MEDITERRANEO UN MARE MALATO DA PROTEGGERE
DALL’EGOISMO E DALL’INQUINAMENTO
di Eduardo Terrana
Lo guardiamo con stupore il nostro mare mediterraneo nelle belle giornate di sole e ne ammiriamo la serena distesa infinita, l’acqua limpida e trasparente, gli scorci incantevoli e i colori fantastici.
Una visione che ricrea la vista, una realtà che da piacevole refrigerio al corpo.
Ma il proverbio “ non è tutto oro quello che luccica “ vale anche per il Mare Nostrum , custode di tante ricchezze ma anche di tante tragedie umane e afflitto da tanti problemi.
Sono tante le persone , pescatori e marinai, che hanno da sempre riposto in questo mare le loro speranze di vita e di sostentamento, il sogno della loro vita. Sono tante le persone, i migranti, che a questo mare hanno affidato la speranza di un futuro migliore, che non sempre , però, ha avuto buon esito e spesso si è risolto in tragedia.
Sono però anche tante le persone che ogni giorno violano i diritti del mediterraneo, minacciandone la salute e quella dei suoi abitanti.
Ne consegue che non è limpido del tutto il colore azzurro del mare, maculato dal colore della morte dei tanti affogati che custodisce nelle sue acque, come non sono pure e immuni da insidie le sue chiare acque per gli effetti del grave inquinamento che ormai lo minaccia.
Un aspetto critico del mare è oggi rappresentato dalle vicende umane dei migranti che tragicamente si consumano sulle sue acque.
Così il Mediterraneo, bello a vedersi e a godersi, mostra il volto inusuale di un campo di battaglia, dove si accumulano feriti, morti e dispersi e fa da eco allo S.O.S dei disperati che vogliono sopravvivere e invece affogano.
E’ un S.O.S che arriva al cielo quello delle persone che finiscono in acqua, perché il gommone di salvataggio non regge il peso e affonda. E’ lo S.O.S di chi muore non di chi li sfrutta, che dopo aver preso i soldi del viaggio verso la speranza poi li abbandona lontano dai luoghi di approdo, sempre meno pronti e disposti ad ospitarli. E ci sono donne, anche incinte, e bambini tra quei morti.
Una tragedia che si registra ormai con tale frequenza che ha abituato all’indifferenza.
E facciamo il bagno nelle acque di questo mare che dà sempre meno pesci e sempre più restituisce cadaveri, anche di bambini.
I numeri parlano chiaro. Secondo l’O.I.M, (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), nell’ultimo quinquennio il triste primato delle vittime sarebbe di 15.000 morti. Ma ci saranno altri gommoni della speranza sul mare e purtroppo altri morti, anche perché gli Stati membri della Unione Europea hanno deciso in questi anni di attuare politiche di disimpegno e di non intervento di salvataggi in mare.
E sulle onde del mare che copre quei cadaveri senza vita mentre si leva da un lato la sensibilità di chi vuole celebrarli con un giorno alla memoria , dall’altro sembra ironico e beffardo che tutti appaiano smemorati nel decidere di affrontare seriamente il problema.
Altro aspetto critico del mare mediterraneo è rappresentato dall’’inquinamento che, non diversamente dalla realtà e dallo stato in cui versano ormai tutti i mari del mondo, ha raggiunto ormai il punto di crisi, che ne fa un mare sempre più soffocato dalla plastica e da altri agenti inquinanti . Ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle sue acque e l’inquinamento cresce annualmente ad un ritmo tale che lascia prevedere , entro il 2050 , un inquinamento da plastica di oltre due milioni e mezzo di tonnellate.
In tutto il mar Mediterraneo, si stima, siano presenti non meno di 250 miliardi di frammenti di plastica.
Sono sempre più diffusi le immagini di grossi mammiferi marini, ritrovati morti anche sulle spiagge del mediterraneo con il ventre pieno di plastica. Una indagine recente di Legambiente con “Goletta Verde”, ha rilevato che il 96% dei rifiuti galleggianti nei nostri mari è plastica sotto forma di: buste (16,2%) , bottiglie (2,5%), e altri prodotti di plastica usa e getta quali posate, piatti, bicchieri. E non solo ma altri rifiuti inquinanti sono stati individuati in teli (9,6%), reti e lenze (3,6%), frammenti di polistirolo (3,1%).
Destano sempre più sensazione le immagini di pesci, anche di piccole dimensioni, uccisi da frammenti di plastica e di uccelli che muoiono per lo stesso motivo.
Una emergenza su cui il W.W.F. lancia l’allarme rilevando che entro il 2050 nel mediterraneo, come in tutti i mari del mondo, ci sarà più plastica che pesce. Si consideri ancora che negli ultimi trenta anni si sono registrati 27 sinistri navali nel mediterraneo che hanno versato in mare oltre 272.000 tonnellate di petrolio con effetti inquinanti gravissimi . Il rilascio di idrocarburi ha sempre effetti tossici e fisici molto negativi sulle specie animali e vegetali dell’ambiente marino, come anche sull’uomo.
Si considerino altresì le migliaia di sostanze tossico – nocive che vengono rilasciate in mare dalle navi in transito con ulteriori conseguenti effetti negativi sull’ecosistema e danni ambientali gravi difficilmente calcolabili. Si consideri infine che altra forma di inquinamento, che spesso non si manifesta in maniera evidente, è l’inquinamento biologico da microrganismi patogeni, causato dagli scarichi abusivi da terra.
Una emergenza , quindi, che a livello governativo deve trovare , da parte dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, attenzione e soluzione con l’introduzione, nei rispettivi sistemi legislativi, di apposite leggi, che possano avere un incisivo effetto drenante sull’errato modo di servirsi del mare mediterraneo da parte dell’uomo in modo egoistico e dannoso.
In memoria di tutti i caduti del nostro mare, è stata istituita , nel 2017, la “Giornata internazionale del mare mediterraneo”, che si celebra ogni anno l’8 luglio, anche con lo scopo di focalizzare l’attenzione sui problemi geo-politici dell’area mediterranea e di contribuire ad eliminarne lo sfruttamento malsano delle risorse da parte di tanta gente senza scrupoli, che causano povertà, disuguaglianza, discriminazione, migrazioni.
La “Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo dedicata ai caduti” diventi, pertanto, non un rituale celebrativo senza senso, ma una giornata di seria riflessione per tutti.
Eduardo Terrana
-Conferenziere internazionale su diritti umani e pace-
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