Termina in Puglia il progetto Fondamenta

Termina in Puglia il progetto Fondamenta

Sabato 12 gennaio nella Sala Marano all’interno dell’ex Istituto Vittorio Emanuele di Giovinazzo (Ba), si terrà l’evento divulgativo promozionale sul workshop “Fondamenta – Una rete di giovani per il sociale”e sull’attività sociale svolta dalla Fita Puglia.

Svoltosi nel comune barese dal 9 all’11 gennaio, il corso di formazione ha visto partecipare undici ragazzi provenienti da tutta la puglia, in prevalenza donne, i quali nella giornata finale hanno tenuto una lezione di teatro sociale con gli alunni disabili della “San Giovanni Bosco – Buonarroti”, nella quale si è svolto l’intero workshop.

A conclusione di questo progetto – ha affermato Anna Maria Carella, presidente della Fita Puglia –ci sarà l’incontro finale che sarà decisivo per trarre le conclusioni di quanto i giovani hannio vissuto in questi tre giorni, l’uso del teatro nell’ambito del disagio e un confronto con addetti ai lavori e non a riguardo”.

Durante questo progetto, come del resto negli altri 20 corsi che la Fita ha organizzatoin tutta Italia,i partecipanti hanno avuto la possibilità di apprendere le nozioni riguardante il teatro sociale attraverso un lezioni frontali con esperti del settore. In Puglia il workshop è stato tenuto dalla teatro-terapeuta Maria Teresa Liuzzi e dall’acting Coach e direttore artistico della Fita Puglia Luigi Facchino. Per i partecipanti non è stato richiesto nessun costo di partecipazione in quanto il progetto “Fondamenta – Una rete di giovani per il sociale” è stato totalmente finanziato a seguito della vincita di un bando del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. È stato offerto anche vitto e alloggio ai partecipanti provenienti da oltre 30 km di distanza dalla sede del corso.

Dopo il feedback sui tre giorni di workshop, sempre nella Sala Marano, ci sarà una chiacchierata con le compagnie iscritte alla Fita, per poter discutere di quanto sta accadendo nel mondo dell’associazionismo in questo settore. Analizzeremo la legge privacy, quella del terzo settore e altro ancora”.

Sala Marano c/o ex Istituto Vittorio Emanuele – Piazza V.Emanuele II, 15 – Giovinazzo (Ba)

Infoline: 3471806809

Inizio attività: 10:00

Massimo Campigli

Massimo Campigli, pseudonimo di Max Ihlenfeldt (Berlino, 4 luglio1895 – Saint-Tropez, 31 maggio1971), è stato un pittore italiano taliano.


Max Ihlenfeldt (poi Massimo Campigli) nasce a Berlino il 4 luglio 1895 da Anna Paolina Luisa Ihlenfeldt, ragazza madre appena diciottenne di origine alto borghese. Viene allevato dalla nonna materna a Settignano, presso Firenze, dove le due donne si sono trasferite. Agli occhi del mondo Anna Paolina risulta essere una sua zia.
Il 10 febbraio, Anna Paolina sposa Giuseppe Bennet, cittadino britannico, rappresentante di una ditta di colori inglese. Si trasferiscono in piazza Beccaria a Firenze, dove vanno a vivere portando con loro il piccolo Max sempre sotto mentite spoglie. La famiglia si trasferisce prima in via Cittadella, poi, nel 1909 a Milano, in via Guerrazzi. Solo nel 1910 Max apprende di essere il figlio naturale di “zia” Anna.
Nel 1911 muore Giuseppe Bennet, la madre rimane sola con Max e le due figlie avute dal suo matrimonio con Bennet.

Max viene assunto nel 1914 al Corriere della Sera come segretario particolare di Renato Simoni. Max in quel periodo si avvicina alla corrente futurista milanese e con lo pseudonimo di Massimo Campigli pubblica sulla rivista Lacerba un saggio, “Parole in libertà”, che lui stesso definirà anni dopo, nel manoscritto “Scrupoli”, essere stato uno “sciocchezzaio futurista”.

Tornato a Milano, gli viene concessa la cittadinanza italiana per valor militare e viene riassunto dal Corriere della Sera. Nel mese di giugno del 1919 viene inviato dal Corriere della Sera a Parigi e in qualità di corrispondente si appoggia alla redazione del “Matin”. Il giornale gli passava uno stipendio decoroso, ma per poter vivere la sua vita da giornalista la notte e da pittore di giorno ed aiutare anche la famiglia a Firenze, è costretto ad abitare prima in uno squallido studio in Rue Daguere e poi in Rue d’Alesia. Abitando a Montparnasse, frequenta il Cafè “Dôme”, ritrovo di artisti.

I riconoscimenti

Nel mese di ottobre viene nominato dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi “Commendatore al Merito della Repubblica”. Nel mese di maggio 1961 a Parigi esce la monografia di A. Chastel intitolata “Les Idoles de Campigli” e Marcel Arland espone le ultime litografie alla “Galerie La Hune”. La rassegna biennale “France – Italie” dedica a Campigli il posto d’onore con una grande antologica. Dopo le personali di Monaco di Baviera, di Melbourne, di Sydney e di Parigi prepara con entusiasmo l’Antologica che Milano gli dedicherà al “Palazzo Reale”. Già da tempo Accademico della “Reale Accademia del Belgio”, gli viene conferita a Roma nel 1965 la nomina di: “Accademico di San Luca”.

Il 1966 è un anno molto difficile per Campigli: Giuditta muore, in luglio, a Saint Tropez, dopo una lunga malattia. Il successo è ormai cosa acquisita, mostre personali a: Tokyo, Osaka, Parigi, Roma e Milano. Le sue opere sono esposte nelle principali rassegne internazionali. Dal 1967 Campigli divide la sua vita tra lo studio di Saint Tropez e quello di Roma, mentre Parigi viene sempre più abbandonata.

La sera del 31 maggio 1971 è stroncato da attacco cardiaco a Saint Tropez.