PRESENTAZIONE LIBRO: “IL SENSO DELLA VITA” di Cresy Crescenza Caradonna

Evento libro 📚


PRESENTAZIONE LIBRO
“IL SENSO DELLA VITA”
di Cresy Crescenza Caradonna

Venerdì 28 marzo 2025
ore 18.30
presso Galleria Divitas via Orazio Flacco, 13/B (BA)
-BARI-Ingresso libero

Dialogherà con l’autrice:

l’artista Marinka Partipilo


Esposizione quadri di:

Patrizia Partipilo e Marinka Partipilo

“Le poesie in questo libro ci invitano a guardare oltre le apparenze, a cercare un senso più profondo che vada oltre il semplice scorrere del tempo.

Venerdì 28 marzo 2025 ore 18.30
presso Galleria Divitas via Orazio Flacco, 13/B

-BARI- Ingresso Libero



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“Il senso della vita”
Titolo | Il senso della vita
Autrice | Crescenza Caradonna


ISBN | 9791222779416


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QUINTO ENNIO POETA AL QUALE È INTITOLATA LA VIA  DEL QUARTIERE PICONE A BARI.

LA STORIA

QUINTO ENNIO poeta, drammaturgo e scrittore romano.

La cosiddetta testa di Ennio, proveniente dal Sepolcro degli Scipioni sulla Via Appia

Quinto Ennio (in latino Quintus Ennius; Rudiae, 239 a.C. – Roma, 169 a.C.) è stato un poeta, drammaturgo e scrittore romano. Viene considerato, fin dall’antichità, il padre della letteratura latina, poiché fu il primo poeta a usare il latino come lingua letteraria in competizione con il greco.

Biografia

Quinto Ennio nacque nel 239 a.C. a Rudiae, nei pressi di Lecce, città dell’antica Calabria (l’attuale Salento) in cui allora convivevano tre culture: quella greca che aveva come centro maggiore Taranto, quella osca dei centri minori indigeni italici, e quella dell’occupante romano: Aulo Gellio testimonia infatti che Ennio, pur vantandosi di discendere da Messapo (eroe eponimo della Messapia e dei Messapi), era solito dire di possedere “tre cuori” (tria corda), poiché sapeva parlare in greco, in latino e in osco.

Durante la seconda guerra punica militò in Sardegna e nel 204 a.C. vi conobbe Catone il Censore, che lo portò con sé a Roma. Qui ottenne la protezione di illustri uomini politici quali Scipione l’Africano e, poco tempo dopo, entrò in contatto con altri aristocratici del circolo degli Scipioni, filoelleni, come Marco Fulvio Nobiliore. Queste amicizie lo posero in conflitto con Catone, diffidente nei confronti delle altre culture e di quella greca in particolare.

Nel 189 a.C. Marco Fulvio Nobiliore, nella guerra contro la Lega etolica, condusse con sé Ennio come poeta al seguito, con il compito cioè di celebrare le gesta del generale (come in effetti fece nella tragedia praetexta Ambracia). Questo scandalizzò Catone in quanto comportamento contrario al costume degli avi, al mos maiorum. Cinque anni dopo Quinto Fulvio Nobiliore, figlio di Marco, gli assegnò dei terreni presso la colonia da lui dedotta a Pesaro e gli fece conferire la cittadinanza romana. Riconoscente, Ennio espresse orgogliosamente questa concessione:
(latino)
«Nos sumus Romani qui fuimus ante Rudini»
(italiano)
«Sono cittadino di Roma, io che un tempo fui cittadino di Rudiae»

(Quinto Ennio, Annales)

Ennio, messo a capo del collegium scribarum histrionumque, trascorse gli anni della vecchiaia in relativa orgogliosa miseria, con una sola serva al suo servizio, attendendo alla composizione delle sue tragedie e del poema epico:
(latino)
«Annos septuaginta natus – tot enim vixit Ennius – ita ferebat duo quae maxima putantur onera, paupertatem et senectutem, ut eis paene delectari videretur»
(italiano)
«A settant’anni – tanti, infatti, ne visse – Ennio sopportava la povertà e la vecchiaia, che si suole considerare come le cose più moleste, quasi sembrando che ne godesse»

(Cicerone, Cato Maior de senectute, 14 – trad. A. D’Andria)

Tra i suoi discepoli ricordiamo il nipote (figlio di sua sorella), il tragediografo e pittore Marco Pacuvio, e il commediografo Cecilio Stazio (con cui condivise l’abitazione).

Pur sofferente di gotta, nell’anno stesso della morte fece rappresentare la sua ultima tragedia, il Tieste.

Ennio morì a Roma nel 169 a.C. Secondo la tradizione, in virtù dei suoi meriti poetici, oltre che per l’amicizia personale, fu sepolto nel sepolcro degli Scipioni, sull’antica Via Appia, dove fu raffigurato da un busto su cui era inciso un epitaffio in distici elegiaci che Cicerone  credeva composto dallo stesso Ennio:
(latino)
«Aspicite, o cives, senis Enni imaginis formam:

hic vestrum panxit maxima facta patrum.
Nemo me lacrumis decoret, nec funera fletu
faxit. Cur? Volito vivus per ora virum»
(italiano)
«Ecco, o cittadini, i tratti dell’effigie del vecchio Ennio:

costui le massime gesta cantò dei vostri padri.
Nessuno di lacrime mi onori, né la mia morte
pianga. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini»

(Quinto Ennio)


Ennio sperimentò numerosi generi letterari, molti dei quali a Roma erano poco conosciuti o del tutto sconosciuti, tanto che è stato definito il vero padre della letteratura latina.

Della maggior parte di queste sue opere rimangono solo pochi frammenti e titoli.

Ennio fu il primo poeta latino a scrivere un poema in esametri, il metro di Omero, che fu poi utilizzato da tutti i poeti epici successivi: il suo capolavoro, gli Annales, fu il primo poema epico a narrare la storia di Roma dalle origini facendo di Ennio il “vate” di Roma e tra i principali modelli stilistici del De rerum natura di Lucrezio e dell’Eneide di Virgilio. Scrisse numerose commedie e tragedie, di cui restano pochi frammenti, e da altri frammenti si ritiene che abbia scritto anche alcune satire, anticipando addirittura Lucilio, considerato il padre del genere.



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