FILIPPO TOMMASI MARINETTI-I CANONI DELLA NUOVA POETICA FUTURISTA -PAROLE IN LIBERTA' di Eduardo Terrana

FILIPPO TOMMASI MARINETTI

I CANONI DELLA NUOVA POETICA FUTURISTA – PAROLE IN LIBERTA’

di Eduardo Terrana

Nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1876. Compie gli studi superiori a Parigi ma si laurea a Genova in Giurisprudenza. A Parigi entra in contatto con Guillaume Apollinaire e con il simbolismo francese. In Francese scrive e pubblica le sue prime opere di poesia : Les vieux marins , del 1897 ; La conquête des étoiles, del 1902 ; Destruction, del 1904. Fonda a Milano nel 1905 la rivista Poesia , con l’intento di far conoscere le voci dei nuovi scrittori italiani ed esteri, di cui però inizia la pubblicazione nel 1909, anno in cui lancia, su Le Figaro, il Manifesto del Futurismo, nel quale espone i principi ispiratori del nuovo movimento. Nel 1910 pubblica il romanzo Mafarka il futurista, per il quale viene accusato di oltraggio al pudore, processato e condannato dal Tribunale di Milano. Nell’occasione lo difende Luigi Capuana in veste di perito. Già nel 1904 aveva scritto e pubblicato la commedia Le roi Bombance , satirica rappresentazione della democrazia. Nel 1912 pubblica il Manifesto tecnico della letteratura futurista e La battaglia di Tripoli. Pubblica anche le raccolte poetiche Zang – Tumb –Tumb, Adrianopoli ottobre 1912. Nel 1914 pubblica Dune.. Grande organizzatore di cultura, Marinetti favorisce il successo del suo movimento utilizzando le tecniche della rèclame, della diffusione editoriale, della ricerca del consenso. E’ il primo in assoluto a sfruttare queste moderne tecniche di diffusione, accentuandone la portata divulgativa attraverso l’uso della provocazione e dello scandalo. Una ideologia individualista ed antidemocratica condiziona le sue scelte politiche, idee che esprime chiaramente nel suo Manifesto ed in altri scritti politici, in cui espone la sua concezione nazionalista ed interventista prima e l’adesione al fascismo poi. Ricordiamo: Guerra sola igiene del mondo del 1915 e Democrazia futurista del 1919. Partecipa nel 1914 alle dimostrazioni interventiste che si verificano a Milano, per cui viene arrestato e rinchiuso per cinque giorni nel carcere di S. Vittore. L’anno dopo, 1915, viene ancora arrestato per aver preso parte ad una manifestazione interventista con Mussolini e Balla . Acceso interventista partecipa alla prima guerra mondiale, con grande ardimento e valore. Favorevole al fascismo , nel quale si illude di vedere realizzate le sue idee rivoluzionarie, pubblica nel 1924 Futurismo e Fascismo , trasformandosi in un intellettuale del regime. Nel 1929 viene nominato Accademico d’Italia. Nel 1944 pubblica Canto eroi e macchine della guerra mussoliniana, poi parte per il fronte russo. Rientra dopo pochi mesi e il 2 dicembre del 1944 muore d’infarto a Bellagio, sotto la Repubblica di Salò.
Marinetti è preso dalla rapida industrializzazione, che caratterizza il sorgere del XX° secolo, e ne è attratto al punto che il suo interesse , più che per i dati naturalistici, è tutto per i nuovi componenti della realtà moderna , le macchine , le modernità che ormai fanno le città diverse dal passato e soprattutto l’automobile, il nuovo mito nascente. Una pura fisicità metallica sembra così sostituirsi ai sentimenti. Nel poema L’Automobile di corsa, Marinetti divinizza quasi l’automobile da corsa, emblema-mostro rombante della velocità: “… Più veloce! … ancora più veloce … E senza sosta, e senza riposo! Lasciate i freni! … non potete? … Rompeteli allora! Che il polso del motore centuplichi i suoi slanci. Hourrah! Più contatto con la terra immonda!… io mi distacco, alfine, e volo in agilità sulla inebriante pienezza degli Astri che scorrono nel grande letto del cielo!”
Testimonianza di tale esaltazione del mezzo e con esso della velocità e del vitalismo è il componimento Alla figlia, che si chiama Luce, in cui il poeta descrive , nel giorno del suo ventesimo compleanno, la sua nascita e la sua culla che “corre come un automobile verso la luce”, simbolo , par di capire , di un futuro luminoso e di un avvenire radioso che aspetta la piccola.
L’ accostamento culla- automobile è un chiaro esempio di cosa Marinetti intendesse quando parlava di analogie senza fili, cioè di legami associativi tra due concetti o due oggetti, che, se sono chiari al poeta, però si rivelano spesso di difficile comprensione per il lettore.
Nell’immaginario poetico il paesaggio pare perdere la sua connotazione naturalistica e farsi paesaggio tecnologico, dove l’automobile simboleggia l’idea di bellezza del movimento futurista e cioè la bellezza della velocità, e dove l’accenno alle armi ed alle mitragliatrici vuole essere l’immagine della esaltazione futurista dell’ardimento individuale, della guerra e del militarismo.
L’adesione esaltante ai nuovi principi chiave della vita moderna: la dinamica della violenza e del rischio, la bellezza della velocità, la volontà di contestazione globale nei confronti di un inerte passato, ispira ed anima la poesia di Marinetti ed ecco le liriche dedicate alle grandi città, all’elettricità, al carbone, alla guerra come esplicazione dell’energia vitale dell’uomo potenziata dalle macchine.
Marinetti pone così le basi di quel Manifesto tecnico della letteratura futurista che fissa le nuove regole a cui la poesia è ormai chiamata ad adeguarsi: la distruzione della sintassi, il verbo all’infinito, l’abolizione dell’aggettivo e della punteggiatura, il potenziamento massimo della rete analogica, volta a cogliere la realtà degli oggetti e dei fenomeni, e a tradurre nei fulminei trapassi della immaginazione senza fili non più la ormai ritenuta antiquata psicologia dell’io, quanto l’ossessione della materia.
Nel Manifesto La poesia dei tecnicismi Marinetti scrive: “ compito della poesia e delle arti è sempre quello di idealizzare l’universo, verbalizzandone, riplasmandone, e sonorizzandone i pensieri, le forme, i colori, i suoni, i rumori, i profumi e i tattilismi”. E più dettagliatamente scrive: “ Vogliamo direttamente scavare ogni lavoro nella sua tipica tecnica e nella sua tipica produttività, per estrarne i brividi della poesia”.
Sono affermazioni che se da un lato rendono evidente che l’elemento fondamentale della esperienza estetica creativa è la trasfigurazione, dall’altro mettono in risalto che sfugge a Marinetti che la creazione poetica e il rinnovamento dell’arte non possono venire dall’esterno, bensì dall’interno, nell’ordine dello spirito.
E’ di tutta evidenza che in Marinetti l’ideologia sovrasta l’esemplare umano, che è negato alla virtù, alla carità, alla pietà.
E seppure ha slanci di ardore patriottico , di tenerezza paterna, di cortesia e di generosità umana, è però sempre prevalente l’esaltazione delle energie creatrici dell’uomo più che la morale evangelica dell’amore.
Si legge nell’opera del 1940 Il poema non umano dei tecnicismi, che raccoglie una serie di componimenti che si ispirano a forme ed innovazioni della scienza e della tecnica più moderne: “ mentre tutti i poeti della terra continuano più o meno a tornire e impreziosire nostalgie e disperazioni sui versi di Leopardi, Baudelaire o Mallarmé da molti anni il Movimento Futurista Italiano esalta nei suoi poeti e nei suoi artisti la speranza di creare una poesia e delle arti Non Umane, cioè estranee alla umanità mediante una sistematica estrazione di nuovi splendori e nuove musiche dai tecnicismi della civiltà meccanica”.
Il contenuto del componimento L’Aviatore futurista parla con suo padre, il Vulcano rivela il pensiero del Fondatore del movimento futurista ed esprime appieno l’ansia dell’uomo nuovo di liberarsi dal contesto, dalla prigionia terrestre, unitamente all’ardimento festoso della liberazione.
Non si può da tutto ciò, non dire, allora, che Marinetti, nell’esprimere l’ansia dell’uomo nuovo, del futurista, ardimentoso, invincibile, portato in alto, fuori dall’ordine costituito, dal suo animo forte, che non conosce rischi, è l’espressione per antonomasia del suo tempo, rappresentante l’immagine – simbolo della crisi spirituale del mondo contemporaneo.

Eduardo Terrana
Saggista e Conferenziere internazionale su diritti umani e pace
Tutti i diritti riservati all’autore

Giuseppe Ungaretti

“La parola è impotente, la parola non riuscirà mai a dare il segreto che è in noi, mai. Lo avvicina.»
Giuseppe Ungaretti
🌼


La madre
1930 di Giuseppe Ungaretti

E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia.
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.

A cura di CresyCrescenza Caradonna

“B4166 HO RACCOLTO UN SASSOLINO”

“B4166 HO RACCOLTO UN SASSOLINO”

HO RACCOLTO UN SASSOLINO
A BIRKENAU

ORA CUSTODITO NEL FONDO DEL MIO CAPPOTTO

LO SERRO TRA LE MANI
SEMBRA CHE MI PARLI
DEGLI ORRORI PERPETUATI

NEI SILENTI GIORNI DEL TERRORE NAZISTA

b4166
un numero inciso a fuoco sulla pelle di un uomo seviziato

uno dei tanti ancora sopravvissuti
che parla di quell’orrore perpetuato ad un popolo
sterminato dalla follia atroce della mente di malefici carnefici

b4166
ha visto cose terribili
un uomo che ora grida non vendetta ma conoscenza
perchè non si dimentichi mai il passato
affinchè più nessuno possa specchiarsi negli occhi di luridi assassini.@

di Cresy Crescenza Caradonna

Puglia d'amare Quotidiano d'Informazione

PREMIO LETTERARIO DIALETTALE La Trifora d'Oro organizzato da Il Filo Del Discorso: Crescenza Caradonna partecipa con due poesie in dialetto barese

PREMIO LETTERARIO DIALETTALE
La Trifora d’Oro
Organizzato da Il Filo Del Discorso
Sala Castello Bitritto,18 / 19 gen 2020
Premio per la cultura e della tradizione locale



La scrittrice barese CRESCENZA CARADONNA partecipato con le seguenti poesie:

“La barese”

Ondeggia la bella barese
i tacchi picchiettano
le bianche stradine
tra i vicoli
già si alza il chiacchiericcio delle donne

profumi mediterranei nell’aria marina
inebriano i sensi di ignari passanti…

cammina con incedere sicuro
beltà di prorompente avvenenza
varca la soglia dell’antica casa materna
ritrova l’approdo.

Profonde
le radici scavano nel cuore
fecondano l’anima
ritorno alla terra.

Traduzione in dialetto barese

“La Barèse”

Fasce ndinghe e ndanghe
la bella barèse

zembànne sop’a le chianghe
jìnd’ a le straduècchie
prefùme nostràne d’ aria marìne
sterdèscene le sinze de le scanesciùte
camìne secùre secùre
la bellèzza de secùra prestànze
trase jìnd’ a la casa matèrne
iacchie u poste secùre.

Affùnne
le radìsce affònnene jìnd’ a u core
scàldene l’ àneme
retòrnene a la terre.

“Mastro Nicola
u mestepànne de Bare Vecchie”

Ago e filo
un grande bancone da lavoro
un caldo ferro d’altri tempi
tra le mura di un’antica casa di Bari vecchia
ricordo così zio Nicola, io bambina ammiravo ogni gesto
ogni minuscolo movimento
quelle mani così agili sul grezzo tessuto
tagliavano cucivano con artistica armonia
e poi tutto quel vapore come una soffice nuvola
s’alzava al cielo sbuffando
mentre le grandi forbici
legate ad un rude filo
guardavano l’opera di mastro Nicola mio zio,
quanto amavo andar lì in quella casetta
dai sapori viscerali sempre odorosi di ragù
che andava lento lento fino al desinar del pranzo,

ora mi ritorna in mente
ora tutto ha un senso
ora, quella piccola loggia, dell’antica casa
che gravitava sui vicoli di Bari vecchia,

ha il sapore d’amore
amor per la mia terra
amor per quelli che sono stati
amore per quelli che saranno
amor che nulla lascia al caso
amor che tutto lenisce
quell’amore chiamato terra mia
fatto di tradizioni sensazioni
perdute ma mai più dimenticate,

nella memoria nitide immagini si colorano di rosa
di un’infanzia, la bella infanzia,
scrigno di me fino alla fine di me.

Traduzione in dialetto barese

“Meste Necòle
U mestepànne de Bare Vecchie”

Iaghe e file,
nu gresse vangòne,
n’ andìche firre calde
jìnd’ a a na casa andìche de Bare Vecchie.
M’ arrecòrdeche addacchesì ze Necòle.
Jì , da peccenènne, chiamendàve
tutte le mìneme mevemìnde ,
Chidde mane velòsce nmenze a le stòffe.
Tagghiàvene, chesèvene com’ a n’ artìste!

E po’, tutte cudde vapore com’a na nùvela modde
s’alzave ngile sbettànne.
Ndaratànne ca tagghiave che la fòrbece
attaccàte che nu file resestènde
chiamendàve l’òpere de meste Necòle ziàneme.
Quand’ amàve sci’ jìnd’ a chedda casètte
semme aderòse de ragù,
ca chescève linde linde pezzìnghe a l’ ore de mangià.

Mo , capìsceche,
mo tutte iave nu sense
mo, chedda loggia peccenònne del’ andica case
ca steve jìnd’ a le vìchele de Bare Vecchie
sacce ca teneve u sapòre de u amòre,
amòre pe la terra me,

amòre pe chidde ca so’ state
amòre pe chidde ca avònna nasce
amòre ca nudde allàsse a la fertùne
amòre ca tutte uarìsce
cudd’ amòre chiamàte terra me
fatte de tradeziùne, senzaziùne
perdùte, ma ma’ chiù scherdàte,

Jìnd’ a la memòrie le requèrde se tengene de rose
de na nfanzie, la bella nfanzie,
tresòre de me fin’ a la fine di me stesse.

di Cresy Crescenza Caradonna

“LA BARESE” la poesia di Crescenza Caradonna recitata dall’attore-doppiatore Franco Picchini
https://wp.me/p137Y2-4Xq

Com’eri vestita? What were you wearing? Survivor Art Installation – Bitritto (BA)

Dettagli Evento

Non é il vestito che genera la violenza. Dopo un lungo peregrinare la mostra “Com’eri vestita” giunge per la prima volta a Bitritto per sensibilizzare e contrastare la violenza di genere. Un altro passo importante nel percorso che il CIF di Bitritto sta portando avanti in difesa delle donne e contro ogni forma di violenza.
Lo scopo principale della mostra, accanto a quello di promuovere una maggiore consapevolezza sul tema della violenza di genere, é quello di combattere il senso di colpa comunemente scaricato sulle vittime.
24 gennaio 18.30 Inaugurazione

25 gennaio 18.30
Presentazione del libro della studentessa camerunese Megane Deutou “Viaggio nell’abisso. Sfogo decolorato” , curato dalla scrittrice Crescenza Caradonna e dal giornalista Luciano Anelli, che proietterà il suo video spot. ‘NO violenza sulle donne”

“Danza contro la violenza sulla donna” con Katia Berlingerio e il suo corpo di ballo.

26 gennaio 18.30
Clessidra, letture condivise con il pubblico presente.
OSPITE D’ONORE Maria Pierno, maestro d’arte che ci accompagnerà in un percorso tutto da scoprire:
L’ABITO NUOVO, laboratorio estemporaneo di stampa su tessuto per la realizzazione di un abito, segno della rinascita di una donna ch
e ha subito violenza.

Il CIF ringrazia l’associazione SUD EST DONNE, il COMUNE di BITRITTO, il Centro antiviolenza AGAR e POESIA in AZIONE

Puglia d'amare Quotidiano d'Informazione
contatti/info:
pugliadaamareonline@gmail.com

Il nuovo spettacolo degli Angel’s Elisir dal titolo: “Gran Varietà”

Il nuovo spettacolo degli Angel’s Elisir, dal titolo: “Gran Varietà” andrà in scena sabato 15 febbraio alle ore 20,30, presso la “Casa Della Cultura Rocco Dicillo”, Triggiano. (Vicinanze ufficio postale).
Gli inviti sono disponibili telefonando al numero: 3477861360.

Vi aspettiamo numerosi come sempre, per una serata ricca di divertimento contatti e prenotazioni: cell. 3477861360

I Puffi (film) Film del 2011 diretto da Raja Gosnell

I Puffi (film)
Film del 2011 diretto da Raja Gosnell

« Esiste un luogo, un luogo che non conosce malinconia, e il colore blu è sinonimo di felicità, un luogo abitato da esserini blu alti quasi tre mele. Si trova dentro una foresta incantata, nascosto dietro a un villaggio medievale. Molti sostengono che questo luogo sia immaginario, che esista solo nei libri, o nella fantasia dei bambini. Noi ci permettiamo di dissentire. »

(frase di apertura del film)

Nel Medioevo, il malvagio stregone Gargamella scopre il villaggio dei Puffi, piccole creature intelligenti del sottobosco, e li costringe alla fuga. Una volta sparpagliati nell’ambiente, il puffo Tontolone si imbatte in una grotta “proibita” e cinque Puffi lo seguono. La grotta, però, nasconde un portale magico per il teletrasporto temporale, così il gruppo si ritrova nei giorni nostri a Central Park, a New York. Aiutati da una giovane coppia sposata in attesa del primo figlio, Patrick e Grace Winslow, i Puffi cercheranno una soluzione per tornare nel loro mondo e nel loro villaggio, prima che Gargamella li trovi.

di Cresy Crescenza Caradonna

oMAGGIO A BARI: Festa nazionale del dialetto 2020

Comunicato a cura di Cresy caradonna

Comune di Bari


Assessorato alle Politiche Culturali e Turismo

3^ Commissione Politiche Educative e Giovanili,
Città universitaria, Politiche Culturali e Turistiche, Sport

oMAGGIO A BARI: Festa nazionale del dialetto 2020

Presso il SALONE POLIZIA MUNICIPALE a Bari via Aquilino, 3 (rione Japigia) il 17 gennaio ore18:00/20:00

Interverranno Poeti e Artisti

Le Associazioni: Abeliano, Accademia Nicolaiana, Acli Dalfino, ass. Vito Maurogiovanni, Badathea, Comunicazione Plurale, Farerete, Figuranti di San Nicola, Italo Ellenica “Pitagora”, Mondo Antico e tempi moderni, Mov.Intern.”Donne e Poesia”, Musae, Orizzonti, Porta d’Oriente, Polyphonè, Quelli del Teatro, Radicanto, Radio Popizz, Said, Terrae, Time for smile, Università della 3^età.

Intervengono: Antonio Decaro (Sindaco di Bari), Ines Pierucci (Assessora politiche culturali e turistiche), Paola Romano (Assessora politiche educative giovanili), Carla Palone (Assessora Città produttiva e mare), Giuseppe Cascella (Presidente 3^ Commissione), Nicola Cutino (Moderatore), Vito Signorile (Coordinatore oMaggio a Bari).

Con la partecipazione : Comune di Bitetto, Aics Bari, IISS Marco Polo di Bari, Centro Teseo Bari, Società di Storia Patria per la Puglia-Sezione di Fasano.

PUGLIA D’AMARE QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE

“Bari” di Crescenza Caradonna

Nella foto Colonne Doriche

Bari

Bari ha origini Bizantine Normanne, succedutisi ai Normanni gli Svevi, Bari vide il tramontare delle autonomie conquistate nel corso dei secoli contro Normanni, papato e i due imperi, quello d’Oriente e quello d’Occidente. Federico II però, nonostante la sua diffidenza nei confronti dei baresi, considerati all’epoca irrequieti e poco fedeli, diede a Bari il primato della regione, e vi ricostruì il castello, dove vi istituì una delle sette grandi fiere che si tenevano nel regno di Sicilia, le concesse nuovi privilegi e ne favorì i commerci.

Sotto gli Angioini ebbe inizio la lunga decadenza di Bari, dilaniata dalle lotte dei signorotti locali e dai banchieri stranieri, cui gli Angioini vendevano i privilegi commerciali. Sotto Giovanna I la città fu invischiata nelle lotte tra Angioini e Durazzeschi; Ladislao tentò di risollevarla con alcuni privilegi, ma Giovanna II la rese nuovamente feudo nel 1430.

Sotto gli Aragonesi la situazione non cambiò: nel 1464 fu donata infine agli Sforza di Milano, che sotto Isabella d’Aragona, vedova di Gian Galeazzo Maria Sforza, riuscì a riportare Bari, seppur per breve tempo, ai fasti di un tempo, tenendovi corte, fortificando le mura e il castello e favorendo la cultura. Sua figlia Bona Sforza, vedova di Sigismondo I di Polonia, tornò a Bari nel 1548 e ivi morì nel 1557; il suo corpo fu sepolto nella basilica di San Nicola.

«Per me, la trovo attraente questa città nuova, con le sue vie larghe, ad angoli retti, che consentono di veder sempre in fondo ad esse il mare, come si vedono a Torino le Alpi.»
(Paul Bourget, Sensations d’Italie, 1891)

Il porto di Bari in una stampa ottocentesca

©Crescenza Caradonna

IL BUONGIORNO di Crescenza Caradonna


Il colore della primavera è nei fiori; i colori dell’inverno nella fantasia.
Terri Guillimetes

IL BUONGIORNO di Crescenza Caradonna

Sfogliando i quotidiani di oggi, nazionali, regionali ed esteri, si respira aria di preoccupazione ed incertezza sia per i venti di guerra che spirano da oltre-oceano sia per i reali problemi del nostro territorio che sembravano accavallarsi giorno per giorno mettendo in allarme i cittadini.

La pace mondiale sembra lontana, scrivono il contrario i giornali ma tutti siamo coscienti che la verità è altrove e diversa da quella che propagandano.

Oggi come ieri anzi più che nel passato, bisogna sensibilizzare l’opinione pubblica ad occuparsi dei problemi in prima persona senza fare subito del vittimismo: è questo il messaggio di oggi rivolto in modo particolare alle nuove generazioni.

Crescenza Caradonna