ATTORE – ORGANIZZATORE CULTURALE – AVVOCATO, pugliese, HA BLOCCATA UNA PUBBLICITÀ OFFENSIVA PER LE DONNE.
Dalla sua bacheca fb.
“Qualche mese fa segnalai in un post una pubblicità, trasmessa su reti televisive locali, che ritenevo offensiva nei confronti delle donne. Ho segnalato lo spot, di una ditta di compro-oro, all’Istituto per l’Autodisciplina della Pubblicità che mi ha risposto oggi in questi termini: <<La informiamo che il Comitato di Controllo, ritenuto il messaggio in contrasto con l’art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, ha emesso un provvedimento per inibirne l’ulteriore diffusione. L’inserzionista ha proposto, nei termini, opposizione al provvedimento ingiuntivo. Il Presidente del Giurì, tuttavia, ritenuto che l’atto di opposizione non contenga elementi idonei a contrastare le censure mosse al messaggio, ha restituito gli atti al Presidente del Comitato di Controllo, il quale, a sua volta, ha deliberato la definitività del provvedimento n. 73/18/ING, che ha acquistato efficacia di decisione.”
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Ingiunzione 73/2018
Ingiunzione n. 73/18 del 31/7/2018
Nei confronti di Giallo Oro srl
Mezzi TV
Prodotto Negozi compro oro
Articoli violati 10
Il Presidente del Comitato di Controllo visto il telecomunicato “Che si dà, che si dà?”, relativo a Giallo oro rilevato su Telenorba nel mese di luglio 2018 ritiene lo stesso manifestamente contrario all’art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.
Il messaggio, volto a pubblicizzare la catena di negozi di permuta oro ‘Giallo Oro’, si basa su uno scambio canoro tra il negoziante e una cliente che ancheggiando si dirige verso il bancone. Mentre la protagonista canta “io ti dò la cosa più bella che ho” viene ripresa da un’inquadratura che indugia sul suo fondoschiena, e continua ad avanzare con atteggiamenti ammiccanti verso il negoziante che in risposta canta “che si dà che si dà, quando un uomo incontra una donna?”, firmando un cospicuo assegno in cambio dei gioielli portati dalla donna.
Ad avviso del Comitato di Controllo, è fuori di dubbio che siffatta comunicazione commerciale vada oltre il semplice cattivo gusto per veicolare una rappresentazione svilente della donna, che pone il messaggio in contrasto del messaggio con l’art. 10 del Codice. La figura femminile viene infatti strumentalizzata al solo scopo di attirare l’attenzione del pubblico. La comunicazione, attraverso inquadrature e doppi sensi crea un’ingiustificata sessualizzazione della figura femminile e una commistione di piani tra il corpo della donna e i servizi che si pubblicizzano, che conduce inevitabilmente alla mercificazione della persona. Nulla invero giustifica la scelta di comunicazione in questione, essendo questa unicamente finalizzata ad attrarre l’attenzione del pubblico, strumentalizzandone di fatto la sensibilità.
UN GRANDE PLAUSO A NOME DI TUTTE LE DONNE
