
Giovedì 28 febbraio c/o IKOS- ore 16
Via Andrea da Bari, 157
LETTURE HELLINGERIANE
A cura di Donato Bottalico
attore e regista di Teatro di Prosa
Commentate da Daniela Poggiolini
Presidente IKOS
Psicologa e Psicoterapeuta


PUGLIA D'AMARE 24 Quotidiano d'informazione
Quotidiano dir. Crescenza Caradonna

Giovedì 28 febbraio c/o IKOS- ore 16
Via Andrea da Bari, 157
LETTURE HELLINGERIANE
A cura di Donato Bottalico
attore e regista di Teatro di Prosa
Commentate da Daniela Poggiolini
Presidente IKOS
Psicologa e Psicoterapeuta


L’Accademje della Canigghje ad Adelfia (Ba): l’associazione che celebra l’unione dei dialetti e tramanda le antiche e preziose tradizioni.
C’era un volta Canneto e Montrone, due paesi limitrofi divisi da un ponte. Dal 29 settembre 1927, i due comuni sono diventati uno, da quando il decreto n. 1903 firmato da Vittorio Emanuele III ne sancì l’unione sotto il nome di Adelfia, dal greco “Adelfhos” che significa fratelli. Nonostante la prossimità dei due centri, vi erano spiccate differenze nelle popolazioni – ad esempio sotto il profilo delle tradizioni e del dialetto – che per alcuni decenni si sono tradotte in un forte campanilismo che ha reso difficoltosa la nascita di un’identità cittadina unitaria. Ancora oggi ci sono due cimiteri (uno per Montrone e uno per Canneto), due scuole elementari, due scuole medie, due centri postali (chiamati rispettivamente Adelfia Montrone e Adelfia Canneto), due feste patronali ecc.
Nel 2016 nasce però “l’Accademje della Canigghje”, un’associazione composta da cittadini di entrambi i rioni che finalmente dopo decenni vorrebbero sancire l’unione, decisi però a conservare i dialetti e le tradizioni del proprio zona di appartenenza.
Da poco hanno aperto una nuova sede e organizzato eventi volti a conservare e tramandare le tradizioni locali, come le “Lezioni di cavatelli” : una piccola prova del cuoco con tanto di tutorial per imparare a fare i cavatelli ed altre le specialità pugliesi. L’evento dedicato al Vino Primitivo, un eccellenza del nostro territorio tra storia, Enologia, Cucina e Tradizione con la partecipazione di Vincenzo Latorre (imprenditore vitivinicolo) Vito Nicassio (cultore di Storia Locale) Vito Giuseppe (Bruno medico Nutrizionista). La festa degli anni ottanta tenutasi al Portico Ricevimenti a Cassano delle Murge, una festa a tema.
Per quanto riguarda gli appuntamenti futuri, sabato 4 maggio ci sarà una nuova esilarante commedia in tre atti prodotta e messa in scena dall’Associazione “l’Accademje d la Canigghje” e dall’Associazione teatrale ACTA intitolata: “Stellin e Trifinucc’ ai timp du 1968”, in sarà rappresentato il fidanzamento ai tempi del 1968, con la riproduzioni fedele degli abiti e delle tradizioni che accompagnavano gli sposi al matrimonio.
Per ulteriori informazioni il link https://www.facebook.com/events/2023324494630455/?active_tab=about
di Maria Francesca Cantacessi
PERCHÈ PARLARE DI LEONARDO SCIASCIA
di Eduardo Terrana
L’8 gennaio di quest’anno avrebbe compiuto 99 anni. Dico di Leonardo Sciascia, uno dei maggiori e più rappresentativi scrittori della letteratura italiana del XX secolo, nato a Racalmuto, ( Ag), l’8-gennaio 1921 e morto a Palermo il 20-11-1989.
Perché parlarne? Perché non è possibile, a mio avviso, eludere il confronto con la capacità di analisi e previsione che rendono gli scritti di Sciascia, scrittore, saggista e giornalista, fortemente attuali.
Una produzione letteraria, quella di Sciascia, il cui insegnamento, incentrato sull’affermazione di valori imprescindibili quali sono: la ragione, la giustizia e la libertà, sta nella forza e nel coraggio di dire no alle menzogne, ai poteri occulti, all’ambiguità, che sono gli strumenti attraverso cui forze nascoste, che operano nella clandestinità, come la mafia, fanno di tutto, pur di annichilire il pensiero ed eludere ogni traccia di verità.
Parlare quindi di Sciascia lo ritengo non solo un atto di doveroso rispetto alla grandiosità della sua opera letteraria, ma opportuno, perché Sciascia ha saputo leggere nella realtà umana, sociale e politica del suo tempo come pochi e lo ha fatto in maniera da rendere questa realtà evidente, manifesta, usando un linguaggio asciutto, schietto, vero, senza fronzoli o ricerche verbali particolari.
Povertà,Crisi della ragione, Mafia, Fame di Giustizia, sono tematiche che Sciascia ha affrontato con attenta analisi critica, con profondo senso morale, con alto impegno civile, per cui si può dire che le sue sono pagine rivelatrici di una realtà universale.
Aprire, infatti, una finestra sulla narrativa di Sciascia è come affacciarsi sulla attualità del mondo.
Il volto della povertà nella sua Regalpetra è il volto della povertà che si riscontra ancora oggi in molte parti del mondo.
La condizione di povertà dei suoi scolari, figli di zolfatari, di salinari e di contadini, e dei loro padri, che guadagnano molto meno di un maestro di scuola o di un impiegato statale, tanto da apparire un’offesa alla dignità della persona lo sciopero di quest’ultimi per l’aumento della retribuzione ,come scrive lo stesso Autore, sono pagine che si adattano alla descrizione di ogni condizione di povertà dei nostri tempi: dei diseredati, degli emarginati e dei bambini poveri delle favelas, delle bidonvilles, delle baraccopoli, dei ghetti metropolitani di molte città e di tutti gli stati del mondo e di esempi se ne potrebbero fare ad iosa,. Sono pagine, quelle descritte da Sciascia nelle sue opere: “Le Parrocchie di Regalpetra” e “Cronachette”, che tracciano la radiografia della miseria umana che è tale in ogni grande o piccola città del mondo. E lui il Maestro, che ai suoi figli è riuscito ad assicurare da mangiare e da studiare, si sente oppresso ed oppressore insieme.
Ed ancora: la condizione di miseria e di fatica, della vita quotidiana e del lavoro, reso senza gratitudine e riconoscimento della propria dignità di persona, dello zolfataro, del salinaro, del contadino, è la stessa degli analoghi lavoratori che ancora oggi non vedono in varie parti del mondo giusta considerazione e remunerazione della loro condizione umana e del loro lavoro. Ciò connota Sciascia di una dimensione umana particolare: essere Amico degli oppressi, oltre che un osservatore critico attento alla questione-sociale.
Ed ancora: la crisi della ragione che ancora oggi genera i mostri della mafia e del terrorismo. “Il buio della ragione produce mostri”, scriveva Goya, due secoli fa, e Sciascia “ce lo ricorda con le sue profezie basate su niente altro che l’analisi spassionata dei fatti”, come scrive nel libro “La memoria di Sciascia”, lo scrittore messicano Federico Campbell, grande amico ed estimatore di Sciascia, che ha conosciuto personalmente e del quale in Messico ha tradotto le opere. Crisi della ragione alla quale Sciascia si oppone fermamente, scrive infatti in “ Le Parrocchie di Regalpetra “: “ Credo nella ragione umana e nella libertà e nella giustizia che dalla ragione scaturiscono.
Ed ancora: la mafia e gli intrighi politici, gli imbrogli, gli intrecci tra politica e malaffare, che nella narrativa di Sciascia offrono il quadro desolante di una società malata, di una politica corrotta , di una corruzione, variamente rappresentata, diffusa .
Ed ancora: la fame di giustizia, che si leva da più parti senza trovare adeguata attenzione e considerazione e giusta risposta e a farne le spese sono sempre i più deboli.
Credo sia questa una risposta accettabile,
anche se non esauriente, alla domanda:
perché parlare di Leonardo Sciascia.
Eduardo Terrana