Ah, focaccia di Bari, regina dorata, sulla teglia rotonda, sei ben adagiata. Con l’olio che luccica, gemma solare, profumo che inebria l’aria del mare. Pomodorini rossi, confetti vermigli, olive spiritose, sono tesori da assaporare. Sale grosso che scrocchia, sinfonia gustosa, Nell’impasto soffice, delizia gioiosa. Al mattino fragrante, o a sera leggera, sei conforto sincero, gioia vera. Sotto il sole cocente, o al tiepido vento, sei un pezzo di Puglia, un dolce portento. Ogni morso è un viaggio, un sapore sincero, della terra che canta, del cielo sereno. Focaccia barese, semplice e divina, Nel cuore di Bari, la tua fiamma confina. di Cresy Caradonna@
POESIA E MUSICA PER LA PACE E LA FRATERNITÀ FRA I POPOLI. “C’è verso per la pace” è un recital di poesia, musica e canzoni realizzato dall’associazione Tavole Magiche nell’ambito degli eventi della diciannovesima edizione del Festival Internazionale di Poesia “Palabra en el Mundo”, organizzato dal Progetto culturale SUR Internacional, dalla rivista spagnola Isla Negra diretta da Gabriel Impaglione e dal Festival Internacional de Poesía dell’Avana. Il Festival realizza in tutto il mondo letture ed eventi di poesia attraverso una rete di associazioni, gruppi e singoli poeti e artisti accomunati dalla comune tensione artistica ed etica della poesia come azione universale per la pace, la libertà e la dignità umana. “C’è verso per la pace”, dedicato all’impegno per la pace e la fraternità fra i popoli, è l’unico evento pugliese di Palabra en el Mundo e vedrà gli attori Franco Minervini e Elena Cascella recitare poesie di Capitini, Dickynson, Eluard, Fortini,Levertov, Neruda, Quasimodo, Rodari, Szymborska. Le poete e poeti baresi Lucia Agosti, Felice Alloggio, Cresy Caradonna, Celestina Carofiglio, Flora De Vergori, Lucia Diomede, Mirella Iannaccone presenteranno loro poesie sul tema. Il musicista Ivan Dell’Edera curerà la parte musicale.
Franco Minervini
Bari (Bari) Auditorium Anas Puglia – Via Colajanni 27 ore 17:30 ingresso libero Info. 3204306025
Il faro di Punta San Cataldo di Bari è il faro portuale del capoluogo della Puglia. È il terzo faro più alto d’Italia e il 22º nel mondo.
Costruito nel 1869, con i suoi 380 scalini, si trova all’interno di un giardino recintato, chiuso da un cancello in ferro che conduce ad una struttura bianca a due piani che regge la torre ottagonale.
La gestione e manutenzione del San Cataldo è affidata all’Arsenale militare marittimo di Taranto, che controlla anche l’Abruzzo, il Molise, la Basilicata e la Calabria.
Il faro di Bari si trova a nord della città, nei pressi della Fiera del Levante e del Porto, sul lungomare Starita.
La struttura muraria portante è in tufo.
La frequenza luminosa della lanterna dura in tutto 20 secondi: tre lampi da 0,2 secondi, intervallati da un doppio periodo di buio di 3,8 e un terzo più lungo di 11,8.
Ma oltre a immagini e filmati sul faro vi è una stanza dove si mette in risalto il lavoro di
Si può visitare, presso il Faro di Bari, una interessante “MOSTRA DI RADIO” con immagini e filmati che vanno dal 1910 al 1950 che mettono in risalgo il lavoro di GUGLIELMO MARCONI.
NOTIZIE E INFO
I visitatori saranno accolti da un video-racconto, poi potranno visitare la sala dedicata alla storia della radio, ammirare reperti storici sui collegamenti via etere, approfondire la storia della prima trasmissione radio e scoprire gli apparecchi in esposizione, che provengono dalle collezioni di Alberto Chiantera e dell’Associazione italiana radioamatori-sezione di Bari.
Il museo nasce nel contesto del recupero di tre fari e tre torri costiere della regione nell'ambito dell'Interreg Co.He.N. (Coastal heritage network, Interreg Grecia-Italia 2014-2020) promosso e finanziato dalla Regione Puglia. Nel programma sono inseriti anche il faro torre San Giovanni a Ugento (Lecce) e la torre San Felice a Vieste (Foggia), già aperti e fruibili. Così come la torre Pietra a Margherita di Savoia, la torre Calderina a Molfetta e il faro di Punta Palascia a Otranto.
IL FARO DI SAN CATALDO, BARI
“La Regione Puglia – spiega il governatore Michele Emiliano – ha coordinato un’operazione di recupero e riallestimento di queste strutture, trasformandole in luoghi vivi e di cultura, che custodiscono l’identità dei nostri paesaggi e la memoria della nostra storia”. Il sindaco di Bari, Vito Leccese, evidenzia che nel faro San Cataldo “gli spazi espositivi offriranno ai visitatori l’opportunità di conoscere la storia dei fari e delle torri costiere di Puglia e di approfondire la conoscenza del mondo della radio e di Guglielmo Marconi”. Il Museo del faro e della radio è gestito, in convenzione con il comune di Bari, dall’associazione Vedetta sul Mediterraneo, in collaborazione con l’associazione Mar di Levante e l’Associazione radioamatori italiani-sezione di Bari. Direttrice onoraria è la giornalista e scrittrice Enrica Simonetti.
“ORIZZONTI” Tra forme e colori Mostra d’arte collettiva
presso Galleria Divitas a Bari Via Orazio Flacco, 13/B
Inaugurazione mercoledì 30 aprile 2025 alle ore 18:30
Presenterà Marinka Partipilo presenzieranno: Prof.ssa Celestina Carofiglio poetessa e scrittrice Dir. Cresy Crescenza Caradonna poetessa e blogger
curatori Cav. Andrea Lanzolla , Marinka
ORARI APERTURA dal 30-4-2025 al 17 maggio 2025 Mattina 10,30-13,00 – Pomeriggio 17,30-20,30
Sabato pomeriggio chiuso – Festivi solo per appuntamento.
Foto della serata di inaugurazione
ORIZZONTI E NUVOLE
Orizzonti nuvole sospese dove tutto è silenzio viaggiatrici del tempo
il cielo sembra toccare la terra e il mare
il sole si leva vicino mi appare il mio paese azzurro, bianco o grigio si specchia nell’etere
l’infinito è nell’orizzonte corro in cerca di esso ma tutto si dilata e nei miei occhi resta solo il cielo che non mi stanco mai di guardare mi perdo dall’alba al chiaro di luna foglio bianco mi appare dove scrivo la parola fine.
QUINTO ENNIO poeta, drammaturgo e scrittore romano.
La cosiddetta testa di Ennio, proveniente dal Sepolcro degli Scipioni sulla Via Appia
Quinto Ennio (in latino Quintus Ennius; Rudiae, 239 a.C. – Roma, 169 a.C.) è stato un poeta, drammaturgo e scrittore romano. Viene considerato, fin dall’antichità, il padre della letteratura latina, poiché fu il primo poeta a usare il latino come lingua letteraria in competizione con il greco.
Biografia
Ennio intento ad ascoltare Omero. Dettaglio dal Parnaso, affresco di Raffaello nelle Stanze Vaticane
Quinto Ennio nacque nel 239 a.C. a Rudiae, nei pressi di Lecce, città dell’antica Calabria (l’attuale Salento) in cui allora convivevano tre culture: quella greca che aveva come centro maggiore Taranto, quella osca dei centri minori indigeni italici, e quella dell’occupante romano: Aulo Gellio testimonia infatti che Ennio, pur vantandosi di discendere da Messapo (eroe eponimo della Messapia e dei Messapi), era solito dire di possedere “tre cuori” (tria corda), poiché sapeva parlare in greco, in latino e in osco.
Durante la seconda guerra punica militò in Sardegna e nel 204 a.C. vi conobbe Catone il Censore, che lo portò con sé a Roma. Qui ottenne la protezione di illustri uomini politici quali Scipione l’Africano e, poco tempo dopo, entrò in contatto con altri aristocratici del circolo degli Scipioni, filoelleni, come Marco Fulvio Nobiliore. Queste amicizie lo posero in conflitto con Catone, diffidente nei confronti delle altre culture e di quella greca in particolare.
Nel 189 a.C. Marco Fulvio Nobiliore, nella guerra contro la Lega etolica, condusse con sé Ennio come poeta al seguito, con il compito cioè di celebrare le gesta del generale (come in effetti fece nella tragedia praetexta Ambracia). Questo scandalizzò Catone in quanto comportamento contrario al costume degli avi, al mos maiorum. Cinque anni dopo Quinto Fulvio Nobiliore, figlio di Marco, gli assegnò dei terreni presso la colonia da lui dedotta a Pesaro e gli fece conferire la cittadinanza romana. Riconoscente, Ennio espresse orgogliosamente questa concessione: (latino) «Nos sumus Romani qui fuimus ante Rudini» (italiano) «Sono cittadino di Roma, io che un tempo fui cittadino di Rudiae»
(Quinto Ennio, Annales)
Ennio, messo a capo del collegium scribarum histrionumque, trascorse gli anni della vecchiaia in relativa orgogliosa miseria, con una sola serva al suo servizio, attendendo alla composizione delle sue tragedie e del poema epico: (latino) «Annos septuaginta natus – tot enim vixit Ennius – ita ferebat duo quae maxima putantur onera, paupertatem et senectutem, ut eis paene delectari videretur» (italiano) «A settant’anni – tanti, infatti, ne visse – Ennio sopportava la povertà e la vecchiaia, che si suole considerare come le cose più moleste, quasi sembrando che ne godesse»
(Cicerone, Cato Maior de senectute, 14 – trad. A. D’Andria)
Tra i suoi discepoli ricordiamo il nipote (figlio di sua sorella), il tragediografo e pittore Marco Pacuvio, e il commediografo Cecilio Stazio (con cui condivise l’abitazione).
Pur sofferente di gotta, nell’anno stesso della morte fece rappresentare la sua ultima tragedia, il Tieste.
Ennio morì a Roma nel 169 a.C. Secondo la tradizione, in virtù dei suoi meriti poetici, oltre che per l’amicizia personale, fu sepolto nel sepolcro degli Scipioni, sull’antica Via Appia, dove fu raffigurato da un busto su cui era inciso un epitaffio in distici elegiaci che Cicerone credeva composto dallo stesso Ennio: (latino) «Aspicite, o cives, senis Enni imaginis formam:
hic vestrum panxit maxima facta patrum. Nemo me lacrumis decoret, nec funera fletu faxit. Cur? Volito vivus per ora virum» (italiano) «Ecco, o cittadini, i tratti dell’effigie del vecchio Ennio:
costui le massime gesta cantò dei vostri padri. Nessuno di lacrime mi onori, né la mia morte pianga. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini»
(Quinto Ennio)
Ennio sperimentò numerosi generi letterari, molti dei quali a Roma erano poco conosciuti o del tutto sconosciuti, tanto che è stato definito il vero padre della letteratura latina.
Della maggior parte di queste sue opere rimangono solo pochi frammenti e titoli.
Ennio fu il primo poeta latino a scrivere un poema in esametri, il metro di Omero, che fu poi utilizzato da tutti i poeti epici successivi: il suo capolavoro, gli Annales, fu il primo poema epico a narrare la storia di Roma dalle origini facendo di Ennio il “vate” di Roma e tra i principali modelli stilistici del De rerum natura di Lucrezio e dell’Eneide di Virgilio. Scrisse numerose commedie e tragedie, di cui restano pochi frammenti, e da altri frammenti si ritiene che abbia scritto anche alcune satire, anticipando addirittura Lucilio, considerato il padre del genere.
La Giornata Internazionale della Lingua Madre è stata istituita nel 1999 dall’Unesco, per promuovere la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo. Viene celebrata in tutto il mondo a ricordo di un drammatico episodio risalente al 21 febbraio 1952, nel quale quattro studenti bengalesi dell’Università di Dacca (a cui se ne aggiunsero altri nei giorni a seguire), furono uccisi dalla polizia di quello che allora era il Pakistan orientale, mentre rivendicavano l’ufficialità della loro lingua, il bengalese.
Come sosteneva Nelson Mandela: “Parlare a qualcuno in una lingua che comprende consente di raggiungere il suo cervello. Parlargli nella sua lingua madre significa raggiungere il suo cuore“.
La lingua madre è la lingua del cuore, delle emozioni e degli affetti primari. Per un bambino, è spesso la lingua delle prime esperienze culturali, dei giochi, delle ninne nanne, della complicità e dei primi racconti. Il codice materno contiene parole che sussurrano, consolano, sgridano, rassicurano, insegnano e influenzano profondamente la nostra storia e l’immagine del mondo che grazie ad esse ci costruiamo. La lingua madre è la ‘prima’ lingua che non ostacola i successivi apprendimenti ma, al contrario, apre a nuovi linguaggi e ad abilità cognitive e metacognitive.
La giornata di celebrazione della Lingua Madre è l’occasione per conoscere, riconoscere e valorizzare le lingue del nostro vivere quotidiano (a scuola o al lavoro) e riflettere sui cambiamenti in corso nella nostra società. Quali lingue si parlano oggi in Italia? Accanto alle varietà dialettali – in certi contesti ancora molto diffuse e praticate – ci sono le dodici lingue delle minoranze (il friulano, lo sloveno, il tedesco, il ladino, l’occitano, il sardo …), la cui tutela è regolata da apposita legge. E poi ci sono le lingue di nuova immigrazione, che sono parte strutturale del paesaggio linguistico, visivo e sonoro, dei nostri territori: il romeno, l’arabo, l’albanese, il cinese, lo spagnolo.
Ed è soprattutto nella scuola di oggi, sempre più multiculturale e plurilingue, che è necessario dare valore alle lingue in contatto, sottolineando che tutte le lingue hanno diritto di entrare in classe, anche se è l’italiano ad essere la lingua privilegiata della scuola. La ricorrenza della Giornata Internazionale della Lingua Madre può essere l’occasione per conoscere le biografie linguistiche degli studenti e rilevare le competenze nella lingua d’origine; per valorizzare le potenzialità della lingua materna ai fini dell’apprendimento di una seconda e terza lingua; per dare visibilità alla pluralità linguistica negli spazi della scuola e valorizzarla attraverso i momenti della narrazione di fiabe, testi letterari e libri bilingui. Prestare attenzione alle parole di ogni bambino ‒ in italiano, in friulano, in dialetto o in un’altra lingua madre ‒ significa tenere insieme le storie, mantenere in vita le differenti visioni del mondo, permettendo a ciascuno di portare la sua voce.
notizie dal web
BARI – Evento
Celebrazione della giornata internazionale della lingua madre spettacolo dal titolo: “Bari tutta un’altra storia lingua madre 4.0”
Sabato 22 febbraio ore 10:45 Presso la sala consiliare del Comune di Bari.
Presiede: Virna lacobellis presidente SAID, modera Nicola Cutino presidente Associazione onlus Mondo Antico e Tempi Moderni – Pagina Autentica
Interverranno: Vito Leccese sindaco, Dario Timurian console onorario d’Armenia, Paola Romano e Carla Palone assessori, Antonio Ciaula consigliere, UNESCO Bari presidente Piero Bello, Luigi Leotta ammiraglio
I giomalisti: Nani Campione, Lino Patruno, Alessandra Bucci Giovanna De Crescenzo, Antonio Peragine presidente Aga. Italiani nel Mondo
Gli Artisti: Giuliano Giliberti, Rodolfo Ventrella e Lucia Coppola, Catia Cavone, Maria De Pasquale
Gli Autori: Nicola Ambrosino, Vittoria Bosna, Damiano Bove, Rita Branca, Luciano Buttiglione, Cresy Crescenza Caradonna, Carlo Coppola, Paolo De Santis, Elisa Ferorelli, Paolo F Lepore, Pino Lobuono, Savino Morelli, Antonella Musitano, Antonio Palumbo, Natalizia Pinto, Anna Santoliquido, Rosa Ungaro, il decano dei cantastorie Vito Sciacovelli, Università Libera Età – Triggiano ed altri graditi ospiti
info in locandina
Crescenza Caradonna dir. di PUGLIA D’AMARE QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE
La chiesa ortodossa di Bari dedicata a San Nicola.
La chiesa dello zar Nicola II. La posa della prima pietra avvenne in una giornata simbolica, il 22 maggio 1913. La data, nel calendario russo, corrispondeva al 9 maggio, anniversario della traslazione delle reliquie nicolaiane da Myra a Bari.
La chiesa di San Nicola, di culto ortodosso russo, è situata nel quartiere Carrassi, in corso Benedetto Croce.
Risale agli inizi del XX secolo. La costruzione della chiesa polarizzò immediatamente il quartiere, al tempo in caotica espansione. Nel 1911, la Società Imperiale Ortodossa di Palestina commissionò ad Aleksej Viktorovič Ščusev l’edificazione del tempio, la cui prima pietra venne posta il 22 maggio 1913. Le autorità baresi e russe portarono in dono una grande icona del Santo, dipinta secondo modelli antichi.
La cerimonia, durata circa un’ora, si concluse con un discorso di ringraziamento da parte del sindaco di Bari Sabino Fiorese e il principe russo Nikolai Davydovich Zhevakhov. La costruzione della chiesa fu completata solo dopo la fine della prima guerra mondiale. Da allora i pellegrinaggi continuano anno per anno.
Dopo la Rivoluzione russa, in seguito alla diaspora, i greci ortodossi furono più numerosi dei russi ortodossi.
Nel 1937 la chiesa divenne proprietà del Comune di Bari. Il Comune s’impegnava a rispettare la proprietà ecclesiastica della costruzione, a conservare il tempio nella sua funzione religiosa e a destinare alcuni locali dell’ospizio dell’Istituto per l’infanzia abbandonata “M. Diana”.
Nel 1969, in seguito alle politiche ecumeniche del Concilio Vaticano II, insieme a Lucio Demo si concesse la celebrazione della funzione ortodossa nella cripta della Basilica di San Nicola, proprio in segno di amicizia, di rispetto e di profonda unione con gli ortodossi.
Di recente ristrutturata, la chiesa russa continua ad essere un ponte con le civiltà dell’Est Europa e del bacino orientale del Mar Mediterraneo. Consegna della chiesa alle autorità della Russia modifica
Il 14 marzo 2007, in occasione della visita del presidente russo Vladimir Putin a Bari, furono avviate le trattative per la consegna della chiesa alla Russia.
La donazione formale sarebbe dovuta avvenire il 6 dicembre 2008, ma la morte del patriarca di Mosca Alessio II ne ritardò la cerimonia, che fu posticipata e che si tenne il 1º marzo 2009 alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano e del Presidente della Federazione Russa Dmitrij Medvedev.
Il 23 gennaio 2012 il Comune di Bari ha consegnato formalmente l’immobile della Chiesa a Mark Golovkov, direttore delle Istituzioni estere del Patriarcato di Mosca, presente Aleksej Meshkov, ambasciatore della Federazione Russa a Roma.