‘La violenza e i fascismi ci stanno attanagliando, reagiamo’
Un arcobaleno di oltre 5mila persone sfila nel centro di Bari per il Bari Pride 2019 per i diritti Lgbtqi, evento organizzato da molte associazioni tra le quali Arcigay, Agedo, Mixed, Uar, Fuori Mercato, Bread&Roses, La Giusta Causa, Genitori Rainbow, Unione degli Studenti, Rete della Conoscenza.Nel corteo ci sono tra le altre bandiere di Emergency e un carro di Amnesty International. Madrina dell’evento è Porpora Marcasciano, presidente onoraria del Mit (Movimento identità trans). “Stiamo partendo in tutto il mondo contro la violenza e i fascismi che lo stanno attanagliando. E oggi nel Pride 2019 – ha detto Marcasciano – a 50 anni dalla rivolta che ci ha reso liberi è più che importante, è fondamentale. Risvegliamo le coscienze, le intelligenze, la creatività”.In testa al serpentone colorato ci sono le istituzioni, il sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro e alcuni assessori comunali, Titti De Simone per la Regione Puglia.
PREMIO ALLA CARRIERA al giornalista scrittore critico d’arte storico Vinicio Coppola premia l’artista Presidente Associazione Culturale Ruggiero DitePa
Bari, 28 Giugno 2019
PREMIO ALLA CARRIERA al giornalista scrittore critico d’arte storico Vinicio Coppola. Presso CARENZA BELLE ARTI di ENRICA CARENZA nell’ambito della serata d’arte POESIA MUSICA E POESIAè stato insignito del prestigioso PREMIO ALLA CARRIERA il giornalista, scrittore, critico d’arte e storicodal Presidente dell’associazione Culturale l’artista RuggeroDitepa.
Gremito lo spazio della galleria CARENZA dove tra opere di giovani artisti emergenti : Maria De Carne, Davide Parisi, Giusy De Pasquale e Alessandro Schino, che espongono per la prima volta, e artisti già noti nel panorama pittorico come Domenico Berardi, si è svolta una serata all’insegna anche della poesia con un reading poetico con la partecipazione dei poeti e poetesse: Celestina Carofiglio, Franca Angelillo, Anna Maria Semeraro, Angelo Donato Solaris, Maria De Pasquale, Domenico Berardi, Dina Ferorelli e Crescenza Caradonna.
La serata, presentata da Cresy Caradonna, ha visto la presenza di illustri personaggi del panorama culturale barese il prof. Nicola Cutino, storiografo-linguista, Luciano Anelli, giornalista, che con i loro interventi hanno suscitato l’interesse del numeroso pubblico presente.
La padrona di casa Enrica Carenza ha dichiarato: “L’arte è condivisione”, come non essere daccordo con lei, per questo ci auguriamo che questi incontri culturali-artistici possano continuare nel tempo per divulgare sempre di più la sensibilità verso tutte le arti dalla musica, alla poesia e alla pittura.
Gazzetta del Mezzogiorno Venerdì 28 giugno 2019 Serata d’arte Pittura Musica Poesia a Bari “Carenza Belle Arti” Via Piccinni, 158 ore 18:00 – Non mancate – Buon🌞Giorno #CresyComunicazioni#pugliadaamare#Bari
ALLIETERÀ la serata M°Milena De Magistris (Violinista) Opere in mostra di Domenico Berardi (artista)
Durante la serata d’arte saranno presentati quattro giovani artisti: Maria De Carne, Davide Parisi, Giusy De Pasquale e Alessandro Schino che esporranno le loro opere.
I POETI CHE RECITERANNO LE LORO POESIE DURANTE LA SERATA D’ARTE SONO: Celestina Carofiglio Franca Angelillo Anna Maria Semeraro Angelo Donato Solaris Maria De Pasquale Domenico Berardi Maria Antonietta Schiavone Dina Ferorelli
CALORIE PER PORZIONE: 350 TEMPO DI PREPARAZIONE: 35 min. CALORIE PER PORZIONE: 350 ECONOMICO: si VEGETARIANO: no Ingredienti per 4 persone : 160 gr. di pane grattugiato – 100 gr. di parmigiano grattugiato – 50 gr. di burro – 3 uova e un tuorlo – un pizzico di noce moscata – un litro e mezzo di brodo di carne – sale.
Preparazione: “Sciogliere il burro e mescolarvi pangrattato, uova e tuorlo, parmigiano, noce moscata e una presa di sale. Impastare tutto ottenendo una pasta dura; eventualmente, aggiungere pangrattato per indurire. Mettere l’impasto in uno schiacciapatate a fori larghi e schiacciarlo ottenendo dei vermicelli, da gettare nel brodo bollente cuocendoli per 5 minuti. Servire i passatelli in brodo con parmigiano.” CALORIE PER PORZIONE: 350 TEMPO DI PREPARAZIONE: 35 min. CALORIE PER PORZIONE: 350 ECONOMICO: si VEGETARIANO: no Ingredienti per 4 persone : 160 gr. di pane grattugiato – 100 gr. di parmigiano grattugiato – 50 gr. di burro – 3 uova e un tuorlo – un pizzico di noce moscata – un litro e mezzo di brodo di carne – sale.
Venerdì 28 giugno dalle ore 18:00 presso Carenza Belle Arti Via Piccinni, 158 a Bari in occasione della serata di “POESIA PITTURA E MUSICA” chi vorrà, potrà acquistare direttamente il mio nuovo libro tascabile per l’estate.
26-6-19- Giornata Internazionale a Sostegno delle Vittime della Tortura IL XXI SECOLO COME IL MEDIOEVO E’ ANCORA TORTURA
Quella confessione estorta con la violenza è una ferita per la democrazia, una sconfitta per il diritto.
Sembra inverosimile che ancora oggi, a 19 anni dall’inizio del terzo millennio, si debba parlare ancora di tortura. Invece è proprio così. La tortura, come altri trattamenti inumani o degradanti, è una pratica reale del nostro tempo con una diffusione che abbraccia i cinque continenti. Il fine è sempre lo stesso praticare la violenza o il terrore psicologico per estorcere informazioni o far confessare gravi crimini. La tortura incute terrore, annienta il fisico e la psiche, estorce senza tenere in alcuna considerazione la dignità e la libertà della persona e lo fa con violenza. Le tecniche di tortura sono varie e sono state impiegate in tutte le epoche con sistemi e strumenti degni della peggiore mente criminale che si possa concepire. I sistemi di tortura medioevali, come le macchine del dolore, oggi non si usano più, ma la ferocia degli aguzzini specializzati nell’infliggere il maggior dolore possibile è rimasta e si è anche affinata perché alla tortura fisica ha abbinato la tortura psicologica che fa uso di nuove tecniche molto sofisticate. Le modalità del supplizio oggi prevedono duri pestaggi, fustigazioni, accecamenti e amputazioni, ma anche l’applicazione di scosse elettriche, anche nelle parti intime, e la rottura di arti. Il torturatore picchia, strangola, stupra e si serve di vari attrezzi, bastoni, stracci imbevuti di sostanze chimiche, congegni elettrici, materiali arroventati, per infliggere il massimo della sofferenza possibile. Accanto alla tortura prevalentemente fisica, si registra anche la tortura psichica che devasta la mente. Sono a tutti noti le immagini raccapriccianti dei sistemi di tortura praticati nel centro di detenzione statunitense della Base di Guantánamo dove i prigionieri venivano sottoposti: a luci accecanti, a temperature gelide, o a restare incappucciati per mesi o costretti all’isolamento visivo ed acustico per lunghi periodi, o a essere costretti a rimanere in posizioni di stress per vari giorni, o a essere privati del cibo o costretti a stare svegli. Diversi Stati poi sottopongono i detenuti a prolungati periodi di isolamento, ignorando agli stessi il diritto ad accedere a un legale o a ricevere cure mediche. Amnesty International redige ogni anno un rapporto che dà il quadro generale della situazione dell’applicazione della tortura nel mondo. Risulta che sono tante le realtà in cui la dignità umana non viene rispettata. Citiamo, in particolare, tra i Paesi che fanno pesante ricorso alla tortura : Turchia, Russia, Iran, Egitto,Israele, Palestina, Siria, Stati Uniti, Filippine, rilevando, tra l’altro, l’aberrante situazione esistente in Siria , dove il detenuto può essere sottoposto a oltre 30 possibili metodi di tortura, dai pestaggi su ogni parte del corpo e sui piedi, spesso con spranghe di silicone o di metallo e cavi elettrici, all’uso di varie altre tecniche dolorosissime. Si dibatte sulla opportunità della tortura quale efficace strumento d’indagine. Al di là di ogni opinione umana valga, comunque, la considerazione che l’individuo sottoposto a tortura, pur di evitare la sofferenza e il dolore, si dichiara disposto a dire tutto, ad ammettere qualunque colpa e a giurare anche il falso. Resta il dubbio, pertanto, che l’obiettivo della tortura più che la ricerca della verità, estorta con la violenza, sia la distruzione della persona e di ogni sua motivazione politica o legame affettivo per cancellare ogni forma di opposizione o di dissidenza. E’ a questo fine che viene praticata dai governi contro ipotetici nemici armati o in dubbio di colpevolezza. Per motivi di sicurezza interna o di difesa dal terrorismo, gli Stati, anche i più virtuosi, possono in qualsiasi momento varare provvedimenti restrittivi e detentivi e sistemi repressivi, operando nel silenzio e tenendone all’oscuro l’opinione pubblica. In nome della lotta al terrorismo e col pretesto della sicurezza la tortura ha ottenuto una certa riabilitazione perché ritenuta utile per ottenere informazioni. Negli Stati Uniti, ad esempio, sin dagli anni Ottanta, la Corte Suprema americana ha stabilito che la tortura è contro la legge in base all’ottavo emendamento della Costituzione americana. Quindi è vietata ogni forma di pena crudele . La norma però non trova più applicazione in quanto il dipartimento di Giustizia americano , in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001, ha inteso introdurre la sospensione del divieto quando si tratta di ottenere “informazione di intelligence da parte di combattenti catturati.” Si consideri ancora che la tortura è anche un prodotto altamente tecnologico, un business che garantisce ottimi affari. Nel mondo attualmente operano oltre 100 aziende specializzate nella produzione di strumenti di tortura. Nel 1997 le Nazioni Unite hanno designato il 26 giugno come “Giornata Internazionale a Sostegno delle Vittime della Tortura”, dopo che il 26 giugno 1987 era entrata in vigore la “ Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura”. Questo documento internazionale, che ha ribadito il divieto all’utilizzo della tortura come un diritto inderogabile, è stato ratificato da 146 dei 193 paesi membri dell’ONU. Il 60% dei paesi democratici che hanno firmato la convenzione ONU contro la tortura del 1984 continuano, però, ad applicarla. Circa metà della popolazione mondiale vive sotto governi che praticano la tortura. In conclusione non si può non considerare che sono trascorsi 35 anni dall’adozione dell’Assemblea generale dell’ONU, nel 1984, della “Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura” , ma il testo, di fatto, è rimasto una mera enunciazione di principio. Il numero dei paesi che l’hanno ratificato, impegnandosi a prevenire e punire la tortura, è solo di poco superiore a quello dei paesi in cui la tortura viene applicata sempre nel silenzio più assoluto, lontano da occhi ed orecchie indiscreti. E’ difficile definire, pertanto, realmente i contorni del fenomeno e farne un identikit preciso. Resta il fatto che la tortura è una realtà del nostro tempo inumana, degradante , vergognosa, comunque la più crudele violazione dei diritti umani. Anche quest’anno, pertanto , la Giornata Internazionale della celebrazione del 26 giugno sia un’opportunità per esprimere solidarietà alle vittime della tortura e alle loro famiglie, ma sia occasione anche per riaffermare i diritti inalienabili e la dignità di ciascun uomo e ciascuna donna; e altresì occasione per riaffermare, da un lato, l’impegno, che si progredisca nella lotta contro la tortura e il trattamento crudele, degradante e inumano, ovunque si verifichino e , dall’altro, l’impegno che l’Umanità voglia progredire nel suo cammino di civiltà nel rispetto dei diritti dell’Uomo e dei Popoli.
Eduardo Terrana Conferenziere Internazionale su Diritti Umani e Pace
LE POESIE ED IL RACCONTO PRESENTATI A BITLibri di Bitritto DI CRESCENZA CARADONNA -Non premiate
“Sono un immigrato”
In un paese lontano sono andato nel cuore c’è la mia terra quelle radici che sono la linfa di me
ora guardo la nativa terra mia stringendomi forte al suo nostalgico ricordo nelle foto custodite nel fondo di un cassetto; mi sembra di udir la voce materna straziata dal dolore dirmi: ‘Addio’ e poi quel mare che piano piano diventa una linea senza volto senza colori senza approcci quell’addio scandito dalle lacrime di una madre perché nulla sarà stato più come prima.
Sono un immigrato son tornato nella mia terra son tornato per te mamma cara per posare un fiore sulla tua tomba nel rimpianto di non poterti più abbracciare mentre serro nell’anima mia il tuo amore sconfinato che fine mai avrà.
Il treno correva sulle rotaie sferragliava a velocità sostenuta: così iniziò il mio viaggio verso nord destinazione Milano la mia meta tanto sognata, la partenza da Bari la mia città che lasciavo senza tristezza anzi con felicità mi stava stretta troppo per la mia giovane età piena di aspettative che più non trovavo ormai in un luogo divenuto gabbia dorata della mia esistenza. Il treno andava e con esso i miei pensieri che galoppavano nella mia mente: lasciavo il mio amato sud per andare nel favoloso e ricco nord in cerca del mio angolo di paradiso ma l’avrei trovato? Mi chiedevo mentre i secolari alberi di ulivo divenivano sempre più piccoli e lontani e sembravano voler scappare via come stavo facendo io, ma tuttavia, nonostante le mille lacrime intrappolate nei miei occhi scuri come tutte le donne meridionali, scesero comunque copiose e libere sul mio viso.
Partivo per lavoro quel maledetto lavoro anzi benedetto lavoro che al sud è inesistente se sei piena di aspettative e competenze alle quali non vuoi rinunciare per questo vai…abbandoni casa, affetti, famiglia, e vai nella speranza di trovare lì nel nord la chiave che possa aprire lo scrigno. Sferragliava il treno, il caldo era intenso, la gente sudava era pieno luglio di un giorno particolarmente afoso complice il condizionatore mal funzionante il sudore del mio vicino di poltrona mi arrivava dritto nelle narici che sembravano voler desiderare un prato fiorito di tenere fresie primaverili, ma nulla mi fece cambiar idea ero decisa ad andare via. Dopo otto lunghe ore il treno entrò in stazione a Milano: mi sembrava di vedere un’astronave con tutte quelle luci, la galleria così immensa e poi quel vociare intenso della gente freneticamente intenta ad andare in ogni direzione possibile e immaginabile.
La mia piccola valigia mi seguiva o io seguivo lei? Chissà, stanca ma entusiasta ero stordita…Milano finalmente ero arrivata, lì ad aspettarmi un caro amico trasferito oramai da anni sempre per lavoro, un cervello barese in fuga nel cuore della grande città, insieme ci avviammo verso casa sua non dopo averci scambiato un saluto dal dolce gusto terrone fatto di abbracci e fraterni baci, sì proprio come si usa da noi dove ci si bacia senza paura ma solo per il gusto di farlo irrorato dal calore tipico di noi gente del sud. La casa del mio amico era un monolocale in centro ma veramente piccolo con soppalco dove tutto era distribuito in modo essenziale ma nulla mancava arredato con eleganza e sobrietà fornito anche di due finestre dalle quali si poteva scorgere il via vai della gente indaffarata in chissà quali faccende che sembravano andare in ogni direzione; cenammo nel vicino ristorantino poi subito a nanna, il giorno dopo dovevo recarmi all’appuntamento di lavoro per sostenere un colloquio molto importante nel quale avevo riposto tutte le mie aspettative lasciando il mio caldo nido famigliare.
L’inesperienza a volte gioca brutti scherzi anche l’essere profondamente donna del sud incide, infatti il colloquio non andò bene, mi ero svegliata presto quella mattina, truccata, ben vestita con i miei appunti e progetti ben studiati ma niente andò bene non piacque al team dell’azienda il mio progetto e fui mandata subito a casa senza mezze parole: “Signorina -mi disse il boss- le idee ci sono ma sono poco sviluppate e quindi poco appetibili per i nostri clienti!”
Scappai… sì di corsa scappai velocemente, raccolsi tutte le mie carte, ormai divenute cartacce e con gli occhi pieni di lacrime andai via disperata. Pensai durante il tragitto che se fossi stata più sfacciata quel posto ora sarebbe stato mio e poi gridai ad alta voce: “Capitolo chiuso torno a casa punto!” Di anni ne sono passati da quel lontano giorno di luglio di un anno che ho cancellato per sempre dalla mia memoria, ora sono una mamma felice ho realizzato i miei sogni proprio da dove ero scappata lì nel cuore del sud nella mia amata città Bari tra l’amore della mia famiglia, che mi ha abbracciata come una calda coperta di quelle fatte all’uncinetto dalle sapienti mani delle donne meridionali magari accanto al focolare dove ci si raccontano le belle storie passate fatte di tradizioni antiche e profonde radici proprio come quei secolari e maestosi alberi d’ulivo che vidi scorrere nei miei giovani occhi di ragazza sul quel treno che ancor oggi sferraglia nelle mie orecchie di giovane adulta ma ora solo nei miei sogni.
“La casa è lì dove abita il cuore”, il mio cuore oggi è qui solo a sud per sempre nella mia amata terra.
Loseto (Lusìte in dialetto barese) è un quartiere alla periferia di Bari, appartenente dal 2014 al IV municipio (ex IV circoscrizione). Fu comune autonomo fino al 1937. l quartiere è situato all’estrema periferia sud-ovest del capoluogo pugliese, a circa 10 km dal centro. Confina:
a nord con il quartiere Ceglie del Campo;
ad est con il comune di Valenzano;
a sud con il comune di Adelfia;
a ovest con il comune di Bitritto.
Il quartiere è diviso in due zone: il centro storico e una zona residenziale di recente costruzione. Loseto è nata attorno al XII secolo (portava il nome di Lusitum in epoca medievale). Nel XVI secoloBona Sforza, regina di Polonia e duchessa di Bari, donò il feudo di Loseto al suo cortigiano Giosuè de Ruggiero, i cui discendenti lo mantennero fino all’abolizione della feudalità nel 1806. Il quartiere è diviso in due zone: il centro storico e una zona residenziale di recente costruzione.
XX secolo
Il comune di Loseto fu soppresso con Regio decreto legge n. 253 emanato in data 8 febbraio 1937 ed aggregato sotto forma di frazione al comune di Bari.
Il 26 gennaio 1970 il consiglio comunale di Bari, con delibera 489/70, approvò la suddivisione di Bari in 17 quartieri, nella cui ripartizione fu inglobato in maniera distinta il quartiere Loseto. La deliberazione ivi menzionata fu emanata sulla scorta dell’articolo 155 del Regio decreto legge n° 148 del 4 febbraio 1915, ora abrogato e sostituito dal Testo Unico sugli Enti Locali, il quale affermava testualmente: “I comuni superiori a 60.000 abitanti, anche quando non siano divisi in borgate o frazioni, possono deliberare di essere ripartiti in quartieri, nel qual caso compete al Sindaco la facoltà di delegare, le sue funzioni di ufficiale di governo, ai sensi degli articoli 152, 153 e 154, e di associarsi degli aggiunti presi fra gli eleggibili sempre con l’approvazione del Prefetto“. Tale provvedimento inoltre fu approvato dal Prefetto della Provincia di Bari allora in carica, nonché dalla sezione provinciale di controllo della Regione Puglia con nota protocollare n. 17309/6 in data 26 aprile 1972 con cui congiuntamente allo stesso Prefetto, la Regione Puglia prendeva atto della deliberazione del Comune di Bari approvandola definitivamente e rendendola esecutiva.
Il territorio del comune di Bari, il 28 luglio 1979, fu suddiviso in nove circoscrizioni amministrative: il quartiere Loseto fu incluso nella IV circoscrizione la quale comprende altri quartieri baresi tra cui Ceglie del Campo e Carbonara. Il 26 gennaio 1970 il consiglio comunale di Bari, con delibera 489/70, approvò la suddivisione di Bari in 17 quartieri, nella cui ripartizione fu inglobato in maniera distinta il quartiere Loseto. La deliberazione ivi menzionata fu emanata sulla scorta dell’articolo 155 del Regio decreto legge n° 148 del 4 febbraio 1915, ora abrogato e sostituito dal Testo Unico sugli Enti Locali, il quale affermava testualmente: “I comuni superiori a 60.000 abitanti, anche quando non siano divisi in borgate o frazioni, possono deliberare di essere ripartiti in quartieri, nel qual caso compete al Sindaco la facoltà di delegare, le sue funzioni di ufficiale di governo, ai sensi degli articoli 152, 153 e 154, e di associarsi degli aggiunti presi fra gli eleggibili sempre con l’approvazione del Prefetto“. Tale provvedimento inoltre fu approvato dal Prefetto della Provincia di Bari allora in carica, nonché dalla sezione provinciale di controllo della Regione Puglia con nota protocollare n. 17309/6 in data 26 aprile 1972 con cui congiuntamente allo stesso Prefetto, la Regione Puglia prendeva atto della deliberazione del Comune di Bari approvandola definitivamente e rendendola esecutiva.
Monumenti e luoghi d’interesse
Nel quartiere vi sono ampie testimonianze di carattere artistico ed architetturale: il Palazzo del Barone, la Porta di ingresso nel quartiere è visibile, riconoscibile e transitabile da coloro che vogliano immettersi sulla via del rione Ceglie; la Chiesa di San Giorgio, dedicata al protettore del quartiere, le cui celebrazioni si tengono ogni anno il 24 aprile. Troviamo poi il palazzo Sedile e il Castello. Tra le antiche vie del rione, si possono ammirare diversi bassorilievi in pietra viva secolare.
IL FUTURISMO NEL CLIMA DI RINNOVAMENTO ARTISTICO-LETTERARIO DEL PRIMO NOVECENTO
Il Futurismo, di cui si ricorda quest’anno la centodecima ricorrenza
dalla nascita, si inserisce, come movimento artistico-letterario, nel
clima di rinnovamento del primo novecento di cui espressione
significativa sono le riviste fiorentine : il leonardo, il regno,
hermes, lacerba, l’unità, la voce. La sua importanza sta nella
funzione di rottura svolta rispetto ai rigidi schemi della tradizione,
contribuendo così a spianare la strada a nuove e più significative
sperimentazioni poetiche tra cui in particolare l’ermetismo. E’ un
movimento di avanguardia letteraria e artistica la cui nascita coincide
con il primo dei manifesti programmatici dell’iniziatore Filippo
Tommaso Marinetti, apparso il 20 febbraio del 1909 su “ Le Figaro”, ed
esaurisce la carica innovativa nell’arco di un decennio, espandendosi
nel periodo in Francia, dove ebbe influenza sul poeta Guillaume
Apollinaire, in Svizzera ed in Russia dove riscontrò l’interesse e la
sensibilità poetica di Vladimir Majakosvskij. Il futurismo
influenza non solo la letteratura ma anche altre arti, elaborando per
ognuna un manifesto programmatico, così: per la letteratura elabora il
manifesto tecnico della letteratura futurista del 1912, firmato da
Marinetti; per la pittura, il I° ed il II° manifesto della pittura
futurista del 1912; per la musica, il manifesto dei musicisti futuristi
del 1910; per il teatro, il manifesto del teatro futurista sintetico
del 1915. Gli intellettuali dell’avanguardia futurista ostentano un
atteggiamento sdegnoso nei confronti della realtà comune e dei valori
classici tradizionali. In linea con il nuovo gusto di un pubblico avido di novità , si sforzano di essere originali ad ogni costo.
Esaltano l’ebbrezza di vivere momenti di fugace appagamento; mostrano
disprezzo per tutto ciò che è debole o sentimentale; reagiscono alla
caduta di ideali della loro epoca inneggiando alla tecnologia della
società capitalistica ed agli aspetti esteriori della moderna società
industriale e proponendo una fiducia fermissima nel futuro e nella
civiltà delle macchine. In linea con i fatti storici e le nuove
tendenze ideologiche del momento, protese al culto della persona,
all’esaltazione della virilità, del coraggio e dell’ardimento, i nuovi
Intellettuali affermano gli ideali della forza, del moto, della
vitalità, del dinamismo, dello slancio; esaltano l’amore del pericolo,
l’abitudine all’energia, il culto per il coraggio e l’audacia; ostentano
ammirazione per la velocità; propugnano la lotta contro il passato,
affermando “ noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le
accademie di ogni specie”; si fanno paladini del movimento aggressivo,
del passo di corsa, dello schiaffo e del pugno; ed esaltano il mito
della violenza e della guerra, considerata la “ sola igiene del
mondo “, il militarismo, il patriottismo e il disprezzo della donna.
“ Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia ed
alla temerarietà;il coraggio, l’audacia, la ribellione saranno elementi
essenziali della nostra poesia”, si legge testualmente nel ““Manifesto
del Futurismo”, di Marinetti, che inneggia alla velocità e sostiene
che la “La poesia deve essere concepita come un violento assalto
contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo”, e
compito del poeta è quello di prodigarsi “con ardore, sfarzo e
munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi
primordiali; non vi è più bellezza se non nella lotta.” Il nuovo
Movimento proclama di combattere contro il moralismo, il femminismo e
contro ogni viltà opportunistica ed utilitaristica e di cantare le
grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa, le marce
delle rivoluzioni nelle capitali moderne e il vibrante fervore notturno
degli arsenali e dei cantieri. Scopo del Movimento è quello di
lanciare per il mondo il manifesto di violenza avvolgente e
incendiaria su cui si fonda il Futurismo con l’obiettivo di liberare
il paese dalla cancrena di professori, archeologi, ciceroni e antiquari
che hanno ridotto “l’Italia a un mercato di rigattieri”. Questi
contenuti caratterizzano il Futurismo come espressione del dinamismo del
mondo moderno che esalta e celebra “ la civiltà della macchina” ,
perché solo ad una velocità elevata si può avere una diversa percezione
del paesaggio e si possono attingere sensazioni nuove dal mondo della
scienza e della tecnica. Questi contenuti, pertanto, andavano
espressi in un modo nuovo, con una nuova Poetica, perciò Marinetti :
rigetta le regole della grammatica e della sintassi tradizionale,
dell’ortografia e della punteggiatura, proponendo la tecnica delle
parole in libertà, cioè senza alcun legame grammaticale – sintattico fra
di loro, senza organizzarle in frasi e in periodi; rigetta l’uso di
aggettivi ed avverbi e propone la disposizione casuale dei sostantivi
usati, in modo da suggerire l’immagine che descrivono; propone l’uso
del verbo all’infinito e i collegamenti analogici, ma, in particolare,
propugna la distruzione nella letteratura dell’uso dell’IO e ogni
riferimento psicologico ad esso da sostituire con l’ossessione lirica
della materia. E’ quello futurista il manifesto di una letteratura e
di un’arte rivoluzionarie che intende nascondere i nuovi miti del
progresso che avanza trionfante,la velocità, l’automobile, la città
industriale, gli aeroplani, il dominio tecnologico dell’uomo sulla
materia e al contempo accoglie e glorifica ogni tipo di violenza , di
lotta e di distruzione di ogni valore tradizionale e celebra la guerra
perché “ elimina i deboli dal mondo “. La produzione poetica del Futurismo, nei suoi autori più significativi :
Aldo Palazzeschi; Corrado Govoni e lo stesso teorico del movimento
futurista Filippo Tommaso Marinetti, ispirata, pertanto, all’ottimismo,
alla gioia di vivere aggressiva e prepotente, non si può dire che lasci
pagine di poesia vera. Si caratterizza da un lato per la
celebrazione dell’audacia creativa, della vita dinamica attiva, e
dall’altro per la testimonianza dello spirito nuovo che aleggia nell’
Europa del primo novecento, avida di dimostrare la sua forza ed al cui
orizzonte già si profilano l’ombra della croce uncinata e della
svastica.
di Eduardo Terrana (Conferenziere Internazionale su Diritti Umani e Pace)