Fine Settimana del 30 giugno e 1 luglio 2018: gli eventi a Bari e provincia
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GIOVANNI: DIO È MISERICORDIOSO Solennità di San Giovanni Battista
GIOVANNI: DIO È MISERICORDIOSO
Solennità di San Giovanni Battista
La Chiesa nascente deve sicuramente molto al movimento iniziato dal Precursore, il quale, grazie al riconoscimento pubblico di Gesù quale Messia e Cristo, ha di fatto spianato la strada al messaggio di Cristo .
L’etimologia di Giovanni va ricercata nel composizione delle parole ebraiche “Yo-Hanan” che insieme vogliono significare: Dio ha avuto misericordia, un nome che rispecchia perfettamente la sua missione, annunciare il perdono dei peccati per mezzo di colui che in se stesso li annienterà. Il Battista era il profeta più acclamato della sua epoca, il suo nome e le sue vicende venivano narrate anche dagli storici di quel periodo: Flaviano Giuseppe parla di lui come un predicatore di conversione che attirava al suo battesimo di penitenza grandissime folle.
+Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.+
Nella storia irrompe la Grazia che sana l’aridità (tema caro ai semiti, abitatori del deserto) e riempie di gioia insperata una donna destinata alla vergogna: tale era infatti la condizione delle donne sterili. Il Signore fa fiorire i suoi frutti migliori la dove sembra impossibile, un chiaro messaggio che rivela l’onnipotenza di Dio a un popolo che si sente senza speranza. Non sono rari i casi di sterilità che si mutano in prodigiosa fertilità: Sara la moglie di Abramo (Gen 16-18;21), Rebecca la moglie di Isacco(Gen 25); La madre di Sansone (Gdc 13,1-7;24); Anna madre di Samuele (1Sam 1,9-19): ogni volta si tratta di grandi personaggi, la loro stessa prodigiosa nascita indica che la mano del Signore li avrebbe sempre accompagnati.
+Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni».+
Una donna dà il nome a suo figlio: fatto inconcepibile per quei tempi, questa infatti era una prerogativa del padre, ma la madre di Giovanni interviene perchè mossa dallo Spirito: c’è un’autorità superiore a quella del padre che si è espressa per il piccolo, Dio stesso.
+Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati.+
Zaccaria, sacerdote, non aveva creduto e questo gli ha impedito la parola, quindi anche l’autorità. Per questo egli non impone il nome al Figlio, come fa invece la madre, ma lo conferma soltanto. Già possiamo intravedere un segno di rottura fra l’antica e la nuova Alleanza. Giovanni doveva essere destinato a essere come suo padre: sacerdote del Tempio, sappiamo bene però che lui seguirà un altro destino: servirà il Signore nel deserto. La discontinuità si evidenzia già dal nome che non s’innesta nell’appartenenza parentale, con lui il Signore inizierà un cammino del tutto personalizzato, qualcosa di unico lo caratterizzerà.
+All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.+
L’uomo accetta la volontà di Dio, da muto ritorna a parlare, riempito dallo Spirito, lo manifesta attraverso la gioia e le lodi che abbandono sincere sulle sue labbra. A volte le nostre parole restano “mute” e infruttuose perchè la linfa della Grazia non ci irrora abbastanza.
+Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.+
il Significato di questi fatti può essere oscuro per noi, ma non per gli Israeliti: La sterile ha partorito e Dio ha imposto un nome a quel bambino. Sappiamo bene quanto Israele aspettasse un messia. In più:”davvero la mano del Signore era con lui”, quindi non mancavano le conferme al fatto che qualcosa di grande stava davvero per accadere ad Israele.
+Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.+
Elisabetta e Zaccaria non hanno voluto appropriarsi del dono fattogli, anzi, hanno restituito tutto pieni di gratitudine al Dio che aveva riempito di Gioia la sua vita. Giovanni ritorna nel deserto per cercare le antiche radici della Salvezza, la dove tutto era iniziato. La sua fama cresce e si diffonde e molti accorrono a lui.
Il richiamo ai celebri versetti di Malachia 3,1 e Isaia 40, 3 definiscono il contributo del Battista e dei suoi seguaci nei confronti di Gesù e della sua Chiesa nascente:
“Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri” (Cfr. Mc 1,1-3).
Il suo modo di vestire (peli di cammello e cintura di cuoio), richiamava quello di Elia (2 Re 1,8), un segno che faceva trasparire il suo desiderio di ripercorrere i passi del grande profeta, la cui più notevole caratteristica è stata quella di risvegliare la fede del suo popolo che andava corrompendosi cedendo ai culti idolatrici. Una “emulazione” che gli riesce così bene da spingere lo stesso Gesù a dichiarare: “E se lo volete accettare, egli è quell’Elia che deve venire”, (Mt 11, 14). Tale atteggiamento era una chiara denuncia alla corruzione che si andava diffondendo, la stessa che l’antico profeta aveva combattuto.
Nel deserto Giovanni a si nutriva di locuste e miele selvatico, cibo familiare ai nomadi del deserto, questo era un chiaro richiamo alle origini umili degli Israeliti. Tutto ciò era anche un citare, attraverso la vita, il pellegrinaggio del popolo d’Israele dopo l’uscita dall’Egitto, il quale, pur non giungendo ancora alla Terra Promessa già sperimentava la benedizione del suo Liberatore. Infatti, Il messia preannunciato dal Battista, non ci inviterà soltanto a rispettare l’alleanza del Sinai, ma ci condurrà alla “Terra Promessa”, ovvero: il Regno dei Cieli. Quello che più stupisce di questo grande protagonista della storia della Salvezza e la sua umiltà: “non sono degno di chinarmi per scogliere i legacci dei suoi sandali”, una dichiarazione di totale abbandono fiducioso al progetto divino. Tale atto, infatti era il lavoro dei servi più umili, e il non sentirsi adeguato nemmeno a questo, evidenziava l’imbarazzo di sentirsi il precursore ed il servo di Dio più onorato del suo popolo. Egli infatti doveva proclamare davanti al mondo l’arrivo del Messia, ricevendo così, fra le sue “mani”, l’eredità che Israele attendeva dalla chiamata di Abramo (circa 1800 anni prima, seconda la tradizione). Ma quanto è stata più grande l’umiltà di Cristo? Lui, che era senza peccato si è sottoposto alla penitenza pubblica del rito battesimale officiato da Giovanni, a cui si accostava ogni genere di peccatore pubblico, un gesto che nessun notabile che si ritenesse “puro” avrebbe mai compiuto. Ed è stato proprio quello il momento in cui Gesù si è addossato i nostri peccati. Il battesimo praticato da precursore rappresenta una morte simbolica ed insieme una rinascita, una resurrezione operata dallo Spirito, che sarà lo stesso Giovanni a veder discendere su Gesù sotto forma di Colomba. L’umiltà e la donazione nel servizio, sono le qualità fondamentali di tutti coloro che si sentono chiamati ai carismi ministeriali, non solo quelli religiosi. Anche chi si sente chiamato a servire il prossimo nella politica e nell’economia deve possedere queste qualità. Chi non entra per la porta della conformazione a Gesù rischia di essere “un ladro o un brigante” (Gv, 10, 1)
Felice Domenica
Fra Umberto Panipucci
B U ON A D O M E N I C A
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Bari: capoluogo della regione Puglia.
Bari: capoluogo della regione Puglia.

È il nono comune italiano per popolazione, terzo del Mezzogiorno dopo Napoli e Palermo. La sua area metropolitana è la sesta d’Italia con circa 1 300 000 abitanti.
È nota anche per essere la città nella quale riposano le reliquie di San Nicola. Tale condizione ha reso Bari e la sua basilica uno dei centri prediletti dalla Chiesa ortodossa in Occidente.
Bari ha una solida tradizione mercantile – imprenditoriale e da sempre è punto nevralgico nell’ambito del commercio e dei contatti politico-culturali con l’Est europa e il Medio Oriente. Il suo porto è il maggiore scalo passeggeri del mare Adriatico. Dal 1930 si tiene a Bari la Fiera del Levante. Più recentemente la città è diventata sede del segretariato per il Corridoio pan-europeo
©Crescenza Caradonna
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13 GIUGNO: SANT’ANTONIO
13 GIUGNO: SANT’ANTONIO
A U G U R I
Sant’Antonio di Padova
(Sacerdote e Dottore della Chiesa)
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L’EUCARESTIA: IL DIO PIENAMENTE PRESENTE E PIENAMENTE DATO di Fra Umberto Panipucci
L’EUCARESTIA: IL DIO PIENAMENTE PRESENTE E PIENAMENTE DATO.
Domenica del Corpus Domini (b)
L’adorazione del Santissimo Sacramento nella sua forma più solenne, che oggi celebriamo, è stata un’espressione della preghiera che si è fatta strada nella storia della Chiesa per sottolineare la presenza reale e sostanziale del Signore nelle specie eucaristiche del pane e del vino. Nel corso dei secoli il dubbio che la “transustanziazione” (parola che indica il cambiamento sostanziale del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo durante la preghiera eucaristica), è sorto molte volte, coinvolgendo non di rado anche gli stessi ministri consacrati della Chiesa Cattolica. Pensiamo ai miracoli eucaristici di Lanciano e di Bolsena e alla totale conversione in carne e sangue avvenuta per rispondere al dubbio dei sacerdoti che celebravano l’Eucarestia. Tale solennità doveva essere istituita per aiutare il clero ed il popolo a far proprio il concetto di presenza reale, di per se impensabile per la ragione umana. Fra le figure storiche che hanno contribuito all’istituzione del Corpus Domini spicca Santa Giuliana di Cornillon, monaca agostiniana, che, profeticamente spinta dall’azione dello Spirito, ha lottato perchè questa festa fosse istituita, prima nella sua Diocesi di Liegi (Belgio), anche per contrastare un nascente movimento che negava la presenza reale di Gesù nel Sacramento, e poi in tutta la Chiesa ad opera di Papa Urbano IV con bolla “Transiturus de hoc mundo” dell’11 agosto 1264. La spiritualità eucaristica ha avuto grande diffusione sopratutto dopo il concilio di Trento, un altro periodo in cui il concetto di presenza reale andò in crisi in seguito alle riforme protestanti, da allora questa particolare attenzione verso il Corpo e il Sangue del Signore è diventata caratteristica peculiare della chiesa Cattolica di rito latino, non esiste, infatti, un’altra confessione cristiana in cui le specie consacrate del pane e del vino siano così tanto circondate di rispetto e amore (mi riferisco al culto eucaristico) anche dopo la divina liturgia. La presenza reale di Gesù nel SS. sacramento accompagna sempre la Chiesa Cattolica, proprio come l’arca dell’Alleanza dava forza al popolo di Israele prima nel deserto e poi nel tempio di Gerusalemme; Così come le tavole della legge erano il segno tangibile dell’Antica Alleanza, allo stesso modo la presenza dell’Eucarestia lo è per la Nuova.
Commento a Mc 14,12-16.22-26
+Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». +
Il Signore ha deciso di istituire l’Eucarestia durante la solenne veglia in cui Israele celebrava il memoriale della sua liberazione dalla schiavitù: Pèsach. Questo perchè i futuri discepoli di Gesù potessero, in continuità con l’Antica Alleanza, passare alla Nuova facendo memoria di colui che ha liberato l’uomo dal peccato e dalla morte, entrambe sommerse e distrutte dalle acque della Grazia Battesimale, proprio come i persecutori dell’umanità oppressa erano stati sommersi dal mar rosso per la loro ostinata volontà di violenza.
+Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”.+
Uno scorcio di storia: l’uomo con la brocca, quella casa, la stanza… L’evangelista rende evidente l’azione provvidenziale dello Spirito che dispone ogni cosa, nel tempo, nello spazio e nei cuori. Lo sconosciuto viene incontro a discepoli (dunque non s’incontrano per caso) con acqua, simbolo di vita e, in questo caso, di accoglienza gradita. Compare un altra personaggio: il padrone di casa, si deduce così che l’uomo con la brocca è un servo. I discepoli parlano in nome del maestro: “Dov’è la mia stanza?”, la sua identità si estende anche a loro. La domanda rivolta al padrone potrebbe essere fatta a ciascuno di noi: che spazio riserviamo a Dio nella vita che ci è affidata perchè Egli, con i nostri fratelli, possa “cenare” con noi? Ricordiamo queste parole dell’Apocalisse: ” Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3, 20).
+Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.+
Dobbiamo sempre preoccuparci di riservare uno spazio adeguato al nostro Dio e ai fratelli, non uno qualsiasi, ma il migliore che possiamo offrirgli, tanto nella quotidianità quanto nell’intimità del nostro cuore. È quello che fa l’ottimo padrone di casa, non gli offre una stanza qualsiasi, ma la migliore. grande, arredata e già pronta, segno che egli aspettava quel momento con grande gioia e impazienza!
“Preparare”: nelle scritture quello che succede esternamente corrisponde quasi sempre a qualcosa che avviene nell’interiorità. All’Eucarestia bisogna prepararsi, disporsi, essere in familiarità con Dio, rendersi disponibili al servizio. Tuttavia la cena non è preparata dal padrone di casa, ma dai discepoli, c’è una distinzione nel ministero che viene sottolineata.
+Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti.+
Su queste poche parole si potrebbe scrivere un libro: nella notte dell’antica Pasqua sono sacrificati i primogeniti d’Egitto perche il cuore del Faraone si piegasse, in quella “nuova” è il primogenito di Dio ad esserlo perchè, attraverso la resurrezione, venisse destituita la signoria della morte, la quale davanti alla vittoria di Cristo, deve arrendersi e consegnare coloro che teneva in schiavitù. Il momento della benedizione e della frazione del pane era collocato all’inizio della cena pasquale, mentre, venivano benedetti 4 calici in quella circostanza, probabilmente quello a cui si riferisce l’evangelista, era l’ultimo, che chiudeva il memoriale prima dell’inno di benedizione, in mezzo c’era dunque l’intera cena la quale durava tutta la notte. Il fatto che l’evangelista si limiti a sottolineare questi due momenti evidenzia come le antiche comunità, nelle loro celebrazioni domestiche, avessero già isolato e congiunto i due momenti. La Nuova Alleanza si innesta in quella Nuova, in modo inequivocabile. Egli ci offre il suo Corpo per essere un tutt’uno con noi, offre il “Sangue dell’Alleanza”, sede dell’anima per gli antichi, così che il Suo stesso spirito possa scorrere in noi.
+In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.*+
Questo “vino nuovo” è la Gioia che ci colmerà quando saremo al cospetto di Dio. Una Gioia che riempirà anche il cuore di Gesù perchè si ricongiungerà definitivamente con i suoi amati. Fra il vecchio e il nuovo vino c’è però lo spazio che resta di questo pellegrinaggio terreno irto di ostacoli, pericoli e sofferenze.
+Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.+
L’inno era una composizione di salmi che ringraziavano Dio per la sue opere, uno di questi eri il salmo 133:
“Ecco quanto è buono e quanto è soave
che i fratelli vivano insieme!
[È come olio profumato sul capo,
che scende sulla barba,
sulla barba di Aronne,
che scende sull’orlo della sua veste.
È come rugiada dell’Ermon,
che scende sui monti di Sion.
Là il Signore dona la benedizione
e la vita per sempre.”
Felice Solennità del Corpus Domini!
fra Umberto Panipucci
BUONA DOMENICA
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NEL MISTERO DELLA TRINITÀ di Fra Umberto Panipucci

Amen.
Felice Domenica
Fra Umberto Panipucci.
BUONA DOMENICA
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MOSTRA PERSONALE: Paradise di Marialuisa Sabato
MOSTRA PERSONALE: Paradise di Marialuisa Sabato
“Questo progetto è il compimento di un percorso vitale… Un cammino difficile… con tante salite… ma compiuto con il cuore… è con grande emozione che tutti… ma proprio tutti siete invitati alla mia esposizione personale.”
Marialuisa Sabato Inaugurazione il 12 giugno alle ore 19.30
CHIESA DELLA VALLISA
-BARI-
LA MOSTRA RIMARRÀ APERTA TUTTI I GIORNI
DALLE ORE 11.00 ALLE ORE 13.00
DALLE 18.00 ALLE 21.00
CHIESA DELLA VALLISA
-BARI-
(nel borgo antico di Bari)
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Premiazione dei primi classificati presso GLOBALART Galleria d’Arte – Noicattaro di Rosa Didonna- art. di Crescenza Caradonna
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Premiazione dei primi classificati
presso:
GLOBALART Galleria d’Arte
Noicattaro (BA)
”PRIMI PREMI EX AEQUO”
-articolo di Crescenza Caradonna-
Personale di Maria De Marzo
Sculture di Donato Ungaro
Opere di Rocco Calabria
Premiazione dei primi classificati presso GLOBALART Galleria d’Arte – Noicattaro di Rosa Didonna
Venerdi 18 Maggio
Noicattaro (Bari)
Curatrice Mostra Rosa Didonna
Rosa Didonna ha una spiccata intuitività creativa, ella riesce a realizzare opere inedite che vanno dalla pittura alle installazioni per poi spaziare in performance e sculture. L’artista sa sorprendere e stupire il fruitore, andando oltre la razionalità delle cose, offrendo, nuovi orizzonti, nuovi scenari colorati e sensuali.
Come una pulzella, si mette in gioco divenendo lei stessa capolavoro del passato e del presente futuro.
(Francesco Toledo)
GLOBALART Galleria d’Arte – Noicattaro di Rosa Didonna
Vernissage : 18 Maggio ore 19,30
Interventi della critica d’arte letteraria convegnista Baronessa Elisa Silvatici
Poesie di Diego Iurilli,Vittorio Del Vecchio, Crescenza Caradonna, Sasa Milivojev, Vito Amati, Vito Giuss Potenza
La mostra è visitabile dal 18/ 05/ 2018 al 26/
05/ 2018 – orari di visite 9.00-12.00 -17.00 -20.30
La personale di MARIA DE MARZO
“TRANSVERSALITY”
“Il Narcisismo e la capacità di amare e sapersi amare con semplicità
Motivazione: Compendio di ritratti al femminile ricco di carica emozionale che consente allo spettatore l’assimilazione dei vari elementi, che vanno dalla brevità del tratto e dal carattere deciso, allo stile, curato, fluido di tempi lontani. L’opera si impone per la struttura complessiva che per l’accostamento cromatico tra il rosso e le varie sfumature del grigio appropriato dei cori.
Io Rosa Didonna in qualità di gallerista ed esperta d’Arte ritengo che il colore alternato, della pittura di Maria De Marzo, non è uno strumento accessorio, esso è una scelta che l’artista ritiene necessaria e che funge da distintivo di riconoscimento per la sua arte, anzi aggiungerei una valutazione per l’artista identificandosi nel disegno e nel chiaroscuro del colore, quasi a imitare i maestri del Rinascimento. Le cromatiche sono composte in un equilibrio delineato quasi minuzioso, cesellato con la scrupolosità dell’orafo. I colori prescelti sono spiccatamente antinaturalistici,urlanti aderenti al tema narcisistico.
I primi che hanno giocato con il colore come strumento principale dell’espressione:sono Matisse, Derain, Munch, Marc, Nolde, Ensor, Schiel hanno realizzato opere con un’esuberanza,di una sensualità dei colori che tuttavia non si può comprendere senza un riferimento ai colori del Mediterraneo a cui l’artista De Marzo ha pensato bene di ispirarsi, alla cui forza generazionale cercando di coglierla e fare sua la maestranza donando prestigio alla pittura figurativa.
Eleggere il colore a vero e proprio “codice” significa che esso è un sistema linguistico autonomo identificabile solo per la De Marzo.
Quando ci si trova di fronte alle sue opere si ha proprio questa impressione: di un’enorme energia sapientemente controllata, meticolosamente guidata.
C’è un procedimento costruttivo, di lenta e accurata esecuzione nelle pitture composte da elementi in evidenza, il concetto è quello di fare immaginare il lavoro artigianale delle mani che costruiscono un manufatto, dando tono accanto a tono, fare sì che l’impulso sia soggiogato dalla ragione e la passione venga sottoposta al filtro della mente.
Qui riemerge, in altra veste e come trasmutata, la forma mentis acquistando nello studio un progetto per cui la razionalità presiede alla creazione.
L’artista può spingersi a misurarsi anche con il grande formato è un mio suggerimento che vorrei proporre in modo più ambizioso e complesso da gestire ma che penso bene lei saprà avere risultati convincenti.
Le sue tarsìe cromatiche allora si dispiegherebbero, si spianerebbero, assumendo un ritmo più largo e meno concitato da essere più a misura d’uomo. Chi guarda però non può fermarsi a una degustazione ravvicinata della pittura: si perderebbe di assaporare la forza dell’intero, che non si esaurisce affatto nella celebrazione del colore e appunto della forza della pittura, ma dietro ogni opera sarà inserita una trama fitta che appena si deve intravedere per quanto possa giungere sulla soglia della forma un grande soggetto.
L’artista Maria De Marzo tuttavia si addentra in questo percorso con la mostra personale, vincita del X Concorso Internazionale Globalart 2018 Il Narcisismo e la capacità di amare e sapersi amare con semplicità a cura della dott.ssa Rosa Didonna mostra dal titolo “TRANSVERSALITY” visitabile dal 18/ 05/ 2018 al 26/ 05/ 2018 alla Globalart Galleria d’arte Contemporanea via Ugo Foscolo 29 Noicattaro (Ba), convinta della necessità del soggetto narcisista per cui ha scaturito la vincita del concorso, derivante dai concetti contemporanei , perché questa mostra ha quel sapore di complessità di visione e di stratificazioni che è fondamentale per comprendere la poetica dell’artista.
Esporre questi dipinti significa liberare narrazioni compresse, in attesa di dispiegarsi e di parlare a voce alta ed essere disposti a un contatto potenzialmente destabilizzante ma significativo tra le forme. Maria De Marzo nasce a Bari nel 1969, dove dipinge con grande passione,l’amore per il colore e la forma, la spingono sin da bambina a dedicarsi a una ricerca continua di sperimentazioni tra l’altro prediligono le figure di donna autobiografiche dove traspare la sensualità e la femminilità comprese di emozioni, nonché l’emblema della stessa.
La personale dello scultore DONATO UNGARO
“La scultura dagli archetipi”
Motivazione : Scultura classica che dimostra la necessità onirica dell’arte dove gli altri esistono solo in funzione di se stessa. Una rappresentazione in grado di indicare nuove possibilità combinazioni compositive attraverso un severo registro di chiusure e aperture, molto spesso si nota un diverso contenuto situato in zone di passaggio di una evidente tridimensionalità.
La scultura in legno d’ulivo è uno dei più antichi mestieri ancora esercitati al giorno d’oggi. La nostra regione è nota per i suoi accoglienti alberghi sculture naturali dell’antico ulivo. Per molte centinaia di anni i contadini hanno utilizzato l’ulivo per costruirsi utensili per la loro difesa naturale, in seguito adattati a sculture. Posate, taglieri, stoviglie e piatti erano spesso prodotti e poi utilizzati per uso personale oppure offerti in vendita sui vari mercati dell’epoca. Con il progresso,gli strumenti adatti e le capacità di lavoro sempre più sofisticate, il procedimento di scultura si è allontanato dalla domanda di lavoro puro per dirottarsi in elaborati artistici elegantemente stravaganti, oggetti sacri e profani rivolti ai nuovi acquirenti, da collocarsi sia in area borghese che clericale, unitamente alle sculture lignee, angeli e crocifissi venivano prodotti articoli per la casa, come giocattoli, scacchiere e scacchi, orologi o decorazioni per le abitazioni.Al fine di preservare le conoscenze acquisite da queste generazioni di artigiani ed intagliatori, diverse scuole d’arte sono state aperte in varie zone del mondo affinchè si insegnassero hai futuri giovani le diverse e preziose tecniche di lavorazione,ancora oggi molte opere d’arte di legno sono spesso prodotte in casa. Attualmente i processi di lavorazione sono fondamentalmente semplificati dai moderni macchinari, fortunatamente vi è ancora una elevata percentuale di lavoro manuale nella preparazione, completamento e finitura dei prodotti, caratteristica che conferisce alle figure in legno una personalità unica ed esclusiva. A questo proposito Rosa Didonna in qualità di Art Director osa citare i grandi maestri che hanno lavorato il legno dopo Brancusi, dopo Calder, , quindi dopo Arp Mirò. Oserei dire forse azzardato che si sente l’influsso e l’immaginazione dell’artista Donato Ungaro nelle opere che presenta dal 18/05/2018 al 26/05/2018 alla Galleria d’arte contemporanea
Si nota lo stile che un pittore come Mirò affida ai colori puri per trasmettere quell’emozione surrealista e una elevata perizia tecnica. L o scultore Ungaro trasferisce questa tecnica in una dimensione surrealista. Il suo messaggio è di doppiare la natura attraverso l’artificio dell’arte. Quindi è qualcosa che, anche soltanto per la scelta della tecnica, richiede un impegno molto elevato. L’artista Ungaro crea e trasforma il legno dandogli un’anima umana che vibra e sente con una ricerca dell’infinito,cercando di identificarsi, di ritrovarsi in stati ed emozioni dei più e profondi sentimenti. Le impressioni d’ordine estetico non offrono all’osservatore un altro mondo ma un mondo come desidera lui, come lo immagina lui, in cui il soggetto, l’imitazione, l’espressione, l’idea sono sulle più alte cime dell’aspirazione. Un vero artista può creare spontaneamente o deliberatamente nel primo caso si tratta dell’immaginazione, nel secondo della sua fantasia intesa a trasformare la realtà in maniera creativa. Mi sembra che anch’egli possa stare in questa idea di recuperare, cioè gli archetipi dell’arte hanno creato nei secoli e s’intona perfettamente nel mondo contemporaneo ed è in sintonia con i grandi artisti che lo hanno preceduto. L’esperienza d elle sue mani danno vita, producono,creano è combina qualcosa di diverso.
Donato Ungaro: nato in Francia e residente a Taviano, ha maturato nel corso di decenni un senso dell’estetica e della plasticità scultorea di elevato valore;plasma gli elementi della sua terra, legno e ulivo, in varie opere che passano dal figurativo all’informale.
Nelle opere di Ungaro – dichiara la nota gallerista ed esperta d’arte Rosa Didonna, Art Director Globalart di Noicattaro – si sente l’influsso dei grandi maestri che hanno lavorato il legno, Brancusi, Calder, Arp Mirò. Si nota lo stile che un pittore come Mirò affida ai colori puri per trasmettere quell’emozione surrealista e una elevata perizia tecnica. Lo scultore Ungaro trasferisce questa tecnica in una dimensione surrealista. Il suo messaggio è di doppiare la natura attraverso l’artificio dell’art, è qualcosa che anche soltanto per la scelta della tecnica richiede un impegno molto elevato. L’artista crea e trasforma il legno dandogli un’anima umana che vibra e sente con una ricerca dell’infinito, cercando di identificarsi, di ritrovarsi in stati ed emozioni dei più profondi sentimenti. Le impressioni d’ordine estetico non offrono all’osservatore un altro mondo, ma un mondo come desidera lui, come lo immagina lui, in cui il soggetto, l’imitazione, l’espressione, l’idea sono sulle più alte cime dell’ispirazione. Un vero artista può creare spontaneamente o deliberatamente, nel primo caso si tratta dell’immaginnzione, nel secondo della sua fantasia intesa a trasformare la realtà in maniera creativa. Mi sembra che anch’egli, Donato Ungaro, possa entrare artisticamente in questa idea di recuperare gli archetipi dell’arte. Egli s’intona perfettamente nel mondo contemporaneo ed è in sintonia con i grandi artisti che lo hanno preceduto. L’esperienze delle sue mani danno vita, producono creano qualcosa di diverso”.
La personale dell’artista ROCCO CALABRIA
L’ESPRESSIONISTICO PITTORICO
Motivazione: Uno uso pittorico quello dell’artista Rocco Calabria ,attraverso oscillazioni di zone urbane, quasi scandite da un metronomo interiore, in linea con una solitudine metropolitana. La sua pittura ha un percorso lineare compiuto in un circolo mentale che con consapevole comunicazione rende i segreti e i respiri personali sulla tela. Intervista Quanti dipinti hai fatto?
Calabria “Ho dipinto oltre 2000 quadri” dice sorridendo. Io Rosa Didonna in qualità di gallerista e esperta d’arte ritengo che l’artista Rocco possiede una grande capacità evocativa,grandissima sensibilità, sconvolgente e un mix che, anche in assenza di qualsiasi studio artistico, lo ha portato a raffigurare il “sentimento” di chi guarda al soggetto rappresentato e con attenta precisione lo trasmette.Sono gli stessi canoni che hanno reso celebre ed apprezzata nel mondo la pittura di Van Gogh e senza dubbio la pittura di Calabria può esservi accostata, senza perdere nulla della sua originalità. A cosa ti sei ispirato?
Rocco racconta,sorprendendo: “io ho guardato tutto, da Michelangelo a Tiepolo, sono pittore per passione ”. Mi Piacciono i Volti di donne, il mare, le barche, azzardo” dice.
“Piango, soffro, ma voglio lasciare il bello dell’arte, della natura. Io non riesco ad esprimermi bene, ma so tutto di me. L’acqua, l’acquazzone, il paesaggio, l’atmosfera, lo metto sul quadro”. Calabria parla quando dipinge, in una sorta di immedesimazione,
il suo unico mezzo è la tela, da interpretare.
Rocco Calabria nasce a Ginosa in provincia di Taranto il 23 Luglio del 1954 ha viaggiato molto. E’ precoce infatti suoi disegni già richiesti. Piango, soffro. L’acqua, l’acquazzone, il paesaggio, rivela, lo tiene per sé. Quando tempo dipingi?
Dipingo maggiormente di notte, con una piccola luce, nello scantinato della mia casa. Da qualche tempo sono più sereno, e mi applico anche di giorno la pitture mi dona lucidità e manualità di occupazione ,l’arte è il mio solo fine. Una sorta di dono, quasi una mano ora non più mia, non avevo mai fatto questa descrizione della sua arte, penso che il mistero della mia pittura deve essere ancora svelato.Echi e riflessi di diverse concezioni e mondi gravitano attorno alla sua forma pittorica decisivo è l’incontro con la galleria Globalart con la mostra personale, vincita scaturita dal X Concorso Internazionale Globalart 2018 Il Narcisismo e la capacità di amare e sapersi amare con semplicità a cura della dott.ssa Rosa Didonna mostra dal titolo “ METRONOMO INTERIORE“ visitabile dal 18/ 05/ 2018 al 26/ 05/ 2018 alla Globalart Galleria d’arte Contemporanea via Ugo Foscolo 29 Noicattaro (Ba), per l’uso virtuoso che l’artista realizza, d’ora in poi sarà questa la tecnica prediletta di Rocco Calabria, esplorare nelle svariate potenzialità espressive dell’animo ,ma io credo che mai questo pensiero è stato abbandonato lungo la sua complessa carriera. Dopo il successo ottenuto alla Globalart Rocco si presta a trarre nuove fonti di ispirazione, a studiare le più intime percezioni di luce e increspature di colore.
Per info:Rosa Didonna Art Director GLOBALART
di Crescenza Caradonna
nei rossi dello scorrere del sangue
nel rosso di mille scarpette rosse
si annida il dolore compare a tratti
scompare tra le pieghe della pelle nuda
si annida per sempre nel cuore ferito l’anima urla
il corpo si ribella
la mente vola,lì una farfalla così leggera e bella
ti sfiora il viso
si posa sull’anima
è come quella scarpetta rossa
che sembra prender il volo…
una
dieci
cento
mille
nel vortice rosso di un amore malato.
Crescenza Caradonna
Dedicata al tema del femminicidio che palesemente emerge nelle sue opere stemperate dalla voglia di vivere che ho potuto constatare nell’opera ‘La ballerina’.
“La ballerina”
Punte di cristallo
sfiorano leggiadre l’etere
silenzio in sala…il balletto ha inizio.
Muore il cigno in un languido canto d’amore
tace la musica,
rose rosse sul palco, trionfante le raccoglie la ballerina…
la vita ha prevalso ancora una volta
il cigno vivrà ancora e per sempre
nel cuore di una dolce ballerina.
Crescenza Caradonna
REPORTAGE DI Cresy Crescenza Caradonna
SUCCESSO DI PUBBLICO PER L’INCONTRO PITTORICO POETICO Maggio in Rosa’
REPORTAGE FOTOGRAFICO
SUCCESSO DI PUBBLICO PER:
L’INCONTRO PITTORICO POETICO
Maggio in Rosa
DIPINGI UNA POESIA CON PAROLE E COLORI
La Galleria d’Arte “LA BOTTEGA DEI PAPI”, in Bari, è stata la location dell’ ”INCONTRO PITTORICO E POETICO MAGGIO IN ROSA”, ideato da Cresy Crescenza Caradonna.
Ha introdotto la serata, davanti ad un nutrito pubblico qualificato, la padrona di casa, l’artista Clara De Cristo, e poi, fra una declamazione della poetessa pigliese Cresy Caradonna in un susseguirsi di diversi altri interventi.
Luciano Anelli – giornalista/divulgatore culturale delle differenze e delle donne, e Nicola Cutino – presidente dell’Associazione culturale onlus “Mondo Antico Tempi Moderni” si sono soffermati sulla diversità fra i vari artisti e particolarmente su quella donna/uomo sia nella pittura che nella poesia, ed anche sulla continuità fra le varie forme d’arte.
Si sono poi susseguite diverse scrittrici, che hanno letto loro opere, come Lilli Maggi, Raffaella Fato, Celestina Carofiglio e Carmen Moschetti, oltre al pittore-carabiniere lucano Vito Vik Iorio.
REPORTAGE FOTOGRAFICO di Crescenza Caradonna
I TITOLARI DELLA LOCATION LA BOTTEGA DEI PAPI: Gianni Castriotta e Clara De Cristo con Crescenza Caradonna -Scrittrice e dir. di Puglia d’amare Quotidiano d’informazioneINFO/CONTATTI
pugliadaamareonline@gmail.com
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA FAMIGLIA IL FUTURO DELLA FAMIGLIA TRA CRISI E SPERANZE di Eduardo Terrana
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA FAMIGLIA
IL FUTURO DELLA FAMIGLIA TRA CRISI E SPERANZE
di Eduardo Terrana
La famiglia costituisce “il luogo nativo e lo strumento più efficace di umanizzazione e di personalizzazione della società: essa collabora in un modo originale e profondo alla costruzione del mondo, rendendo possibile una vita propriamente umana, in particolare custodendo e trasmettendo le virtù e i valori”,( Concilio Vaticano II°).
C’è da chiedersi quanto tale visione della Famiglia si coniuga con la realtà di oggi.
Non v’è dubbio che la Famiglia è preposta all’assolvimento di precisi compiti educativi e formativi dell’essere umano, ma si pone l’interrogativo se ancora possiede energie capaci di strappare l’uomo dall’anonimato, di mantenerlo cosciente della sua dignità personale, di arricchirlo di umanità e di inserirlo in modo sano nel tessuto della società, atteso che il suo ruolo storico oggi è sempre più messo in discussione e la Famiglia si trova sempre più sola nell’assolvimento dei suoi compiti e mostra le pesanti rughe di un declino che appare inarrestabile.
Di fronte, infatti, ad una società che rischia di essere sempre più spersonalizzata e massificata e quindi disumana e disumanizzante, a causa di vari fattori sociali, politici, morali, che incidono negativamente, la Famiglia, sottoposta a forti pressioni, appare in crisi.
Fattori fortemente incidenti attengono all’ordine morale e si riferiscono: alla diffusa disgregazione dell’unità familiare, al decadimento dei valori tradizionali nella stima comune, al crescere delle separazioni e dei divorzi e al sorgere di famiglie parallele.
Altri fattori sono legati all’ignoranza, alla disistima o alla mancanza di rispetto delle norme umane e giuridiche. Le leggi sempre più permissive non incoraggiano certo principi etici più elevati e non sostengono la stabilità della vita familiare.
La svalutazione poi del sentimento d’amore, lo sfrenato edonismo, la diffusione della pornografia, la diffusione della droga, la permissività sessuale, l’ostentazione di egocentrismo da parte degli stessi membri della famiglia, sono tutti sintomi distruttori che non aiutano la fiducia nella vita e nell’avvenire.
Tutto ciò è aggravato da realtà distruttive, logoranti ed evasive, quali: la piaga perniciosa dell’alcolismo; il diffondersi sempre più della droga tra gli adolescenti, che, peraltro, non trovando appagamento nelle relazioni familiari o sociali cercano sfogo nell’isolamento e nella alienazione del mondo virtuale del ciberspazio, che assume sempre più connotazioni preoccupanti, quando non sfocia in atteggiamenti di iperbullismo e di violenza o, peggio, quando non porta alla fuga estrema nel terrorismo. Altri fattori negativi sono: le precarie condizioni di abitazione, di igiene, di sanità, di educazione, in cui si trova un largo numero di famiglie a motivo della disoccupazione o dei salari insufficienti; la fragilità di carattere causata dai costumi correnti; l’instabilità e l’emotività prodotte dai mass-media e dalle vicende politiche, che non aiutano la serenità dei rapporti tra i coniugi e tra genitori e figli, sempre più segnati dalla ricerca del possesso e del godimento di beni materiali.
Preoccupa la nuova forma di solitudine che è presente nella Famiglia, i cui membri sembrano avere smarrito il gusto del dialogo e dello stare in armoniosa relazione, presi sempre più dal fascino di una tecnologia invasiva che , con la comunicazione telematica a mezzo di internet, prima, e il wifi, lo smartphone, il tablet e con l’avanzare dei social network, più recentemente, minaccia sempre più la perdita dell’abitudine a socializzare in maniera davvero umana.
Altre preoccupazioni poi vengono dalle difficoltà degli anziani in famiglia, dalle sfide che si pongono ai genitori nell’educare i figli alla maturità ed alla responsabilità e quindi alla vita, dalle condizioni economiche, dalle incertezze del futuro, dalle incomprensioni con il coniuge, dall’assenza di un dialogo costruttivo, che contribuiscono, tutte, a creare disarmonia e disunione.
In breve la struttura familiare vacilla sotto l’incalzare: delle tendenze all’individualismo, all’interesse personale, al piacere, che si accentuano; del sottosviluppo morale che ha smarrito il senso dei valori; dell’evoluzione della società moderna che rende sempre più difficile l’equilibrio e la stabilità della famiglia.
D’altra parte assistiamo al diffondersi di concezioni che svalutano l’amore e indeboliscono i legami stabili. Si corre così il pericolo che la famiglia si destabilizzi e si disgreghi anche per gli effetti di un fattore negativo presente nella relazione di coppia costituito da una certa corruzione dell’idea e dell’esperienza della libertà concepita sempre più per il proprio egoistico benessere, che favorirebbe, di conseguenza: una errata concezione dell’indipendenza dei coniugi fra loro; le gravi ambiguità circa il rapporto fra genitori e figli; le difficoltà concrete che la famiglia spesso sperimenta nella trasmissione dei valori; il numero crescente di matrimoni infranti e di divorzi; l’aborto, non sempre voluto anche se praticato.
Dalla svalutazione poi del sentimento d’amore coniugale, che è sempre meno amore pienamente umano, sempre meno atto della volontà libera, sempre meno forma speciale di amicizia personale, sempre meno amore fedele, deriva una realtà difficile, una verità profondamente desolante e priva di misura della vita.
Questi aspetti negativi vengono, inoltre, rafforzati da una opinione pubblica che mette in dubbio la stessa istituzione del matrimonio e della famiglia e che cerca di giustificare altre forme di convivenza.
La famiglia, gravata da così tanti fattori negativi, sempre più ridotta come entità numerica, afflitta da problemi che non consentono rapporti sereni, tende allora a dissociare sempre più le relazioni ed i servizi che le sono propri e appare isolata ed instabile , ciò che non facilita l’unione, la comunicazione, la comprensione o la sopportazione e di tanto disagio ne risente la coppia medesima e i figli, ma anche gli anziani presenti in famiglia.
Se poi si proietta lo sguardo su una visione più allargata della Famiglia nel Mondo si constata l’esistenza di una realtà familiare drammatica.
Esistono al mondo moltissime persone le quali, sfortunatamente, non possono riferirsi in alcun modo a ciò che si potrebbe definire in senso proprio una Famiglia.
Grandi settori dell’umanità vivono in condizioni di enorme povertà, in cui la promiscuità, la carenza di abitazioni e l’irregolarità ed instabilità dei rapporti, l’estrema mancanza di cultura non consentono praticamente di poter parlare di vera Famiglia.
Ci sono altre persone che per motivi diversi sono rimaste sole al mondo, come esistono e persistono variegate forme di abuso in questo settore, sia a livello nazionale che internazionale, che sfruttano i bambini ed i loro bisogni.
In particolare nei Paesi del cosiddetto Terzo Mondo vengono spesso a mancare alle Famiglie i mezzi fondamentali per la sopravvivenza: il cibo, il lavoro, l’abitazione, le medicine, oltre alle più elementari libertà.
A tutto ciò si contrappone l’ironica realtà dei Paesi ricchi in cui l’eccessivo benessere e la mentalità consumistica, paradossalmente, si accompagnano ad una certa angoscia ed incertezza per il futuro tanto che molti percepiscono la vita non come una benedizione ma come un pericolo da cui difendersi.
La situazione storica in cui vive la Famiglia in Italia e nel mondo si presenta dunque come un insieme di luci ed ombre, più ombre che luci.
E’ necessario allora ricollocare al centro della vita civile ,in tutte le Società, la Famiglia, nell’accezione che è il fondamentale nucleo sociale e l’ambiente naturale per lo sviluppo e il benessere di tutti i suoi membri, in particolare i bambini.
Se da un lato si afferma che la strada per un mondo migliore e per l’avvenire dell’umanità passa attraverso la Famiglia, dall’altro però “l’avvenire della Famiglia passa attraverso la sua adeguata preparazione, i cui cardini sono: la freschezza e l’entusiasmo dell’amore, il gusto della bellezza, il desiderio del dialogo aperto, la speranza del domani”, (Giovanni Paolo II°), ma anche attraverso gli indispensabili sostegni materiali che devono venire dalle Istituzioni pubbliche.
L’odierna celebrazione della “Giornata Internazionale della Famiglia”, pertanto, se da un lato richiama al valore della Famiglia e apre a nuove speranze, dall’altro sollecita tutti alla necessaria sensibile riflessione sul fatto che la Famiglia da sola non può reggere la competizione imposta dall’evoluzione dei tempi e dal sopravanzare di mentalità diverse, di diversi costumi e di una cultura, spesso disgregante, di una società non fatta a misura d’uomo.
Eduardo Terrana