
BARI TANTO TEMPO FA

Il passato siamo noi!
Cartolina di Giuseppe Fiore rielaborata
da Crescenza Caradonna
PUGLIA D'AMARE 24 Quotidiano d'informazione
Quotidiano dir. Crescenza Caradonna


Cartolina di Giuseppe Fiore rielaborata
da Crescenza Caradonna

DUE METÀ PER L’IMMAGINE DI DIO.
XXVII Domenica del tempo ordinario (B)
Mc 10, 2-16
+In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie.+Il Successo ottenuto dalla predicazione di Gesù spinge i suoi avversari ad escogitare elaborate “trappole” per screditarlo agli occhi dei suoi sostenitori. La strategia usata più spesso è quella di spingerlo a prendere posizione su temi assai controversi ed esporlo alle critiche della parte avversa. In questo caso il tema trattato è quello del diritto al ripudio, ovvero la possibilità da parte dell’uomo di liberarsi dal vincolo matrimoniale allorché questi riteneva che fosse opportuno. L’atto di ripudio, il documento che testimonia questa scelta, dava la possibilità alla donna di sposarsi nuovamente senza incorrere nell’adulterio (Cfr Dt 24, 1-4). In realtà questo “compromesso” tutelava la donna dalla lapiadazione in caso di adulterio (lo stesso voleva fare Giuseppe con Maria prima dell’apparizione rivelatrice che lo ha messo su un’altra strada (cfr Mt 1, 18-24).+Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.+I farisei che stavano interrogando Gesù, restano subdolamente vaghi riguardo all’argomento, limitandosi a citare i versetti attribuiti a Mosè senza menzionare l’aspetto più controverso, cioè: la motivazione che doveva determinare l’atto di ripudio. Su questo aspetto i pareri erano discordanti: si andava dal permissivismo esagerato all’estrema prudenza che riservava questa possibilità ai soli casi più gravi. Ciascuna delle posizioni aveva importanti sostenitori fra i grandi rabbini. Tuttavia il profeta Malachia (cfr. Ml 2, 14-16) è decisamente esplicito nel denunciare l’usanza di ripudiare la “compagna della propria giovinezza” per “tradirla” con un altra donna, un atto che, citando il profeta, era in odio a Dio.+Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».+Gesù allude al primo racconto della creazione dell’uomo (cfr Gn 1, 26-28) e non quello più “famoso” (cfr Gn 2, 18-25) che, a una lettura più superficiale, potrebbe far pensare alla donna come una creazione di serie “b” (e che invece cela in se verità ben più profonde). La scelta del Maestro vuole mettere in evidenza come la creazione dell’uomo maschio e femmina sia il progetto originale di Dio, un progetto che li pone sullo stesso piano e li riveste della medesima dignità. Oltre a questo Gesù sottolinea come maschio e femmina siano realtà complementari, fatte per diventare, insieme, “una sola carne”. L’uomo è creatura pienamente realizzata nell’amore oblativo, sia nella scelta matrimoniale che nella via della piena consacrazione alla causa del Regno dei Cieli (cfr Mt 19, 12; 1Cor 7, 32). Solo nel mistero della Croce questa dottrina è pienamente comprensibile, in quanto essa rappresenta la piena offerta di se: proprio per questo, le due vie sopracitate, sono evangeliche ed eroiche. Diventa evidente così che la lotta per restare fedeli è così dura da spingere Gesù ad ammonire severamente, chiunque avesse intenzione di farlo, a non separare ciò che Dio unisce.+A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».+È curioso notare come Gesù, rispondendo alla richiesta di chiarimento dei suoi discepoli, rileva come anche la donna avesse la possibilità di ripudiare il proprio marito e quindi di incorrere nello stesso peccato, come era possibile non lo sappiamo, ma possiamo immaginare che questo in qualche modo succedesse. L’adulterio è dunque il peccato che spezza l’unione dell’amore e uccide, se così si può dire, quell’unico “corpo” formato nel momento dell’unione.+Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.+I discepoli cercano di allontanare i bambini, considerandoli una scocciatura o una perdita di tempo, ma Gesù ammonisce severamente questo atteggiamento, essi non sono persone di serie b e meritano tutta la sua attenzione. Se oggi, a giusta ragione, si moltiplicano le associazioni che difendono i diritti dei bambini, all’epoca della narrazione evangelica questo non avveniva affatto e ciò li esponeva ad ogni tipo di abuso. Socialmente non esistevano fino alla pubertà e i loro diritti dipendevano solo dal benvolere di genitori e parenti. Erano dunque gli ultimi fra gli ultimi, esattamente lo stato che Gesù indicava come ideale per accogliere il Regno dei cieli.Da notare: i versetti di questa liturgia domenicale compongono insieme i tre elementi della famiglia: Marito, Moglie e bambini, di tutti viene sottolineata la dignità e l’importanza. Ancora una volta il vincolo che tieni uniti è quello dell’amore pieno e reciproco, capace di sussistere anche quando “non conviene” e che non ammette scarti di qualità fra le parti.Felice Domenica
Fra Umberto Panipucci.
Tra le zolle
Cresy Crescenza Caradonna
Scricchiolii di sole
triste è la luce senza la mia amata terra
attonita dal silenzio di una candela mi illudo d’esserci
sono come sospesa tra le mie parole nelle quali navigo
ripensando al mare della mia amata terra
lo specchio m’inquieta è verità
che filtra in quel raggio di luce dell’anima cristallo d’amore
forse sì mi riprenderò la mia terra
un giorno quando tra le mani aliterò spoglia
tra le zolle tracce di me.©
Iniziano le trasmissioni radiofoniche: «URI (Unione Radiofonica Italiana). 1-RO: Stazione di Roma. Lunghezza d’onda metri 425. A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera. Sono le ore 21 del 6 ottobre 1924. Trasmettiamo il concerto di inaugurazione della prima stazione radiofonica italiana per il servizio delle radioaudizioni circolari. Il quartetto composto da Ines Viviani Donarelli, che vi sta parlando, Alberto Magalotti, Amedeo Fortunati e Alessandro Cicognani, eseguirà Haydn dal quartetto “Opera 7”, I e II tempo.»
È la voce della violinista Ines Donarelli che annuncia l’inizio delle trasmissioni radio dalla stazione San Filippo di Roma (nell’attuale quartiere Parioli). Comincia da qui la storia della radio in Italia, che all’inizio è riservata a pochi abbonati e solo la diffusione di apparecchi più maneggevoli ne farà un fenomeno di massa.
Fondamentale sarà l’ingresso della pubblicità nel 1926 che darà maggiori risorse e consentirà di ampliare i contenuti.
Oltre al radiogiornale, condizionato dalla propaganda di regime, i più seguiti saranno i concerti di musica leggera (con motivi storici come Tulipan del Trio Lescano e Mille lire al mese di Gilberto Mazzi), le romanze, gli sketch degli attori più amati dal pubblico (come Vittorio De Sica e Alberto Sordi) e le radiocronache sportive.
Voci storiche di questi primi anni sono l’annunciatrice Maria Luisa Boncompagni, il presentatore Nunzio Filogamo e i radiocronisti sportivi Nicolò Carosio (per le partite di calcio) e Mario Ferretti (per le gare di ciclismo). Nel frattempo crescerà il numero degli abbonati URI (che nel 1928 si trasformerà in EIAR), arrivando a 500mila nel 1935.
Con lo scoppio della guerra il controllo del regime fascista si farà più pressante, facendone uno strumento di manipolazione dell’opinione pubblica. Ciononostante la radio aumenterà la platea di ascoltatori, arrivando nel 1940 al milione e mezzo di abbonati.
Con la nascita della RAI, nel 1944, l’offerta si amplierà notevolmente con la comparsa dei quiz e dei programmi divulgativi e, nel 1951, con l’istituzione del Festival di Sanremo.
Amo la radio perchè arriva dalla gente entra nelle case
e ci parla direttamente e se una radio è libera ma libera veramente mi piace ancor di più perchè libera la mente.
(da La radio di Eugenio Finardi )