Notti Sacre 2022 XII edizione

Arte|Mostre|
articolo di Cresy Caradonna


“Arte, congiunzione tra cielo e terra” nel programma della XII edizione di NOTTI SACRE, dal 22 settembre al 2 ottobre 2022 centro d’arte di Santa Teresa dei Maschi a Bari, città vecchia.


Mostra collettiva “Arte, congiunzione tra cielo e terra” per la XII edizione di Notti Sacre 2022 presso centro d’Arte Santa Teresa dei Maschi (Borgo antico di Bari) con i patrocini di Mibact (Ministero dei Beni e delle attività culturali e turistiche), Pontificio consiglio della Cultura, Bibart Biennale, Comune di Bari, Arcidiocesi di bari Bitonto, Acquedotto Pugliese.
Artisti partecipanti alla mostra:
Sergio Abbrescia, Akis Andreadakis, Cesare Cassone, Elena Chatziathansiou, Anna Cristino, Arcangela di Fede, DiRò, Michail Doulgeridis, Manos Fragoulis, Mara Giuliani, Miguel Gomez, Loly Grassi, Gabriele Liso, Ioannis Karalias, Markella Koufoudaki, Despina Kouvatsou, Angelo Mastria, Petros Mallis, Stavroula Mitsakou, Ismini Mixa, Biagio Monno (Toy Blaise), Domenico Morolla, Loukia Orfanou ,Emanuele Pasculli, Loukiana Papadopoulou, Angela Piazza, Christos Pater, Marialuisa Sabato, Miranda Santoro, Valentina Scrocco, Elvira Sirio, Ilma Spinelli, Matina Soki, Carmen Toscano, Eva Terzi, Roksolana Tchotchieva, Valeria Zito
Curatori della mostra Miguel Gomez e Marina Gonta
“ Arte, congiunzione tra cielo e terra”
“Aristotele, attribuisce una funzione positiva all’arte, una scienza produttiva.
La naturale tendenza degli uomini alla rappresentazione, l’arte come forma di conoscenza superiore.
Secondo Aristotele gli uomini hanno una tendenza naturale a rappresentare la realtà e di produrre l’esperienza attraverso le parole, i suoni e le immagini. L’arte ha anche la capacità di trasferire gli eventi al di là del contingente, dandogli un significato universale e morale”. Tra cuore e anima e tra cielo e terra scorre l’arte su fili cromatici.
La mostra si terrà presso la chiesa di Santa Teresa dei Maschi dal 22 settembre al 2 ottobre, aperta dal martedi al sabato, ore 10.30/13.00 15.00/19.00 domenica 9.30/12.00 lunedi chiuso



ALCUNI FOTOGRAMMI DELLA MOSTRA








MIGUEL GOMEZ

L’opera pittorica di Michele Volpicella per Notti Sacre 2022




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“Una vita per un sogno” di Eduardo Terrana


Una vita per un sogno

Racconto di Eduardo Terrana


Gli occhi di Isabella guardavano lontano verso la realizzazione di un sogno nato quando la piccola Francesca era entrata a far parte della sua vita di coppia.
Che gioia quel giorno scoprire di essere incinta e ancora di più quando l’esito dell’ecografia aveva rivelato trattarsi di una femmina! Isabella e Marco desideravano tanto una bambina e finalmente il loro sogno pareva avviarsi a divenire realtà. L’idea di poter stringere al petto la sua “creaturina” rendeva Isabella oltremodo entusiasta. Giorno dopo giorno la felicità aumentava, come l’ansia che le si leggeva sul volto.
“Andrà tutto bene? Nascerà sana? Sarò una buona madre e saprò darle tutto l’amore possibile?” Normali interrogativi che non potevano al momento avere risposta. Marco la ricopriva di ogni sorta di attenzioni. Quanto l’amava! La gravidanza trascorse senza particolari problemi, lunghe passeggiate, scrupolosa osservanza della dieta, ginnastica preparatoria al parto e, quasi giornalmente, qualche acquisto per il corredino.
Una giornata fredda quello della nascita di Francesca. Aveva nevicato abbondantemente nella notte e alla prima luce del giorno il paesaggio intorno alla città e la città stessa presentavano un’immagine surreale.
Uomini e donne super infagottati si muovevano con difficoltà sulla neve cercando in ogni modo di non perdere l’equilibrio. Le macchine procedevano a passo d’uomo ma più di una slittava sulla neve ghiacciata. Marco, il papà di Francesca, con gli occhi arrossati per la notte insonne vissuta, usciva dall’ospedale al biancheggiar della prima luce per andare a prendere un caffè al bar di Leonardo. Si!, era stata proprio una lunga notte quella appena trascorsa, vissuta nell’ansia e nella trepidazione.
Una complicazione rivelatasi al momento del parto aveva fatto temere ad un certo momento il peggio, eppure Isabella godeva ottima salute ed aveva avuto una gravidanza senza particolari problemi. Madre natura però aveva voluto passarsi un capriccio e al momento finale, quando già sembrava che il parto sarebbe avvenuto normalmente, ecco che … Francesca non voleva saperne di venire al mondo. Le contrazioni di Isabella non producevano effetto, lei spingeva, spingeva, al massimo dello sforzo e soffriva, ma Francesca sembrava stare proprio comoda nel grembo materno e non si spostava più di tanto. Ad un tratto il medico prendeva coscienza del problema, una ostruzione placentare impediva a Francesca di nascere. Immediata la decisione del medico, “bisogna procedere con un taglio cesareo urgente, non si può più aspettare.“
Il medico spiega a Marco la situazione, alquanto seria, che si era venuta a creare e gli pone un atroce dilemma “dinanzi al caso di dover effettuare una scelta obbligata chi salvare la madre o la bambina? “, secca e decisa la risposta di Marco, “provi a salvarle entrambe. Io mi rimetto alla sua professionalità e competenza, proceda come ritiene giusto si debba fare in simili circostanze, io aspetterò fiducioso, pregando Dio.”
Isabella intanto seguiva le fasi di quei momenti concitati con ansia e timore. La verità non le era stata nascosta.
“Andrà tutto bene?” si chiedeva, mentre si raccomandava a S. Antonio, il suo Santo protettore. Per un attimo i suoi occhi incrociano quelli del medico, che dava ai suoi assistenti le ultime direttive per l’intervento e gli affida il suo accorato messaggio di speranza e di fiducia.
Si chiudono le porte della sala operatoria e cala il silenzio. Marco, visibilmente preoccupato, non sa che fare, ora si alza, ora si siede, ora si affaccia alla finestra e aspetta e spera.
Quanto tempo trascorre, Marco non se ne rende conto, eppure ha guardato cento, mille volte l’orologio, ma … pensiero ed azione non sono evidentemente in sintonia.
Il pensiero di Marco è ad Isabella, che è sotto intervento chirurgico. L’ansia e la tensione sono palesemente evidenti sul volto di Marco, che una dopo l’altra mastica caramelle non potendo fumare una sigaretta. D’un tratto il primario appare nel corridoio, scuro in viso; Marco accenna di avvicinarsi ma il medico gli fa diniego con la mano. Marco lo vede sparire nel suo studio e subito ricomparire con in mano un oggetto. Resta immobile, come impietrito, mentre il medico rientra in sala parto. Marco divora tutto lo spazio del corridoio una, due, tante volte e sempre più in fretta, non è presente a se stesso, non accenna parola, è completamente preso dai suoi pensieri. Una mano sul braccio lo riporta alla realtà e Marco incrocia lo sguardo di Anna, la sorella di Isabella, che gli rivolge un affettuoso “stai tranquillo vedrai che andrà tutto bene”. Marco abbozza un sorriso di gratitudine, annuisce con la testa e la segue, lentamente, lasciandosi portare per il braccio.
Marco volge lo sguardo fuori, la neve ricopre proprio tutto. Stringendosi la sciarpa al collo, Marco abbozza icasticamente “ma che bella giornata!” “Già!” gli fa eco Anna, che, aggrottando le ciglia, balbetta “ma come è potuto succedere, dopo tante visite e controlli, e sempre tutto bene, e dagli esami ecografici mai una anomalia, mai nessun sintomo, come mai.”
“Mah!”, la interrompe Marco, “sentiremo poi il medico cosa avrà da dirci, per adesso possiamo fare ben poco, solo sperare che tutto proceda per il meglio, che la bambina nasca e nasca bene, e che Isabella non abbia a soffrire della situazione in modo grave.”
Poi di nuovo il silenzio e l’attesa sempre più spasmodica via via che i minuti trascorrono. Fuori la neve continua lenta ma costante a venire giù.
Quanto tempo era trascorso da quando Isabella era entrata in sala parto? Marco aveva perso nozione del tempo. Si! Isabella aveva vissuto la gravidanza in modo meraviglioso, senza problemi. Quanti progetti! Ancora prima di conoscere il sesso Isabella fantasticava ad occhi aperti. “Non ha importanza”, diceva, “se sarà maschio o femmina, importante è che nasca sano e che abbia sempre l’amore dei suoi genitori a guidarlo, ad orientarlo, a preparargli un futuro. Dio, fa che alla nascita non abbia difetti! Non gli faremo mancare amore ed affetto perché cresca forte e sicuro. Ma sarò in grado di crescerlo al meglio? Sarò una buona madre? Saremo in grado di educarlo, di dargli il necessario materiale e spirituale per vivere? Ci renderà felici? Chissà cosa vorrà fare da grande! L’arrivo di questo figlio potrà nuocere al dialogo ed al rapporto con Marco? Io sono pronta a rinunciare a un po’ di me per lui? E il mondo è un luogo adatto per questo figlio che verrà!”
Quanti interrogativi! E quanta trepidazione!
Gli occhi di Marco tradivano la commozione. Si, lui partecipava alla sua ansia ed alla sua gioia con tenerezza, con mille attenzioni, con amore. Marco comprendeva bene il senso di quei perché, erano le normalissime domande che una mamma si pone, non senza scoraggiamento e sfiducia, dinanzi all’evento della nascita di un figlio. Non si mostrava quindi infastidito con Isabella. Anzi…!
La sua mano le sfiorava la guancia, con dolcezza, con delicatezza, in modo carezzevole e rassicurante e le sue labbra Le bisbigliavano all’orecchio: “Vedrai che andrà tutto bene e sarà sano e forte e crescerà bene perché crescerà in un ambiente d’amore. Adesso lasciamo che nasca poi sarà il tempo a dare le sue risposte, ma noi vivremo giorno dopo giorno la sua crescita dandogli amore e i limiti valoriali perché maturi sani principi e sani valori”.
“Si sa”, diceva Marco con tono pacato, dolce, rassicurante, “che la vita ha i suoi pro e i suoi contro, che c’è da scontrarsi con una realtà poco tenera, che si deve lottare per emergere e ancor più per restare a galla! Si sa che nessuno ci regala niente, che bisogna guadagnarsi tutto e non sempre i propri sforzi vengono premiati. Si sa che non esiste un’uguaglianza vera, però si sa anche che esiste il bene e che la vita riserva molte gioie e splendide sorprese, come si sa che vale la pena di venire al mondo anche se questo mondo non è un paradiso! Ma noi faremo del nostro meglio per farlo crescere in un clima d’amore, in un ambiente familiare sereno e per educarlo al meglio alla vita.”
Isabella ricambiava le parole di fiducia di Marco con gioiose espressioni di gratitudine, mentre gli stringeva forte la mano e si sentiva sicura e forte.
E Marco rivede ora gli occhi ridenti di Isabella, rivede i tanti momenti felici della preparazione del corredino, preceduti dal fatidico dilemma “sarà maschio o femmina?“ e dalla decisione di conoscere prima il sesso del nascituro e il momento dell’ecografia, che emozione sentire il primo battito della loro bambina!; la ginnastica preparatoria al parto, le visite ginecologiche, le lunghe passeggiate, le voglie e la meravigliosa trasformazione del corpo di Isabella che preparava nel suo grembo una nuova vita.
Una mano sulla spalla richiama Marco alla realtà. La figura del primario si staglia davanti ai suoi occhi. Il suo volto tradisce la stanchezza ma lascia trasparire un largo sorriso.
“Tutto bene lei è papà di una splendida bambina. “
Marco non frena la commozione e ricambia gli auguri del medico con una energica liberatoria stretta di mano. Il vetro appannato della finestra lascia intravedere che non nevica più, anzi un pallido sole sembra fare capolino tra le nuvole. Marco, finalmente, può abbracciare Isabella che gli mostra radiosa sua figlia. Il battito dei loro cuori è all’unisono. Marco guarda negli occhi Isabella con ineffabile tenerezza, stringe al petto per la prima volta la sua bambina e, con un filo di voce, dice: “Comincia un nuovo giorno, comincia una nuova vita d’amore!”



Eduardo Terrana


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I CARATTERISTICI LAMPIONI DI BARI



BARI ED I SUOI CARATTERISTICI LAMPIONI

Bari è una delle più importanti città del Sud Italia. Ha una solida tradizione mercantile e da sempre è un punto nevralgico nell’ambito del commercio e dei contatti politico culturali con l’Est europeo e il Medio Oriente. Il suo porto è il maggiore scalo passeggeri del mar Adriatico.

IL LUNGOMARE

Il porto e il lungomare furono costruiti nel 1927. Il lungomare rappresenta un patrimonio unico dell’architettura del ‘900. Si tratta di un esempio del tutto originale dell’architettura razionalista, influenzata da correnti ineguali rispetto alle altre città italiane. Le culture orientali ed esotiche, i contatti con altri popoli e l’apertura sul mare hanno caratterizzato gli edifici con un valore architettonico specifico ed unico.

LAMPIONI

Sulla balaustra, che si sviluppa per l’intera estensione, furono installati pali in ghisa a quattro bracci con sfere che verso il 1960 furono sostituite con lanterne circolari.
circolari.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE
Durante la seconda guerra mondiale il porto di Bari fu teatro di una delle più disastrose catastrofi navali di tutta la guerra. Il porto, in cui erano ormeggiate decine di navi alleate, subì un pesantissimo bombardamento aereo. Le navi affondate o distrutte furono 28. Un bombardamento secondo per rilevanza solo all’attacco di Pearl Harbor.


⭕ Approfondimenti su:
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Bari
di Cresy Caradonna


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Tarantismo


Tarantata a Lizzano (TA) durante il rito di guarigione dal tarantismo, presso la masseria San Vito. (Anni Cinquanta del ‘900 – autore del servizio fotografico fu Ciro de Vincentis di Grottaglie).

Tarantismo

Il tarantismo o tarantolismo è una sindrome culturale di tipo isterico riscontrata nel sud Italia, che nella tradizione popolare è collegata ad una patologia che si riteneva essere causata dal morso di ragni (il termine deriva da taranta o tarantola, nomi comuni di Lycosa tarantula, un ragno diffuso in zone mediterranee, che prende a sua volta il nome dalla città di Taranto) o talvolta attribuito ad altri animali comunemente ritenuti velenosi come serpenti o scorpioni. Il termine tarantismo indica propriamente la patologia stessa, che però, in quanto presente solo in quel contesto culturale, è stata considerata una forma di isteria, o un termine indicante manifestazioni idiopatiche di natura sconosciuta. Per estensione, con la parola tarantismo ci si riferisce anche al fenomeno culturale e terapeutico che ne costituisce il contesto presente storicamente anche in Sardegna e in Spagna, portato alla luce da studi approfonditi da parte dell’antropologo culturale Ernesto De Martino negli anni ’50 del ‘900.

Il tarantismo, che si manifestava soprattutto nei mesi estivi (il periodo della mietitura del grano in Puglia), era costituito da sintomi di malessere generale, quali stati di prostrazione, depressione, malinconia, quadri neuropsicologici come catatonia o deliri, dolori addominali, muscolari o affaticamento, e la maggior parte dei soggetti che ne denunciavano i sintomi erano donne.

Il quadro poteva includere sintomatologie psichiatriche, come turbe emotive e offuscamenti dello stato di coscienza, e poteva includere elementi che in passato sono stati associati alle nozioni di epilessia e isteria.

La “cura” tradizionale è una terapia di tipo musicale coreutico, durante la quale il soggetto viene portato ad uno stato di trance nel corso di sessioni di danza frenetica, dando luogo a un fenomeno che è stato definito un “esorcismo musicale”.


Secondo la leggenda la tarantola con il suo morso provocherebbe crisi isteriche. La tradizione popolare ritiene che alcuni musicanti fossero in grado, con la musica, di guarire o almeno lenire lo stato di “pizzicata”. Attraverso una suonata, che poteva durare anche giorni, cercavano di trovare la combinazione di vibrazioni con le note dei loro strumenti. Venivano utilizzati diversi strumenti, in particolare il tamburello. Ancora oggi sono diffuse espressioni scherzose o di rimprovero del tipo “Ti ha morso la tarantola?” rivolte soprattutto a bambini vivaci o persone particolarmente irrequiete.


Il tarantismo oggi


La tradizione del tarantismo è in qualche modo sopravvissuta sino ai nostri giorni con la messa-esorcismo del 29 giugno nella chiesa di San Paolo di Galatina. Tuttavia sono andati progressivamente scomparendo i momenti di partecipazione collettiva e diminuisce sempre di più il numero di persone che si recano alla chiesa per dare luogo al rituale. Il contesto in cui avviene l’esorcismo del resto è radicalmente cambiato: non più la comunità contadina riunita a condividere la stessa esperienza culturale ma solo una folla di curiosi e visitatori lontani dall’atmosfera culturale del rito.

Negli ultimi anni ha preso piede la rappresentazione teatralizzata e rievocativa della danza delle tarantate, da parte di alcuni gruppi musicali e associazioni culturali. Negli anni 1990 e 2000 tradizioni musicali appartenenti al genere della tarantella, in particolare la pizzica, sono tornate alla ribalta ottenendo un grande seguito. Tale riutilizzo di antichi tratti culturali inseriti in contesti completamente differenti e con significati profondamente mutati è un classico esempio di “revival folklorico”, fortunata definizione dell’antropologo Tullio Seppilli. Grazie a questa riproposta culturale, il fenomeno del tarantismo ha raggiunto un vasto pubblico anche fuori dai confini del Salento, per esempio nel lavoro di Alessandra Belloni.

Nel 1996 il regista italiano Edoardo Winspeare dirige Pizzicata. Il film, interamente girato nella provincia di Lecce, vede come protagonista l’attore italiano Cosimo Cinieri, e rappresenta il primo film che descrive questo fenomeno socio-culturale così complesso e misterioso delle lontane terre del Salento. L’approccio del regista in questo film, non ha solo un intento visivo e narrativo, ma si propone come una riflessione su un fenomeno non solo relegato alla cultura popolare pugliese, ma di una realtà che è stata per anni oggetto di studio da parte di antropologi e ricercatori. La musica della pizzica, infatti costituiva il principale accompagnamento del rito ‘etnocoreutico’ del tarantismo, e a differenza di quella più classica eseguita durante i momenti di festa generali delle comunità locali, il ritmo ‘terapeutico’ della pizzica aveva una tonalità peculiare più accelerata e spesso crescente.

La pellicola di Edoardo Winspeare evidenzia dunque il fenomeno del tarantismo come un momento di comunione di un’intera collettività, nell’intento di riappropriarsi della propria identità culturale.

Un’altra pellicola sul tarantismo è La sposa di San Paolo di Gabriella Rosaleva (1989). Il film non per nulla presenta il titolo alternativo Tarantula.


Ricerche web a cura di Cresy Caradonna


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