L’UMILTÀ È DEI GRANDI
II Domenica di Avvento
Mc 1,1-8

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.+
Molti studiosi sono concordi nel ritenere il Vangelo attribuito a Marco, discepolo sia di Pietro che di Paolo, il più antico dei quattro, essendo fatto risalire a dopo il Martirio del Primo Papa (64-67 DC), del quale non saebbe che una sintesi personale della vita e del messaggio di Cristo. Molto probabilmente I suoi destinatari erano i pagani che si avvicinavano alla Chiesa di Roma, la quale pur essendo di forte matrice giudaica si è trovata nella necessità di trasmettere il Vangelo con uno stile semplice e privo di troppi riferimenti semitici, di faticosa comprensione a chi non apparteneva a quella cultura.
Proprio l’inizio del racconto ci fa capire quanto la Chiesa primitiva debba al movimento iniziato dal Precursore, il quale ha di fatto spianato la strada al messaggio di Cristo grazie al riconoscimento pubblico di Gesù quale Messia e Cristo.
Giovanni il Battista era il profeta più acclamato della sua epoca, il suo nome e le sue vicende venivano narrate anche dagli storici di quel periodo: Flaviano Giuseppe parla di lui come un predicatore di conversione che attirava al suo battesimo di penitenza grandissime folle. Il Richiamo ai celebri versetti di Malachia 3,1 e Isaia 40, 3 definiscono il contributo del Battista e dei suoi seguaci nei confronti di Gesù e della sua Chiesa nascente.
+Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico ascolta e predicava: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».+
Il suo modo di vestire (peli di cammello e cintura di cuoio), richiamava quello di Elia (2 Re 1,8), un segno che faceva trasparire il suo desiderio di ripercorrere i passi del grande profeta, la cui più notevole caratteristica è stata quella di risvegliare la fede del suo popolo che andava corrompendosi cedendo ai culti idolatrici. Una “emulazione” che gli riesce così bene da spingere lo stesso Gesù a dichiarare: “E se lo volete accettare, egli è quell’Elia che deve venire”, (Mt 11, 14). Tale atteggiamento era una chiara denuncia alla corruzione che si andava diffondendo.
Le locuste e il miele selvatico, cibo familiare ai nomadi del deserto, era un chiaro richiamo alle origini umili degli Israeliti: un popolo che veniva dai nomadi del deserto. Ma era anche una riattualizzazione che richiamava il pellegrinaggio del popolo d’Israele dopo l’uscita dall’Egitto, il quale, pur non giungendo ancora alla Terra Promessa già sperimenta la benedizione del suo Liberatore. Infatti, Il messia preannunciato dal Battista, non ci inviterà soltanto a rispettare l’alleanza del Sinai ma ci condurrà alla “Terra Promessa”, ovvero: il Regno dei Cieli. Quello che più stupisce di questo grande protagonista della storia della Salvezza e la sua umiltà: “non sono degno di chinarmi per scogliere i legacci dei suoi sandali”, questa è una dichiarazione di totale abbandono fiducioso al progetto divino. Tale atto, infatti era il lavoro dei servi più umili, e il non sentirsi adeguato nemmeno a questo evidenziava l’imbarazzo di sentirsi il precursore ed il servo più onorato del suo popolo, egli infatti doveva proclamare davanti al mondo l’arrivo del Messia, ricevendo così, fra le sue “mani”, l’eredità che Israele attendeva dalla chiamata di Abramo (circa 1800 anni prima, seconda la tradizione). Ma quanto è stata più grande l’umiltà di Cristo? Lui, che era senza peccato si è sottoposto alla penitenza pubblica del rito battesimale officiato da Giovanni, a cui si accostava ogni genere di peccatore pubblico, un gesto che nessun notabile che si ritenesse “puro” avrebbe mai compiuto. Ed è stato proprio quello il momento in cui Gesù si è addossato i nostri peccati. Il battesimo rappresenta una morte simbolica ed insieme una rinascita, una resurrezione che sarà opera dello Spirito, il quale Giovanni stesso vedrà discendere su Gesù sotto forma di Colomba. L’umiltà e la donazione nel servizio per amore è la qualità fondamentale di tutti coloro che si sentono chiamati ai carismi ministeriali, non solo quelli religiosi, anche chi si sente chiamato a servire il prossimo nella politica deve possedere queste qualità. Chi non entra per la porta della conformazione a Gesù rischia di essere “un ladro o un brigante” (Gv, 10, 1)
Felice Domenica
Fra Umberto Panipucci
B U O N A D O M E N I C A
Crescenza Caradonna

