SANTITÀ: SALVEZZA, GIUSTIFICAZIONE E DIVINIZZAZIONE DELL’UOMO (solennità di tutti i santi 2019)

SANTITÀ: SALVEZZA, GIUSTIFICAZIONE E DIVINIZZAZIONE DELL’UOMO

(solennità di tutti i santi 2019)

«Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». (Cfr. Genesi 3, 4-5)

Il grande inganno del serpente antico, quello attraverso cui ha evaso le difese dell’uomo per attuare le sue malevole macchinazioni, è stato fargli credere di essere una creatura subordinata al capriccio di un’entità vanagloriosa e attaccata alla suo ruolo di divinità più forte, tant’è che avrebbe vietato ai nostri due progenitori di nutrirsi all’albero della conoscenza del bene e del male per evitare di avere dei futuri competitori. Abilmente imprime in loro la figura di un dio meschino, “padre padrone”, che tiene sotto la sua tirannia i figli togliendo ad essi preziose opportunità e la possibilità di eguagliarlo. L’altro inganno è stato quello di indurli all’autodeterminazione etica (definire da se il bene è il male), cosa disastrosa, i motivi sono ovvi: se ognuno giudica arbitrariamente cosa è un crimine e cosa no, com’è possibile costruire una qualsiasi forma di convivenza? I principi etici fondamentali sono insindacabili: non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, ecc, tutti riassunti nella regola aurea (cfr. Mt 7,12). L’inganno ha avuto così un doppio malefico effetto: rompere l’amicizia con il Creatore e compromettere la buona convivenza fra gli uomini: esattamente l’opposto di quello che avrebbe voluto realizzare Dio. Esiste inoltre un terzo tragico effetto: la morte. Quella spirituale perchè lontani dall’autore della vita (di cui è anche fonte) e quella fisica in quanto il peccato genera discordia, odio, violenza e, inevitabilmente, morte.

Possiamo interpretare l’episodio della caduta, oltre come evento a-temporale, che ha avuto come conseguenza il peccato originale, anche come qualcosa che ridiventa attuale nella storia comune ed individuale: l’uomo è tentato di allontanarsi da Dio quando non comprende il suo disegno e commette azioni contro i suoi simili autogiustificandosi e disprezzando i principi etici, così da diventare causa di dolore, morte e distruzione.

I piani di Dio, rivelati lungo il corso storico della Rivelazione, sono invece esattamente l’opposto: darci la Vita eterna nella resurrezione di Cristo; farci conoscere il bene ed il male nelle parole del Verbo ( cfr. Gv 14,6); divinizzarci attraverso lo Spirito mandato all’uomo dal Padre per mezzo del Figlio morto, risorto e asceso al cielo (Gv 14,15-17) : in un certo qual senso, anche noi “saremo Dio”, ma solo perchè innestati in Cristo Gesù, in quanto formeremo con Lui un solo corpo (cfr. Gv 15; 17,23-24; 1Cr 12,13). Tutto questo può essere riassunto in una sola parola: santità.

Dio ha per noi un triplice rimedio per attuare il suo progetto nonostante il sabotaggio del maligno.

Salvezza: Dio ci redime dal peccato innestandoci nella nuova umanità incarnata da Cristo. Egli inghiotte la maledizione del peccato nell’amore sconfinato che dimostra sulla croce; Risorgendo e ascendendo al Cielo invia lo Spirito che ci unisce e rende partecipi sella sua stessa eredità (Rm 8, 15-17).

Giustificazione: continuamente ci sorprendiamo a fare il male, anche quando vorremmo fare il bene, pecchiamo e inciampiamo ripetutamente nella nostra fragilità, ma Dio ci giustifica per mezzo dello Spirito, ravvivando continuamente nel cuore anelante al perdono la Grazia misericordiosa, attraverso la fede ed il sacramento della riconciliazione, preservandoci così dalla morte eterna. Siamo resi giusti (giustificati), pur non meritandolo, solo per il suo amore, a noi non resta che desiderare con tutto il cuore di fare la sua Volontà e chiedere la Grazia necessaria, tenendo aperta ogni via possibile allo Spirito.

Divinizzazione (o Theosis): l’amorevole progetto di Dio prevede per l’uomo la glorificazione e la partecipazione alla vita divina (cfr. Gv 17,23-24; 2Cr 3,17; 2Pt 1,4 ). Sant’Atanasio nel “De Incarnatione” affermava: “Il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio”, anche San Cirillo nel suo commento al vangelo di Giovanni affermerà: “Ricevuto Lui [lo Spirito], diventiamo partecipi della natura e riceviamo in tal modo, mediante il Figlio e nel Figlio, il Padre Stesso”.

Il santo è salvato, giustificato e divinizzato già su questa terra (anche se la pienezza di questa “trasformazione” avverrà solo nella resurrezione), diventa Alter Christus nella misura in cui si rende disponibile alla Grazia dello Spirito. Carissimi celebriamo la santità come speranza di pace, giustizia e ogni bene nel mondo! Onoriamo coloro che nel passato e nel presente sono perseveranti nella Via maestra!

Felice solennità di Ognissanti

Fra Umberto Panipucci.

Motopeschereccio Francesco padre: una ferita ancora aperta 25 anni dopo la tragedia

Comunicato stampa

Motopeschereccio Francesco padre: una ferita ancora aperta 25 anni dopo la tragedia

Il prossimo 4 novembre sono 25 anni. E’ passato un quarto di secolo da quando, il 4 novembre 1994, il motopeschereccio Francesco padre esplose al largo delle coste del Montenegro con tutto il suo carico umano. Quella notte persero la vita Giovanni Pansini, Saverio Gadaleta, Luigi De Giglio, Francesco Zaza e Mario De Nicolo.

Per ricordarli la sera del 4 novembre, in chiesa, proprio come avviene da 25 anni, si riuniranno i loro parenti ma anche i colleghi pescatori, i rappresentanti delle associazioni dei pescatori, il sindaco, Tommaso Minervini, autorità civili e militari. La cerimonia religiosa si terrà, alle 18.30, nel Duomo. Al termine della funzione, dopo un breve corteo, alcuni pescherecci e una motovedetta della Capitaneria di porto lanceranno una corona nello specchio acqueo del porto.

«Saremo in chiesa accanto ai parenti delle vittime di una tragedia che – sottolinea il sindaco Tommaso Minervini – ha profondamente segnato l’intera comunità e che nessuno ha mai dimenticato nella piena consapevolezza che non si è riusciti a fare tutto e che le profondità del mare saranno per sempre l’ultimo rifugio per i resti umani dei componenti dell’equipaggio del Francesco padre e della loro mascotte, il cane Leone». Le cause dell’esplosione del Francesco padre sono state chiarite solo nel 2014. Quando, a conclusione della quarta inchiesta, la Procura di Trani, demolendo tutte le altre ipotesi investigative, ritenute infondate, giunge alla conclusione che “per un tragico errore il motopesca di Molfetta sia stato affondato dalle forze Nato perché scambiato per uno di quei natanti utilizzati in funzione antisommergibile”. Nessuna collaborazione dalle forze Nato che non hanno mai risposto alle rogatorie internazionali non consentendo, nei fatti, alla Procura di procedere con eventuali richieste di rinvio a giudizio. «Ma noi, la Comunità molfettese, la Comunità marinara – conclude il sindaco Minervini – rispondiamo con accorata partecipazione all’onore, alla fatica ed al ricordo di quegli uomini, vicini ai familiari e alla gente di mare».

Conversazioni d’arte in istituto oncologico, Giovanni Paolo II Auditorium a BARI

Avatar di Crescenza Caradonna (Cresy)CRESY CRESCENZA CARADONNA

Conversazioni d’arte in istituto oncologico,
Giovanni Paolo II Auditorium a BARI

Introduzione Dott. V.A. DELVINO Dir. Gen. Istituto Tumori di Bari
Presentano Dott. F. Giotta, Dott.ssa A.M. FIORETTI
CONVERSAZIONE D’ARTE SU ALCUNI ASPETTI DEL GENIO DI LEONARDO DA VINCI
in occasione dei 500 anni dalla sua morte 1519-2019
Introduce la dott.ssa ANGELA BOGGIA storica dll’arte
Relatrice la dott.ssa MARIA CATALANO storica e critica d’arte già MIBAC

IN MOSTRA OPERE DEL M° MIMMO MILANO
-in locandina GIOCONDA METROPOLITANA 2019 di Mimmo Milano-

30 ottobre 2019
h .16:30-17:30
INGRESSO LIBERO

  • pugliadaamareonline@gmail.com

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Giusy De Pasquale:una giovane donna talentuosa di Cresy Caradonna

Giusy De Pasquale: una giovane donna talentuosa
di Crescenza Caradonna

Quando si dice “baciata da Dio”, Giusy De Pasquale una giovane donna con il talento nel sangue: così mi piace definirla perchè ha tutto quello che un’artista deve avere, intrisa di quella leggerezza che fa sembrare tutto normale ma che normale non lo è affatto, in quanto Giusy spazia dalla musica, alla poesia, dal cantautorato, alla pittura con notevole facilità riuscendo a navigare con destrezza e competenza culturale sempre con il sorriso .

di Cresy Crescenza Caradonna

Concorso “Haiku tra meridiani e paralleli – Quinta stagione”

Concorso:
“Haiku tra meridiani e paralleli
– Quinta stagione”

Fusibilia Associazione Culturale in collaborazione con FusibiliaLibri indìce

Concorso letterario per antologia

Haiku tra meridiani e paralleli
Quinta stagione

a cura di Dona Amati
prefazione di Antonio Sacco
 foto di Hitoshi Shirota

Scadenza 11 novembre 2019

“A scrivere un haiku basta un ragazzino alto come un germoglio di bambù” Basho

Continua il progetto editoriale di FusibiliaLibri sul lirismo degli haiku, i componimenti di origine giapponese. Dopo il felice esito dei quattro precedenti concorsi concretizzatosi nelle antologie Haiku tra meridiani e paralleli (da cui è scaturito, inoltre, un progetto di laboratorio poetico con gli alunni di un istituto comprensivo), presentate in diverse sedi, tra cui quelle del Museo di Roma in Trastevere, la casa editrice si avvia alla realizzazione del volume Haiku tra meridiani e paralleli – Quinta stagione, anche stavolta per la curatela di Dona Amati e nella medesima raffinata veste grafica dei volumi precedenti, arricchita dalle immagini del fotografo di Yokohama, Hitoshi Shirota. Firmerà la prefazione di questo volume il poeta ed esperto di poesia giapponese Antonio Sacco.
Anche con questo quinto invito intendiamo realizzare un volume che comprenda composizioni con un’aderenza formale a quelle che sono le regole e gli elementi costitutivi dell’haiku, la cui più pura resa espressiva è paragonabile a quella di una istantanea fotografica, di un quadro. L’haijin descrive l’attimo nella sua immediatezza, trasponendo nelle parole la percezione profonda della vita, quasi il misticismo della sua osservazione; del resto le regole tradizionali di composizione dell’haiku rimandano direttamente al minimalismo della filosofia Zen, allo spirito della essenzialità.
La narrazione è la descrizione dell’esperienza attraverso la lingua, uno strumento che oltre a comunicare contenuti, trasmette attraverso il lessico significati di molteplice valore emotivo, cosa questa ancor più vera per la poesia. E ciascuno di noi è portatore di un doppio patrimonio lessicale, attribuibile alla lingua appresa nell’infanzia, più circoscritta alla zona geografica di crescita, e all’idioma ufficiale della nazione d’appartenenza, perché così come Wittgenstein afferma “le lingue dal punto di vista fonetico sono migliaia, mentre dal punto di vista psicologico ne esistono solo due: la lingua materna o primaria e tutte le altre lingue messe insieme o seconde”; è ragionevole perciò pensare che il dialetto sia comprensibilmente la lingua primaria, ovvero ‘madre’. E nella memoria immaginativa si innestano dall’infanzia suggestioni sensoriali e sistemi di comunicazione a cui si continua ad attingere durante la vita, ivi compresa la lingua primaria.

Come il precedente, anche questo concorso letterario Quinta stagione di Haiku tra meridiani e paralleli è articolato in due sezioni, la prima riservata agli haiku in lingua italiana e la seconda a quelli scritti nelle lingue dialettali conosciute dagli autori. La struttura metrica sarà la canonica 5-7-5 sillabe (secondo computo metrico) per gli haiku scritti in italiano e per quelli in dialetto, ovviamente libera dalla gabbia metrica la traduzione di questi in italiano.

Regolamento

  1. Il concorso è aperto a tutti (per i minorenni è necessaria l’autorizzazione dei genitori o di chi ne fa le veci).
  2. Si richiede l’invio di quattro haiku in lingua italiana o in dialetto con a fronte traduzione in italiano, via mail alla redazione di Fusibilia Associazione fusibilia@gmail.com, indicando in oggetto “Concorso Haiku, tra meridiani e paralleli – Quinta stagione, sezione…”. Si concorre per una sola sezione.
  3. È richiesta l’osservanza delle regole formali degli haiku:
    Tre versi di 5-7-5 sillabe (osservando le regole metriche– non sillabiche – della lingua italiana) sia per i componimenti in italiano che per quelli in dialetto (la traduzione di questi in italiano è ovviamente libera dal computo metrico)
    • l’inserimento nell’haiku (condizione preferibile ma non indispensabile) del kigo, l’elemento stagionale
    • il tema della composizione sia enunciato in un verso e venga poi sviluppato negli altri due, oppure vengano presentati due temi in contrasto o in concordanza
    • l’inserimento di almeno uno dei quattro stati d’animo
    (a) Sabi (distacco, pace, raccoglimento in solitudine)
    (b) Wabi, (incanto e stupore per la semplicità dell’essere)
    (c) Aware (rimpianto e nostalgia)
    (d) Yugen (mistero ineffabile).

4 Gli elaborati devono pervenire in redazione entro il 11 novembre 2019 alla casella di posta concorsi.fusibilia@gmail.com.

5 La partecipazione al concorso è gratuita.

6 Il giudizio della giuria è insindacabile.

7 Gli haiku selezionati saranno pubblicati nel volume “Haiku. Tra meridiani e paralleli – Quinta stagione”, scatti del fotografo Hitoshi Shirota, prefazione di Antonio Sacco, edito da FusibiliaLibri.

8 I partecipanti i cui testi siano stati selezionati per la pubblicazione saranno informati sui risultati del concorso mediante mail personale e segnalazione sul sito dell’associazione http://www.fusibilia.it.

9 Nel file d’invio includere dati personali, indirizzo postale, indirizzo e-mail, telefono, brevissima nota biografica  di poche righe in terza persona (secondo lo schema “città di nascita, città di residenza, studi conseguiti, lavoro, pubblicazioni, eventuali partecipazioni/segnalazioni a Premi letterari, collaborazioni e attività artistiche”), che sarà pubblicata nel volume in caso di selezione e, in calce al testo, la seguente dichiarazione firmata:
Dichiaro che i testi da me presentati a codesto concorso sono opere di mia creazione personale e inedite. Sono consapevole che false attestazioni configurano un illecito perseguibile a norma di legge. Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (L. n. 675/1996; D. Lgs. n. 196/2003) e la pubblicazione del testo, nel caso venga selezionato, nell’antologia edita da FusibiliaLibri senza nulla a pretendere a titolo di diritto d’Autore, pur rimanendo proprietaria/o dei diritti di paternità.

  1. La partecipazione al concorso comporta l’accettazione di tutte le norme del presente regolamento.

Referente concorso: Dona Amati
mobile 3460882439

“Gli haiku saettano come smussate freccioline che ci vengono da un mondo simile a quello di Alice, ma dotato di una sottile, intricata coerenza che non è soltanto il rovescio dello specchio delle nostre coerenze. Sono spiragli da cui filtra qualcosa di accecante e insieme di carezzevole, sono cuspidi elastiche di qualcosa che deve restare sommerso, per noi (e forse per tutti), ma che pure sentiamo necessariamente nostro. E allora per capire ripieghiamo almeno un ‘principio di essenzialità’, sul tema del risparmio verbale che crea alte tensioni aggregatrici, o addirittura sul ‘fascino del frammento’ come su riferimenti che senza dubbio si possono identificare anche nello haiku”.

(Andrea Zanzotto, dalla presentazione del libro Cento haiku. Testo giapponese a fronte, Ugo Guanda Ed., Milano, 1993)

CRESCENZA CARADONNA
PUGLIA D’AMARE QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE
Email.: pugliadaamareonline@gmail.com

Otto novembre 1942 un  eroe brindisino perse la sua vita: Antonio Caravaggio.


08 Novembre 2019, sono passati ben 77 anni dopo quello stramaledetto 08 novembre 1942, data nella quale un altro eroe brindisino ha perso la sua vita: Antonio Caravaggio

Nato in via Cesare Braico il 24 Aprile del 1918 dal padre Pietro (lavoratore della SACA, proveniente dagli Abruzzi e Molise) e da Esterina Antonucci; successivamente al Diploma di Ragioniere (Istituto Tecnico Commerciale di BR), entra nella Regia Accademia della Regia Arma Aeronautica.                                
Terminate le annualità di Accademia, consegue il Brevetto di Pilota Militare della Regia Aeronautica Italiana con il Grado di Sotto Tenente, Ufficiale Pilota in Servizio Permanente Effettivo, Ruolo Naviganti, inoltre con specialità di Ricognitore Fotografico e Collaudatore anche di Paracaduti.                                                           
A Venezia conosce la giovinetta Palmina Meo, se ne innamora al punto da farla diventare sua moglie.                                     

Dopo aver “girato” varie Basi Aeree e Territori della nostra bella Italia, da Roma, Napoli, Caserta, al nord, di Varese, Lonate Pozzolo, Novara, Cameri, a Ghedi, Torino, etc., e poi ancora al Sud ed alla Trinacria da Catania, Palermo, Trapani, Vittoria, etc., a Taranto, Palagianello, Brindisi, Ostuni, etc. –                                                   
Con i “suoi” aerei CR 32, CR42, Ba65, BR20, S.81, S79, Macchi 200, Breda 88, Stukas JUnker 87,
etc.                                                                                                                                               
Ha partecipato a varie “Campagne di Guerra” : dalla Spagna (Aviazione Legionaria), alla Jugoslavia, all’Albania, al Mediterraneo (Francia, Grecia, Malta), per poi terminare la Sua Giovane Vita in Africa Settentrionale, dove ha combattuto in Egitto ed in Libia (Cirenaica), ultimo Aeroporto Italiano di “El Adem” a Tobruk nel Golfo di Sollum.                                                                                                                                                        

I Reparti dove ha prestato Servizio sono: (1939) 65^ Squadriglia d’Assalto, (MI FANNO UN BAFFO) e (CICOGNE Incazzate), 208^ Squadra di Tuffatori da Bombardamento, 5° Stormo Caccia Bombardieri (PICCHIATELLI), 101° Gruppo (al Comando del Maggiore Carlo RIZZI).                                                 
Nella sua pur breve Carriera e Vita, rivestendo il Grado di Sotto Tenente, con la promozione a Tenente              -pieno-, (grado non potuto rivestire perché deceduto), ha raggiunto comunque gli Onori di svolgere le attribuzioni di Capo Squadriglia e Aiutante di Volo del Comandante, guadagnando le Decorazioni al Valor Militare ed infine anche alla Memoria: ben una Medaglia d’Argento, tre Medaglie di Bronzo ed una Croce di Guerra al Merito, oltre ad un Paracadutino in oro quale Spilla d’Onore (quest’ultima per essersi fratturato una gamba nel fiume Po a Torino in occasione di un lancio quale Collaudatore anche di paracaduti). 
            

Si sacrificò per i grandi ideali della Patria!  “

                                                                                                                                                                                                                        
A seguito di una missione (volontaria?!?) per dar tempo ai colleghi e superiori di potersi difendere, viene colpito a morte da un mitragliamento aereo da parte delle preponderanti  forze  nemiche e – completamente ustionato e bruciato – perisce  (sembra) in un ospedale locale (meno di una infermeria) a Tobruk c/o “El Adem” Aeroporto Italiano ultimo nel Golfo di Sollum!                                                                                                                                                    

Dolcissimo sogno!

   «… morire sì, ma morire liberi, non bruciati; dormire per sempre sotto una zolla fresca ed una pia Croce.
Morire, ma dopo aver rivisto i familiari, abbracciati i figli, la sposa, nel proprio casolare,
in mezzo alle cose che ci furono care perché essenza della nostra vita
e riposare nel piccolo cimitero dove dormono l’eterno sonno gli avi e gli amici… »

                                                                                                                                                                                                               
Da quella maledetta data indicata nell’08 Novembre 1942 (presunta), le Sue Spoglie sono sempre rimaste dove erano state sepolte, in Libia a Tripoli nel Sacrario Militare Italiano.                                                                                                     
Ciò perché, nonostante le richieste della sposa (anche per conto del figlio) alle Autorità dello Stato Italiano (divenuto nel frattempo Repubblica), le risposte sono state sempre negative perché “l‘operazione” –a loro asserire- sarebbe stata troppo costosa ed onerosa per lo Stato Italiano, progetto fattibile solo tramite fondi privati ad esclusivo carico proprio (sic!) negando così la possibilità ai Suoi cari di poter piangere e dire una preghiera sulla Sua Tomba, e quella di poter portare un fiore per ben settantasette anni!              
                                                                                              

Quelle stesse autorità statali governative che le hanno negato la “Pensione Ordinaria di Guerra” in quanto il Marito, Ufficiale Defunto, data la giovane età, non aveva ancora raggiunto il “minimo di anni di servizio” (gulp)!                              
Poi, in una data recente ma non comunicata neppure ai congiunti e/o parenti (senza conoscerne neppure quali siano le cause), la Salma è stata fatta rientrare sul suolo del territorio italiano ed è stata tumulata in quel di Bari nel Sacrario Militare Caduti d’OLTREMARE .     
                                                                                                                             
(oltretutto con il nominativo non del tutto corretto: Antonino al posto di Antonio per quanti Lo vorranno Onorare).

Esposto tutto quanto sopra, sembra logico oggi chiedere alla Sua Città natale di BRINDISI un minimo di  RICORDO, STIMA e RISPETTO, tramite la pubblicazione di questo ‘REMEMBER’ in attesa e speranza di un <“MEMORIAL”> delle istituzioni cittadine preposte, per maggiori ONORI e RICONOSCENZA da parte dell’intera cittadinanza .

Le motivazioni di alcune Sue Decorazioni sono:                                                                                          
(Croce di Guerra al Merito)
<<Per atterraggio fuori campo con aereo colpito e danneggiato in un’Azione di Ricognizione Fotografica sul territorio nemico>> ;
 (1^ Medaglia di Bronzo – Cielo della Francia, della Grecia e della Jugoslavia, giugno 1940 XVIII-aprile 1941 XIX.)
<<Pilota da bombardamento in picchiata, capo pattuglia arditissimo, conduceva la propria formazione all’attacco a volo radente ed in mitragliamenti di muniti apprestamenti nemici con sereno sprezzo della violenta reazione contraerea che più volte colpiva il suo apparecchio.             
                                                                                                                                                

In un ardito attacco ad un aeroporto, effettuato lo sgancio a tuffo, malgrado l’intensa reazione, permaneva sull’obiettivo sino al termine delle munizioni, contribuendo efficacemente alla distruzione di alcune rimesse di aerei e di apparecchi ad suolo>>;                                                                                                                                                                 
(Altra Medaglia di Bronzo – Cielo del Mediterraneo, luglio – novembre 1941)
<<Con apparecchio da bombardamento in picchiata, effettuava ardite azioni  notturne di bombardamento a tuffo su munita base nemica, incurante della violentissima reazione nemica contraerea, dell’attacco di caccia nemici, dell’azione abbagliante dei riflettori. In un attacco su formazione navale, pur essendo in precarie condizioni di volo, dato il cattivo funzionamento di  un comando, sfidando la violenta reazione contraerea, effettuava il tuffo con sgancio a bassissima quota, contribuendo efficacemente all’affondamento di una nave di grosso tonnellaggio ed al danneggiamento di un incrociatore corazzato>>  ;          
                                                                                                                                                           
(Medaglia d’Argento – Cielo dell’Egitto, 1° luglio – 8 novembre 1942).
<<Provato e capace Pilota, si distingueva per coraggio ed ardimento in un nuovo ciclo operativo portando la sua precisa offesa, con volo a tuffo, su munite basi nemiche.     
                                                                                                                                                                                         
Nel corso di una violenta battaglia, nel tentativo di condurre a termine una missione, veniva colpito a morte da mitragliamento aereo.>>    

di Piero Caravaggio


MODI DI DIRE: HA LA PAZIENZA DI UN CERTOSINO

HA LA PAZIENZA DI UN CERTOSINO

Ha la pazienza di un certosino: Dire “ha la pazienza di un certosino” significa essere molto pazienti. L’espressione nasce dalla dedizione che hanno i frati dell’Ordine Certosino per quei lavori che richiedono molto impegno, premura e soprattutto pazienza.

ACCADE OGGI: Nasce la RAI 26 ottobre 1944

OGGI: Nasce la RAI
26 ottobre 1944

Caduto il regime fascista, il governo provvisorio degli alleati decise, in diversi settori, di cancellare nomi e simboli che rimandassero al “Ventennio”. Così si arrivò al decreto legislativo n.457 del 26 ottobre 1944, con il quale la vecchia denominazione dell’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) venne mutata in Radio Audizioni Italiane S.p.A..

Partecipata dal Governo e dalla SIP-Società idroelettrica Piemontese, la nuova azienda, grazie al contributo di numerosi intellettuali, cercò anche un rilancio dei contenuti liberandoli dall’ideologia fascista e rinnovando i linguaggi.

Nel 1945 se ne delineò la governance, nominando un nuovo Consiglio d’Amministrazione guidato dal giurista Carlo Arturo Jemolo, in assoluto il primo presidente della Rai. Due anni dopo nacque la Commissione parlamentare di vigilanza, organismo incaricato di vigilare sull’indipendenza politica e sull’obiettività informativa della programmazione radiofonica.

Il 1952 segnò contemporaneamente l’inizio dei primi esperimenti televisivi, con il primo telegiornale sperimentale, e il passaggio dell’azienda dal privato al pubblico, per mano dell’IRI. L’anno successivo si istituì un canone di abbonamento che tutti i cittadini erano tenuti a versare annualmente per finanziare il servizio pubblico televisivo.

L’avvio delle regolari trasmissioni TV, nel 1954, comportò il cambio di nome in RAI-Radio Televisione Italiana. In pochi anni l’offerta crebbe con i primi programmi culturali, i quiz e gli sceneggiati, annunciati dalle cosiddette “signorine buonasera”, soprannome dato alle prime annunciatrici dello schermo.
C.C.

#mammarai

Conversazioni d’arte in istituto oncologico, Giovanni Paolo II Auditorium a BARI

Comunicato a cura di Cresy Caradonna

Conversazioni d’arte in istituto oncologico,
Giovanni Paolo II Auditorium a BARI

Introduzione Dott. V.A. DELVINO Dir. Gen. Istituto Tumori di Bari
Presentano Dott. F. Giotta, Dott.ssa A.M. FIORETTI
CONVERSAZIONE D’ARTE SU ALCUNI ASPETTI DEL GENIO DI LEONARDO DA VINCI
in occasione dei 500 anni dalla sua morte 1519-2019
Introduce la dott.ssa ANGELA BOGGIA storica dll’arte
Relatrice la dott.ssa MARIA CATALANO storica e critica d’arte già MIBAC

IN MOSTRA OPERE DEL M° MIMMO MILANO
-in locandina GIOCONDA METROPOLITANA 2019 di Mimmo Milano-

30 ottobre 2019
h .16:30-17:30
INGRESSO LIBERO


“Sono una creatura” di Giuseppe Ungaretti

Avatar di Crescenza Caradonna (Cresy)CRESY CRESCENZA CARADONNA

Sono una creatura
di Giuseppe Ungaretti


Ungaretti è noto per il suo stile asciutto, con brevi versi geniali e fulminanti. In questa poesia, come peraltro in molte altre, il poeta riesce a trasmettere la desolazione della guerra, il dolore della perdita, il pianto senza più lacrime con una chiusa che è divenuta celeberrima.

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede
La morte
si sconta
vivendo.

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