
LA PAURA SI VINCE AFFRONTANDOLA
di Eduardo Terrana
Non ce ne accorgiamo neanche ma succede che ad un certo momento, ci scopriamo inquieti, ansiosi , timorosi, presi da trepidazione o da un pensiero che ci assorbe totalmente, in breve siamo preoccupati, uno stato d’animo oggi diffusissimo e quotidiano.
Ma perché lo siamo? Lo siamo, per la famiglia e per l’avvenire dei figli, per la salute, per il lavoro, per i problemi che ci crea la vita quotidiana, per i soldi che non bastano mai, per l’aspettativa di vita, per i rapporti con i vicini, per i disservizi e per tutto quello che non funziona nella società e mille altre ragioni ancora.
Di fatto siamo preoccupati per qualcosa che non dipende da noi e davanti al quale ci sentiamo sprovveduti e senza difesa.
Freud distingueva tra preoccupazione e paura, definendo la preoccupazione la reazione a qualcosa che non si conosce e quindi l’ignoto e la paura uno stato d’animo rivolto verso qualcosa che si conosce.
La paura ce la portiamo dietro dall’infanzia: la paura del buio, la paura dei fantasmi, degli estranei. E’legata all’istinto di conservazione e rappresenta la reazione suscitata da una situazione di pericolo vera o immaginaria. E’ un fenomeno naturale che con la crescita e la maturazione generalmente si riesce a controllare di volta in volta che qualcosa dall’esterno provoca la sensazione di paura.
Ma recita un detto che la peggiore paura è quella di avere paura. Che succede allora in questo caso? Ovvero quando non si ha una normale tolleranza nei confronti della paura? Succede che scatta la preoccupazione, ovvero la reazione a qualcosa che non possiamo controllare o che non conosciamo, che avvertiamo come troppo pesante da portare e quindi siamo portati ad evitare o a nascondere.
La preoccupazione quindi produce l’effetto di distrarre dalla paura evitando il pensiero di tutto ciò che non è sotto il nostro controllo. Ne deriva che la preoccupazione viene vista, erroneamente, quasi come benefica perché ci allontana dal problema ma in realtà così non è. Mentre la cognizione della paura ci permette, affrontandola, di accettarla e di auto rassicurarci, la preoccupazione agisce al contrario, resistendo alla paura non ci fa vedere il problema e ci lascia in una situazione di insicurezza. Con il passare del tempo però le paure nascoste si amplificano e diventano difficili da gestire.
Non è contraddittorio dire che la paura è più utile della preoccupazione che invece è priva di utilità.
La paura è inevitabile ma può essere sfruttata positivamente, affrontandola, perché ci svela la natura del problema aiutandoci, così, nella crescita personale e nella espansione della emotività, mentre la preoccupazione, evitabile, non può mai essere sfruttata in modo produttivo, anzi può diventare un pericolo dannoso.
Il problema non è vivere senza paura ma non considerare la paura un nemico. Abituiamoci allora a gestire le nostre paure ed educhiamo i nostri figli a farlo, affrontando con loro, sin da quando sono nella fase della crescita, sempre il problema con il dialogo o con l’aiuto di un esperto. Non è opportuno mai nascondere il problema o tentare di ignoralo. La scelta migliore è affrontarlo. Preoccuparsi non serve e non aiuta.
Ognuno di noi affronta tante situazioni difficili nella vita e di paure ne vive tante.
Non bisogna allora mai voltare la faccia . Bisogna evitare di ingigantire il problema e impegnarsi per risolverlo. Non sempre è facile. Ma dialogando con se stessi alla fine si viene a capo delle situazioni. E’ sempre opportuno evitare di trovarsi in balia degli avvenimenti e di lasciarsi prendere dalla preoccupazione che, sempre presente, è pronta ad aggredirci senza che ce ne accorgiamo.
Allora è opportuno riflettere su ogni situazione e problema serenamente, in antitesi alle proprie proiezioni mentali, immaginarie e/o negative, cercando di dare alle proprie riflessioni positività. Questo eviterebbe di sentirci nulli ed impotenti dinanzi ai tanti problemi della vita che chiedono di essere risolti. L’esperienza è una grande maestra perché ci insegna che la vita reale va vissuta giorno dopo giorno e affrontata giorno dopo giorno, senza mai anticipare il problema e neanche trascurarlo quando si presenta.
Affrontare il presente è importante, dico il proprio presente, preoccuparsene però non ha senso perché più pregnante è la necessità di dare risposta al problema nel momento in cui la realtà lo richiede e quel momento va affrontato con decisione, con senso di realismo, responsabilità, maturità e soprattutto con coraggio.
Questa razionalità permette di vivere e di vedere il proprio futuro con un buon senso di ottimismo anche perché in tale ottica non preoccupano neanche le sorprese negative dei propri simili. Fanno parte della vita e sono, pertanto, da considerare come le lancette dell’orologio del nostro spazio temporale, reale ed affettivo, che ci permettono di regolare il flusso e la portata delle nostre emozioni, relazioni ed esperienze. Certamente fanno riflettere e talvolta creano anche dispiaceri per le delusioni che si portano dietro, ma non sofferenza e preoccupazione.
Sarà opportuno allora evitare illusioni e riserve mentali e concedersi con ampia disponibilità, poi aspettare gli eventi e decidere, a seconda delle risposte che arrivano dalle persone e dalla vita, cosa rottamare o conservare ma, soprattutto, cosa valga la pena di essere preso seriamente in considerazione e quindi meritevole di attenzione, riflessione e del massimo impegno.
Eduardo Terrana




