Premiazione dei primi classificati presso GLOBALART Galleria d’Arte – Noicattaro di Rosa Didonna- art. di Crescenza Caradonna

Puglia d’amare Quotidiano d’informazione
INFO/CONTATTI:  pugliadaamareonline@gmail.com

Premiazione dei primi classificati
presso:
GLOBALART Galleria d’Arte

Noicattaro (BA)

”PRIMI PREMI EX AEQUO”

-articolo di Crescenza Caradonna-


Personale di Maria De Marzo
Sculture di Donato Ungaro
Opere di Rocco Calabria
Premiazione dei primi classificati presso GLOBALART Galleria d’Arte – Noicattaro di Rosa Didonna
Venerdi 18 Maggio
Noicattaro (Bari)
Curatrice Mostra Rosa Didonna


Rosa Didonna ha una spiccata intuitività creativa, ella riesce a realizzare opere inedite che vanno dalla pittura alle installazioni per poi spaziare in performance e sculture. L’artista sa sorprendere e stupire il fruitore, andando oltre la razionalità delle cose, offrendo, nuovi orizzonti, nuovi scenari colorati e sensuali.
Come una pulzella, si mette in gioco divenendo lei stessa capolavoro del passato e del presente futuro.

(Francesco Toledo)


GLOBALART Galleria d’Arte – Noicattaro di Rosa Didonna
Vernissage : 18 Maggio ore 19,30

Interventi della critica d’arte letteraria convegnista Baronessa Elisa Silvatici
Poesie di Diego Iurilli,Vittorio Del Vecchio, Crescenza Caradonna, Sasa Milivojev, Vito Amati, Vito Giuss Potenza
La mostra è visitabile dal 18/ 05/ 2018 al 26/
05/ 2018 – orari di visite 9.00-12.00 -17.00 -20.30



La personale di MARIA DE MARZO

“TRANSVERSALITY”
“Il Narcisismo e la capacità di amare e sapersi amare con semplicità
Motivazione: Compendio di ritratti al femminile ricco di carica emozionale che consente allo spettatore l’assimilazione dei vari elementi, che vanno dalla brevità del tratto e dal carattere deciso, allo stile, curato, fluido di tempi lontani. L’opera si impone per la struttura complessiva che per l’accostamento cromatico tra il rosso e le varie sfumature del grigio appropriato dei cori.
Io Rosa Didonna in qualità di gallerista ed esperta d’Arte ritengo che il colore alternato, della pittura di Maria De Marzo, non è uno strumento accessorio, esso è una scelta che l’artista ritiene necessaria e che funge da distintivo di riconoscimento per la sua arte, anzi aggiungerei una valutazione per l’artista identificandosi nel disegno e nel chiaroscuro del colore, quasi a imitare i maestri del Rinascimento. Le cromatiche sono composte in un equilibrio delineato quasi minuzioso, cesellato con la scrupolosità dell’orafo. I colori prescelti sono spiccatamente antinaturalistici,urlanti aderenti al tema narcisistico.
I primi che hanno giocato con il colore come strumento principale dell’espressione:sono Matisse, Derain, Munch, Marc, Nolde, Ensor, Schiel hanno realizzato opere con un’esuberanza,di una sensualità dei colori che tuttavia non si può comprendere senza un riferimento ai colori del Mediterraneo a cui l’artista De Marzo ha pensato bene di ispirarsi, alla cui forza generazionale cercando di coglierla e fare sua la maestranza donando prestigio alla pittura figurativa.
Eleggere il colore a vero e proprio “codice” significa che esso è un sistema linguistico autonomo identificabile solo per la De Marzo.
Quando ci si trova di fronte alle sue opere si ha proprio questa impressione: di un’enorme energia sapientemente controllata, meticolosamente guidata.
C’è un procedimento costruttivo, di lenta e accurata esecuzione nelle pitture composte da elementi in evidenza, il concetto è quello di fare immaginare il lavoro artigianale delle mani che costruiscono un manufatto, dando tono accanto a tono, fare sì che l’impulso sia soggiogato dalla ragione e la passione venga sottoposta al filtro della mente.
Qui riemerge, in altra veste e come trasmutata, la forma mentis acquistando nello studio un progetto per cui la razionalità presiede alla creazione.
L’artista può spingersi a misurarsi anche con il grande formato è un mio suggerimento che vorrei proporre in modo più ambizioso e complesso da gestire ma che penso bene lei saprà avere risultati convincenti.
Le sue tarsìe cromatiche allora si dispiegherebbero, si spianerebbero, assumendo un ritmo più largo e meno concitato da essere più a misura d’uomo. Chi guarda però non può fermarsi a una degustazione ravvicinata della pittura: si perderebbe di assaporare la forza dell’intero, che non si esaurisce affatto nella celebrazione del colore e appunto della forza della pittura, ma dietro ogni opera sarà inserita una trama fitta che appena si deve intravedere per quanto possa giungere sulla soglia della forma un grande soggetto.
L’artista Maria De Marzo tuttavia si addentra in questo percorso con la mostra personale, vincita del X Concorso Internazionale Globalart 2018 Il Narcisismo e la capacità di amare e sapersi amare con semplicità a cura della dott.ssa Rosa Didonna mostra dal titolo “TRANSVERSALITY” visitabile dal 18/ 05/ 2018 al 26/ 05/ 2018 alla Globalart Galleria d’arte Contemporanea via Ugo Foscolo 29 Noicattaro (Ba), convinta della necessità del soggetto narcisista per cui ha scaturito la vincita del concorso, derivante dai concetti contemporanei , perché questa mostra ha quel sapore di complessità di visione e di stratificazioni che è fondamentale per comprendere la poetica dell’artista.
Esporre questi dipinti significa liberare narrazioni compresse, in attesa di dispiegarsi e di parlare a voce alta ed essere disposti a un contatto potenzialmente destabilizzante ma significativo tra le forme. Maria De Marzo nasce a Bari nel 1969, dove dipinge con grande passione,l’amore per il colore e la forma, la spingono sin da bambina a dedicarsi a una ricerca continua di sperimentazioni tra l’altro prediligono le figure di donna autobiografiche dove traspare la sensualità e la femminilità comprese di emozioni, nonché l’emblema della stessa.



La personale dello scultore DONATO UNGARO

“La scultura dagli archetipi”
Motivazione : Scultura classica che dimostra la necessità onirica dell’arte dove gli altri esistono solo in funzione di se stessa. Una rappresentazione in grado di indicare nuove possibilità combinazioni compositive attraverso un severo registro di chiusure e aperture, molto spesso si nota un diverso contenuto situato in zone di passaggio di una evidente tridimensionalità.
La scultura in legno d’ulivo è uno dei più antichi mestieri ancora esercitati al giorno d’oggi. La nostra regione è nota per i suoi accoglienti alberghi sculture naturali dell’antico ulivo. Per molte centinaia di anni i contadini hanno utilizzato l’ulivo per costruirsi utensili per la loro difesa naturale, in seguito adattati a sculture. Posate, taglieri, stoviglie e piatti erano spesso prodotti e poi utilizzati per uso personale oppure offerti in vendita sui vari mercati dell’epoca. Con il progresso,gli strumenti adatti e le capacità di lavoro sempre più sofisticate, il procedimento di scultura si è allontanato dalla domanda di lavoro puro per dirottarsi in elaborati artistici elegantemente stravaganti, oggetti sacri e profani rivolti ai nuovi acquirenti, da collocarsi sia in area borghese che clericale, unitamente alle sculture lignee, angeli e crocifissi venivano prodotti articoli per la casa, come giocattoli, scacchiere e scacchi, orologi o decorazioni per le abitazioni.Al fine di preservare le conoscenze acquisite da queste generazioni di artigiani ed intagliatori, diverse scuole d’arte sono state aperte in varie zone del mondo affinchè si insegnassero hai futuri giovani le diverse e preziose tecniche di lavorazione,ancora oggi molte opere d’arte di legno sono spesso prodotte in casa. Attualmente i processi di lavorazione sono fondamentalmente semplificati dai moderni macchinari, fortunatamente vi è ancora una elevata percentuale di lavoro manuale nella preparazione, completamento e finitura dei prodotti, caratteristica che conferisce alle figure in legno una personalità unica ed esclusiva. A questo proposito Rosa Didonna in qualità di Art Director osa citare i grandi maestri che hanno lavorato il legno dopo Brancusi, dopo Calder, , quindi dopo Arp Mirò. Oserei dire forse azzardato che si sente l’influsso e l’immaginazione dell’artista Donato Ungaro nelle opere che presenta dal 18/05/2018 al 26/05/2018 alla Galleria d’arte contemporanea
Si nota lo stile che un pittore come Mirò affida ai colori puri per trasmettere quell’emozione surrealista e una elevata perizia tecnica. L o scultore Ungaro trasferisce questa tecnica in una dimensione surrealista. Il suo messaggio è di doppiare la natura attraverso l’artificio dell’arte. Quindi è qualcosa che, anche soltanto per la scelta della tecnica, richiede un impegno molto elevato. L’artista Ungaro crea e trasforma il legno dandogli un’anima umana che vibra e sente con una ricerca dell’infinito,cercando di identificarsi, di ritrovarsi in stati ed emozioni dei più e profondi sentimenti. Le impressioni d’ordine estetico non offrono all’osservatore un altro mondo ma un mondo come desidera lui, come lo immagina lui, in cui il soggetto, l’imitazione, l’espressione, l’idea sono sulle più alte cime dell’aspirazione. Un vero artista può creare spontaneamente o deliberatamente nel primo caso si tratta dell’immaginazione, nel secondo della sua fantasia intesa a trasformare la realtà in maniera creativa. Mi sembra che anch’egli possa stare in questa idea di recuperare, cioè gli archetipi dell’arte hanno creato nei secoli e s’intona perfettamente nel mondo contemporaneo ed è in sintonia con i grandi artisti che lo hanno preceduto. L’esperienza d elle sue mani danno vita, producono,creano è combina qualcosa di diverso.
Donato Ungaro: nato in Francia e residente a Taviano, ha maturato nel corso di decenni un senso dell’estetica e della plasticità scultorea di elevato valore;plasma gli elementi della sua terra, legno e ulivo, in varie opere che passano dal figurativo all’informale.
Nelle opere di Ungaro – dichiara la nota gallerista ed esperta d’arte Rosa Didonna, Art Director Globalart di Noicattaro – si sente l’influsso dei grandi maestri che hanno lavorato il legno, Brancusi, Calder, Arp Mirò. Si nota lo stile che un pittore come Mirò affida ai colori puri per trasmettere quell’emozione surrealista e una elevata perizia tecnica. Lo scultore Ungaro trasferisce questa tecnica in una dimensione surrealista. Il suo messaggio è di doppiare la natura attraverso l’artificio dell’art, è qualcosa che anche soltanto per la scelta della tecnica richiede un impegno molto elevato. L’artista crea e trasforma il legno dandogli un’anima umana che vibra e sente con una ricerca dell’infinito, cercando di identificarsi, di ritrovarsi in stati ed emozioni dei più profondi sentimenti. Le impressioni d’ordine estetico non offrono all’osservatore un altro mondo, ma un mondo come desidera lui, come lo immagina lui, in cui il soggetto, l’imitazione, l’espressione, l’idea sono sulle più alte cime dell’ispirazione. Un vero artista può creare spontaneamente o deliberatamente, nel primo caso si tratta dell’immaginnzione, nel secondo della sua fantasia intesa a trasformare la realtà in maniera creativa. Mi sembra che anch’egli, Donato Ungaro, possa entrare artisticamente in questa idea di recuperare gli archetipi dell’arte. Egli s’intona perfettamente nel mondo contemporaneo ed è in sintonia con i grandi artisti che lo hanno preceduto. L’esperienze delle sue mani danno vita, producono creano qualcosa di diverso”.


La personale dell’artista ROCCO CALABRIA

L’ESPRESSIONISTICO PITTORICO
Motivazione: Uno uso pittorico quello dell’artista Rocco Calabria ,attraverso oscillazioni di zone urbane, quasi scandite da un metronomo interiore, in linea con una solitudine metropolitana. La sua pittura ha un percorso lineare compiuto in un circolo mentale che con consapevole comunicazione rende i segreti e i respiri personali sulla tela. Intervista Quanti dipinti hai fatto?
Calabria “Ho dipinto oltre 2000 quadri” dice sorridendo. Io Rosa Didonna in qualità di gallerista e esperta d’arte ritengo che l’artista Rocco possiede una grande capacità evocativa,grandissima sensibilità, sconvolgente e un mix che, anche in assenza di qualsiasi studio artistico, lo ha portato a raffigurare il “sentimento” di chi guarda al soggetto rappresentato e con attenta precisione lo trasmette.Sono gli stessi canoni che hanno reso celebre ed apprezzata nel mondo la pittura di Van Gogh e senza dubbio la pittura di Calabria può esservi accostata, senza perdere nulla della sua originalità. A cosa ti sei ispirato?
Rocco racconta,sorprendendo: “io ho guardato tutto, da Michelangelo a Tiepolo, sono pittore per passione ”. Mi Piacciono i Volti di donne, il mare, le barche, azzardo” dice.
“Piango, soffro, ma voglio lasciare il bello dell’arte, della natura. Io non riesco ad esprimermi bene, ma so tutto di me. L’acqua, l’acquazzone, il paesaggio, l’atmosfera, lo metto sul quadro”. Calabria parla quando dipinge, in una sorta di immedesimazione,
il suo unico mezzo è la tela, da interpretare.
Rocco Calabria nasce a Ginosa in provincia di Taranto il 23 Luglio del 1954 ha viaggiato molto. E’ precoce infatti suoi disegni già richiesti. Piango, soffro. L’acqua, l’acquazzone, il paesaggio, rivela, lo tiene per sé. Quando tempo dipingi?
Dipingo maggiormente di notte, con una piccola luce, nello scantinato della mia casa. Da qualche tempo sono più sereno, e mi applico anche di giorno la pitture mi dona lucidità e manualità di occupazione ,l’arte è il mio solo fine. Una sorta di dono, quasi una mano ora non più mia, non avevo mai fatto questa descrizione della sua arte, penso che il mistero della mia pittura deve essere ancora svelato.Echi e riflessi di diverse concezioni e mondi gravitano attorno alla sua forma pittorica decisivo è l’incontro con la galleria Globalart con la mostra personale, vincita scaturita dal X Concorso Internazionale Globalart 2018 Il Narcisismo e la capacità di amare e sapersi amare con semplicità a cura della dott.ssa Rosa Didonna mostra dal titolo “ METRONOMO INTERIORE“ visitabile dal 18/ 05/ 2018 al 26/ 05/ 2018 alla Globalart Galleria d’arte Contemporanea via Ugo Foscolo 29 Noicattaro (Ba), per l’uso virtuoso che l’artista realizza, d’ora in poi sarà questa la tecnica prediletta di Rocco Calabria, esplorare nelle svariate potenzialità espressive dell’animo ,ma io credo che mai questo pensiero è stato abbandonato lungo la sua complessa carriera. Dopo il successo ottenuto alla Globalart Rocco si presta a trarre nuove fonti di ispirazione, a studiare le più intime percezioni di luce e increspature di colore.


Per info:Rosa Didonna Art Director GLOBALART


https://www.facebook.com/media/set/?set=a.2091499187544317.1073742121.100000527696016&type=1&l=d8f68b37a3

Premiazione presso la galleria GLOBALART di Noicattaro


Recensione Poetica
di Crescenza Caradonna
Una bella persona Maria de Marzo la sua arte è il suo riflesso, positiva, sorridente, entusiasta, qualità che trasmette su quelle suadenti tele, che ho potuto ammirare dal vivo, nelle quali la sensibilità si interseca con una spiccata femminilità in quelle figure di donna elegantemente impresse da sapienti pennellate senza trascendere mai nel volgare, dove si evince l’anima attraverso il cuore intriso d’amore.
“La scarpetta rossa”
Nei rossi di un tramonto
nei rossi dello scorrere del sangue
nel rosso di mille scarpette rosse
si annida il dolore compare a tratti
scompare tra le pieghe della pelle nuda
si annida per sempre nel cuore ferito l’anima urla
il corpo si ribella
la mente vola,lì una farfalla così leggera e bella
ti sfiora il viso
si posa sull’anima
è come quella scarpetta rossa
che sembra prender il volo…

una
dieci
cento
mille
nel vortice rosso di un amore malato.
Crescenza Caradonna

Dedicata al tema del femminicidio che palesemente emerge nelle sue opere stemperate dalla voglia di vivere che ho potuto constatare nell’opera ‘La ballerina’.

“La ballerina”

Punte di cristallo
sfiorano leggiadre l’etere

silenzio in sala…il balletto ha inizio.

Muore il cigno in un languido canto d’amore
tace la musica,

rose rosse sul palco, trionfante le raccoglie la ballerina…

la vita ha prevalso ancora una volta
il cigno vivrà ancora e per sempre
nel cuore di una dolce ballerina.
Crescenza Caradonna

REPORTAGE DI Cresy Crescenza Caradonna


SUCCESSO DI PUBBLICO PER L’INCONTRO PITTORICO POETICO Maggio in Rosa’

REPORTAGE FOTOGRAFICO

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1832364610118335.1073742788.100000344426326&type=1&l=fb1ae01b7a

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1832364610118335.1073742788.100000344426326&type=1&l=fb1ae01b7a

SUCCESSO DI PUBBLICO PER:
L’INCONTRO PITTORICO POETICO
Maggio in Rosa

DIPINGI UNA POESIA CON PAROLE E COLORI

La Galleria d’Arte “LA BOTTEGA DEI PAPI”, in Bari, è stata la location dell’ ”INCONTRO PITTORICO E POETICO MAGGIO IN ROSA”, ideato da Cresy Crescenza Caradonna.

Ha introdotto la serata, davanti ad un nutrito pubblico qualificato, la padrona di casa, l’artista Clara De Cristo, e poi, fra una declamazione della poetessa pigliese Cresy Caradonna in un susseguirsi di diversi altri interventi.


Luciano Anelli – giornalista/divulgatore culturale delle differenze e delle donne, e Nicola Cutino – presidente dell’Associazione culturale onlus “Mondo Antico Tempi Moderni” si sono soffermati sulla diversità fra i vari artisti e particolarmente su quella donna/uomo sia nella pittura che nella poesia, ed anche sulla continuità fra le varie forme d’arte.
Si sono poi susseguite diverse scrittrici, che hanno letto loro opere, come Lilli Maggi, Raffaella Fato, Celestina Carofiglio e Carmen Moschetti, oltre al pittore-carabiniere lucano Vito Vik Iorio.


REPORTAGE FOTOGRAFICO di Crescenza Caradonna

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.2068479316512971.1073742119.100000527696016&type=1&l=aacc975a97

I TITOLARI DELLA LOCATION LA BOTTEGA DEI PAPI:  Gianni Castriotta e Clara De Cristo con Crescenza Caradonna -Scrittrice e dir. di Puglia d’amare Quotidiano d’informazioneINFO/CONTATTI
pugliadaamareonline@gmail.com

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA FAMIGLIA IL FUTURO DELLA FAMIGLIA TRA CRISI E SPERANZE di Eduardo Terrana


GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA FAMIGLIA
IL FUTURO DELLA FAMIGLIA TRA CRISI E SPERANZE
di Eduardo Terrana

La famiglia costituisce “il luogo nativo e lo strumento più efficace di umanizzazione e di personalizzazione della società: essa collabora in un modo originale e profondo alla costruzione del mondo, rendendo possibile una vita propriamente umana, in particolare custodendo e trasmettendo le virtù e i valori”,( Concilio Vaticano II°).

C’è  da chiedersi quanto  tale visione della Famiglia si coniuga con la realtà di oggi.

Non v’è dubbio che la Famiglia è preposta all’assolvimento di precisi compiti educativi e formativi dell’essere umano, ma si pone l’interrogativo se ancora  possiede energie capaci di strappare l’uomo dall’anonimato, di mantenerlo cosciente della sua dignità personale, di arricchirlo di umanità e di inserirlo in modo sano nel tessuto della società, atteso che il suo ruolo storico oggi è sempre più messo in discussione e la Famiglia si trova sempre più sola nell’assolvimento dei suoi compiti e mostra le pesanti rughe di un declino che appare inarrestabile.

Di fronte, infatti,  ad una società che rischia di essere sempre più spersonalizzata e massificata  e quindi disumana e disumanizzante, a causa di vari fattori sociali, politici, morali, che  incidono negativamente, la Famiglia, sottoposta a forti pressioni, appare in crisi.

Fattori fortemente incidenti attengono all’ordine morale e si riferiscono: alla diffusa disgregazione dell’unità familiare, al decadimento dei valori tradizionali nella stima comune, al crescere delle separazioni e dei divorzi e al sorgere di  famiglie parallele.

Altri fattori sono legati  all’ignoranza, alla disistima o alla mancanza di rispetto delle norme umane e giuridiche. Le leggi sempre più permissive non incoraggiano certo principi etici più elevati e non sostengono la stabilità della vita familiare.

La svalutazione poi del  sentimento d’amore, lo sfrenato edonismo, la diffusione della pornografia, la diffusione della droga, la permissività sessuale, l’ostentazione di egocentrismo da parte degli stessi membri della famiglia, sono tutti sintomi distruttori che non aiutano la fiducia nella vita e nell’avvenire.

Tutto ciò è aggravato da realtà distruttive, logoranti ed evasive, quali: la piaga perniciosa dell’alcolismo; il diffondersi  sempre più della droga tra gli adolescenti, che, peraltro, non trovando appagamento nelle relazioni familiari o sociali cercano sfogo nell’isolamento e nella alienazione del mondo virtuale del ciberspazio, che assume sempre più connotazioni preoccupanti, quando non sfocia in atteggiamenti di iperbullismo e  di violenza o, peggio, quando non porta alla fuga estrema nel terrorismo. Altri fattori negativi sono: le precarie condizioni di abitazione, di igiene, di sanità, di educazione, in cui si trova un largo numero di famiglie a motivo della disoccupazione o dei salari insufficienti; la fragilità di carattere causata dai costumi correnti; l’instabilità e l’emotività prodotte dai mass-media e dalle vicende politiche, che non aiutano la serenità dei rapporti tra i coniugi e tra genitori e figli, sempre più segnati dalla ricerca del possesso e del godimento di beni  materiali.

Preoccupa la nuova forma di solitudine che è presente nella Famiglia, i cui membri sembrano avere smarrito il gusto del dialogo e dello stare in armoniosa relazione, presi sempre più dal fascino di una tecnologia invasiva  che , con la comunicazione telematica a mezzo di internet, prima, e  il wifi, lo smartphone,  il tablet e con l’avanzare dei social network, più recentemente, minaccia sempre più la perdita dell’abitudine a socializzare in maniera davvero umana.

Altre preoccupazioni poi vengono dalle difficoltà degli anziani in famiglia, dalle sfide che si pongono ai genitori nell’educare i figli alla maturità ed alla responsabilità e quindi alla vita, dalle  condizioni economiche, dalle incertezze del futuro, dalle  incomprensioni con il coniuge, dall’assenza di un dialogo costruttivo, che contribuiscono, tutte,  a creare disarmonia e disunione.

In breve la struttura familiare vacilla sotto l’incalzare:  delle tendenze  all’individualismo, all’interesse personale, al piacere, che si accentuano; del sottosviluppo morale che ha smarrito il senso dei valori; dell’evoluzione della società moderna che rende sempre più difficile l’equilibrio e la stabilità della famiglia.

D’altra parte assistiamo al diffondersi di concezioni che svalutano l’amore e indeboliscono i legami stabili.  Si corre così il pericolo che la famiglia si destabilizzi e si disgreghi anche  per gli effetti di un fattore negativo presente nella relazione di coppia costituito da una certa corruzione dell’idea e dell’esperienza della libertà concepita sempre più per il proprio egoistico benessere, che favorirebbe, di conseguenza: una errata concezione dell’indipendenza dei coniugi fra loro; le gravi ambiguità circa il rapporto fra genitori e figli; le difficoltà concrete che la famiglia  spesso sperimenta nella trasmissione dei valori;  il numero  crescente di  matrimoni infranti e di divorzi; l’aborto, non sempre voluto anche se praticato.

Dalla svalutazione poi del sentimento d’amore coniugale,  che è sempre meno amore pienamente umano, sempre meno atto della volontà libera,  sempre meno forma speciale  di amicizia personale, sempre meno  amore fedele,  deriva una realtà  difficile, una verità profondamente desolante e priva di misura della vita.

Questi aspetti negativi vengono, inoltre, rafforzati da una opinione pubblica che mette in dubbio la stessa istituzione del matrimonio e della famiglia e che cerca di giustificare altre forme di convivenza.

La famiglia, gravata da così tanti fattori negativi, sempre più ridotta come entità numerica, afflitta da problemi che non consentono rapporti sereni, tende allora  a dissociare  sempre più le relazioni ed i servizi che le sono propri e appare isolata ed instabile , ciò che non facilita l’unione,  la comunicazione, la comprensione o la sopportazione  e di tanto disagio ne risente  la coppia medesima e i figli, ma anche  gli anziani  presenti in famiglia.

Se poi si proietta lo sguardo su una visione più allargata della Famiglia nel Mondo si constata l’esistenza di una realtà familiare drammatica.

Esistono al mondo moltissime persone le quali, sfortunatamente, non possono riferirsi in alcun modo a ciò che si potrebbe definire in senso proprio una Famiglia.

Grandi settori dell’umanità vivono in condizioni di enorme povertà, in cui la promiscuità, la carenza di abitazioni e l’irregolarità ed instabilità dei rapporti, l’estrema mancanza di cultura non consentono praticamente di poter parlare di vera Famiglia.

Ci sono altre persone che per motivi diversi sono rimaste sole al mondo, come  esistono e persistono variegate forme di abuso in questo settore, sia a  livello nazionale che internazionale, che sfruttano i bambini ed i loro bisogni.

In particolare nei Paesi del cosiddetto Terzo Mondo vengono spesso a mancare alle Famiglie i mezzi fondamentali per la sopravvivenza: il cibo, il lavoro, l’abitazione, le medicine, oltre alle più elementari libertà.

A tutto ciò si contrappone l’ironica realtà dei Paesi  ricchi in cui l’eccessivo benessere e la mentalità consumistica, paradossalmente, si accompagnano ad una certa angoscia ed incertezza per il futuro tanto che molti percepiscono la vita non come una benedizione ma come un pericolo da cui difendersi.

La situazione storica in cui vive la Famiglia in Italia e nel mondo si presenta dunque come un insieme di luci ed ombre, più ombre che luci.

E’ necessario  allora ricollocare al centro della vita civile ,in tutte le Società, la Famiglia,  nell’accezione che è il fondamentale nucleo sociale e l’ambiente naturale per lo sviluppo e il benessere di tutti i suoi membri, in particolare i bambini.

Se da un lato si afferma che la strada per un mondo migliore e per l’avvenire dell’umanità passa attraverso la Famiglia,  dall’altro però  “l’avvenire della Famiglia passa attraverso la sua adeguata preparazione, i cui cardini sono: la freschezza e l’entusiasmo dell’amore, il gusto della bellezza, il desiderio del dialogo aperto, la speranza del domani”, (Giovanni Paolo II°), ma anche attraverso gli  indispensabili sostegni materiali che devono venire dalle Istituzioni pubbliche.

L’odierna celebrazione della  “Giornata Internazionale della Famiglia”, pertanto,  se da un lato richiama al valore della Famiglia  e apre a nuove speranze, dall’altro  sollecita tutti alla necessaria sensibile riflessione sul fatto che  la Famiglia da sola non può reggere la competizione imposta dall’evoluzione dei tempi e dal sopravanzare di  mentalità diverse, di diversi costumi e di una cultura, spesso disgregante, di una  società non fatta a misura d’uomo.

  Eduardo Terrana


INFO/CONTATTI:    pugliadamareonline@gmail.com

Presso “La Bottega dei Papi Presentazione libro: ”Dipingi una poesia con parole e colori”

INCONTRO PITTORICO e POETICO

Maggio in Rosa

”INCONTRO PITTORICO e POETICO
Maggio in Rosa”

Presso “La Bottega dei Papi” – Galleria d’arte-
Sabato 12 Maggio 2018 ore 18:30
Via Arcidiacono Giovanni, 50/52
-BARI-
Gli artisti Clara De Cristo e Gianni Castriotta introdurranno la serata
Durante l’INCONTRO PITTORICO e POETICO Maggio in Rosa’
sarà presentato il libro:
Dipingi una poesia con parole e colori
di Crescenza Caradonna e Domenico Berardi


LIBRO

'Dipingi una poesia con parole e colori'

SINOSSI “Dipingi una poesia con colori e parole” è un libro che raccoglie le opere più significative del pittore Domenico Berardi che si intersecano con la poetica di Crescenza Caradonna creando un afflato professionale di sottile semplicità ed eleganza ispirate al mondo dell’arte contemporanea pregne di sentimenti ed emozioni sia visive che scritte .

Informazioni editoriali

Titolo: Dipingi una poesia con parole e colori Autore: Crescenza Caradonna, Domenico Berardi

Data di uscita: settembre 2017

Pagine: 112

Copertina: morbida

Editore: Youcanprint

ISBN: 9788892680968

https://www.youcanprint.it/poesia/poesia-generale/dipingi-una-poesia-con-parole-e-colori-9788892680968.html



Si parlerà del connubio tra pittura e poesia con illustri ospiti:
dott. Luciano Anelli – giornalista/divulgatore culturale
prof. Nicola Cutino – pres.te onlus Mondo Antico Tempi Moderni
Lilli Maggi – scrittrice
Raffaella Fato – artista/scrittrice
Celestina Carofiglio – scrittrice
Carmen Moschetti – artista
Vito Vik Iorio – artista
Grazie di cuore all’ospitalità dei titolari della Galleria d’Arte
“LA BOTTEGA DEI PAPI” Gianni Castriotta e Clara De Cristo
SABATO 12 Maggio 2018 ore 18:30
Via Arcidiacono Giovanni, 50/52 -Bari–
SIETE TUTTI INVITATI
_INGRESSO LIBERO_
INFO/CONTATTI
”LA BOTTEGA DEI PAPI”
e-mail: info@bottegadeipapi.com
tel. 0805614397
Crescenza Caradonna
pugliadaamareonline@gmail.com
https://wp.me/p83ry9-bKa

IL PASTORE DA’ LA VITA IV Domenica di Pasqua

IL PASTORE DA’ LA VITA

IV Domenica di Pasqua
Gv 10,11-18

L’ ispirato evangelista Giovanni, attraverso questo passo, cita Gesù per parlarci del pericolo che si nasconde nei falsi pastori, minaccia che può venire dalla doppiezza dei loro intenti o semplicemente dalla loro incostanza difronte a pericoli e difficoltà.

Allo stesso tempo pone se stesso come modello a chiunque vuol avere responsabilità su una comunità di cristiani.

+In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.+

Dare la vita: in questa piccola locuzione c’è il senso più vero e profondo di quella parola che tante volte ricorre nei nostri discorsi, spesso in modo gratuito e superficiale: amore. Gesù è il buon pastore perchè dona tutto se stesso e sappiamo bene fino a che punto e a quale prezzo. Riconoscendo questo accettiamo una visione di Dio ben chiara: colui che offre tutto per noi.

+Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. +

Chi è il lupo? Gesù nel Vangelo di Giovanni ha due grandi nemici: Il diavolo e coloro che ostacolavano la sua missione. I mercenari non agiscono se non nella prospettiva di un vantaggio personale e si dileguano quando la convenienza viene a mancare, mentre il lupo, predatore spietato, non può essere che il diavolo. Quest’ultimo termine prende origine dal composto greco di due parole “dia” (attraversare, dividere, tagliare) e “ballo” (mettere, gettare), quindi dividere frapponendo qualcosa in mezzo: la menzogna in questo caso. Diabolos veniva usato dai greci metaforicamente per indicare un calunniatore, il quale, come è noto, divide e distrugge la pace dei singoli e delle comunità seminando la discordia proprio attraverso la manipolazione della verità. Qui non si tratta solo dell’angelo caduto: le prime comunità cristiane erano spesso visitate da sedicenti cristiani che in realtà potevano essere spie dei loro avversari, mestieranti o giudei che volevano convincere i primi credenti ad abbandonare la loro fede per abbracciare l’ebraismo. C’erano inoltre alcuni gruppi di giudeo cristiani che non accettavano l’origine divina del Cristo e volevano fare della nascente fede semplicemente l’ennesima riforma dell’antica religione e di Gesù nient’altro che un profeta, come potete immaginare erano difficili da individuare.

A tale proposito vi cito solo alcuni passi che evidenziano quanto questa minaccia fosse grande nelle prime comunità.

“Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno circoncidere! Siamo infatti noi i veri circoncisi, noi che rendiamo il culto mossi dallo Spirito di Dio e ci gloriamo in Cristo Gesù, senza avere fiducia nella carne” (Fl 3,2l3);

“Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità”.

“Voi dunque, carissimi, essendo stati preavvisati, state in guardia per non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall’errore degli empi” (2Pt 3,17).

“Carissimi, non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo” (1Gv 4,1).

Un presbitero doveva ben saper lottare ed avere coraggio per difendere la sua comunità.

Se un pastore fugge davanti a tali problemi, non sapendosi addossare queste responsabilità con i relativi rischi, è dunque solo un mercenario: si nutre dell’affetto e dei beni della comunità in cambio dei suoi servizi fin quando è conveniente. Nell’allegoria del lupo può essere vista anche l’immagine del potere che fra i maggiori strumenti di auto affermazione ha proprio quello della manipolazione delle informazione attraverso cui può quel “divide et impera” tanto noto ai notabili romani, abili politici che sapevano come restare sempre a galla.

+Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.+

Gesù incarna l’Amore e riempie questa parola di significato. Ecco perchè resta il “buon pastore”. Proprio la conformazione a Cristo è il criterio più efficace per fare discernimento su stessi e gli altri. Tutta via lui solo conosce davvero il nostro cuore e quello altrui, quindi l’ultimo giudizio non spetta mai a noi. Ciò non toglie che i veri cristiani devono saper fare discernimento su quello che ascoltano dentro e fuori loro stessi. Essi devono imparare riconoscere e seguire la voce dello Spirito quando parla nel loro cuore o attraverso i fratelli. La storia ci insegna che il popolo eletto troppo spesso si è lasciato sedurre da falsi pastori, portandolo così a compiere azioni indegne in nome di un Dio che ci ha insegnato tutt’altro che guerra, violenza, intolleranza e avidità.

+E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.+

Gesù dichiara l’universalità della sua missione salvifica. Il messaggio è per tutti quei cuori che vorranno ascoltarlo. Nonostante il “divisore” e i falsi pastori, il Gregge di Gesù si radunerà valicando muri, barriere, distanze culturali e linguistiche, guidato ed illuminato dalla luce del Vangelo.

+Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».+

“Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 16, 25) Paradossalmente la vita offerta per amore non viene tolta a chi la dà, ma si rafforza per il Regno dei Cieli. Quello che è vero per Gesù lo diventa anche per coloro restano stretti a lui, secondo le sue stesse parole. Chi vive per le vanità di questo mondo ( usa la vita per se stesso/a), pensa di migliorare la qualità della propria esistenza, ma in realtà non fa che peggiorarla, si accorgerà (si spera in tempo) che nessun bene è in grado di soddisfare quel desiderio di felicità che insegue. Sprecare la propri vita per ottenere potere, successo e denaro vuol dire inseguire la propria autodistruzione. Inseguiamo la via della Gioia!

Felice Domenica!

Fr. Umberto Panipucci.


BUONA  DOMENICA
PUGLIA D’AMARE QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE

Crescenza Caradonna

Puglia d’amare Quotidiano d’informazione PARTNERSHIP di ”AVALON IN ARTE settima edizione”

Puglia d’amare Quotidiano d’informazione
PARTNERSHIP di:
”AVALON IN ARTE settima edizione”
direzione artista Dina Scalera
VII Edizione
EXPO D’ARTE CONTEMPORANEA E POESIA
AVLON IN ARTE
CAVA DE’ TIRRENI



AVALON IN ARTE SETTIMA EDIZIONE

Curiosità e Anticipazioni della manifestazione
La rassegna sarà presentata dalla professoressa e critica d’arte Antonella Nigro
Ogni artista selezionato avrà l’attestato di partecipazione ed il catalogo.
Durante la Rassegna verrà posizionata un’urna nella quale i visitatori potranno esprimere la propria preferenza relativa all’opera che li avrà maggiormente colpiti.

I primi tre artisti più votati dal pubblico, al termine della rassegna, riceveranno una targa/trofeo dall’Associazione.



La critica d’Arte Antonella Nigro, dopo un attento esame delle opere in esposizione, la sera del vernissage conferirà il premio “LIBERA”, scultura in cotto ideata e realizzata a mano dal maestro Biagio Landi, all’artista che l’avrà colpita.


Ogni poeta riceverà l’attestato di partecipazione in pergamena

Il poeta più votato dal pubblico al termine della rassegna riceverà una targa dall’Associazione.


TITOLO ACCADEMICO PREMIO LETTERARIO CAELIENSES Poeta dell’anno 2017 SEZ.POESIA a Crescenza Caradonna

 


PREMIO LETTERARIO CAELIENSES Poeta dell’anno 2017
Organizzato dall’ Accademia di Arti letterarie e teatrali “Caelienses”
in collaborazione con il gruppo teatrale della Compagnia del Mulino



TITOLO ACCADEMICO
PREMIO LETTERARIO CAELIENSES Poeta dell’anno 2017
a CRESCENZA CARADONNA

SEZIONE POESIA IN LINGUA ITALIANA CON LA POESIA:
”S’è fermato il tempo”

Crescenza Caradonna

È L’ESPERIENZA CHE FA LA FEDE! Domenica in Albis


È L’ESPERIENZA CHE FA LA FEDE!

Domenica in Albis

Gv 20,19-31

+La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. +

Giovanni insiste molto sul collegare le manifestazione del risorto con il “primo giorno della settima”, ovvero quello che diventerà per noi la domenica: una testimonianza evidente di una consuetudine che si era già consolidata. Le porte chiuse sono la manifestazione “plastica” di ciò che i discepoli provavano: terrore. Confusi e turbati per quello che era appena successo gli apostoli, ad eccezione di Tommaso, erano riuniti in un luogo segreto per nascondersi dai loro nemici. Possiamo facilmente immaginare come nel loro cuore potesse infuriare la battaglia fra l’inaudita Speranza della resurrezione e il terrore dell’ orribile supplizio subito dal crocifisso. Il tormentato dubbio cade difronte all’incredibile evento che irrompe in quella buia scena: Gesù appare interrompendo subito la reazione di paura che stava esplodendo fra gli apostoli con il Suo “Pace a voi!”, parole che dovevano essere accompagnate da quella sensazione di pace e tranquillità che emana la presenza di Dio per tutti coloro che anelano alla sua amicizia. Il Risorto mostra le piaghe, che da segno di vergogna diventano eloquente manifestazione di Gloria.

+Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».+

Gli Apostoli, come abbiamo accennato, erano usciti terrorizzati dall’esperienza della Croce. Ecco perchè Gesù insiste ripetendo due volte: “Pace a voi”. La pace che scaturisce dalla fede nella resurrezione, l’unica forza capace di vincere il terrore della morte e quindi ogni altra paura. Solo dopo lo Spirito è inviato su di loro, comunicando così quella stessa autorità che il Padre aveva dato al suo Cristo. Quest’ultimo lo fa sottolineando la loro principale missione: essere testimoni ed amministratori della misericordia di Dio. Proprio oggi ricorre la festa della Divina Misericordia: Egli ci ama sempre e comunque, nonostante la miseria dei nostri peccati, il Suo più grande desiderio è quello di tenerci sempre vicini a Se, l’esclusione dalla sua Grazia avviene solo quando il rifiuto del Suo Spirito diventa ostinato e le tenebre prendono il sopravvento nel cuore, così che lo smarrimento diventa inevitabile.

+Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».+

E’ facile giudicare Tommaso per la sua reazione. Dimentichiamo troppo spesso però che mentre tutti gli altri hanno avuto una testimonianza diretta della sua resurrezione, questi non l’ha ancora avuta. Così egli rappresenta tutti noi, chiamati a credere senza il sostegno di prove inconfutabili, per Fede, appunto. Una via non facile, ma proprio per questo ancora più meritoria. Sempre in Giovanni, chi non fa l’esperienza del risorto personalmente, non riesce credere e questo vale per Tommaso, per tutti! Ciascuno deve fare esperienza del Risorto per rendere matura la propria crescita spirituale. Questo avviene solo in chi, come Tommaso, non smette di frequentare la comunità dei suoi discepoli (la Chiesa) anche quando tutto vacilla.

+Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».+

Infatti, anche se incredulo, Tommaso, non ha smesso di frequentare il collegio degli apostoli, ha continuato a pregare e soffrire con loro, mostrando così una grande perseveranza che forse lo ha reso anche più meritevole degli altri. La sua fedeltà è stata premiata nell’ottavo giorno dalla resurrezione, Domenica, la quale è prefigurazione del Regno di Dio che un giorno verrà instaurato definitivamente dal ritorno di Gesù, Re e Signore. Vivremo la nostra esistenza terrena con una Fede che deve radicarsi nella Speranza, non nella “certezza”, che arriverà solo quando anche noi finalmente potremo abbracciare Gesù risorto, solo allora la nostra incredulità ci abbandonerà definitivamente e la Gioia sarà piena. Adesso, come Tommaso in quegli otto giorni, dobbiamo avere la forza di essere perseveranti, nonostante i tanti dubbi che ci assaliranno, nell’attesa del grande ritorno, nell’attesa del nostro personale “matrimonio spirituale”.

+Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.+

La professione di fede dell’evangelista Giovanni è espressa all’inizio e alla fine del suo grande racconto: Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, il Risorto. Siamo disposti a credere in Lui? Quale verifica può determinare la veridicità della nostra fede? Sarà la nostra stessa vita! Quello in cui crediamo, infatti, determina le nostre scelte e le nostre azioni. Se abbiamo fede in Cristo la nostra vita risplenderà.

Pace a voi!   Fra Umberto Panipucci.

BUONA DOMENICA
Crescenza Caradonna
Puglia d’amare Quotidiano d’informazione

INAUGURAZIONE: “OPERE IN MOSTRA EVENTO PITTORICO E POETICO” A BARI

INAUGURAZIONE:
“OPERE IN MOSTRA EVENTO PITTORICO E POETICO”


“DAMMI UNA STELLA”

Scoperte deserte
chimera d’altri orizzonti

lì dove le conchiglie
palpitano suoni ovattati

ove il mar s’increspa
e lì che mi perdo,

spiagge remote immaginarie
ove ogni conoscenza umana
muta l’amore
e già ti oscura,

dammi una stella bacio divino
e tutto sibila nel frammento
d’un canto armonioso

tremula nell’ora
di un cor meravigliato
che anelita l’ineffabile luce,

oh in te raccolgo
la verginea vita
ardor d’eco infinito.
INEDITA@2017
di Cresy Crescenza Caradonna

La mostra/evento inaugurata martedì 03 aprile 2018 presso lo SPAZIO ESPOSITIVO CARENZA BELLE ARTI a Bari ha riscosso un grande successo di pubblico e di critica per l'originalità dell'idea di intersecare la poesia con la pittura infatti è stato PRESENTATO il libro ''DIPINGI UNA POESIA CON COLORI E PAROLE'' che raccoglie le più belle opere e poesie degli artisti  Domenico Berardi e Cresy Crescenza Caradonna nel quale le due ARTI si completano in un binomio imprescindibilmente coeso.
Ospiti il critico d'arte dott. VITO CRACAS, il prof. NICOLA CUTINO, il dott. LUCIANO ANELLI e le scrittrici CELESTINA CAROFIGLIO, ELISA FERORELLI con l'artista MARIA DE MARZO che hanno contribuito alla serata con interventi molto applaudi coinvolgendo il numeroso pubblico presente ed attento.
La Mostra è visitabile fino a lunedì 09 aprile presso Carenza Belle Arti - Via Piccinni,158 a Bari (curatori Crescenza Caradonna e Domenico Berardi con:
@Pugliadaamarequotidiano Puglia d'amare Quotidiano d’informazione
con la collaborazione di ENRICA CARENZA.

INGRESSO LIBERO VISITABILE TUTTI I GIORNI DELL’ESPOSIZIONE.
———–
E V E N T O
SU:
PUGLIA D’AMARE QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE
https://wp.me/P83ry9-byg
SU:
BARITODAY.IT
http://www.baritoday.it/…/opere-in-mostra-incontro-pittoric…
SU:
TACCODIBACCO.IT
https://iltaccodibacco.it/puglia/eventi/190453.html
SU FB:
https://www.facebook.com/events/314978622361264/

SU: CAMINVATTIN.IT
https://www.caminvattin.it/…/opere-mostra-incontro-pittori…/

SU: EVENSI.IT
https://www.evensi.it/opere-mostra-carenza-belle-…/253453144
Puglia d’amare Quotidiano d’informazione
INFO/CONTATTI:  email    cresy.caradonna@gmail.com


ALBUM EVENTO FB

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.2019573584736878.1073742108.100000527696016&type=1&l=78364520d4


Articolo di Crescenza Caradonna

CUSTODI DEL SEPOLCRO O TESTIMONI DELLA RESURREZIONE? PASQUA DEL SIGNORE 2018


CUSTODI DEL SEPOLCRO O TESTIMONI DELLA RESURREZIONE?
PASQUA DEL SIGNORE 2018

(Gv, 20, 1-9)

+Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.+

L’evangelista Giovanni, a differenza dei sinottici concentra l’attenzione su Maria di Magdala (la Maddalena) omettendo la presenza dell’altra Maria (parente di Gesù) e citata dai sinottici: le donne che, assieme alla madre, avevano seguito Gesù dalla Galilea. In Maria di Magdala possiamo vedere rappresentata quell’umanità che sa rimanere grata e fedele e, nonostante le avversità, sa serbare la speranza nel cuore. Andare a completare i riti di sepoltura e imbalsamazione, pratica costosa e destinata a nobili e notabili, rappresentava l’estrema volontà di onorare e mantenere idealmente in vita il defunto, conservandone la memoria in modo degno e duraturo.

+Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».+

Il cuore della Maddalena (seconda la tradizione era stata liberata da sette demoni) era pieno di rispetto e amore per Gesù, ma il suo stupore per l’avvenimento denuncia la mancanza di Speranza nella resurrezione preannunciata, deficit che condivideva con tutti gli amici e i discepoli del suo Maestro, del resto si tratta di una reazione del tutto comprensibile. Se solo pensiamo che ancora oggi il cuore di molti pii cristiani è simile a quello della Maddalena, ovvero: si rischia di essere custodi della santa memoria di Gesù e quindi più della sua sepoltura che della gloriosa Resurrezione. La vera fede dovrebbe renderci intrepidi e distaccati dalle vanità, testimoni coraggiosi e impavidi, non semplicemente miti cultori delle pie tradizioni. Il Vangelo porta il fuoco sulla terra, anche se con il suo stile caratterizzato dalla mitezza e dalla non violenza.

Interessante è notare l’assenza della Madre, fatto inspiegabile, forse perché consapevole dell’avvenuta resurrezione? Non ci sono fonti per affermarlo, ma a me piace pensare che sia avvenuto proprio questo.

+Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.+

Il discepolo amato, perché più agile, corre più veloce di Pietro, ma non entra nel sepolcro, ha paura? Non osa sperare l’inimmaginabile? O, essendo più giovane, intendeva dare la precedenza a Pietro? L’evangelista concede un grande riscatto a colui che aveva rinnegato il suo maestro. Pietro vince il senso di terrore e sgomento e guarda al di là della morte, per primo entra nel sepolcro e crede. In questo modo Simone di Cafarnao diventa davvero quella pietra su cui si edificherà la Chiesa.

+Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.+

Pietro e Giovanni “vedono e credono”, ma solo una volta entrati e non ancora in modo pieno, infatti il privilegio di incontrare per la prima volta il Risorto, non spetterà a loro, ma a Maria di Magdala (cfr Gv 20, 11-18), che, intanto, restava fuori, sconvolta e confusa. Se dunque, in qualche modo, credono vuol dire che all’interno del sepolcro notano dei segni forti, qualcosa che li convince e li fa andare con la memoria alle profezie di Gesù che in qualche modo vedevano compiersi. Forse i due avevano visto la Sindone, la reliquia più venerata dal mondo cattolico, che teneva impressa su di se l’immagine di Gesù per la forte emissione di luce avvenuta al momento della sua resurrezione? Certamente qualcosa deve averli condotti a quella conclusione. La vera fede maturerà solo dopo aver vissuto l’esperienza diretta della resurrezione ed in questo, come abbiamo già detto, saranno preceduti dalla Maddalena, forse grazie all’amore intenso che quest’ultima provava nei confronti del suo maestro. Lo Spirito da allora continua a gridare all’umanità questa grande speranza attraverso i suoi clamorosi segni, perché la nostra vita non si proietti sul buio telo della morte, che ci spinge a cercare tutta la nostra felicità negli insufficienti beni terreni: “Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo” (1Cor 15, 32). Se la nostra Speranza supera la morte essa risplende nella nostra vita, forse anche in un modo non sempre evidente alla logica di questo mondo.

FELICE PASQUA A TUTTI

Fra Umberto Panipucci


BUONA PASQUA

Crescenza Caradonna

Puglia d’amare Quotidiano d’informazione