PERCHE’ PARLARE DI LEONARDO SCIASCIA di Eduardo Terrana

PERCHE’  PARLARE  DI  LEONARDO  SCIASCIA

di Eduardo Terrana

L’8 gennaio di quest’anno avrebbe compiuto  99 anni.  Dico di Leonardo Sciascia, uno dei maggiori e più rappresentativi scrittori della letteratura italiana del  XX secolo, nato a Racalmuto,  ( Ag),  l’8-gennaio 1921 e morto a Palermo il 20-11-1989. 

Perché  parlarne? Perché non è possibile, a mio avviso,  eludere il confronto con la capacità di analisi e previsione che rendono gli scritti  di Sciascia, scrittore, saggista e giornalista,  fortemente attuali.

Una produzione letteraria, quella di Sciascia, il cui insegnamento, incentrato sull’affermazione di valori imprescindibili quali sono: la ragione, la giustizia e la libertà,  sta nella forza e nel coraggio di dire no alle menzogne, ai poteri occulti, all’ambiguità, che sono gli strumenti attraverso cui forze nascoste, che operano nella clandestinità,   come la mafia, fanno  di tutto, pur di annichilire il pensiero ed eludere ogni traccia di verità.

Parlare quindi di Sciascia lo ritengo non solo un atto di doveroso rispetto alla grandiosità della sua opera letteraria,  ma opportuno, perché  Sciascia ha saputo leggere nella realtà umana, sociale e politica del suo tempo come pochi e lo ha fatto in maniera da rendere questa realtà evidente, manifesta,  usando un linguaggio asciutto, schietto, vero, senza fronzoli o ricerche verbali particolari.

Povertà,Crisi della ragione, Mafia, Fame di Giustizia,  sono  tematiche che Sciascia  ha affrontato con attenta analisi critica, con profondo senso morale, con alto impegno civile, per cui si può dire che le sue sono pagine rivelatrici di una realtà universale.

Aprire, infatti,  una finestra sulla narrativa di Sciascia è come affacciarsi sulla attualità del mondo.

Il volto della povertà nella sua Regalpetra è il volto della povertà che si riscontra ancora oggi in molte parti del mondo.

LEONARDO SCIASCIA

La condizione di povertà dei suoi scolari, figli di  zolfatari, di  salinari  e di contadini,  e dei loro padri, che guadagnano molto meno di un maestro di scuola o di un impiegato statale,  tanto da apparire  un’offesa alla dignità della persona lo sciopero di quest’ultimi per l’aumento della retribuzione ,come scrive lo stesso Autore,   sono pagine che si adattano alla descrizione di ogni condizione di povertà dei nostri tempi:  dei diseredati, degli emarginati e dei  bambini poveri delle favelas, delle bidonvilles, delle baraccopoli, dei ghetti metropolitani  di molte città e di tutti gli stati del mondo e di esempi se ne potrebbero fare ad iosa,.  Sono pagine, quelle descritte da Sciascia nelle sue opere: “Le Parrocchie di Regalpetra”  e  “Cronachette”, che tracciano la radiografia della miseria umana  che è tale  in ogni grande o piccola città del mondo.  E lui il Maestro, che ai suoi figli è riuscito ad assicurare  da mangiare e da studiare,  si sente oppresso ed oppressore insieme.

Ed ancora: la condizione di miseria e di fatica, della vita quotidiana e del lavoro, reso senza gratitudine e  riconoscimento della propria dignità di persona, dello zolfataro, del salinaro, del contadino, è la stessa degli analoghi lavoratori che ancora oggi non vedono in varie parti del  mondo  giusta considerazione e remunerazione della loro condizione umana e del  loro lavoro. Ciò connota Sciascia di una dimensione umana particolare: essere  Amico degli oppressi, oltre che un osservatore critico attento alla questione-sociale.

Ed  ancora: la crisi della ragione che ancora oggi genera i mostri della  mafia e del  terrorismo.   “Il buio della ragione produce mostri”, scriveva Goya, due secoli fa,  e Sciascia “ce lo ricorda con le sue profezie basate su niente altro che l’analisi spassionata dei fatti”,  come scrive nel libro  “La memoria di Sciascia”,  lo scrittore messicano Federico Campbell, grande amico ed estimatore di Sciascia, che ha conosciuto personalmente e  del quale in Messico ha tradotto le opere.    Crisi della ragione alla quale Sciascia si oppone fermamente, scrive infatti in “ Le Parrocchie di Regalpetra “:    “ Credo nella ragione umana e nella libertà e nella giustizia che dalla ragione scaturiscono.

 Ed ancora:  la mafia e gli intrighi politici, gli imbrogli, gli intrecci tra politica e malaffare, che nella narrativa di Sciascia  offrono il quadro desolante di una società malata, di una politica corrotta , di una corruzione, variamente rappresentata, diffusa .

Ed ancora: la fame di giustizia, che si leva da più parti senza trovare adeguata attenzione e considerazione e giusta risposta e a farne le spese sono sempre i più deboli.

Credo sia questa una risposta accettabile, anche se non esauriente,  alla domanda: perché parlare di Leonardo Sciascia.

                                                                                                  Eduardo Terrana

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MENZIONE SPECIALE ALLA CARRIERA a AZIO SPEZIGA

MENZIONE SPECIALE ALLA CARRIERA a AZIO SPEZIGA

Menzione speciale conferita alla carriera artistica con la motivazione:

“Per la creatività volta alla valorizzazione del territorio pugliese 2019”


all’artista AZIO SPEZIGA

 

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MENZIONE SPECIALE ALLA CARRIERA a AZIO SPEZIGA

 

dir.Crescenza Caradonna
di
“Puglia d’Amare
Quotidiano d’informazione”
(web notizie on line)

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Crescenza Caradonna

UN LIBRO “ AGLAIA” PER CONOSCERE MEGLIO LE DONNE E LE LORO MILLE SFACCETTATURE di Paola Copertino

UN LIBRO “ AGLAIA” PER CONOSCERE MEGLIO LE DONNE E LE LORO MILLE SFACCETTATURE.

Nell’ ambito della Rassegna Rosso Porpora, giunta alla seconda edizione, è stato presentato presso il Museo Diocesano di Molfetta, alla presenza di un foltissimo ed interessato pubblico, il libro “ Aglaia, Diario segreto di uno scrittore impunito”, di Mauro Mastrofilippo.

A fare gli onori di casa l’assessore alla cultura e vice sindaco Sara Allegretta, promotrice della rassegna culturale affiancata dall’ autore, dalla professoressa Antonella Paganelli nel ruolo della moderatrice e da Giorgio Latino in veste di lettore di alcune pagine del romanzo.

Quest’anno la rassegna affronta il desiderio di amore attraverso il romanzo e il 9 marzo, nella Cittadella degli Artisti, alle 20.30, con lo spettacolo teatrale in forma di monologo: Di fuoco e di vento. Eleonora Duse. L’Imaginifica.

Ancora una volta scandagliato l’universo femminile sotto una altra prospettiva, dando voce alle donne protagoniste di questo avvincente racconto ricco di sorprese e colpi di scena.

I presenti attraverso alcuni brani del libro e le sollecitazioni della Paganelli, hanno ripercorso il viaggio di andata e ritorno, dalla Puglia agli Stati Uniti, raccontato dall’autore, una delle icone della moda degli anni ’80, che in questo noir traccia i vari percorsi del bisogno d’amore attraverso le protagoniste del romanzo: Veronica, Wilma e Gabri.

Il romanzo ha il pregio di mescolare uno stile lieve e a tratti scanzonato con una narrazione densa di significati, capace di coinvolgere il lettore fino al suo inaspettato e drammatico epilogo.

Le Tre Grazie del Canova, raffigurate sulla copertina del libro a simboleggiare la bellezza femminile sono in contrapposizione con le tre protagoniste, ognuna con il proprio “grido d’amore”. Ognuna di loro nasconde segreti che non verranno svelati se non alla fine.

La serata è trascorsa piacevolmente fra l’excursus della vita di Mastrofilippo, che ha toccato differenti ambiti lavorativi abbracciando più carriere, alla dichiarazione d’amore per il sesso femminile e le sue potenzialità.

Pur non essendo autobiografico, racconta molto delle donne avendo l’autore vissuto a diretto contatto con l’universo femminile quando ha calcato le più importanti passerelle della moda negli anni ottanta.

Ogni presentazione, dalla prima a Bisceglie sua città di adozione a tutte quelle che sono seguite, ha incontrato il favore del pubblico che si è complimentato con l’ autore riscoprendo ed apprezzando un Mastrofilippo inedito, per certi versi anche sorprendente.

Per chi non lo avesse ancora letto vi sveliamo qualche anticipazione, ma non troppo, come si addice ad un noir.

Una storia apparentemente rosa, velata di passionale erotismo e dipanata su melanconici ricordi, si tinge marcatamente di nero allorquando Marco, il protagonista maschile, si vede costretto a tener fede alla sacra ed insana promessa fatta alla sua amante: uccidere suo marito.

Mastrofilippo da sempre è stato appassionato di scrittura, è una sua vecchia passione, tenuta nascosta per pudore, per inibizione. Da ragazzo si sfogava attraverso le lettere scritte in navigazione ed inviate dai porti toccati dalle navi sulle quali in giovane età era stato imbarcato.

Più in avanti, quando moda e immagine, impossessandosi della sua vita, lo portano dalle passerelle e dalle sale di posa, al di qua dell’obbiettivo di una macchina fotografica, di una video camera o di un ciak, si è ritrovato a corredare brochure, materiale pubblicitario e quant’altro producevo, con slogan, didascalie e testi scritti.

La costante piacevole presenza di donne nella sua vita ha influito sulla  scelta di rendere nel romanzo protagoniste le donne. Una madre e due sorelle in una casa dove manca il padre perché naviga, segnano già al femminile la sua infanzia. Se a questo poi ci aggiungiamo una quantità industriale di materne zie, affettuose cugine e di generose amiche delle sue sorelle nel suo quotidiano di adolescente, è facile intuire quanto forte, da lì in poi, si sarebbe fatta la dipendenza dall’universo donna. Non c’è stato giorno che Mauro non abbia avuto al suo fianco una compagna. E se una lunga navigazione lo privava della sua piacevole compagnia, sapeva come fare per entrare nelle grazie di straniere sconosciute non appena toccava terra. Bell’aspetto, italianità, gentilezza ma soprattutto conoscenza del linguaggio dell’altro sesso, gli facilitavano l’approccio. La bellezza esagerata di top model frequentate per lavoro per oltre un decennio e la grandezza di una moglie dalla quale non potrei mai prescindere, hanno fatto il resto.

Mastrofilippo è grato anche agli uomini..

Con loro ha giocato a salta cavallo, a pallone, ha marinato la scuola, ha imparato a fumare, ha stretto patti di sangue, ha tifato per una squadra, ho lottato per un ideale, ho fatto il militare, ha viaggiato per lavoro e per vacanza, ho condiviso gioie e dolori.

A loro deve molto.

Ebbene sì, è stato sempre rapito dalla capacità delle donne di essere al contempo fragili e forti, geniali e sregolate, dolci e amare, perfide ed amabili. I loro racconti, le confidenze, le verità, le sane bugie, la variegata visione della vita lo hanno migliorato dentro. Credo, dice Mastrofilippo, mi abbiano dato molto più di quanto io abbia potuto dare a loro.

Come potevo non narrare di loro?

Come potevo non renderle protagoniste dei miei romanzi quando lo sono già della mia stessa vita? Afferma quindi l’ autore, sollecitato dalla moderatrice…

Racconta poi come è nata la sua carriera sulle passerelle.

“Provo a fare il fotomodello, e per fatal combinazione capito al casting giusto nel momento giusto. La redazione di Vogue, dico Vogue, cercava un fotomodello che avesse confidenza con motori, caldaie, manovellismi e quadri elettrici, per realizzare un servizio fotografico di moda riconducibile a quel gran capolavoro di film di Fritz Lang che è “Metropolis”. Quello che cercavano disperatamente lo trovarono non appena raccontai di me all’addetto al casting. Tutto tornava. Essere stato un macchinista navale per un bel po’ di anni, in quel preciso luogo e momento pagava, pagava tanto e bene. Decolla così la mia carriera di fotomodello e indossatore. Entro dalla porta principale a fare parte da protagonista di un mondo esclusivo, patinato come le pagine prestigiose di testate di moda. Modelle e modelli bellissimi su pagine di giornale, passerelle da defilè e negli spot pubblicitari, per incantare un pubblico deciso a spendere fior di quattrini per qualcosa di effimero ma rappresentativo di un prestigioso status symbol. Cose da pazzi, vero? Ma Eravamo alla fine degli anni 80 e Milano, capitale europea della

moda, a quel tempo era la “città da bere” ed io l’ho bevuta, a piccoli sorsi, tenendo ben piantati i piedi per terra e gli occhi ben aperti

Una volta svestito i panni dell’uomo copertina, è stato naturale per lui fare il direttore artistico, il regista, l’attore di teatro, l’organizzatore di eventi, il creativo, il copywriter, l’insegnante di portamento, attività queste che hanno fatto da apripista a quella che ha ritenuto la migliore trovata per reinventarsi ancora una volta: scrivere storie.

E, visto il successo, confermiamo che le sue storie piacciono e catturano il pubblico il quale, come tutte le presentazioni, si accalca per acquistare il libro e farselo autografare da Mauro Mastrofilippo dalle mille vite: da marittimo a modello, da creativo a scrittore, sempre capace di mettersi in gioco.

“Aglaia” sta infatti conquistando una fascia sempre più ampia di lettori anche grazie alla capacità empatica che l’autore ha dimostrato di possedere.

Tante le presentazioni già programmate nel barese, viste le richieste pervenute da librerie, circoli ed associazioni.

                                                          

Paola Copertino

LA SAGGEZZA DIVINA SI NASCONDE DIETRO UN VELO DI FOLLIA di Fra UMBERTO PANIPUCCI

FRA UMBERTO PANIPUCCI

LA SAGGEZZA DIVINA SI NASCONDE DIETRO UN VELO DI FOLLIA

Lc 6,27-38

+In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico:+

Gesù riserva i suoi insegnamenti più preziosi a coloro che “ascoltano”, ovvero chi è disposto ad accogliere la Parola fino in fondo accettando così la sfida che la fede porrà al suo buon senso, ma anche alle paure che possono frenare la crescita spirituale. Le parole che stanno per seguire non arriveranno a tutti, pur essendo proferite pubblicamente. Fin quando non si è pronti al vero ascolto questi versetti restano silenzio, parole insensate, enigmi che, ad un cuore chiuso, restano follia.

+amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra;+

La storia è brutalmente segnata dalla violenza fratricida. Ai tempi di Gesù questa realtà mostrava se stessa ogni giorno per le strade, basti pensare al quotidiano orrore delle crocifissioni. L’orgoglioso popolo d’Israele cercava di reagire come poteva all’ingiustizia degli occupatori romani, ma ciò nulla otteneva, se non un’interminabile spirale di sangue che culminerà con la distruzione di Gerusalemme e l’assedio di Masada. Cristo vuole spezzare questa maledizione proponendo un nuovo modo di affrontare il male, ovvero annullarlo con il bene, rifiutandosi così di scendere allo stesso livello di chi odia, maledice, disprezza ed è violento. Chi fa il male si aspetta reciprocità, ma rimane disorientato se i destinatari dei suoi gesti rispondono a questi con il bene. Chi commette violenza è già vittima di questa: smarrito, ha perso la luce divina e brancola nel buio della menzogna. Ha bisogno perciò della preghiera, ma anche di sapere che c’è qualcuno disposto a perdonarlo. Porgere la guancia diventa così un gesto vittorioso, chi lo fa non cede al ricatto della violenza e ferma la spirale della vendetta.

+a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.+

La paura di perdere i nostri beni ci rende ansiosi e angosciati, ci porta alla diffidenza e alla chiusura, non raramente ciò può renderci anche violenti. Ecco perché Gesù vuole che i suoi discepolo più intimi siano il più possibile distaccati dalle sicurezze materiali. Per i seguaci di Cristo c’è qualcosa di più importante da difendere e custodire.

+E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.+

Questo principio etico è noto come Regola d’oro ed è presente in quasi tutte le culture sotto forma positiva o negativa (non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te), ne si ha traccia già dagli egizi. Si tratta del principio di reciprocità ed è una norma morale dal valore universale. Gesù insegna ai suoi discepoli a regolare le proprie azioni verso gli altri in base alle loro necessità, sviluppando così quella che oggi chiameremmo empatia. Nel discorso della Montagna questo principio è utilizzato da Matteo come una sintesi al grande commento sulla Torah che Gesù fa nei capitoli precedenti (cfr. Mt 7,12 in riferimento ai capp. 5-7). In Luca, invece, essa Introduce i precetti sull’amore incondizionato che un discepolo di Cristo deve avere verso chiunque, anche i propri nemici. Essenzialmente un cristiano deve conformarsi a quel Dio che è amore, non si vendica ed sempre disposto al perdono, qualora lo si voglia accogliere.

+Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.+

Non basta essere onesti e restituire il bene che ci viene fatto, il cristiano è colui che porta il cielo in terra e fa venire il Regno attraverso se stesso (La preghiera del Padre nostro è un programma di vita cfr Mt 6, 9-15). Se poi riesce a non essere solo, ma la realizza la sua santità assieme alla comunità questa diventa un angolo di paradiso in questo mondo. Se il nostro modo di vivere non diventa davvero alternativo, non c’è nulla che ci distingue dagli altri, siamo sale che ha perso sapere, luce nascosta sotto il moggio (Cfr. Mt 5,13-16).

+Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.+

Gesù svela finalmente l’arcano: “l’assurdità” di questi comportamenti si rivela essere la più profonda saggezza. Egli ci vuole invitare a essere figli dell’Altissimo, cioè ad assomigliare a Dio stesso che nel suo amore è fedele a noi anche quando noi non lo siamo nei suoi confronti. Il cristiano, alter Christus, è chiamato a testimoniare la misericordia del Padre a tutti gli uomini, specie quelli che non appartengono alla propria cerchia.

+Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».+

Nella misura in cui somiglieremo a chi ci ha rivelato il Padre attraverso la sua stessa vita (cfr. Gv 14,9) saremo partecipi della divinità (ovvero verremo inabitati dallo Spirito), diversamente non potremo accogliere quel dono che già è pronto per noi. Dio è perdono, se l’abbiamo accolto perdoneremo e ci sentiremo perdonati; Dio è misericordia: se l’abbiamo accolto saremo misericordiosi e conosceremo la sua misericordia; Dio è amore incondizionato verso tutti: se l’abbiamo accolto sapremo amare anche i nostri nemici e sperimenteremo l’estasi del suo amore infinito.

Felice Domenica

Fra Umberto Panipucci.

“IL TRENO RACCONTI E FAVOLE” DI VITO COVIELLO

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“Il TRENO RACCONTI E FAVOLE”
DI VITO COVIELLO

Il nuovo libro di Vito Coviello, lo scrittore 65enne cieco, nato in provincia di Potenza e residente a Matera, raccoglie una serie di storie e aneddoti cari all’autore, risalenti al periodo, in cui viaggiando per tutta Italia, cercava responsi più favorevoli al suo dramma. Appena 47enne, Vito si ammala di glaucoma cortisonico, una rara malattia degli occhi che riduce alla cecità chi ne è colpito. Quei viaggi, che lui chiamava della speranza, erano tutti rigorosamente in treno. Per cui il mezzo, all’improvviso, diventa depositario dei suoi stati d’animo più intimi. È il periodo dei sentimenti contrastanti, dei sì, dei forse e dei no. È il periodo dell’amarezza, della paura, del dolore e dell’impotenza. Ma è anche il periodo dei ricordi, favoriti dal ritmico dondolio del treno. Dunque, non il contenuto dei suoi pensieri ma un libro-simbolo di rinascita. La più vera. La più bella. Decidere di dedicare, nonostante il disagio, la sofferenza, la mancanza di un’autonomia a cui si era abituati, agli altri e a Dio, la propria esistenza, è l’atto più coraggioso al mondo.
“Il Treno: Racconti e Poesie” è stato pubblicato dall’Associazione ciechi, ipovedenti e invalidi lucani (
ACIIL ONLUS)

ACIIL ONLUS-PUBBLICA:

“IL TRENO RACCONTI E FAVOLE”

di VITO COVIELLO

RECENZIONE

DELL’ARCIVESCOVO DI MATERA – IRSINA

La vita dono meraviglioso da vivere, ricchezza inesauribile da trasmettere, luce radiosa che allontana le tenebre, fiume d’acqua viva che scorre irrigando e dissetando.

In questa logica leggo con gioia questo treno che corre sui binari della storia pieno di racconti e poesie che aiutano ad assaporare la vita.

Sono racconti impregnati di quotidianità dove il rapporto con gli altri diventa fondamentale per dialogare, crescere, maturare, per costruire insieme. Dai bambini ai giovani, dagli anziani agli affetti più cari come la moglie o parenti stretti.

Storie condensate di un vissuto che entra nei luoghi abitati dall’uomo, nelle terre dove gli animali hanno la loro voce giocando tra di loro e con gli uomini.

Una lettura della vita amata e vissuta nonostante le contrarietà, le sofferenze, le cadute, le ribellioni. Proprio per questo una vita più vera perché capace di risollevarsi sempre per riscostruire anche sulle macerie.

E’ il treno che continua a correre sui binari dell’esistenza: la gioia e il dolore.

Il treno che fischia facendo udire la sua presenza di vittoria sulla morte anche quando si ferma nelle diverse stazioni.

Il treno per salire e scendere e fare un tratto insieme per poi continuare verso la stazione centrale.

Non è la fine di una corsa: è l’inizio di una vita nuova, quella eterna. Un’esistenza pienamente vissuta che respira il divino nell’umano proprio nel mentre l’umano si affida al divino: è la fede in quella Mamma celeste, la Madonna, che anche oggi ci dona il suo Figlio, Gesù, che dà senso a questa esistenza.

E’ quanto traspare dalla lettura di questo libro che il carissimo Vito Coviello ha voluto comunicare a chi, come me, gode nel tuffarsi in fatti, luoghi, volti che, per quanto non conosco personalmente, però mi fanno rivisitare la mia storia, i miei luoghi, i miei affetti.

Un grazie di cuore a Vito che mi fa condividere, quasi quotidianamente, quanto scrive, contribuendo a farmi gustare ulteriormente questa esistenza sempre gravida e pronta a partorire vita.

†Don Pino, Arcivescovo di Matera – Irsina

ACCADE OGGI: Stan Laurel, pseudonimo di Arthur Stanley Jefferson. In Italia, è per tutti Stanlio

Stan Laurel, pseudonimo di Arthur Stanley Jefferson. In Italia, è per tutti Stanlio

Muore a Santa Monica, Stan Laurel, pseudonimo di Arthur Stanley Jefferson. In Italia, è per tutti Stanlio, del duo comico Stanlio&Ollio. Nato in Inghilterra nel 1890, Laurel conosce nel 1909 Charlie Chaplin, con il quale recita nella compagnia teatrale di Fred Karno. Nel 1917 recita nel suo primo film e dieci anni più tardi, in “The Second Hundred Years”, appare per la prima volta in coppia con Oliver Hardy, Ollio. Il successo, in tutto il mondo, sarà immediato e strepitoso. 

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“GIORNATA DEL RICORDO” Parrocchia San Giuseppe – Bari

“GIORNATA DEL RICORDO”

BARI – Si terrà sabato 📌23 Febbraio alle ore 11.00📌 la Santa Messa, presso la Parrocchia di San Giuseppe, in memoria di tutti i defunti che nella vita hanno incontrato malattia e dolore. La Giornata del Ricordo è organizzata dal Comitato Provinciale ANMIC di BARI, l’associazione che per Legge ha la legale rappresentanza della categoria degli invalidi civili, Ente Morale di Diritto Privato DPR 23.12.1978.

“Un momento di raccoglimento, preghiera ma anche di riflessione – evidenzia Michele Caradonna Presidente del comitato provinciale barese – che l’ANMIC organizzerà anche per i prossimi anni, nell’ultimo sabato del mese di Febbraio. Una giornata del Ricordo voluta affinché le Battaglie silenziose delle persone con disabilità, combattute con dignità e amore per la Vita fino alla fine, non vengano dimenticate e ci aiutino a riflettere sul significato della nostra opera su questa terra.”

La funzione Liturgica sarà celebrata da Don Marcello Calefati, vicario episcopale per la Marina Militare italiana

IL BUONGIORNO di Cresy Caradonna

”L’Arte va ammirata
con occhi bambini”
di Cresy

#cresypensiero.

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IL MONDO DELLO SPETTACOLO TREMA

Mercoledì, 28 gennaio 2025 IL MONDO DELLO SPETTACOLO TREMA: Sotto il Riflettore della Procura.    L’eco degli applausi si spegne per lasciare spazio al rumore delle carte giudiziarie che si voltano. In questo inizio di 2026, l’Italia non si interroga più solo su chi vincerà il prossimo festival o quale serie batterà i record di…

Inaugurata a Candela la mostra “La Grande Guerra. Fede e Valore”

Inaugurata a Candela la mostra
“La Grande Guerra. Fede e Valore”

Inaugurata a Candela la mostra “La Grande Guerra. Fede e Valore”

Taglio del nastro questa mattina a palazzo Ripandelli, alla presenza del Generale Rainò e del Sindaco Gatta.

Candela (Fg) 21 febbraio. E’ stata inaugurata questa mattina, nella storica cornice di palazzo Ripandelli, la mostra “La Grande Guerra. Fede e Valore”.
Alla cerimonia di taglio del nastro era presente una folta rappresentanza della cittadinanza e degli studenti Candelesi di ogni ordine e grado.

L’esposizione, accurata e di grande interesse, oltre ai roll up editi dallo Stato Maggiore dell’Esercito, che raccontano in maniera chiara e sintetica i tragici eventi che contraddistinsero l’ntero periodo bellico, propone documenti e cimeli, divise e fotografie d’epoca – riproduzioni in scala dei mezzi impiegati e scritti originali di Combattenti al fronte rivolti alle loro famiglie.
All’allestimento della mostra, che è stata realizzata dal Comando Militare Esercito Puglia (CME) in sinergia con il Comune di Candela, hanno contribuito le famiglie Candelesi, i collezionisti privati Franco Tria e Piero Violante oltre ai modellisti storici Luigi Ferri e Luigi Iacomino.

E’ un’esposizione che fa riflettere e toccare con mano i sacrifici dei nosti avi, i cui nomi abbiamo voluto ricordare nel percorso espositivo” ha dichiarato il Sindaco Gatta durante il suo intervento.

Tra gli intervenuti il professor Nicola Neri, docente di Storia militare presso l’Università “Aldo Moro” di Bari e la professoressa Donata Melchionna, consigliere comunale con delega alla cultura, ha moderato il Maggiore Mauro Lastella, capo sezione pubblica Informazione del CME.

Il Comandate Territoriale dell’Esercito in Puglia, Generale di Brigata Giorgio Rainò ha espresso grande soddisfazione per la sinergia instaurata con il Comune auspicando una collaborazione sempre più viva tra Esercito e Istituzioni locali.

La cerimonia è stata preceduta con gli onori ai Caduti e con la deposizione di corona d’alloro dinanzi al monumento a Loro dedicato. A rendere ancora più toccante il momento il canto del Piave intonato dalla viva voce degli studenti dell’Istituto Comprensivo “Papa Giovanni Paolo II” di Candela.

La mostra che ha già superato le 400 richieste di visita di scolaresche e gruppi organizzati sarà aperta dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00 fino a domenica 24 febbraio, con ingresso libero e gratuito.

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CISTERNINO STREET CARNIVAL CLOWN EDITION 2019

Il divertimento si fa largo tra le vie di Cisternino, o meglio, si fa strada.
È tutto pronto per il Cisternino Street Carnival – Clown Edition, la grande festa all’insegna della musica e dell’arte circense che invaderà la suggestiva cittadina della Valle d’Itria nelle giornate del 23 e 24 febbraio 2019.
Quattro postazioni, dislocate in punti diversi del centro storico, diventeranno angoli di palcoscenico a cielo aperto che lasceranno spazio ad artisti dal talento straordinario. Palline, clave, sciabole e cappelli volteggeranno per aria nello spettacolo del Circo Dis-tratto, in cui numeri di equilibrismo e giocoleria si
alterneranno a gag esilaranti. Sulla stessa linea d’onda sarà lo show Quasimusicale offerto da Stefano Bitetto, alias Mr. Santini: un’autentica e armoniosa miscela di musica, sketch e giochi circensi riuscirà a tenere alta l’attenzione del pubblico. Non sarà da meno Yari Croce, artista a tutto tondo che gioca sempre le carte giuste
per coinvolgere la gente, in un concentrato di magia, mimo e giocoleria ad alti livelli.
Humor eccentrico, abilità stravaganti e una costante sfida al pericolo sono, invece, i tratti salienti dello spettacolo “Errando si impara”, frutto di numerosi viaggi intorno al mondo. Errare è, non a caso, la parola chiave in cui è racchiuso il concetto di sbagliare, ma anche quello di viaggiare e conoscere nuove culture.
I due personaggi avranno a disposizione solo 30 minuti per mostrare il legame tra l’errore e la voglia di riprovare, perché, talvolta, è la perseveranza che trasforma in realtà ciò che crediamo impossibile.
Musica e intrattenimento saranno nelle mani della Funny Funky Street Band, gruppo decisamente fuori dagli schemi, che, attraverso coreografie strabilianti e un’alchimia di culture musicali differenti, fanno dell’originalità il loro marchio di fabbrica.
A completare le giornate, clown itineranti, Ballon art con il clown Soldino, trucca bimbi, una zona handmade su Corso Umberto e l’immancabile Area Food: un vero tripudio di profumi e sapori inebrierà piazza Marconi,
dove si potranno degustare specialità tipiche locali come l’ottima carne, chips, la rinomata cazzatedda cegliese, panzerotti e, ancora, dolci strepitosi tra cui crepes e le tette delle monache. Il tutto accompagnato da fiumi di birra e vino rigorosamente artigianale.
Cisternino Street Carnival – Clown Edition è un evento patrocinato dal Comune di Cisternino, che chiamerà a raccolta l’intera cittadinanza, operatori e commercianti, per garantire uno spettacolo all’altezza delle aspettative da parte delle centinaia di visitatori previsti.
L’organizzazione invita calorosamente grandi e piccoli a partecipare all’evento in costume carnevalesco o ad indossare accessori di vario genere, come cappelli, occhiali grandi o nasi da clown, per immergersi pienamente nell’atmosfera gioiosa della festa più colorata dell’anno.

Sabato 23 febbraio
Ore 20:00
Domenica 24 febbraio
Ore 18:00

INGRESSO GRATUITO

Info: Manuel Manfuso 324.8679062

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