“Nu me ‘mbrazzi mai” (Non mi abbracci mai!), il refrain della canzone cantata da P40 e Donna Lucia

“Nu me ‘mbrazzi mai” (Non mi abbracci mai!), il refrain della canzone cantata da P40 e Donna Lucia “Nu me ‘mbrazzi mai” (Non mi abbracci mai!), il refrain della canzone cantata da P40 e Donna Lucia “Nu me ‘mbrazzi mai” (Non mi abbracci mai!), il refrain della canzone cantata da P40 e Donna Lucia

Pasquale G. Quaranta, in arte P40, e Lucia Minutello, as Donna Lucia, entrano in scena come sul palco di un teatro. Si sciolgono, osservano il pubblico e attaccano. Non a cantare. A introdurre le tematiche che in quel momento ritengono più congeniali per impattare su quelli che a occhio e croce ritengono  loro casuali o ricercati interlocutori. E’ quello che, tecnicamente, si chiama teatro-canzone. Una coppia quanto basta, sul piano sentimentale e professionale, ma anche gelosi della loro autonomia artistica maturata ormai in lunghi anni di attività. Lei voce solista nelle cerimonie religiose e anche durante i matrimoni, di corsa dall’altare al convivio. Una voce sensuale e cristallina che si innalza fino al cielo per perorare le cause dei neo congiunti. Salita recentemente alle cronache musicali per la canzone ‘Le Giravolte’ premiata con il riconoscimento del premio Mia Martini, dedicata a Mara personaggio controverso dei meandri leccesi. Lui, irriverente già fin nell’aspetto. Per questo non ha avuto difficoltà a frequentare il canale della satira, dei vizi e delle virtù umane, rifacendosi ad una tradizione del teatro popolare campano, i fescennini, trasmigrato poi a Roma, nel teatro plautino e nelle composizioni di Lucilio e di Orazio. Le canzoni di P40 – sona,
cunta e canta –  sono tutte infarcite come la ‘satura lanx’ di suoni, immagini e parole scelte dalla tradizione e immediatamente riconosciute dal pubblico. Perciò miste di italiano e dialetto salentino, a volte tutte dialettali. ‘Nu me ‘mbrazzi mai – dice Pasquale – è stata pensata in lingua locale, un dialetto salentino di Poggiardo, poi successivamente tradotta per i forestieri, quelli del nord, che comincia dopo Brindisi’. I temi sono tratti dall’osservazione acuta della realtà, sia che si tratti di aggregazione sociale, come al mercato in ‘Io faccio
marcheting’, sia che si tratti di scambiare dal rottamaio l’acquisto di un pezzo seminuovo con una stretta di mano, sia che l’autore si osservi divertito nel dialogo con un’oliva, che rischia di essere schiacciata sul piazzale di un supermercato, perché incolta, preferita all’olio commerciale più economico ma sicuramente meno salubre. Pasquale non fustiga mai duramente i costumi popolari. Si limita a sorridere delle nostre debolezze. Ma è nell’azione duale collettiva che raggiungono altezze d’arte e di comicità, alternando canzoni a interventi parlati. Questa collaborazione risale fin dal disco ‘Vane’ del 2011. Canzoni come ‘Madame Pétée’, lei così gentile che gioca con il doppio senso, o ‘Sciusciu
Maniellu’, strofe della tradizione ma intervallate da un dialogo fisso fra la nobildonna al balcone e il contadino che deve valutare se e quanto ne valga la pena di lasciare lu macise per il bosco, o ‘Lu pampasciunaru’, testo tratto da una poesia di Fernando Rausa, sul doppio senso dei lampascioni, fra l’insinuante venditore ambulante e la scaltra signora che non si fa sor/prendere. In questa ultima canzone, già provata con il pubblico nel corso degli spettacoli durante lo scorso anno, dal titolo significativo ‘Nu me ‘mbrazzi mai’, viene rappresentata la scena dell’amata che si lamenta di essere trascurata dal suo innamorato, che non presterebbe attenzione ai suoi desideri di abbraccio come amplesso affettivo sensuale. Anzi la situazione si capovolge. E’ lui che rinfaccia la mancanza di desiderio della donna. La richiesta, sotto forma di rivendicazione e accusa, viene ripetuta continuamente come a indicare l’impellenza e la mancanza di un gesto  che riporterebbe l’armonia fra la coppia. In questo modo i nostri cantanti vogliono sollecitare anche il pubblico a non lesinare un abbraccio, un atto d’amore nei confronti del compagno/a, così smaniosi di un gesto, una manifestazione di affetto, che denunciano l’arsura dei sentimenti. Il videoclip della canzone (https://www.youtube.com/watch?v=Ex_MaNvo8Mk&t=32s) ‘Nu me ‘mbrazzi mai’, testo e musica di Pasquale Quaranta, è stato realizzato con il supporto del filmmaker Gianluca Gulluni, la partecipazione vocale di Lucia Minutello e il contributo di Giuseppe Delle Donne alle percussioni, Mattia Manco Gregoriadis alla fisarmonica, Emanuele Flandoli al basso, produzione, registrazione e mix. Alla fine il pubblico invita i due cantanti/amanti ad abbracciarsi, un gesto che si riverbera su tutti. Info: https://www.facebook.com/pakito.salento.

Poggiardo, 30/04/2018                                                                              

PAOLO RAUSA

LA FOTO DEL GIORNO

“LE RADICI DEL CUORE”

❤️

Bari

Crescenza©Caradonna

“Fior del mattino” Poesia di Cresy Caradonna

Avatar di Crescenza Caradonna (Cresy)CRESY CRESCENZA CARADONNA

Fior del mattino

Serrata è la strada
tra ciottoli e sassi
canto l’aurora fior del mattino

e lontana m’appar la primavera solinga
duna del cor ferito
luce ancor che si spegne,

nel ciel vagan le ovattate nubi sembrano angeli
m’incammino per la via
nell’area trasparente
di un domani baciato dal sole

nell’immensa via del ritorno
alla terra mia amata.

Inedita@2017 CresyCrescenza Caradonna
Opera di Domenico Berardi

🆕
INVITO

MOSTRA D’ARTE E POESIA
M’ILLUMINO D’IMMENSO
Parole d’artista

POESIE DI CRESCENZA CARADONNA
OPERE DI DOMENICO BERARDI

SPAZIO GIOVANI
VIA VENEZIA, 41
-BARI-
(sulla muraglia di Bari vecchia)
dal 18 al 23 maggio

INAUGURAZIONE:
Sabato 18 Maggio 2019 ore 18:00

PRESENZIANO:
VINICIO COPPOLA
-Giornalista Critico D’Arte-
RUGGERO DITEPA
-Artista-
MARIA CATALANO
-Storica Critica D’Arte-
LUCIANO ANELLI
-Giornalista-
NICOLA CUTINO
-Storiografo Linguista-

Orario visite
10:00/12:00
18:00/20:00

PARTECIPANO GLI ARTISTI:
AZIO SPEZIGA
ENRICA CARENZA
VITO IORIO
MARIA DE PASQUALE

Domenica 19 Maggio 2019 ore 18:00

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IL RINASCIMENTO

Il Rinascimento è un periodo artistico e culturale della storia d’Europa, che si sviluppò in Italia, soprattutto a Firenze, tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna, in un arco di tempo che va all’incirca dalla metà del XIV secolo fino al XVI secolo , con ampie differenze tra discipline e aree geografiche.
Vissuto dalla maggior parte dei suoi protagonisti come un’età di cambiamento, maturò un nuovo modo di concepire il mondo e se stessi, sviluppando le idee dell’umanesimo, nato in ambito letterario nel XIV secolo per il rinato interesse degli studi classici, ad opera soprattutto di Francesco Petrarca, e portandolo a influenzare per la prima volta anche le arti figurative e la mentalità corrente.
Il XV secolo fu un’epoca di grandi sconvolgimenti economici, politici, religiosi e sociali, infatti viene assunto come epoca di confine tra basso medioevo e evo modernodalla maggior parte degli storiografi, sebbene con alcune differenze di datazione e di prospettiva.
Tra gli eventi di maggior rottura in ambito politico ci furono la questione orientale, segnata dall’espansione dell’Impero Ottomano (il quale, dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453 giunge a minacciare l’Ungheria e il territorio austriaco) e un’altra occidentale, caratterizzata dalla nascita degli Stati moderni, tra cui le monarchie nazionali di Francia, Inghilterra e Spagna, così come l’impero di Carlo V, che a differenza degli imperi medievali presenta un progetto di accentramento del potere, tipico delle istituzioni politiche moderne, per quanto la rinascita dell’impero di Carlo V può essere vista anche come un ritorno alla dimensione sovranazionale che caratterizzava il Medioevo.

Periodizzazione

Quando si parla di Rinascimento risulta piuttosto difficile stabilirne una data di inizio, che varia a seconda delle discipline. Nei moderni manuali di storia dell’arte, Giotto è annoverato tra gli anticipatori del Rinascimento grazie alla sua tecnica artistica innovativa, ripresa e valorizzata poi da Masaccio.
È accertato comunque che un notevole rinnovamento culturale e scientifico si sviluppò negli ultimi decenni del XIV secolo e nei primi del XV secolo principalmente a Firenze. Da qui, tramite gli spostamenti degli artisti, il linguaggio fu esportato nel resto d’Italia (soprattutto a Venezia e Roma), poi, nel corso del XVI secolo, in tutta Europa. Altri importanti centri rinascimentali in Italia, oltre alle già citate Venezia e Roma, furono Ferrara, Urbino, Siena, Padova, Perugia, Vicenza, Verona, Mantova, Milano e Napoli. Da quest’ultima città, attorno alla metà del Quattrocento, le forme rinascimentali peculiari vennero successivamente esportate nella penisola iberica.
Una prima crisi del Rinascimento fiorentino si sarebbe avuta dopo la morte di Lorenzo il Magnifico (1492) e la presa di potere da parte di Girolamo Savonarola, il quale tuttavia, se da un lato istituì una repubblica teocratica mirante a colpire gli aspetti più paganeggianti e lussuriosi sul Rinascimento, dall’altra innescò un processo di ripensamento e rinnovamento della tradizione religiosa, destinata a durare ben oltre la sua esecuzione al rogo nel 1498.
Bertrand Russell e alcuni studiosi pongono la data della fine del Rinascimento al 6 maggio 1527, quando le truppe spagnole e tedeschesaccheggiarono Roma. Per la maggior parte degli storici dell’arte e della letteratura il passaggio dal Rinascimento al manierismoavviene in Italia negli anni venti del Cinquecento e non oltre la metà del XVI secolo, mentre nella storia della musica la conclusione si situerebbe più avanti, attorno al 1600.

IL RUOLO DELLA DONNA

Col Rinascimento cambia anche il ruolo della donna rispetto al Medioevo: «finalmente, per ben intendere la vita sociale dei circoli più elevati del Rinascimento, è da sapere che la donna in essi fu considerata pari all’uomo». Soprattutto in ambito educativo la donna «nelle classi più elevate era essenzialmente uguale a quella dell’uomo», distinguendosi per le sue doti letterarie e filologiche, e contribuendo al rilancio della poesia italiana «onde un numero considerevole di donne acquistarono una grande celebrità».
Fino al Trecento, secondo Paolo da Certaldo(1320 circa–1370 circa) la donna doveva seguire come modello l’esempio della Vergine Maria accudendo la casa. Le bambine, raggiunti i tre anni dovevano dormire separate dai maschietti e indossare una veste lunga sino ai piedi. Compiuti i 12 anni diveniva compito precipuo dei genitori la sorveglianza sulle figlie, libere soltanto di lavorare in casa, stando lontane dalle finestre e conservando così le principali doti femminili: pietà, pudore e onore.
Dopo il matrimonio la tutela della donna passava dal padre al marito che eviterà nei casi più coercitivi che la moglie si affacci alla finestra o che si intrattenga sulla porta di casa per spiare o per ciarlare. Le mogli, in assenza del marito si prendono allora la libertà di andare in chiesa, al mercato, al pozzo o al mulino, tutti luoghi questi dove spesso nascono amori destinati a presto morire.
A partire dal Rinascimento in Italia, il ruolo della donna, in specie per quella appartenente all’aristocrazia e all’alta borghesia, al contrario del resto d’Europa, è particolarmente significativo: riceve un’educazione, come quella dell’uomo, basata sulle materie classiche e acquista rilievo nella vita sociale nella conduzione di feste, balli e tornei. La condizione femminile acquisisce valore come sposa, madre dedita alla cura della famiglia di cui cura gli interessi, anche politici, in assenza del marito. Tipico esempio di queste doti fu Lucrezia Borgia: perfetta castellana rinascimentale, acquistò la fama di abile politica e accorta diplomatica, tanto che il marito arrivò ad affidarle la conduzione politica e amministrativa del ducato quando doveva assentarsi da Ferrara. Fu anche un’attiva mecenate, accogliendo a corte poeti e umanisti come Ludovico Ariosto, Pietro Bembo, Gian Giorgio Trissino e Ercole Strozzi.
L’eleganza nel vestire degli uomini e delle donne italiane nel Rinascimento non ha pari nel resto d’Europa. Ad evitare eccessive stravaganze vari provvedimenti impongono regole restrittive nonostante le quali però non riescono a controllare l’influenza francese e spagnola. Le donne curano in modo particolare il loro aspetto dal colore della pelle sino a quello dei capelli che la moda prescrive dover essere biondi. L’uso dei cosmetici e del profumo sono tanto diffusi che persino nel contado divengono abituali.
Chi aspira a mostrare la propria agiatezza tramite l’abbigliamento e preziosi gioielli sono le donne della buona società e le cortigiane alle quali successivamente viene vietato di indossare stoffe pregiate che tuttavia continuano a essere usate per abiti lussuosi nascosti sotto un mantello di sargia nera. Nel 1546 Cosimo I impone alle cortigiane di portare un nastro giallo per non essere confuse con le donne di buona famiglia.
Presunto ritratto di Lucrezia Borgia nella Disputa di Santa Caterinadel Pinturicchio. L’affresco si trova nell’Appartamento Borgia.
Disputa di Santa Caterina del Pinturicchio. L’affresco si trova nell’Appartamento Borgia.
CRESCENZA CARADONNA