“ORIZZONTI” Tra forme e colori Mostra d’arte collettiva
presso Galleria Divitas a Bari Via Orazio Flacco, 13/B
Inaugurazione mercoledì 30 aprile 2025 alle ore 18:30
Presenterà Marinka Partipilo presenzieranno: Prof.ssa Celestina Carofiglio poetessa e scrittrice Dir. Cresy Crescenza Caradonna poetessa e blogger
curatori Cav. Andrea Lanzolla , Marinka
ORARI APERTURA dal 30-4-2025 al 17 maggio 2025 Mattina 10,30-13,00 – Pomeriggio 17,30-20,30
Sabato pomeriggio chiuso – Festivi solo per appuntamento.
Foto della serata di inaugurazione
ORIZZONTI E NUVOLE
Orizzonti nuvole sospese dove tutto è silenzio viaggiatrici del tempo
il cielo sembra toccare la terra e il mare
il sole si leva vicino mi appare il mio paese azzurro, bianco o grigio si specchia nell’etere
l’infinito è nell’orizzonte corro in cerca di esso ma tutto si dilata e nei miei occhi resta solo il cielo che non mi stanco mai di guardare mi perdo dall’alba al chiaro di luna foglio bianco mi appare dove scrivo la parola fine.
Secondo quanto previsto nell’Ordo Exsequiarum Romani Pontificis (nn. 21-40), lunedì 21 aprile alle ore 20.00 nella Cappella della Domus Sanctæ Marthæ, il cardinale Kevin Joseph Farrell, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, ha presieduto il rito della constatazione della morte e della deposizione della salma nella bara.
Hanno preso parte al rito, l’Eminentissimo Decano del Collegio Cardinalizio, i familiari del Romano Pontefice, il Direttore e il Vice Direttore della Direzione di Sanità e Igiene dello Stato della Città del Vaticano.
“La vita di un agnello non è meno preziosa di quella di un essere umano. Trovo che più una creatura è indifesa, più ha il diritto ad essere protetta dall’uomo dalla crudeltà degli altri uomini.” (Mahatma Gandhi)
LI VOGLIAMO VIVI…GLI AGNELLI! 🐑 Vogliamo gli agnelli vivi: un appello alla compassione.
In questo periodo dell’anno, un’antica tradizione porta sulle nostre tavole l’agnello. Ma dietro questa consuetudine si cela una realtà di sofferenza che non possiamo ignorare. Gli agnelli, creature innocenti e indifese, vengono strappati prematuramente dalle loro madri e condotti al macello. Le immagini dei trasporti, spesso in condizioni di sovraffollamento e stress, sono difficili da dimenticare. Questi animali, che non hanno ancora vissuto la primavera, affrontano un viaggio carico di paura e incertezza, per poi incontrare una fine cruenta. È tempo di riflettere sulle nostre scelte. Possiamo onorare le tradizioni in modi che non implichino la sofferenza di altri esseri viventi. Le alternative esistono e sono sempre più numerose e gustose. Un pasto senza carne può essere altrettanto conviviale e ricco di sapori, rappresentando una scelta etica e sostenibile. La compassione è una scelta che possiamo fare ogni giorno. Scegliere di non consumare agnello è un atto di rispetto per la vita e un passo verso un mondo più consapevole. Ascoltiamo il grido silenzioso di questi animali e facciamo sentire la nostra voce: li vogliamo vivi, gli agnelli!
Il Castello svevo di Bari è un’imponente fortezza risalente al XII secolo, oggi adibita a sede museale. Ubicato ai margini del centro storico, nei pressi dell’area portuale e della Cattedrale, con la sua mole rappresenta uno dei più importanti e noti monumenti della città.
Storicamente attribuito al re normanno Ruggero II, il Castello sorge nel 1131 su preesistenti strutture abitative bizantine e, dopo il duro intervento di Guglielmo I il Malo, viene recuperato da Federico II di Svevia tra il 1233 e il 1240. Nella seconda metà del XIII secolo, Carlo d’Angiò attua un programma di restauro mirato a rinforzare l’ala nord del Castello, al tempo lambita direttamente dal mare. Il nucleo normanno-svevo è a pianta trapezoidale, con una corte centrale e tre alte torri angolari fortemente bugnate. Superando la torre sudoccidentale, detta dei Minorenni per averne ospitato la sezione carceraria nel XIX secolo, si incontra l’ingresso originale, il portale federiciano che conduce nel cortile centrale. Qui oggi affacciano tre saloni ed una piccola cappella dalle forme classiche.
Nel XVI secolo, Isabella D’Aragona e la figlia Bona Sforza trasformano radicalmente il Castello, adeguandolo allo sviluppo dell’artiglieria pesante con la costruzione di una possente cinta muraria bastionata intorno al nucleo normanno svevo, e allo stesso tempo ingentilendo l’interno del complesso. In questa fase l'interno del Castello assume l’aspetto di una dimora rinascimentale, con un’elegante e scenografica doppia rampa di scale che collega il pian terreno ai grandi saloni del piano nobile. Nei secoli a seguire, in particolare durante la dominazione borbonica, il Castello subisce un sostanziale abbandono, divenendo prima carcere e poi caserma. Solo nel 1937 diventa sede della Soprintendenza ai Monumenti e alle Gallerie di Puglia e Basilicata.
Nel 2017, a seguito di lavori di restauro e musealizzazione, gli uffici della Soprintendenza vengono trasferiti nel vicino complesso di Santa Chiara e il primo piano del Castello viene integralmente restituito alla pubblica fruizione.
Nelle sale dell’ala ovest al pian terreno del Castello è ospitata la Gipsoteca, raccolta di riproduzioni in gesso degli apparati scultorei dei più importanti monumenti e cattedrali pugliesi realizzati nel 1911 dagli scultori Pasquale Duretti e Mario Sabatelli in occasione dell’Esposizione Etnografica Regionale per il Cinquantenario dell’Unità d’Italia. Sempre al pian terreno è possibile visitare due piccole aree di scavo archeologico, dove sono visibili preesistenti strutture di epoca bizantina.
Il Castello ospita oggi, in tutti i suoi rinnovati spazi, mostre temporanee e manifestazioni culturali.