
Anche il grande buio si
ferma alla luce
di una candela!
http://www.gloria.tv/?media=220736
http://cresycaradonna.wordpress.com/2011/11/27/immensita-2/




PUGLIA D'AMARE 24 Quotidiano d'informazione
Quotidiano dir. Crescenza Caradonna

Anche il grande buio si
ferma alla luce
di una candela!
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TUTTI I VINCITORI DI BIBART
Oltre 23.000 presenze per questa edizione questa è Bibart.
Elenco dei vincitori:
Sezione pittura Figurativa:
Menzione speciale della giuria a:
Davide Cocozza, Salvatore Malvasi, Nino de Leo, Maria di Taranto
Premio Fondazione Tatarella: Sante Muro
Premio Fondazione Alessandra Bisceglia: Vincenzo Paolo Bagnato
Premio della Giuria Giornalisti: Giuseppe Toscano
Premio della Critica: Glenda Safonte
3° classificato Bibart 2018/2019:
Francesco Meo
2° classificato Bibart 2018/2019: Giandomenico Palazzo
1° classificato Bibart 2018/2019:
Ilaria Moscardi
Sezione pittura informale:
Menzione speciale della giuria a: Lindjo Ahlberg Sabina, Marco Cioffi, Claudio Barbugli
Premio Fondazione Tatarella: Dino Ventura
Premio Fondazione Alessandra Bisceglia: Marco Ciccarese
Premio della Giuria Giornalisti: Vittorio Vertone
Premio della Critica: Paola Salvia
3° classificato Bibart 2018/2019:
Silvio di Giovanni
2° classificato Bibart 2018/2019:
Lisa Yachia
1° classificato Bibart 2018/2019:
Salvatore Comminiello
Porta Coeli Fondutation International Gallery:
Premio artista del Mediterraneo a Gianfranco Gobbini
Sezione Scultura:
Menzione speciale della giuria a: Luca Califano, Antonio Daraio, Antonio Sette
Premio Fondazione Tatarella: Gabriele Liso
Premio Fondazione Alessandra Bisceglia : Damiano Bitritto
Premio della Giuria Giornalisti: Rocco Zullo
Premio della Critica: Arman Nur
3° classificato Bibart 2018/2019:
Unkar Yilmaz
2° classificato Bibart 2018/2019:
Nisio Lopergolo
1° classificato Bibart 2018/2019: Alessandro Mangia
Menzione speciale alla carriera artistica: Ferruccio Magaraggia, Vincenzo Lo Sasso, Donato Linzalata
Sezione installazioni:
Menzione speciale della giuria a: Roberto Zizza, Emanuele Marchesini
3° classificato Bibart 2018/2019:
Silvestro Lacertosa
2° classificato Bibart 2018/2019:
Angelo Mastria
1° classificato Bibart 2018/2019:
Emanuele Frassi
Sezione Grafica:
Premio della Giuria Giornalisti: Federica Leone
Premio della Critica: Nilde Mastrosimone de Troyli
3° classificato Bibart 2018/2019:
Christian Nirvana Damato
2° classificato Bibart 2018/2019:
Maria Pappalardi
1° classificato Bibart 2018/2019:
Giuseppe Ranù
Menzione speciale della giuria per il valore concettuale delle opere a: Azio Speziga,
Tommaso Maurizio Vitale
Sezione Video Art:
Premio Fondazione Tatarella: Pantaleo Musarò
Premio Fondazione Alessandra Bisceglia : Ester Marano
Premio della Giuria Giornalisti: Riccardo Maffioli
Premio della Critica: Monica Argentino
3° classificato Bibart 2018/2019:
Aniello Ertico
2° classificato Bibart 2018/2019:
Angelina Voskpoulou
1° classificato Bibart 2018/2019:
Silvia De Gennaro


di Fernando Anaclerio




ANCHE OGGI LA GAZZETTA ESCE SOLO GRAZIE AL LAVORO DI GIORNALISTI E POLIGRAFICI CHE, PUR SENZA ESSERE PAGATI, DIFENDONO IL VOSTRO DIRITTO AD ESSERE INFORMATI.

Ognuno ha la propria luce che può far brillare.

Felice candelora
Fra Umberto Panipucci

rosadineradicronaca.wordpress.com
Haiku Japanese Poetry
haikuchepassione.wordpress.com
IL CALENDARIO SAGGIO
ilcalendariosaggio.wordpress.com
Musica&Parole
crescenzacaradonna.wordpress.com
My little poetry by Cresy Crescenza
aldamerinicresi.wordpress.com
PUGLIA D’AMARE QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE
“IO SONO COME IL MARE”
PRESENTAZIONE DEL LIBRO
DI ANTONELLA DIACONO
con testimonianza dei genitori.
Venerdì 8 febbraio alle ore 18,30 presso il Centro Culturale Comunale Largo Plebiscito a Valenzano (Ba), per la prima volta si svolgerà un evento pubblico interamente dedicato ad Antonella Diacono, una ragazza valenzanese che nel 2017 si è tolta tragicamente la vita.
Verrà presentato “Io sono come il mare”, Il libro che raccoglie e riordina quello che Antonella ha lasciato scritto. E’ la realizzazione, purtroppo postuma, del suo sogno di diventare scrittrice. A raccontare la storia di Antonella ci saranno mamma Angela e papà Domenico, con la partecipazione del prof. Francesco Minervini.
L’evento è stato promosso dall’associazione Lucidafollia e AntoPaninabella OdV per ulteriori info
https://www.facebook.com/lucidafolliaofficial/
L’incontro sarà un’occasione per raccontare la storia di Antonella e per promuovere e valorizzare la cultura del dialogo, dell’inclusione e dell’empatia, sarà un momento di riflessione per porgerci delle domande scomode e per interrogarci su come e perché un’adolescente con una vita più o meno “normale” abbia deciso di compiere un gesto cosi “estremo”.
Antonella, il 28 Novembre 2017, mentre stava per uscire di casa con il fratello e la mamma, si è fermata ed è tornata indietro nella sua stanza; uscendo è passata veloce e a testa bassa davanti al papà che attendeva sulla porta, senza salutare. Aveva preso il cellulare, che non avrebbe dovuto portare a scuola.
Arrivata nei pressi della scuola è scesa dalla macchina salutando come sempre la mamma, una pacca sulla spalla al fratello e si è incamminata verso le scale. Ma, presumibilmente, non le ha salite. Ha cambiato direzione e si è diretta verso un palazzo vicino. Si è intrufolata nel portone, ed è salita al piano più alto.
Antonella ha passato le sue ultime due ore scrivendo con il cellulare lettere di addio ai genitori e al fratello e cercando poi di contattare e avere aiuto da qualche amica, purtroppo senza successo.
Alle 10 circa Antonella si è uccisa buttandosi nel vuoto.
Antonella non aveva mai dimostrato mai nulla, non aveva mai dimostrato la sua depressione e tristezza. Nessuno, sia i genitori che gli amici e parenti, avrebbe mai sospettato quel che si agitava nella sua anima. Per qualche motivo che non conosceremo mai aveva deciso che doveva combattere da sola, e che agli altri non doveva mostrare nulla se non il suo lato felice.
“Io sono come il mare” è il libro che raccoglie e riordina gli scritti che ci ha lasciato Antonella, è la realizzazione, purtroppo postuma, del suo sogno più persistente e tenace, che l’ha accompagnata malinconicamente anche negli ultimi istanti di vita.
“Avrei voluto vedere Londra e scrivere un libro prima di morire. A beh. Mi accontenterò.”
Questo scrive pochi istanti prima di lasciarci per sempre.
“Non è un libro facile, anche se è di poche pagine. Non è un romanzo, non va a finire bene, non è i consolatorio. Noi pensiamo che sia da proporre come spunto di discussione nelle classi e nelle famiglie, e non debba essere letto da un adolescente senza il sostegno di un adulto. Non è il libro di un eroe…ma di una ragazza che ha fatto la peggiore tra le scelte possibili.”
Fonte Lucidafollia
Maria Francesca C.

PAURE E SPERANZE DEL NOSTRO TEMPO
VIVIAMO IN UN MONDO DAGLI EQUILIBRI STRAVOLTI
Articolo di
Eduardo Terrana
Le ragioni che oggi ci inducono ad avere paura sono varie e legate ai radicali cambiamenti che segnano la società contemporanea. La paura che oggi si avverte maggiormente viene dal terrorismo islamico, che sempre più frequentemente ci obbliga ad assistere alla realtà tragica di avvenimenti sconvolgenti, di fronte alla quale ci scopriamo tutti più vulnerabili e impotenti perché incrina la condizione base della vita quotidiana che è la prevedibilità del domani.
La paura del terrorismo in piccole frazioni di tempo fa percepire ad ognuno quanto precari sono i pilastri della propria fiducia nel domani, perché oggi tutto può accadere senza regole di previsione e di leggibilità.
Ad aggravare poi l’angoscia dell’imprevedibile è il sapere che i nemici che ci stanno di fronte non sono visibili. La volontà di suicidio di un terrorista toglie ogni possibilità di lettura del futuro. Allora l’angoscia dell’imprevedibile si espande in uno scenario dove gli oggetti più innocui possono assumere le sembianze del pericolo, mentre i volti meno familiari quelle inquietanti del sospetto.
La nostra psiche si rivela incapace di trattare la dimensione dell’imprevedibile davanti alla prospettiva della minaccia biologica o dello scoppio inaspettato di una bomba in un qualunque posto possibile; restano però gli effetti scioccanti di un messaggio sconvolgente e cioè: che nessun posto è più sicuro, ovunque può arrivare il terrore e che i simboli della nostra civiltà possono in un attimo andare in fiamme ed in polvere.
Viviamo, oggi, in un mondo dagli equilibri stravolti e questo non aiuta la convivenza pacifica, anzi fomenta odi e rancori. La risposta però al terrorismo non può e non deve essere la reazione violenta, ma la forza del dialogo che agevoli la riflessione sulla possibile convivenza, facendo chiarezza su ciò che è barbarie e ciò che è civiltà, su ciò che è cultura e su ciò che è incultura, sul valore della pace e l’aberrazione dei conflitti che oggi oppongono i Paesi del mondo; e fornisca, altresì, una chiave di lettura per decifrare la reale posta in gioco del nostro tempo: la Pace!
In tale ottica serve allora che la voce dei popoli moderati, delle religioni moderate, si faccia sentire forte e decisa contro il terrorismo perché in tal senso è la speranza che i governi dei popoli vincano le loro incompetenze e realizzino un grande passo avanti del sistema internazionale verso forme migliori di governabilità , di crescita umana e di progresso dei popoli.
Oltre al terrorismo si collegano strettamente alla criminalità le ragioni che inducono le persone ad avere anche paura per la propria personale incolumità, che genera, a sua volta, la paura di muoversi. Lo scippo al mercato, le violazioni domiciliari, i rapimenti, le aggressioni e le violenze di vario genere su anziani, donne e bambini, costituiscono, gli aspetti inquietanti di una realtà che alimenta le insicurezze che insidiano l’esistenziale quotidiano e porta a pensare che: non c’è più la certezza del vivere; non siamo più sicuri e padroni delle nostre libertà; non siamo più padroni di vivere i nostri spazi urbani in tranquillità; non siamo più padroni di poter godere il nostro giusto riposo perché può capitare l’intruso che, nel cuore della notte, viene a rubare in casa e minaccia l’incolumità fisica di ogni componente la famiglia. E la realtà quotidiana fa paura! E si è portati a vedere il pericolo ovunque. Nel luogo poco frequentato o poco illuminato come nel volto stesso delle persone non conosciute, ancor più se di colore. Il fenomeno della criminalità è di vaste proporzioni e presenta sfaccettature complesse di difficile soluzione, però, criminali non si nasce, si diventa e, pertanto, in particolare sulla criminalità giovanile, si può intervenire adempiendo ad un ruolo educativo e formativo che, fin da bambini, educhi al rispetto dell’essere umano ed alla socialità, contro ogni logica perversa di egoismo e di possesso che poggia sulla violenza e sull’abuso.
Una educazione che consenta di non perdere mai la speranza del domani, possibile se si consente ai giovani di uscire dai condizionamenti ed avere un futuro diverso, fatto di serenità familiare e di serenità economica, di studio e di lavoro, di convivenza civile.
Una terza realtà di forte preoccupazione è data dalla paura del futuro che oggi alberga nei giovani, i quali di fronte alle trasformazioni del nostro tempo, che generano incertezza ed inquietudine, si sentono abbandonati, non intravedono prospettive, mancano di fiducia e cercano rifugio nella famiglia d’origine. Di certo le giovani generazioni affrontano una situazione complicata e particolarmente disarmante. Da un lato, l’ansia, causata dalla difficoltà a gestire le frustrazioni legate alla percezione del futuro, in una società come l’attuale, che sembra preoccuparsi soltanto del momento presente, che fa progetti a breve tempo, che non offre prospettive di lavoro stabile; dall’altra il desiderio profondo di vivere e di realizzare i propri sogni, in un clima di attenzione, di amore, di rispetto, di fiducia della loro giovane età. Tale stato genera reazioni negative: la paura, la volontà di fuga, la depressione, la violenza contro gli altri e talvolta contro se stessi, l’alienazione, la droga, fino a comportamenti, in rari casi per fortuna , più estremi: il suicidio. Da qui le apprensioni e le paure, giustificate, delle famiglie, che si trovano sole a gestire il disagio dei loro figli e impreparate ad affrontare i timori e le incertezze della loro giovinezza legate all’ingresso nel mondo degli adulti. Occorre allora aiutare i giovani a vincere la partita con la vita. Il senso della proposta e della speranza, sta nella maturazione di una cultura a favore dei giovani, che offra loro opportunità di inserimento e che consenta, in prima persona, di rielaborare la propria situazione di vita e la via per affermare, dal proprio punto di vista, la propria identità.
In tale ottica risulta allora estremamente importante che gli adulti sentano forte la responsabilità di lasciare un futuro alle nuove generazioni e si impegnino per creare un mondo di diritti, di giustizia e di solidarietà.
Va poi considerata la “paura della solitudine”, amara caratteristica dei nostri tempi! Nella società moderna non vige più il principio della collettività, come avveniva sino a qualche decennio addietro, quando si cresceva immersi in una rete larga di relazioni familiari e sociali ed era quasi impossibile sentirsi soli. Oggi si è determinato una corsa crescente all’individualismo e all’autodeterminazione e questo ha comportato la compartimentazione dei nuclei familiari e, conseguentemente, un impoverimento della rete relazionale e un continuo impoverimento della qualità dei legami affettivi.
C’è sempre meno tempo per il dialogo e c’è sempre meno manifestazione di affetto, di comprensione, di solidarietà e si dimentica che la nostra umanità è una umanità relazionale!
L’isolamento sociale ed emozionale, però, aumenta la percezione di minaccia, i sentimenti di vulnerabilità e può produrre depressione, diminuzione della qualità del sonno, infelicità.
Ciò che si determina in particolare nell’Anziano, con varie connotazioni: smarrimento, insofferenza, ansie.
Bisogna allora operare per togliere l’anziano dalla rassegnazione del tempo, dalla paura del domani e provvedere a dargli l’opportunità di provare meno paura della sua limitatezza umana con risposte adeguate al suo bisogno di protezione e di rassicurazione. A questa funzione, che necessita del sostegno pubblico, è chiamata la Famiglia, quale supporto primario per affrontare il tema dell’assistenza alla persona anziana, che individua nell’affetto dei familiari il principale elemento positivo di sostegno e di assistenza. In assenza, però, di una presenza familiare valida, assume particolare significato la presenza del volontario che diventa , in tali circostanze, speranza di vita, perché si colloca come alternativa alle scelte, spesso necessarie purtroppo, di una lunga degenza ospedaliera o alla casa di riposo.
Altro motivo di paura è correlato al come sarà il futuro di quelli che oggi sono bambini e di come cresceranno, con quali valori e quali punti di riferimento, a fronte peraltro di una tecnologia sempre più invasiva, che con internet, il wifi, lo smartphone, il tablet, ha portato con sé indubbia utilità ma anche nuove paure su pericolosi danni da iperconnessioni e la minaccia, con l’avanzare dei social network, della perdita dell’abitudine a socializzare in maniera davvero “umana”.
Altri fattori di insicurezza ed apprensione sono rapportati : alla crisi economica, al timore della povertà, all’intensificarsi dei flussi immigratori, all’inquinamento e alle tre emergenze del nostro secolo : nucleare, ozono, rifiuti, che incombono minacciose. A tal riguardo sarà opportuno allora non dimenticare mai che dare un futuro alla terra vuol dire dare un futuro all’Umanità intera e che la natura può vivere senza l’uomo, ma l’uomo non può vivere senza la natura.
Bisogna allora educare le coscienze a un nuovo modo di stare nel mondo e vivere l’ambiente non con la pretesa del padrone ma con il ringraziamento di chi sa di avere in godimento un dono.
La prima ecologia è pertanto quella dello spirito. In questa linea la persona umana potrà conservare il primato sull’ambiente come su ogni altra espressione del creato.
Eduardo Terrana
ARRIVA IL CARNEVALE : FARINELLA LA MASCHERA SIMBOLO DEL CARNEVALE DI PUTIGNANO 🎭
Farinella (barese: Farenèdde) è una maschera pugliese tipica del carnevale di Putignano. La versione attuale prevede che abbia l’aspetto di un joker, con un abito costituito da toppe multicolori e un cappello a due punte, ciascuna delle quali con un sonaglio. È da notare come in passato l’aspetto fosse differente: l’abito infatti era costituito dai colori della città, il rosso ed il blu; il cappello era a tre punte, per ricordare i tre colli su cui è costruita la città; era rappresentata nell’atto di separare un cane e un gatto, a memoria delle dissidie presenti nella popolazione. Tale maschera prende il suo nome dalla Farinella, alimento tipico della città. “FARINELLA” oltre ad essere la maschera tipica del carnevale di Putignano è anche il titolo di un brano musicale strumentale tendenzialmente virtuosistico e di carattere allegro, tipico del periodo carnascialesco, tale brano è stato scritto e dedicato, dal fisarmonicista putignanese M°Benedetto Pipoli all’omonima maschera di carnevale.
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Cresy Crescenza Caradonna