Corso Vittorio Emanuele a Bari con le filovie dopo i tram.
A sinistra il meraviglioso palazzo Fizzarotti in stile veneziano
di
PUGLIA D'AMARE 24 Quotidiano d'informazione
Quotidiano dir. Crescenza Caradonna


Gv 6, 41-51
+In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».+
Il fenomeno “Gesù” cominciava a farsi sentire anche in Giudea, specie dopo i clamorosi segni che questi aveva compiuto. L’atteggiamento critico da parte delle autorità religiose non si è fatto aspettare: ” Come può costui dire: “Sono disceso dal cielo”? Questo in riferimento al fatto della certezza che Gesù era nato da una donna e che avesse un padre. Israele infatti aspettava il ritorno di Elia (cfr. Mt 17, 11-12), il profeta assunto in cielo (cfr. 2 Re 2, 8-15), il “falegname” era invece nato come qualsiasi altro uomo (fatta eccezione del suo concepimento).
Qual’è la cosa che più di tutte scandalizza? Quando anche i più smaliziati mondani arrossiscono? Dove cede il limite dei tolleranti? Cosa rende furiosi i bigotti? Niente mette in crisi una persona, un paese o un intero stato più della verità. Se poi questa ha bisogno della maiuscola per essere trascritta, il fatto si fa serio e tutto acquista maggiore gravità. Può essere il Messia un falegname? Può un uomo nato da donna dire che viene dal cielo? Quelli che pongono questa domanda conoscono bene quale sia la risposta, ma hanno la paura, anzi il terrore di ammetterlo: i segni dello Spirito che hanno accompagnato Gesù sono fin troppo eloquenti (cfr. Lc 7, 19-23); se mai qualcuno poteva dichiararsi “Messia”, questi era proprio Lui.
+Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi.+
L’atto di mormorare ci fa tornare in mente il popolo di Israele nel deserto che si lamenta con Mosè (cfr. Es 16,3) per la dura prova a cui veniva sottoposto: Gesù usa questo verbo facendo intendere che non stavano contestando solo lui, ma anche il Dio che dicevano di servire.
+Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.+
Che vuol dire essere attirati dal Padre? Si parla di predestinazione? Certamente non possiamo accedere al corpo di Cristo e alla comunione con Lui, se non attraverso lo Spirito, ma questa Grazia è universale. Tuttavia l’uomo è spesso tentato di stabilire da se i modi e i criteri di comunione con Dio, esattamente come facevano i nemici di Gesù, che credevano di essere ascoltati “moltiplicando le preghiere” e i sacrifici offerti al tempio. La via di comunione proposta da Gesù è invece l’accoglienza della Grazia gratuita, la quale opera e ci attira verso la perfezione incarnata da Cristo, nella misura in cui la nostra disponibilità diventa incondizionata: proprio questo ci lega alla resurrezione di Cristo e ce la fa ereditare.
+Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”.+
Tra il Figlio incarnato e il Padre non c’è un semplice legame, ma una comunione sostanziale che in modo misterioso si articola fino a rendere possibile il paradosso del Dio fatto uomo: l’infinito nel finito, l’imperituro nel mortale, l’indicibile che trova voce, l’impossibile che si realizza. Così chi ascolta Gesù, in modo “paradossale”, ode la voce di Dio esprimersi in un linguaggio accessibile, a portata di mente, così che tutti possano accedere alla più alta delle scienze.
+Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me.+
La presenza dello Spirito “parla” il ciascuno di noi, spetta a noi saperla discernere tra mille altre per andare nella giusta direzione. È proprio in questo modo che il Padre “attira” al Figlio, per mezzo dello Spirito, appunto.
+Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.+
Prima di Gesù Dio coincideva con l’inaccessibile. Vederlo voleva dire morire, ascoltare la sua voce ispirava terrore più che serenità e pace, toccarlo poi era inconcepibile. Questo sottolinea come l’uomo si sentisse isolato ed escluso dalla sfera divina, ma questo non è dovuto a Dio, semmai l’uomo ha fatto si che ci fosse un abisso incolmabile fra la sua e la nostra dimensione. Nel racconto dell’Eden viene narrata un’ amicizia intima e serena che è stata prima avvelenata e poi tradita. Questo “muro d’inimicizia” è stato abbattuto proprio dall’evento che tutta la storia attendeva: la venuta del Cristo. È lui che dà un volto all’invisibile, una voce all’inaudito; è lui che da concretezza all’intangibile e rende comprensibile l’inconcepibile attraverso la sua dottrina, al contempo semplice ed insondabile nella sua profondità.
+Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».+
I versetti precedenti ci hanno rivelato quanto la gente preferisse “la manna di Mosè”, quel cibo materiale che ha sfamato Israele nel deserto, piuttosto che il Pane del Cielo: la Parola annunciata da Cristo che conduce alla vita eterna. Spesso, anche le nostre speranze sono troppo misere per volare così in alto: proiettiamo il concetto di vita eterna al di là di un abisso invalicabile, ci accontentiamo così di quello che passa il variopinto ed ingannevole chiosco mondano, il quale non sa dare altro che quel pane, il quale non è vita vera, ma solo la sua ombra evanescente e non da aspettative capaci di vincere l’angoscia della morte. Daccapo si ripete il dramma dell’Eden: Dio indica ciò che può renderci felici ed immortali, ma l’uomo continua a scegliere la morte esiliandolo dalla sua vita, ostinandosi a decidere da solo cosa è più giusto e santo.
Solo camminando negli insegnamenti del Vangelo possiamo essere divinizzati e manifestare nella nostra vita quella Luce di cui solo Dio ci può rivestire.
Per fortuna abbiamo un Padre buono, mai stanco di scrutare l’orizzonte e sperare nel nostro ritorno.
Felice Domenica
Fra Umberto Panipucci
Tesori d’Arte Sacra |
L’Info Point Molfetta organizza due appuntamenti ogni sabato sera alla scoperta delle bellezze della nostra città. Dalle 20.00 alle 23.00 visita guidata straordinaria alle torri del Duomo di San Corrado. Quattro turni di visita al costo di € 2,00 a persona. Prenotazione obbligatoria. Alle ore 20.30, con partenza dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta, si svolgerà una visita guidata gratuita sul tema “Gli Ordini Religiosi”. E’ gradita la prenotazione. Info e prenotazioni: Info Point Molfetta, via Piazza, 27, tel 0803340519, mail info.molfetta@viaggiareinpuglia.it |
SAGRA DELL’UVA DI RUTIGLIANO.
Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento con la “Sagra dell’Uva” di Rutigliano, giunta alla sua 54^ edizione, grazie all’impegno del Comitato Civico “Sagra dell’Uva di Rutigliano”, del suo Presidente, Michele Sibiliano, del Comune di Rutigliano e di tutti gli addetti ai lavori.
Dal 21 al 23 settembre in via Dante a Rutigliano sarà l’uva la vera protagonista di tante iniziative con lo scopo di far scoprire e rivivere i profumi enogastronomici della nostra terra.
Non mancheranno come sempre ospiti musicali. Venerdì 21 settembre alle ore 21.30 è confermata la presenza di una delle più belle voci femminili del panorama italiano, Paola Turci.
Domenica 23 settembre sarà il turno del disc jockey, produttore discografico e conduttore radiofonico, Gabry Ponte, che con gli Eiffel 65 ha venduto oltre 10 milioni di dischi nel mondo.
Ci sarà un altro artista ad esibirsi sabato 22 settembre? Per non perdere neanche una notizia segui la pagina ufficiale della “Sagra dell’Uva di Rutigliano” https://m.facebook.com/SagraUvaRutigliano/ oppure visita il sito www.uvadirutigliano.it dove a breve sarà possibile scaricare tutto il programma della manifestazione.
Ancora una volta il Carro dei Comici ha vinto la sua scommessa proponendo in uno spazio inedito e non utilizzato per la prosa, l’Anfiteatro di Ponente di Molfetta un interessante e piacevolissimo spettacolo dal titolo “La Leggenda Paganini”.
A condividere sul palco con Francesco Tammacco questo ulteriore successo, l’assessore alla cultura e vice sindaco Sara Allegretta, felice della risposta del pubblico e della scelta di proporre questo spettacolo che ha unito in un piacevolissimo mix musica e parole.
A calcare la scena un grande uomo di spettacolo pugliese,Paolo Sassanelli, che si è cimentato in tante forme di arte: dal cinema al teatro, dalla fiction ai film, dalla tv alla scrittura.
“La leggenda Paganini” monologo in un atto per voce recitante, violino e chitarra ha riscosso il plauso del pubblico che ha apprezzato la formula del racconto in musica.
Paolo Sassanelli ha quindi raccontato le varie tappe della vita di Nicolò Paganini (1782-1840) che è stata una popstar della musica classica.
L’attore racconta anche la vita privata dell’uomo Paganini. Ecco cosa si scrive di lui:
“Osannato in vita dal pubblico che gremiva i suoi concerti, amato e protetto dai potenti – il cancelliere Metternich lo volle a Vienna, re Francesco II di Borbone lo nominò suo virtuoso da camera e Papa Leone XII gli diede lo Sperone d’oro –, stimato e fonte di ispirazione per i grandi compositori dell’epoca, Schumann, Liszt, e in seguito Brahms e Rachmaninov, Paganini è un’icona della musica di tutti i tempi.
Violinista virtuoso per antonomasia, audace nella tecnica dello strumento fino a portare agli estremi, persino a superare, i limiti umani, al punto da alimentare il sospetto di immaginari patti con il diavolo, fu anche un valente chitarrista. Non suonando il pianoforte ricorreva alle sei corde per costruire e verificare la scrittura polifonica che avrebbe poi affidato all’orchestra. E anche sulla chitarra, come sul violino, il suo ingegno impareggiabile creò un idioma nuovo e inconfondibile. Se al violino affidò la sua anima più incandescente e temeraria, alla chitarra concesse di esprimere le sue emozioni più intime e poetiche.
Ma Paganini fu soprattutto un uomo. Un uomo moderno, curioso, tormentato, interprete ideale dei profondi cambiamenti che tra fine del Settecento e inizio dell’Ottocento attraversano l’Europa. Nonostante il suo aspetto non avvenente e una salute sempre precaria, egli amò molto le donne e da loro ricambiato. Come la mediocre cantante comasca Antonia Bianchi che gli diede l’unico e adorato figlio Achille, fino alla principessa Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella dell’Imperatore, amica, amante, estimatrice. A 58 anni Paganini, fiaccato da una malattia polmonare, forse tubercolosi, che lo rese afono, il 27 maggio 1840 a Nizza riconsegnò l’anima a Dio. Assistito dal 15enne figlio Achille, rifiutò l’estrema unzione e per questo il vescovo di Nizza ne vietò la sepoltura in terra consacrata. Il suo corpo verrà quindi imbalsamato e conservato nella cantina della casa dov’era morto. Solo molti anni dopo verrà sepolto nel cimitero della Villetta di Parma”.
“La leggenda Paganini” ha raccontato al pubblico questo straordinario musicista attraverso un format che ha alternato una voce recitante, quella del popolare attore Paolo Sassanelli che ha curato il testo con Bianca Melasecchi e Filippo Michelangeli, alle prodezze musicali di due virtuosi di prim’ordine, il violinista Davide Alogna e il chitarrista Giulio Tampalini. Perché suonare Paganini non è cosa da tutti, ci vogliono mani d’acciaio e anni di studio.
Lo spettacolo si è snodato in un tempo unico, per non interrompere mai la tensione dell’evento, e ha previsto l’esecuzione dei grandi capolavori del compositore genovese, i Capricci per violino solo, la Sonata Concertata per violino e chitarra, Ghiribizzi e le Variazioni sul Carnevale di Venezia per chitarra, il celebre Cantabile in Re maggiore, la prima Sonata per violino e chitarra dal “Centone” e il guizzo inconfondibile della “Campanella”, tratta dal terzo tempo del Concerto n. 2 per violino e orchestra.
Su un maxi schermo si potevano leggere i titoli dei brani eseguiti o vedere le immagini della vita legate all’ uomo e al musicista Paganini.
Non sono mancate le improvvisazioni, le battute fuori copione, lo scambio simpatico di “frecciatine” con gli altri musicisti, come si addice ad un personaggio di spettacolo quale è Sassanelli.
La famosa frase :«Paganini non ripete?» è stata smentita dalla riproposizione a grande richiesta del pubblico di uno dei brani in scaletta. Il violino di Davide Alogna e la chitarra di Giulio Tampalini hanno letteralmente incantato il pubblico, nonostante il caldo afoso e il luogo molto grande, condizioni queste brillantemente superate da questi impeccabili professionisti che vantano una brillante carriera e collaborazioni prestigiose.
Il maestro Alogna, definito un grandissimo talento, svolge un intensa attività concertistica come solista, camerista e con orchestra in tutta Europa, Asia e America.
Giulio Tampalini ha vinto i maggiori premi internazionali di chitarra e come il suo collega si esibisce ovunque riscuotendo in ogni luogo il consenso del pubblico e della critica.
L’attore Sassanelli, barese di origine, ma ormai cittadino del mondo: vive a Roma ed ha sposato una splendida danese, è principalmente un attore teatrale. Proprio a teatro infatti ha conosciuto lo scenografo molfettese Riccardo Mastrapasqua, con cui spesso ha lavorato.
Prima dello spettacolo, durante una piacevolissima chiacchierata, ci ha parlato dei suoi amici molfettesi, non è la prima volta che viene in città, del suo apprezzamento per il cibo e per lo splendido territorio pugliese a cui è legatissimo.
Abbiamo parlato anche di come è cambiata la Puglia, di turismo, di economia, di tv e spettacolo, oltre che di enogastronomia, ma anche del tanto e incessante caldo a cui i danesi non sono abituati.
Simpatico, cordiale, molto disponibile, nonostante i tanti successi televisivi, che rendono spesso un po’ distanti gli uomini di spettacolo, e sempre contento di tornare nella sua terra, si è piacevolmente intrattenuto sul muretto dell’Anfiteatro, perché nei camerini faceva troppo caldo e perché, quando può, gli piace il contatto con il pubblico, sempre molto caloroso.
“La Leggenda Paganini” rientra nella rassegna “Molfetta in Prosa” facente parte del cartellone Eventi Molfetta promosso dall’assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Molfetta che ha fra le sue finalità quello di portare i grandi nomi del panorama teatrale nazionale in città.
Infatti per il 1 settembre Molfetta ospiterà un altro grande attore: Andrea Buscemi che interpreterà “Il mercante di Venezia” di Shakespeare.
Ancora un appuntamento tutto da godere in questa calda estate molfettese.
Paola Copertino