accelerazione verso i traguardi da raggiungere.

Traguardi che si riassumono brevemente nella realizzazione dei seguenti punti:  Eliminare ovunque ogni forma di discriminazione,  di violenza, compreso il traffico di donne e lo sfruttamento sessuale  nei confronti di donne e ragazze; Eliminare ogni pratica abusiva come il matrimonio combinato, il fenomeno delle spose bambine e le mutilazioni genitali femminili;  Riconoscere e valorizzare la cura e il lavoro domestico non retribuito, fornendo un servizio pubblico, infrastrutture e politiche di protezione sociale e la promozione di responsabilità condivise all’interno delle famiglie, conformemente agli standard nazionali;  Garantire piena ed effettiva partecipazione femminile e pari opportunità di leadership ad ogni livello decisionale in ambito politico, economico e della vita pubblica;  Garantire accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti in ambito riproduttivo;  Avviare riforme per dare alle donne uguali diritti di accesso alle risorse economiche così come alla titolarità e al controllo della terra e altre forme di proprietà, ai servizi finanziari, eredità e risorse naturali, in conformità con le leggi nazionali;  Rafforzare l’utilizzo di tecnologie abilitanti, in particolare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, per promuovere l’emancipazione della donna; Adottare e intensificare una politica sana ed una legislazione applicabile per la promozione della parità di genere e l’emancipazione di tutte le donne e bambine, a tutti i livelli.              

Bisogna prendere atto che le  donne hanno molto da offrire  alla famiglia, alla società, all’umanità e possono esserele  promotrici di  un nuovo codice etico per un millennio di pace, che si fondi sulla giustizia, sull’equità, sullo sviluppo, sulla democrazia, sul rispetto della identità e della dignità della persona e dei popoli.

Le donne, però, possono essere altresì i costruttori di una nuova società che affondi le sue radici in una cultura di pace e contribuire così , d’intesa donne ed uomini, alla realizzazione  del rispetto delle diversità, che oggi riveste una vitale importanza. Solo comprendendo e stabilendo nuove relazioni tra gli esseri umani, infatti,  sarà  possibile  costruire società nelle quali la diversità linguistica e culturale sia rispettata. 

Oggi purtroppo non diventa ancora possibile che la normativa relativa ai diritti della donna conosca, in un futuro non lontano, delle evoluzioni e delle trasformazioni che riflettano più da vicino lo sforzo di ricerca e l’esigenza verso una  “ Identità culturale  che la donna incomincia appena a precisare.

Considero, infatti, che  il discorso sulla “identità culturale della Donna” non ha ancora trovato  la sua sede di formulazione come “diritto” da riconoscersi. E ciò costituisce, a mio avviso, un altro obiettivo importante  di rivendicazione e d’impegno per le donne.

Premesso che il primo diritto della donna resta ancora oggi quello di essere se stessa,  va evidenziato che l’attuale fase corrisponde al momento dello sviluppo pieno della personalità femminile, in quanto si delinea l’eventualità di un ulteriore riconoscimento, quello del diritto alla diversità.

Il discorso sui diritti della donna  e quindi anche quello relativo alla identità culturale,  deve dunque prendere avvio dall’analisi della personalità femminile e tenere presente da un lato i tratti fondamentali che la Donna, in quanto Essere Umano, ha in comune con l’uomo e dall’altro la ricchezza delle caratteristiche peculiari che la rendono distinta.

Uguaglianza di condizioni e possibilità di sviluppo diversisono quindi i due termini entro cui necessariamente si svolge ancora il discorso sui diritti della donna  che, a distanza di circa 50 anni dalla costituzione delle Nazioni Unite e a dispetto dei numerosi impegni presi dagli Stati membri, ancora non vede appieno rispettati, difesi e definiti come universali, inalienabili, indivisibili,i propri diritti umani.

Il significato dei termini: Universali,  inalienabili, indivisibili, sono di rilevante importanza per affrontare la tematica della Donna ed Equità di Genere,  perché:

Corrispondono   alla sostanza della dignità dell’Essere Umano e quindi anche della donna, in quanto si riferiscono alla soddisfazione dei bisogni essenziali, all’esercizio della libertà, alle sue relazioni con altre persone: e quindi sempre o dovunque alla Persona ed alla sua piena dimensione umana, intesa universalmente, nell’unità di corpo e di anima, di cuore e di coscienza, di intelletto e di volontà;

Delineano  la tutela e la valorizzazione della Persona  Umana e quindi anche della Persona Donna,  in quelle che sono le sue prerogative anche spirituali e le sue potenzialità globalmente intese nel rispetto di quella  “universalità” che è la caratteristica peculiare dei diritti umani e del loro radicarsi;

e Rappresentano la realtà universale di un’idea di Persona Umana , e quindi anche di Persona Donna,  che è portatrice di una sua originale impronta e di elementi costitutivi e distintivi propri, ma che ancora, in quanto tale, non è dato universalmente riscontrare.  

E’ in tale contesto che va cercata , ritengo, la risposta al  tema “ Donna: Pace, diritti Umani ed  Equità di genere”.                                  

Perché sta in questo il cogliere da un lato  il senso della pace e dello sviluppo come opportunità di crescita della donna, e dall’altro la  base d’impegno da parte delle Donne di essere capaci:   di suscitare occasioni di dialogo e di confronto;   di aiutare a praticare la cultura della tolleranza e  della solidarietà per chi si differenzia da noi per razza, cultura, credenze religiose,  ma, soprattutto, di contribuire allo sviluppo della civiltà e della cultura dell’amore, alla vita, alla non violenza, alla tenerezza, che ripudia  l’egoismo, lo spreco, lo sfruttamento e l’amoralità e  consente di guardare, con gli occhi di Donna, alla tematica, ancora oggi in primo piano, dei diritti umani e delle loro violazioni.

Tutto ciò però potrà effettivamente realizzarsi se l’Uomo sarà capace di apportare un sostanziale cambiamento nel suo modo di pensare e di agire  nel senso di considerare la Donna una Persona, titolare di diritti oltre che di doveri,  diversa solo  nel genere rispetto all’uomo, ma per il resto in tutto e per tutto  uguale a lui.  L’Uomo, pertanto, non ha il diritto di vantare nessuna superiorità sulla donna o, ancora peggio, di considerarla una sua proprietà.

                                                                                                   Eduardo Terrana

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RASSEGNA A CURA DI CRESCENZA CARADONNA

Il pittore indiano Dr. Dipankar Roy nel suo studio impegnato nelle sue creazioni.

Arte|Puglia|Italy|India

The Indian painter Dr. Dipankar Roy

a friend of Puglia Bari in his studio busy in his creations

articolo di Crescenza Caradonna


Il pittore indiano Dr. Dipankar Roy – un amico di Puglia Bari nel suo studio impegnato nelle sue creazioni.

Dr.Dipankar Roy, il famoso pittore indiano celebra il suo nuovo anno nel suo studio con i suoi nuovi dipinti

Dr. Dipankar Roy, the famous Indian painter celebrates his new year in his studio with his new paintings


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