PUGLIA D’AMARE 24

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  • CINEMA : MARTIAN CHILD REGIA DI MENNO MEYJES

    RUBRICA CINEMA A CURA DI: Ettore Canniello



    MARTIAN CHILD

    • TITOLO ORIGINALE “MARTIAN CHILD”
    • Anno: 2007 Paese: USA, CAN
    • REGIA: Menno Meyjes
    • SCENEGGIATURA: Seth Bass; Jonathan Tolins
    • SOGGETTO: David Gerrold
    • CAST: John Cusak; Joan Cusak; Bobby Coleman; Amanda Peet; Sophie Okonedo,
    • MUSICHE: Aaron Zigman; Cat Stevens; Guster; ELO
    • DURATA: 110 minuti.

    • Un piccolo extraterrestre, un marziano di nome Dennis, è stato lasciato sulla Terra con una missione: studiare gli esseri umani e ogni cosa si trovi sul nostro pianeta. Per questo motivo si preoccupa di catturare tutto quello che gli capita a tiro di macchina fotografica, raccoglie qualsiasi cosa animata o no per i suoi approfonditi studi ed ha uno speciale apparecchio per comunicare con il mondo utilizzando il suo linguaggio marziano. Inoltre, ha poteri speciali, è capace di formulare un certo numero di desideri marziani che si avverano solo sulla terra. È questa una cosa preziosa per l’unica persona che fa uscire

    • Dennis dall’astronave nella quale si rinchiude per osservare il mondo e le bizzarre creature intorno: il piccolo amico extraterrestre è capace di far scattare il verde quando serve e di far vincere la squadra di baseball del cuore. Certo non è facile convivere con un bambino marziano: bisogna tener conto che su Marte si mangiano i “Lucky Charms” (cereali made in USA, n.d.r.); che i piccoli sono molto sensibili alla luce del sole e devono proteggersi con creme, ombrelli ed occhiali scuri; devono essere “zavorrati” perché non sfuggano alla gravità terrestre; devono, inoltre, stare appesi a testa in giù perché ciò migliora la circolazione sanguigna… Un racconto di fantascienza? No, tutto vero!

    • Perché vederlo?
      È un film per tutta la famiglia, che non mancherà di suscitare forti emozioni. Il tema dell’adozione (di un bambino problematico in questo caso) è sviluppato tenendo conto del punto di vista del bambino ma anche del punto di vista del padre che deve trovare il modo per entrare nel mondo del piccolo scoprendo un particolare modo di dialogare. In questo progetto adottivo troverà ostacoli, persone che cercheranno di dissuaderlo dai suoi propositi, ma anche persone con le quali confrontarsi e che gli daranno la possibilità di affrontare l’impegno che si era prefissato con la ferma volontà di portarlo a termine.
      Perché rivederlo?
      “… a volte dimentichiamo che i bambini sono esseri appena arrivati sulla Terra. Sono un po’ come alieni che entrano nella vita come fasci di energia e pure potenzialità. Sono qui per una qualche missione esplorativa: cercano di imparare cosa significhi essere umani…” (citazione dal film). L’autore sembra avere una buona comprensione del vero scopo dell’adozione, “scrive: “Family building has to be a choice. The commitment has to come from both sides. Otherwise, it’s just another placement.”
      (Creare una famiglia deve essere una scelta. L’impegno deve venire da entrambe le parti. Altrimenti, è solo un altro affido.)
      Non è forse un buon motivo?

    • Alcune piccole curiosità.
      Dal bestseller autobiografico del 1994 vincitore dei premi letterari:
      Hugo, Nebula e Locus. Due nomination ai Young Artist Awards 2008: miglior film commedia o drammatico per la famiglia; miglior attore (10 anni o meno) al piccolo Bobby Coleman. L’autore, realmente uno scrittore di fantascienza, ha raccontato nel suo romanzo l’esperienza coraggiosa di cercare ed ottenere l’adozione di un bambino problematico superando le discriminazioni della sua condizione sociale di single omosessuale. Il romanzo è stato tradotto anche in italiano sin dal 1999, con la traduzione di Gloria Barbieri, per i tipi della Editrice Nord, stranamente in una antologia di romanzi e racconti di fantascienza dal titilo I Premi Hugo 1995-1998.
      Il film appartiene alla cinematografia indipendente americana: realizzato in Canada per limitarne i costi di produzione, si avvale di un ottimo cast, tra i quali spiccano John e Joan Cusack (fratello e sorella), la promettente Amanda Peet e Sophie Okonedo (affermata attrice britannica, pluricandidata agli Oscar, ha ricevuto onorificenze della Corona britannica), ma anche in una piccola ma significativa parte, Anjelika Huston figlia del famoso regista. Nonostante la produzione low cost, particolare attenzione è stata posta al benessere del piccolo interprete: contratto che prevedeva quattro ore di recitazione e altrettante di istruzione scolastica personalizzata; costante accudimento da parte dei genitori sul set e fuori (la mamma compare in un cameo, tra il pubblico, in una scena).
      Il regista ha un passato solido di sceneggiatore ed è alla sua prima opera
      cinematografica che non delude visto il successo ottenuto ed i riconoscimenti ottenuti.

      La sua attenzione alla sceneggiatura è esaltata da alcune scelte, tra le quali spicca senz’altro l’aver utilizzato nella colonna sonora, tre brani musicali: Don’t be shy (Non essere timido) di Cat Steven (cantautore britannico, dal 1977 noto anche come Yusuf Islam); Satellite (Satellite) dei Guster (gruppo rock Usa quasi sconosciuto oltreoceano, questo è il loro maggior successo) e Mr. Blue Sky (Il signor cielo blù) della ELO
    • Electric Light Orchestra (gruppo rock britannico) che sottolineano perfettamente con i rispettivi testi, tre momenti particolarmente importanti nella narrazione filmica.
      L’astronave nella quale si rifugia il piccolo Dennis è… uno scatolone Amazon!
      Il film ha dato origine ad una fondazione internazionale che si occupa dei diritti dei bambini.
      Film trasmesso su molte reti (più volte da Tele 2000), disponibile sul web, in DVD è fortemente raccomandato per la visione scolastica con discussione, raccomandato dalla Pontificia Commissione per la Cinematografia, la Radio e la Televisione per il suo valore educativo e morale.

    • Ettore Canniello 10/08/2026

  • Termoli: il segreto meglio custodito dell’Adriatico

    Termoli: il segreto meglio custodito dell’Adriatico

    Diciamoci la verità: quando si pensa a una vacanza al mare in Italia, il Molise non è quasi mai la prima scelta. Ed è un enorme errore, ma anche una fortuna per chi cerca ancora posti autentici. Termoli è esattamente questo: una gemma che ha saputo proteggersi dal turismo di massa, dove la vita scorre ancora lenta, scandita dal rumore della risacca. Immagina di arrivare e trovarti davanti a un promontorio di case colorate che si specchia nel blu. Da una parte le spiagge dorate piene di vita, dall’altra il porto. E in mezzo, arroccato sulla roccia, il Borgo Antico.

    Un labirinto di pietra e vento.
    Entrare nel centro storico di Termoli significa staccare la spina dal mondo moderno. Le macchine restano fuori. Dentro ci sei solo tu, i panni stesi che sventolano tra i vicoli e il profumo di sugo di pesce che esce dalle finestre delle case. Passeggiando ti imbatterai nel Castello Svevo, una fortezza di pietra chiara che sembra messa lì a fare da guardiana al mare, e nella splendida Cattedrale romanica. Se vuoi farti due risate, cerca “A Rejecelle”: è un vicolo talmente stretto che per attraversarlo bisogna camminare di traverso. Una sfida divertente, soprattutto dopo aver pranzato!

    Anima marinara e giganti di legno.
    La vera magia di Termoli, però, la respiri quando scendi verso il mare lungo la passeggiata dei trabucchi. I trabucchi sono incredibili palafitte in legno usate in passato per pescare senza dover andare in barca. Vederli lì, sospesi sull’acqua al tramonto, ti proietta in un tempo lontano.
    E se guardi l’orizzonte nelle giornate limpide, riesci a scorgere il profilo delle Isole Tremiti. Il porto di Termoli è il posto più comodo per saltare su un traghetto e scappare per un giorno in quel paradiso selvaggio.

    (Foto di Gabriella Clare Marino su Unsplash)

    A tavola non si scherza.
    Non puoi dire di aver conosciuto Termoli senza aver provato la sua cucina. Qui il pesce è una religione. Il re indiscusso delle tavole è ‘u bredette (il brodetto alla termolese), una zuppa ricca nata sui pescherecci, preparata con il pescato del giorno. Se invece cerchi qualcosa di diverso, chiedi dei scescill: polpette fatte di uova, formaggio e pane raffermo, affogate nel sugo di pomodoro. Un comfort food pazzesco nella sua semplicità.
    Termoli non ha bisogno di effetti speciali per stupire. Ti conquista così, con la spontaneità della sua gente, l’aria salmastra e quella rara sensazione di essere arrivati in un posto dove il tempo ha deciso di rallentare.

    di Cresy Caradonna

  • UN FARO TRA DUE MONDI: RECITAL DI POESIE E MUSICA.

    COMUNICATO 👇

    EVENTI /PUGLIA D’AMARE 24


    Un Faro tra due mondi Recital di poesie e musiche.


    Martedì 8 settembre 2026 ore 19:30

    Ospiti poeti e lettori italiani e ucraini

    Le cantanti: Liliia Kondratiera Inna, Vasylenko

    Conducono la serata: Okstina Rohova e Lucio Babudri

    Seguirà un momento momento conviviale offerto da Pasqua Morcavallo e dalla  Comunità Ucraina

    Collaborazioni


    ASSOCIAZIONE UNITI PER UCRAINA

    ASSOCIAZIONE CULTURALE
    VIECA
    VIRTUTE CANOSCENZA

    PUGLIA D’AMARE 24 Quotidiano d’informazione


    Evento presso il Faro Borbonico accesso da: Varco su Corso Antonio de Tullio, Molo Foraneo Porto di Bari.

    (Testi e ideazione grafica locandina di Ettore Caniello)


    FARO BORBONICO

  • L’Acqua di Bari: Il Mito della “Capa de Ferro”

    Bari, torna in funzione la storica “Capa di Ferro” sul lungomare Imperatore Augusto

    Riattivata la fontanella all’ingresso di piazza del Ferrarese dopo gli interventi del Comune e di Acquedotto Pugliese



    INFO

    Le “cape de fiirre” (cape di ferro) sono le storiche fontanelle pubbliche in ghisa e ferro battuto tipiche di Bari, alte circa un metro e mezzo e dotate di una caratteristica copertura a cappello. Un esempio celebre è la fontanella del Lungomare Imperatore Augusto all’ingresso di Piazza del Ferrarese, tornata ufficialmente attiva e zampillante ad agosto 2026 dopo i lavori di manutenzione.

         Storia e caratteristiche

    Origine: Rappresentano un simbolo della memoria e dell’identità urbana di Bari, nate quando l’acqua pubblica veniva attinta direttamente in strada.

    Elementi: Struttura in ferro, rubinetto sporgente, manopola laterale e una vasca inferiore di raccolta.

    Diffusione odierna: Ne restano pochi esemplari storici superstiti nei quartieri della città, tra cui alcune conservate o dismesse nel borgo antico e in Piazza San Marco.


    L’Acqua di Bari: Il Mito della “Capa de Ferro”


    C’è un rumore che ogni barese si porta dentro, anche se ha lasciato la città da vent’anni. È il suono metallico, sordo e secco di una leva di ghisa che si abbassa, seguito dal getto fresco che scroscia su una vaschetta di pietra. Chi è cresciuto a Bari lo sa: prima delle bottiglie di plastica, prima dei frigoriferi moderni, la sete si spegneva lì, alla “capa de fiirre“.
    Chiamarla semplicemente fontanella sarebbe un insulto alla memoria. Quella colonna slanciata, con il suo cappello di ferro scuro, non è un arredo urbano; è un pezzo di famiglia. Nei decenni passati, la capa de ferro era il cuore pulsante del quartiere. Era il punto di ritrovo delle donne con le conche, il rifugio dei ragazzini sudati dopo ore passate a rincorrere un pallone tra i vicoli di Bari Vecchia, e l’approdo dei vecchietti che si godevano il fresco serale.
    L’acqua che ne usciva non era solo da bere: era un pretesto per guardarsi negli occhi, scambiarsi l’ultimo pettegolezzo, sentirsi comunità.
    Oggi, vederne ancora qualcuna in piedi – come quella storica sul Lungomare Imperatore Augusto o la rarissima fontana “siamese” in Piazza San Marco – fa stringere il cuore. Sono monumenti silenziosi a una Bari che sapeva condividere tutto, persino un sorso d’acqua pubblica. Quando ne incontrate una, fermatevi. Abbassate quella leva. Ascoltate quel rumore. È la voce di Bari che continua a scorrere, immutata, nonostante il tempo che passa.
    ——— di Cresy Caradonna


    Il sindaco di Bari

  • IL SILENZIO CHE IL MARE SCRIVE: QUANDO I VERSI INCONTRANO L’ANIMA DEGLI ABISSI.

    Il silenzio che il mare scrive: quando i versi incontrano l’anima degli abissi.

    Foto di Cresy Caradonna

    C’è una voce che non fa rumore, ed è quella del mare. È da questo ascolto profondo che nasce “Il silenzio che il mare scrive” (Youcanprint), la mia nuova raccolta di poesie pubblicata lo scorso 17 aprile.
    In queste pagine il Mediterraneo non fa da semplice sfondo, ma diventa una presenza viva, uno specchio dell’anima che attraversa la quiete e la tempesta, la memoria e la rinascita. Ogni verso è un riflesso, un invito a fermarsi e a sentire ciò che solo il cuore riesce a comprendere, lontano dal clamore assordante del mondo.
    Un ringraziamento speciale va all’artista Liliana Lerede per aver donato a questo libro una copertina magnifica, la sua opera “Fondale marino”, che dà anche il titolo a una delle poesie custodite nella raccolta — un componimento a cui sono particolarmente legata, essendo stato premiato con il secondo riconoscimento al Concorso letterario “Franca Pisculli, una donna per la vita” di BITLibri.
    Il libro è disponibile in tutte le librerie online e sulle principali piattaforme di e-commerce.
    👉 Puoi acquistare la tua copia qui: