Comunicato- MOSTRA FOTOGRAFICA “SI CHIAMERÀ ANGELO” a Molfetta

Comunicato

MOLFETTA -MOSTRA FOTOGRAFICA “SI CHIAMERÀ ANGELO”

mostra concorso

In occasione del Centenario e della pubblicazione di “Si chiamerà Angelo!” è stata allestita una mostra fotografica che è visitabile dal primo settembre e resterà aperta sino al 9, presso la Chiesa della Morte a Molfetta. È un modo per ripercorrere visivamente i momenti salienti che sono al centro della vicenda narrata nel libro a firma di Angelo Inglese jr.

Inoltre il concerto serale di venerdì 7 settembre rientra nelle iniziative di festeggiamento della compatrona Maria SS. dei Martiri, e prevedrà l’esecuzione e premiazione della partitura vincitrice del 1° Concorso nazionale di composizione per banda “Angelo Inglese | Città di Molfetta”.

La giuria per questa prima edizione del 2018 è composta da Angelo Inglese jr. (Presidente e Direttore Artistico onorario del concorso); Michele Mangani e Massimiliano Niotta.

Ricordiamo che la partitura vincitrice, così come prevedeva il bando, è stata edita delle Edizioni M. Boario di Torino e sarà proprio l’editore Davide Boario che consegnerà la partitura.

Gli esecutori della marcia vincitrice saranno i musicisti della Grande Orchestra di Fiati “Gioacchino Ligonzo” di Conversano diretti da Angelo Schirinzi.
In programma, oltre alla marcia vincitrice, ci sarà un “Omaggio agli Inglese” con l’esecuzione di:
“Homenaje a Valencia” di Angelo Inglese sr. (prima versione del 1955, partitura revisionata da Angelo Inglese jr. – Marcia composta per omaggiare la città di Valencia, Venezuela);
“Isotta” di Giuseppe Inglese (1973);
“Manuela” di Angelo Inglese jr. (2009).

Vi aspettiamo!


 

10/08/2018 – Nota di Irma Melini, consigliere comunale del Gruppo Misto -Bari-

Nota di Irma Melini

LE GIOSTRE DI SANT’ANNA SONO ARRUGGINITE? CERTO, ERANO ABBANDONATE IN UN DEPOSITO!
“L’amministrazione esulta per le giostrine inaugurate a Sant’Anna e prova, ancora una volta, a prendere in giro noi baresi. Sì, perché si tratta di giostrine già arrugginite e, di conseguenza, estremamente pericolose per i nostri bambini: il simbolo di come questa amministrazione stia ingannando tutti noi da anni, anche quando la verità è palese. 
Credo perciò sia opportuno riportare la verità su quanto accaduto: le giostre consegnate sono arrugginite perché sono state abbandonate nei depositi a causa del pasticcio voluto da Leonetti e dal primo cittadino. Sono due anni che denuncio una verità che tutti conoscono: le giostre erano destinate al giardino pubblico di via Suglia 62 a Japigia (progetto approvato e finanziato prima di Decaro). A causa dell’intervento inopportuno del vice presidente Leonetti, però, le giostre sono state destinate su Sant’Anna con una variante che ha solo creato disagi e danni anche alle casse del Comune. L’esito finale è che la variante, voluta da Leonetti e approvata dal sindaco, ha comportato sia la sospensione dei lavori di riqualificazione del giardino di via Suglia 62 a Japigia – la cui consegna era prevista per agosto 2016 – con un danno erariale derivante anche dalle successive vandalizzazioni, sia che che le giostrine destinate a Japigia siano state lasciate arrugginire nei depositi prima di essere montate a Sant’Anna. Per di più, lo spostamento a Sant’Anna è avvenuto grazie alle economie risultanti dai lavori di via Suglia, risorse che invece io avevo chiesto fossero investite sempre su Japigia per piantumare nuovi alberi. 
La beffa, però, l’amministrazione la riserva a noi baresi per il gran finale: Galasso, Leonetti ed il sindaco inaugurano le giostre senza rendersi conto che sono arrugginite. O forse hanno semplicemente sperato nessuno di noi baresi lo notasse”.

10/08/2018 – Nota di Irma Melini, consigliere comunale del Gruppo Misto e candidato sindaco di Bari 


Almanacco del mese di agosto


Almanacco del mese di agosto

Agosto è l’8° mese dell’anno nel Calendario Gregoriano e abbraccia il periodo più caldo dell’anno, con il termometro che fa segnare le temperature più alte. Ciò lo rende tradizionalmente il periodo ideale per andare in vacanza.
In natura segna la fase di raccolta in particolare del grano, come suggerisce il fatto che gli antichi romani avevano consacrato il mese a Cerere, dea delle messi e della vegetazione.

Nei 31 giorni che lo compongono sono compresi i cosiddetti ”giorni della canicola” (dal 24 luglio al 26 agosto) durante i quali il caldo e l’afa raggiungono i livelli più alti. “Canicola” viene dal latino canicula, “piccolo cane”, nome dato alla stella più luminosa (Sirio) della costellazione del Cane Maggiore, che in questo periodo sorge prima del Sole.

I Cattolici celebrano l’Assunzione di Maria al Cielo il 15 del mese, noto come giorno di Ferragosto e ispirata a un’antica festività romana.

Per studiosi e appassionati di fenomeni celesti, è imperdibile la celebre notte di San Lorenzo, o “delle stelle cadenti”. In quella data – convenzionalmente il 10 agosto ma che spesso slitta ai giorni successivi – si verifica il suggestivo fenomeno degli sciami meteorici: una pioggia di meteore che entrando a grande velocità nell’atmosfera terrestre si disintegrano in tanti piccoli corpi luminosi.


SANTI DEL GIORNO

S. Lorenzo diacono martire
B. Arcangelo Piacentini francescano

 

PROVERBIO DEL GIORNO

«A scodelle piene – tutti si voglion bene»


 
Vedo Prevedo Travedo
 
Non pensare di poter fare a meno degli altri, né tantomeno che gli altri non possano fare a meno di te. Il mondo è andato avanti prima di te, e non si fermerà dopo di te.
 
Il saggio dice: Le persone oneste ed intelligenti non faranno mai una rivoluzione, perché saranno sempre in minoranza (Aristotele).
 
Chi bada al vento non semina, e chi osserva le nuvole non miete (Qoèlet).
 

Gli assenti hanno una volta torto, ma 99 volte ragione (Gesualdo Bufalino).


8 agosto 1942: Gandhi e l’indipendenza dell’India

Accadde Oggi

Risultati immagini per gandhi

 

Gandhi e l’indipendenza dell’India

8 agosto 1942 (76 anni fa)


Gandhi e l’indipendenza dell’India: La totale chiusura del governo britannico rispetto ad ogni richiesta avanzata dal movimento politico indipendentista indiano, spinge il Mahatma Gandhi a scrivere una risoluzione che non ammette repliche: con Quit India viene chiesto agli inglesi di abbandonare l’India e lasciarne il governo alla sua gente.

Un deciso invito alla più grande ribellione nonviolenta della storia che si materializza l’8 agosto 1942 con l’organizzazione in tutto il paese di grandi manifestazioni di protesta. Ad esse il governo britannico reagisce con arresti di massa, violenze e repressioni senza precedenti, di cui restano vittime familiari e stretti collaboratori, arrestati a Bombay insieme allo stesso Gandhi.

Dalla prigione di Aga Khan a Pune, il leader indiano continua a professare la satyagraha, la sua filosofia basata sulla ricerca della verità cui l’uomo deve tendere con amore del prossimo e rifiutando ogni forma di violenza.

Gravemente ammalato di malaria e dissenteria, due anni dopo Gandhi esce di prigione per essere curato, giusto in tempo per vedere concretizzarsi il grande obiettivo per cui ha lottato nel corso della sua esistenza: verso la fine del 1943, il governo britannico annuncia che a guerra conclusa lascerà il paese agli indiani. Gandhi risponderà proclamando la fine della lotta.


Comunicato Stampa Irma Melini Disastro aereo ATR-72

Comunicato Stampa

Disastro aereo ATR-72, Melini: “Vicina ai parenti delle vittime, sia fatta giustizia”

Esprimo tutta la mia vicinanza alle famiglie e agli amici delle vittime del disastro dell’ATR-72 Bari-Djerba della Tuninter nel quale morirono sedici persone, quattordici passeggeri e due membri dell’equipaggio. Quel tragico 6 agosto del 2005 il volo, partito da Bari, era diretto a Djerba, in Tunisia: a bordo i passeggeri erano tutti pugliesi.
Il ricordo e il dolore della notizia sono vividi nella memoria. In questi mesi, ho avuto la fortuna di conoscere la mamma di Barbara Baldacci, giovane studentessa di 23 anni tra le vittime del disastro: Rosanna Albergo Baldacci è la presidente dell’associazione “Disastro aereo Capo Gallo 5 agosto 2005”, che riunisce i familiari delle vittime e i superstiti che, ancora oggi, cercano giustizia.
Rosanna, come tutti i parenti delle vittime di quel tragico giorno, mi ha trasmesso la determinazione a non volersi arrendere in questa battaglia, così come mi ha trasmesso l’importanza del ricordo di quel tragico 5 agosto: la mia preghiera e il mio impegno è con tutti loro, affinché sia fatta giustizia. Oggi sarà deposta una corona di fiori nei pressi della stele di Parco Perotti in memoria di Chiara Acquaro, Elisabetta Acquaro, Carmela Amoruso, Barbara Baldacci, Maria Grazia Berenato, Francesco Cafagno, Antonella Capurso, Paola Di Ciaula, Raffaele Ditano, Enrico Fallacara, Annamaria Palmisano, Isabella Ruta, Rosa Santoro e Giuseppe Scarnera.
Nelle prossime ore formalizzerò la mia proposta al Comune di Bari per trasferire quella stele in un luogo più decoroso e curato per ricordare i nostri cittadini pugliesi scomparsi in questa tragica giornata”.

Bari: Irma Melini candidato sindaco «Oggi non mi candido io ma si candida Bari»

Irma Melini
Conferenza Stampa
Lungomare IX maggio San Girolamo-Bari-

Bari: Irma Melini candidato sindaco
30/07/2018

Irma Melini, consigliere comunale di Bari, dieci mesi prima annuncia: mi candido a sindaco della città

Bari: Irma Melini candidato sindaco «Oggi non mi candido io ma si candida Bari»

A Bari in primavera si voterà il nuovo sindaco di Bari per questo con dieci mesi di anticipo la consigliera IRMA MELINI lancia la sua candidatura all’ambita carica politica della città di Bari iniziando proprio da San Girolamo, «Oggi non mi candido io ma si candida Bari». ha così esordito nel lanciare la sua campagna elettorale ed ancora ha dichiarato «Dieci punti del programma che scriverò con i cittadini – Invito i baresi a correre in dieci mesi per riscrivere la città: a loro offro un contenitore civico e chiunque voglia sedersi con noi per scrivere il programma sarà ben accetto. Stiamo riportando Bari a Bari».

Alla conferenza stampa, hanno partecipato numerosi giornalisti dei più importanti giornali web e numerose erano le persone comuni interessate ed incuriosite che hanno fatto da cornice in un afoso mattino di luglio, alla consigliera Irma Melini,che ha posto l’accento sulla novità d’essere la prima donna ad aspirare al ruolo di Sindaco della città di Bari

Crescenza Caradonna

COSTRUIRE SENTIMENTI DI PACE E PONTI TRA DIVERSE CULTURE di Eduardo Terrana


30 LUGLIO 2018

GIORNATA  INTERNAZIONALE  DELL’AMICIZIA COSTRUIRE  SENTIMENTI  DI PACE  E PONTI TRA DIVERSE CULTURE di Eduardo Terrana

Alla base della “ Giornata Internazionale dell’Amicizia”, istituita nel 2011 dalle Nazioni Unite, che si celebra il 30 luglio di  ogni anno, sta la promozione di diversi valori, la solidarietà, la fiducia, la comprensione reciproca e la riconciliazione, nella convinzione che il sentimento di amicizia tra i popoli e  le nazioni possa ispirare sentimenti di pace e costruire ponti tra le diverse comunità e le varie culture.

Sono tante le crisi e le sfide che affronta il nostro mondo. Tra queste la povertà, la fame, la sete d’acqua, la violenza e gli abusi dei diritti umani, che minano la pace, la sicurezza e l’armonia sociale tra i popoli della Terra. Una realtà tragica a cui contribuiscono  in maniera pesante le guerre e i conflitti che, ancora nel 2018,  si combattono in tutti i Continenti.

Se consideriamo per un attimo le realtà  di guerra presenti in vari parti del mondo si evince la portata dei problemi pendenti.   I dati ufficiali  rilevano numeri impressionanti.

Sono 67 gli  Stati coinvolti in guerre, aspre e sanguinose; a cui si  aggiunge il totale di 774 gruppi di guerriglieri, terroristi, separatisti e anarchici coinvolti   ed il totale  di  43 province e regioni  che lottano per l’indipendenza, 8 in Africa, 21 in Asia, 12 in Europa, 2 in Medio Oriente.

Drammatica è la realtà degli effetti di tale stato di cose in termini di vittime tra i civili e, in particolare, anziani, donne e bambini,  a causa, oltre che dei bombardamenti, anche della carestia e delle malattie che ne conseguono.

Da questa tragica  mappa dei  conflitti  si evince il particolare significato della celebrazione odierna e in particolare che  solo attraverso la condivisione  dell’amicizia  si può contribuire  alla costruzione di una volontà di pace, che garantisca agli Stati ed ai Popoli stabilità durature e sicurezza contribuendo, a promuovere, da un lato, in ogni persona la passione per un mondo migliore, nel quale tutti si ritrovino uniti per il bene comune, e, dall’altro,  la fratellanza e la pace tra tutti i popoli della Terra.

Le sfide,  da vincere!,  che ci impone la realtà del  nostro Pianeta saranno superabili solo se i Governi del Mondo, vorranno affrontare le cause che le determinano e con volontà di pace  risolvere i problemi che affliggono l’intera Umanità, ciò che è  possibile solo su una comune base di fratellanza e di amicizia di tutti i popoli della Terra.

                                                                            

                                                                                            Eduardo Terrana

SIAMO POCO, MA NON IN MANO A DIO. Di Fra Umberto Panipucci

SIAMO POCO, MA NON IN MANO A DIO!

XVII Domenica del tempo ordinario (b)

Il Vangelo di questa settimana, oltre a rappresentare un’ anticipazione di quelle che saranno le grandi assemblee eucaristiche domenicali, ci invita a cambiare il nostro modo di pensare e vedere. Un buon cristiano deve imparare a “sperare contro ogni speranza” (Rm 4, 11). Spesso però siamo imprigionati nella ristrettezza delle nostre categorie da cui non riusciamo a svincolarci, se non attraverso lo slancio illuminato e fiducioso nella Speranza. Senza la Fede tutto appare immutabile e sterile, al contrario invece, tutto è possibile.

Commento a Giovanni 6,1-15.

+In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.+

C’è una folla stanca del male, gente che ha visto Gesù guarire, non solo il corpo, ma anche l’anima, Egli aveva inoltre autorità sui demoni, e non esitava a liberare coloro che essi opprimevano, quest’ultima non era affatto una caratteristica secondaria in quel contesto socio culturale. In un mondo dove la morte era padrona, Colui che poteva restituire la vita brillava come un faro nella notte per il popolo della Galilea, provincia povera, oppressa e marginale rispetto alla Giudea. Per questo quella gente sceglie di seguirlo anche se le sue vie sono impervie e conducono in luoghi inospitali. Non è un caso se l’evangelista fa notare la vicinanza con la Pasqua ebraica e l’attraversamento di un “mare” si trattava di un lago): questa folla, riconoscendo in Gesù un nuovo Mosè, assomiglia tanto a quello stesso Israele oppresso che cercava nutrimento la dove non ne esisteva. A volte seguire la Parola ci fa sentire soli, in un deserto dove è impossibile sfamarsi di tutti quei bisogni che caratterizzano la nostra umanità, ma chi è fedele scopre il paradosso di trovarsi in un’ inaspettata abbondanza.

+Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». +

Gesù distoglie lo sguardo dai suoi intimi e alza lo sguardo, sottolineatura che evidenzia l’attenzione e l’amore che il Maestro aveva per quella gente, che stava sfidando fame e sete perchè ancora più assetata e affamata di guarigione e speranza. Ora quella gente gli appartiene deve provvedere ad essa. Così decode mette allo scoperto il razionalismo sterile di Filippo (e, conseguentemente, degli altri apostoli) per criticarlo. La domanda fatta da Gesù, la cui risposta era, per qualsiasi uomo di “buon senso”, scontata, è la strategia pedagogica scelta per far si che dubbi, incertezze e paure venissero fuori. Era impossibile infatti trovare tutto il pane sufficiente a sfamare la folla e, se anche ci fosse stato, le loro risorse economiche non sarebbero di certo bastate. La chiusura alla Speranza “inaudita” di Filippo è un grande ostacolo alla crescita spirituale. Portata agli estremi questa condizione può condurre a una vera e propria paralisi dell’anima: la Provvidenza ha un limite, occorrono a tutti i costi i mezzi materiali necessari per operare, un atteggiamento che può essere serenamente definito come scarsità di fede.

+Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.+

Andrea fa trasparire invece un altro comportamento erroneo nei confronti della Speranza: il pessimismo. Il segnale positivo dato dalla generosità del ragazzo doveva spingerlo a essere più fiducioso. non dimentichiamo che gli apostoli sono stati testimoni di numerosi prodigi. Anche lui come Filippo mette in evidenza la scarsità di risorse e l’impossibilità materiale di far fronte alle necessità di quella gente. Ma un raggio di sole si fa strada fra le nubi di quella frustrazione: un ragazzo è disposto a mettere in gioco tutto quello che ha: il cibo che lo avrebbe tenuto in vita in quel luogo così deserto. Proprio quello spiraglio Gesù voleva che i discepoli vedessero, un’umanità capace di donare in modo gratuito e gioioso, la disponibilità di uno può tanto, anzi tutto, se questa apertura è totale nei confronti di Dio. Proprio “appoggiandosi” a questo piccolo segno, Gesù decide di compiere l’impensabile. Anche in questa circostanza la propedeutica del Cristo si serve degli esempi luminosi per edificare i discepoli. Questo giovane rappresenta proprio chi, anche di fronte a delle situazioni che appaiono irrisolvibili, decide di scommettere lo stesso e non certo in maniera risicata, ma senza badare a spese, totalmente, appunto.

+Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.+

Gli Ebrei praticanti non mangiano mai senza ringraziare Dio e Gesù conferma questa regola, anzi la fa sacra, così rende grazie al Padre per quel dono, il quale, investito dalla benedizione di Dio si moltiplica in modo prodigioso. La risposta che Dio da a chi gli si affida supera sempre le aspettative. Tutti possono mangiare a sazietà ed in modo sovrabbondante. Con gli avanzi vengono riempiti 12 canestri, numero simbolico che indica l’intero popolo d’Israele e, per estensione, tutta l’umanità, quel poco che avevano i dodici avrebbe sfamato di verità non solo Israele ma il mondo intero, dodici canestri di pane e pesce per tutta l’umanità, così poco, basteranno, ma solo se ci sarà la generosità sincera ed incondizionata di un cuore che si rende disponibile alla Grazia.

+Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.+

Il profeta, colui che viene del mondo? Quel popolo non aveva le categorie per comprendere quale modello di regalità Gesù stava per donare al mondo. L’insegnamento è stato dato, ma come spesso avviene narrato dagli stessi vangeli, non è immediatamente compreso ed assimilato, occorre del tempo, molto. Quella gente vorrebbe che Gesù diventasse re: questo implicava un colpo di stato e quindi sangue e violenza. Non è un segreto il fatto che Israele aspettasse un capo militare e una guida strategica, ma non era quello il progetto di Dio Egli non ha mai governato a quel modo e mai lo farà. Non è sul sangue delle uccisioni che verrà costruito il Regno ne con la paura di un esercito, ma sull’unico sacrificio di Cristo a cui si associa quello dei martiri. Così Gesù sale sul monte a pregare perché è in quel modo che conquisterà il suo Regno, non certo come avrebbero fatto i re che fino a quel momento il mondo aveva conosciuto.

Felice Domenica. Fra Umberto Panipucci.


B U O N A    D O M E N I C A

Mostra fotografica: Passaggi Umani di Giacinto Magliocchi a Bari


Mostra fotografica:

Passaggi Umani

di Giacinto Magliocchi

dal 20 luglio – 29 luglio
presso Spaziogiovani
Via Venezia, 41
BARI

Curatore della mostra Giuseppe Di Bari
Presidente dell’Associazione Fotografi di Strada
orario visite

10:30 – 12:30 |  17:30 – 20:30
comunicato a cura di Crescenza Caradonna

NELSON MANDELA ICONA DI PACE E DELLA NON VIOLENZA di Eduardo Terrana

NELSON MANDELA ICONA DI PACE E DELLA NON VIOLENZA

Il 18 luglio di ogni anno si celebra il Nelson Mandela international day, una giornata internazionale
istituita dalle Nazioni Unite per onorare le sue idee ed il suo lavoro e promuovere progetti umanitari.

di Eduardo Terrana

Qual era la realtà di vita della popolazione nera in Sud Africa al tempo dell’Apartheid? Semplicemente non c’era vita!
Già dal 1910 i neri sudafricani erano tenuti in stato di forte restrizione dai bianchi, sopportando ogni sorta di abusi e soprusi. E’, però, dal 1948 in avanti, con la vittoria del National Party nelle elezioni riservate ai soli bianchi, che la segregazione razziale
( Apartheid) viene imposta dal governo e prende infinitamente forma negando , su base razzista, per più di 40 anni sino al 1991 i diritti civili, politici e sociali, ai neri sudafricani , che rappresentavano l’80% della popolazione.
L’apartheid fu attuata con leggi severissime che prevedevano :
1)- il trasferimento dei neri in appositi ghetti ( bantustan), dove la popolazione solo nominalmente era indipendente perché di fatto sottoposta al controllo del governo sudafricano;
2)- la separazione dei bianchi dai neri in tutte le zone dei centri abitati;
3)- la proibizione di entrare in alcune aree urbane, esclusivamente frequentate dai bianchi , e l’uso delle stesse strutture pubbliche (ristoranti, fontane, sale d’attesa, marciapiedi, servizi igienici e mezzi pubblici).
I neri potevano frequentare i quartieri dei bianchi solo dietro rilascio di speciali passaporti, pena l’arresto. La legge inoltre vietava il matrimonio e i rapporti sessuali tra persone di razza diversa. Imponeva altresì la registrazione dei cittadini in base alle loro caratteristiche razziali..La legge prevedeva ancora provvedimenti tesi a rendere difficoltoso e separato ai neri l’accesso all’istruzione e sanciva la discriminazione razziale in ambito lavorativo e ospedaliero.
I neri dei bantustan erano privati della cittadinanza sudafricana, di ogni diritto politico e civile connesso e potevano frequentare solo l’istituzione di scuole agricole e commerciali speciali. Nei negozi vigeva la regola che i clienti bianchi dovevano essere serviti prima dei neri.
Ogni opposizione veniva poi etichettata dal governo come comunista e messa al bando.
Una realtà amara, la segregazione razziale nel XX secolo, presente e diffusa non solamente in Sud Africa ma anche in vari altri Paesi europei, americani, africani, asiatici, dove succedeva lo stesso e anche di peggio.
In Europa il razzismo , prese il volto della SHOAH organizzata da Hitler in Germania e Mussolini in Italia. Le leggi razziali e la persecuzione nazifascista colpirono, dal 1933 al 1945, non solo ebrei ma anche etnie Rom, popolazioni slave, minoranze religiose, omosessuali, prigionieri di guerra, avversari politici, disabili fisici e mentali.
La Repubblica popolare di Bulgaria, nel periodo 1946/1990, fu teatro di comportamenti razziali anche cruenti da parte dei comunisti contro le popolazioni turche, musulmane e arabe.
Negli Stati Uniti, seppure abolita la schiavitù, l’intemperanza razziale fu praticata in modo cruento dagli attivisti del movimento KuKlusKlan. Lo scontro razziale tra bianchi e neri terminò come pratica ufficiale il 19 giugno 1964, quando il Senato degli Stati Uniti approvò il Civil Rights Act, che abrogò la discriminazione razziale in America, cancellando per sempre l’odioso principio “uguali ma separati” , che prevedeva la segregazione dei neri nei trasporti, nei servizi pubblici, nelle scuole, ciò grazie all’impegno degli attivisti per i diritti civili ed in particolare delle figure carismatiche di Martin Luther King, di Clarence Mitchell e Ros Parks, che si batterono per l’uguaglianza tra bianchi e neri.
La Rodhesia , in Africa, dal 1965 al 1980, fu soggetta al governo della minoranza bianca. La segregazione razziale cessò dopo che le sanzioni internazionali obbligarono il leader del governo di minoranza, Lan Smith, a indire elezioni multirazziali.
L’India della prima metà del novecento, soggetta ai soprusi del dominio dei colonizzatori britannici, si liberò dal giogo del Colonialismo il 15 agosto 1947, conquistando finalmente l’indipendenza, grazie alla guida carismatica del Mahatma Gandhi ed alla pratica della sua dottrina della resistenza passiva e della non violenza che, nella sua condizione dinamica, significa cosciente sofferenza, non mite sottomissione alla volontà dei malvagi, ma impegno di tutta l’anima ad opporsi alla volontà del tiranno. “ Voglio”, sosteneva Gandhi, “ che l’India si renda conto di avere un’anima che non può perire, ma che è capace di elevarsi trionfalmente al di sopra di ogni debolezza fisica e di sfidare il mondo intero”. Sfida che significava principalmente la realizzazione della fratellanza tra tutti gli uomini, indù, musulmani, cristiani, parsi ed ebrei.
In Sud Africa contro l’apartheid, a partire dal 1948 , la lotta fu dura e combattuta per decenni seppur sempre brutalmente soffocata dalle forze di sicurezza governative con migliaia di morti tra la popolazione nera. L’anima di questa lotta fu il leader pacifista e non violento Nelson Mandela, un uomo che in tutta la sua vita non venne mai meno al suo impegno per la democrazia,l’uguaglianza e l’educazione che sosteneva essere “l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo.” Nonostante le provocazioni subite e più volte imprigionato, condannato al carcere a vita e minacciato di morte per le sue idee e per la sua attività per l’affrancamento dei neri, Mandela non rispose mai al razzismo con il razzismo. Lottò per garantire la libertà al suo popolo, sorretto dall’ideale di una società democratica e libera nella quale tutti potessero vivere insieme in armonia e con eguali opportunità. Un ideale per il quale visse l’intera vita, pronto a morire, ma che alla fine lo vide trionfare, liberare il suo popolo dal potere del razzismo bianco. divenire il primo Presidente democraticamente eletto del Sudafrica e ricevere il Premio Nobel per la Pace.. L’Apartheid fu abolita in Sud Africa nel 1991, non solo per il boicottaggio economico internazionale contro il Governo del Paese , ma anche e soprattutto in seguito al rapido mutamento circa la segregazione razziale della opinione pubblica, educata alla democrazia ed alla libertà dalle idee del leader Mandela che aveva inculcato nell’animo e nella mente dei suoi fratelli neri a credere sempre nella vittoria finale, a resistere passivamente con pazienza, amore e tolleranza e ad opporsi in modo non violento alla oppressione ed alla repressione per arrivare un giorno al riconoscimento dei loro diritti.
Ricordiamo oggi, 18 luglio, nel giorno a lui dedicato, la figura ed il pensiero carismatico di Nelson Mandela, che nel mondo di oggi, ancora tormentato dai conflitti, dalle guerre, e con molte realtà di segregazione razziale, dai mille volti e sfaccettature, si colloca quale Icona di Pace con la sua dottrina ispirata alla non violenza e il suo insegnamento volto alla Pace. Le sue parole si levano ancora forti e solenni a ispirare quanti sono oppressi e privati dei loro diritti, nel senso che “Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli.”

di Eduardo Terrana