UMBERTO SABA LA POESIA COME SCRUPOLOSA RICERCA DEL VERO di Eduardo Terrana

UMBERTO SABA LA POESIA COME SCRUPOLOSA RICERCA DEL VERO

di Eduardo Terrana

Umberto Saba nasce a Trieste il 9 marzo del 1883. Sua madre Felicita Rachele Cohen, di nazionalità ebrea, viene abbandonata prestissimo dal marito Ugo Edoardo Poli, giovane gaio e leggero ed insofferente dei legami familiari.
La donna vive già sola quando mette al mondo il figlio Umberto e non potendo accudirlo lo mette a balia da una contadina slovena, tale Peppa Sabaz, che avendo perso il suo figliolo, riversa su di lui ogni amore e tenerezza. Sarà per questa ragione che Umberto Saba rifiuterà il cognome del padre Poli e, in omaggio alla nutrice, prenderà lo pseudonimo di Saba, che in ebraico, peraltro, vuol dire “pane”.
Saba vive un’infanzia difficile, segnata dalla condizione di figlio che ha lontano il padre e dalle ristrettezze economiche che non gli consentiranno di compiere studi regolari. Si forma pertanto una cultura da autodidatta.
Un anno importante della sua vita è il 1909 quando finito il militare fa ritorno a Trieste e sposa Carolina Wolfer, la “Lina” de “Il Canzoniere”. Nel 1910 nasce la figlia Linuccia e scrive le poesie della raccolta “Casa e campagna” alle quali faranno seguito quelle della raccolta “Trieste e una donna”. Nel 1911 esordisce con il volume “Poesie”, che, però, viene drasticamente stroncato dal critico Slataper, collaboratore a Firenze della rivista “La Voce”. Nel 1912 si stabilisce a Bologna dove collabora con “Il Resto Del Carlino”. Nel 1915 partecipa alla prima guerra mondiale. A guerra conclusa rientra nella sua Trieste dove acquista una libreria antiquaria. Ciò gli consente finalmente una certa agiatezza e libertà e di dedicarsi quasi completamente alla poesia. Nel 1921 pubblica a Trieste la prima edizione de “Il Canzoniere”, che raccoglie le sue precedenti pubblicazioni. La sua poesia comincia ad essere apprezzata e nel 1928 registra l’attenzione e l’interesse della rivista “Solaria” che gli dedica un intero numero unico. Nel 1929 cominciano a manifestarsi le prime crisi depressive con momenti di insostenibilità tali che gli fanno desiderare la necessità del suicidio e che in seguito si faranno sempre più intense e pesanti e lo costringeranno a intense cure psicoanalitiche. Nel 1941 le leggi razziali del regime fascista lo costringono a lasciare Trieste e a trovare rifugio presso amici dapprima a Parigi e poi a Roma. Nel 1945 pubblica la seconda edizione de “Il Canzoniere” con l’aggiunta di nuove poesie, scritte posteriormente al 1921. Nel 1946 arriva con l’assegnazione del Premio Viareggio il riconoscimento alla sua statura di poeta. Nel 1948 pubblica “Storia e Cronistoria del Canzoniere”, un saggio critico del poeta verso se stesso e la sua poesia. Nel 1950 i suoi disturbi nervosi si aggravano e subisce numerosi ricoveri clinici. Per lenire il dolore è costretto al ricorso della morfina. Nel 1953 ottiene la laurea honoris causa in letteratura dall’Università di Roma e il Premio dell’Accademia dei Lincei per la sua opera “Ernesto”. Muore d’infarto a Gorizia il 5 agosto del 1957.
La cultura di Umberto Saba ha fonti diverse. Petrarca, Metastasio, Parini, Foscolo Leopardi, Baudelaire, Haine, il filosofo Nietzsche e Freud sono i suoi maestri.
Il suo linguaggio poetico si connota di aulicità, chiaro l’influsso della tradizione classica in particolare di Petrarca e Leopardi, e di quotidianità.
E’ però quella del Saba una quotidianità diversa da quella che si riscontra nei poeti crepuscolari. Questi infatti guardano, sì!, al quotidiano , alle cose di tutti i giorni ma con distacco, mentre Saba si immerge nel quotidiano per trovarvi la via che concili “la fatica di vivere e il doloroso amore per la vita”.
Si suole affermare che Saba è un decadente. Forse certe intuizioni, tipo quelle che lo portano ad identificare gli uomini con gli animali, possono essere viste in chiave decadente, ma di certo non lo sono il suo senso della vita come flusso unitario e il modo di intendere e di vivere il legame tra la sua vita privata e, per dirla con le sue parole, “il popolo in cui vivo ; onde son nato.”
La poesia di Saba è semplice e chiara. E’ una poesia che adopera le parole d’uso quotidiano e che ritrae aspetti della vita di tutti i giorni, anche i più umili e più dimessi; che ritrae luoghi, persone, paesaggi, animali, che coglie dagli avvenimenti e ritrae la città al poeta tanto cara: Trieste, con le sue strade, i suoi angoli, il suo mare.
Una vera dichiarazione di poetica la si può cogliere nella lirica “Il Borgo”, dove si legge: “La fede avere di tutti, dire parole, fare cose che poi ciascuno intende e sono, come i bimbi e le donne, valori di tutti. “
E’ quella del Saba una poesia che ha una funzione liberatoria, la forma poetica gli consente di rivelare quella verità istintuale che l’uomo civile altrimenti censura e reprime.
L’opera principale di Umberto Saba è “Il Canzoniere”, da lui concepito come opera autobiografica, edito per ben cinque volte, la prima nel 1921 e poi, sempre con nuove raccolte, nel 1945, nel 1948, nel 1951 e nel 1961.
Progettato secondo il disegno di un itinerario poetico che segue fedelmente quello della vita dell’autore, “Il Canzoniere” è per Saba “Il libro nato dal romanzo della sua vita”, per cui , come egli stesso scrive “Bastava lasciare alle poesie il loro ordine cronologico; non disturbare con importune trasposizioni, lo spontaneo fluire e trasfigurarsi in poesia della vita”.
“Il Canzoniere” è, pertanto, la rappresentazione totale dell’uomo Saba, della sua vicenda esteriore ed interiore, e della sua poesia, come scrupolosa ricerca del vero, connessa alla sua biografia.
In un linguaggio semplice e quotidiano, che ricalca il modello classico, il Saba esprime ne “ Il Canzoniere” tanto la celebrazione della quotidianità in tutti i suoi aspetti, anche quella più nascosta e più dimessa, ed in particolare gli affetti personali e familiari dedicati alla moglie Lina e alla figlia Linuccia, quanto il tema amoroso che si realizza nella rappresentazione del rapporto con la moglie Lina e con altre giovani donne vagheggiate con i toni di una naturale e candida carica erotica; si sofferma, altresì: sul tema dell’accettazione della vita, con il suo perenne oscillare di sogni ed illusioni e deludenti esperienze; sulla sua città natale, Trieste; sul mare, simbolo di fuga e di avventure spirituali; sulle memorie dell’infanzia, del rapporto con la natura e delle riflessioni sull’attualità.
Da ricordare sono anche i 16 sonetti della “Autobiografia”, pubblicati nel 1923 su un numero della rivista “Primo Tempo”, dove Saba ripercorre, dall’infanzia, le tappe essenziali della sua vita: il servizio militare, i contatti difficili con gli intellettuali de “La Voce”, l’amore per Lina e per Trieste e il suo giornaliero lavoro: “Una strana bottega d’antiquario / s’apre a Trieste , in una via secreta…/ vive in quell’aria tranquillo un poeta “.
Due sonetti, però, su tutti rivestono un’importanza significativa perché evidenziano aspetti particolari della personalità e della poesia di Saba: “Quando nacque mia madre “ e “ Mio padre è stato per me”, che rappresentano le conseguenze che il rapporto difficile con la madre e l’assenza del padre hanno avuto sul poeta.
Scriverà lo stesso Saba all’amico Giacomo De Benedetti “Un mondo nuovo apparve davanti al mio spirito … Devi sapere che alla radice della mia malattia stava la mancanza del padre: ma come, in qual senso e con quali conseguenze è cosa incredibile e vera”.
Tutti i poeti, scrive De Benedetti, chiedono alla poesia compensazioni e risarcimenti ma Saba le attribuisce una funzione ed una bontà materni.
E infatti la poesia prende il posto della madre troppo severa e dei tanti “ perdoni materni non concessi”, a cui il poeta fa cenno nelle prime poesie .
In questi sonetti dunque sono compresenti le voci discordi che Saba avverte nel suo intimo , quella leggera, gaia, disponibile alla vita, che gli deriva dal padre, e quella severa, austera, che gli viene dall’educazione limitante, costrittiva e rigida, della madre.
Sono varie le raccolte di poesie de “Il Canzoniere”: “casa e campagna; “Trieste e una donna”; “mediterranee”; “ultime cose”; “cose leggere e vaganti”; “uccelli”; “quasi un racconto”. Di qualcuna ne tratteggiamo gli aspetti più significativi e ne cogliamo il significato.
Nelle poesie della raccolta “casa e campagna”, è svolto il tema della identificazione uomo-animale, scoperta di una legge di dolore che accomuna tutte le creature; ne sono espressione le liriche “A mia moglie” e “La Capra”. Nella prima Saba celebra la moglie paragonandola alle femmine di varie animali , di cui mette in luce, francescanamente, le qualità e la colloca in un gioco di contrasti al centro del quale campeggia ed acquista spessore la figura di Lina, la moglie che , attraverso le varie metamorfosi, diviene lentamente se stessa.
Così la pollastra, la giovenca, la cagna, la coniglia, la formica, la pecchia, sono “tutte le femmine di tutti i sereni animali, che avvicinano a Dio”, che realizzano il miracolo della mutevole identità di Lina, che costituisce in assoluto il perno della poesia.
La lirica “La capra” è invece un’altra testimonianza della capacità del poeta di discendere o di innalzarsi a quella misteriosa dimensione in cui la vita degli uomini si incontra e si identifica con la vita degli animali. In questa lirica, però, l’adesione al mondo animale è esclusivamente in una dimensione dolorosa, il poeta vede nel viso della capra i tratti semitici dell’ebreo perseguitato e la poesia diventa, pertanto, simbolo lirico della condizione umana di dolore e di pianto universale.
Nelle poesie della raccolta “Trieste e una donna”, il poeta ricerca l’armonia con tutte le creature per realizzare l’aspirazione ad immettere la sua vita nella calda vita di tutti e ad essere come tutti gli uomini di tutti i giorni.
Saba esprime con questi temi una sorta di vitalismo erotico sentito come immersione nel flusso della vita e quindi come innocenza. Ne sono espressione le poesie: il torrente, Trieste, città vecchia.
“Il torrente”, che appariva al poeta fanciullo pieno di fascinosa avventura, ora gli si rivela nell’età matura senza più particolari significati. E’ solo un esile filo d’acqua che bagna appena i piedi nudi ad una lavandaia.
Ma il torrente riavvia la memoria, srotola la matassa dei ricordi e attraverso il filo della memoria rende possibile il recupero dell’infanzia e consente al poeta di cogliere ancora la realtà, come fosse ancora presente, dell’erba che cresceva sulle sue sponde, e che ancora cresce nel suo ricordo, e le vive passeggiate serali con la madre che le faceva incomprese similitudini, a quel tempo, tra quell’acqua fuggitiva e la vita degli uomini che se ne fugge sempre tanto velocemente.
“Trieste è la città, la donna è Lina!”, dirà lo stesso Saba in “Autobiografia” sintetizzando così in un sol fiato i suoi due amori: Trieste e la moglie Lina.
La città e la donna assumono per la prima volta le loro specifiche identità e sono amate appunto per quello che hanno di proprio e di inconfondibile, ma con un qualcosa di aggiunto,Trieste non è vista e cantata con l’occhio del visitatore, bensì con l’animo di chi ci vive e l’ama di un affetto unico e smisurato, e la sente sua con una intensità tale da sublimare in essa l’espressione e la proiezione del suo stesso animo.
“ Essere uomo fra gli umani / io non so più dolce cosa “. Questi versi sintetizzano lo spirito che anima la lirica “Città vecchia”,considerata come un’esemplare realizzazione di una costante di Saba , e cioè : di cercare riparo nella “calda vita di tutti gli uomini e di tutti i giorni“. Il poeta si sente parte del tutto, si sente immerso nella città, che sente come un mondo popolato da creature simili a lui, nelle quali come in lui “si agita il Signore“ , si sente immerso “nella folla rigurgitante nei vicoli e vicoletti della città vecchia”, che gli ispira pensieri di religiosa adesione.
La lirica “Ultimi versi a Lina”, fa parte della raccolta “ Ultime cose”, pubblicata a Lugano nel 1944 in un tempo cupamente tragico per l’intera umanità e particolarmente angoscioso per il poeta. E’ l’ultimo pensiero poetico espresso in versi che il poeta dedica alla moglie Lina in ricordo dei giorni della loro giovinezza.
Due momenti diversi animano la poesia. Il primo ricostruisce, attraverso una serie di immagini, una sera trascorsa con la moglie e con le amiche ad ascoltare la banda musicale che suonava e richiamava gente. La memoria zumma sulle immagini al poeta ancora tanto care: le luci che oscillano sui porta spartiti quando la banda marciava guidata dal maestro che batteva il tempo alzando e abbassando il bastone; le amiche della moglie, con i loro pregi e difetti:quella buona, quell’astuta, quella infedele; i prati verdi fuori e dentro la città; il suono lacerante delle sirene delle navi a vapore che lasciavano il porto; le osterie chiassose sparse per le campagne .
Il secondo momento è quello della dolorosa ma calma accettazione: quelle cose ormai appartengono al passato, e sono via via svanite ad una ad una col trascorrere del tempo, ed il poeta adesso ormai avanti negli anni, ama ritrovare quelle immagini, quei frammenti di vita trascorsa, nella meditazione, e quei momenti, restituiti dalla memoria, sono un dono prezioso.
La lirica “Ritratto della mia bambina” fa parte della raccolta “Cose leggere e vaganti”. E’ un giorno estivo di festa e la figlia del poeta Linuccia , interrompendo il gioco della palla, gli chiede di uscire con lui. Indossa la bambina un leggero vestitino azzurro, lo stesso colore dei suoi occhi, lo stesso colore del cielo. Il poeta si sofferma a pensare a quali immagini della natura accostare la bellezza, la dolcezza della bambina. Nella schiuma marina, nelle nubi che si formano e si dissolvono nel cielo, nella scia di fumo che esce dai tetti e sembra azzurra al dissolversi dell’aria, trova gli accostamenti adatti ad esprimere quella leggerezza e quella mutevolezza infantile così dolce e sorprendente.
La Lirica “ Il fanciullo e l’averla”, fa parte della raccolta “Uccelli”. Saba ci rappresenta la curiosità dei fanciulli , che si esprime in modi sempre insaziabili di tutto, in particolare di conoscenze e di possesso di specie del mondo animale, esprimendo, appena raggiunto l’oggetto del loro desiderio, immensa gioia, con l’immediata però conseguente noia e disinteresse che accompagna la caduta del desiderio non appena soddisfatto. Un fanciullo giunge a possedere un’averla che poi dimentica. Si ricorda di lei solamente un giorno in cui, per noia o per cattiveria, vuole stringerla in pugno, ma l’averla lo becca e gli scivola dalla mano volandosene via lontano. La condizione dell’averla in gabbia, che soffre, in solitudine ed silenzio, le da dimensioni quasi umane, e diventa simbolo di quella condizione umana che soffre in solitudine ed in silenzio chiusa nella gabbia della vita.
“ Fui sempre un povero cane randagio” è il verso che chiude “Il Canzoniere” postumo, edito nel 1961, e chiude anche l’autobiografia del poeta, delineandone però una raffigurazione angosciata, in cui si compendiano la lacerazione tra l’orgoglio ed il rimpianto della propria difficile individualità ed il bisogno di immersione nell’esistenza, nonché l’opzione per una poesia di sentimento e di riflessione, comunque espressa sempre con toni di affabile colloquialità.
Ciò che fa di Umberto Saba un poeta dalla grazia scontrosa ma propria ed inconfondibile.

Eduardo Terrana


Conferenziere internazionale su diritti umani e Pace
Tutti i diritti riservati all’autore

“Il Sacrificio come Riscatto” Serata della premiazione a Rutigliano(BA)

“Il Sacrificio come Riscatto”
Serata della premiazione

L’Associazione Culturale Contaminazioni d’Arte, presenta la serata dedicata alle premiazioni della mostra-concorso di arti visive “Il Sacrificio come Riscatto” seconda edizione. Nella sala al piano terra del Museo Civico Archeologico di Rutigliano, conosceremo i vincitori delle due categorie “pittura” e “scultura” ai quali saranno assegnati i premi in palio. L’evento avrà inizio alle ore 18:30 con una lezione di storia dell’arte, tenuta dal professor Nicola Troiani, dal tema “La croce capovolta”, la presentazione della giuria, e subito a seguire la consegna dei premi.

Giovedì 19 Settembre 2019 Rutigliano (Ba)
Museo Civico Archeologico
“Pietro e Grazia Di Donna”
Piazza XX Settembre Dalle ore 18:30
Ingresso libero

articolo di CRESCENZA CARADONNA
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pugliadaamareonline@gmail.com

Mariangela Melato

MARIANGELA MELATO

Oggi ricordiamo una grande donna ed attrice indimenticabile: Mariangela Melato.
19 settembre 1941 Mariangela Melato nata a Milano, è stata una delle più apprezzate attrici teatrali e cinematografiche nel panorama italiano.
Annoverata tra le più grandi attrici italiane, iniziò a studiare recitazione sotto la guida di Esperia Sperani. Dopo anni di teatro in cui lavorò con Fantasio Piccoli, Dario Fo, Luchino Visconti e Luca Ronconi, esordì al cinema con Pupi Avati nell’horror Thomas e gli indemoniati.
Il successo arrivò negli anni settanta, per la partecipazione in film drammatici e commedie di successo, soprattutto per la collaborazione artistica con Lina Wertmüller e Giancarlo Giannini nelle commedie grottesche: Mimì metallurgico ferito nell’onore, Film d’amore e d’anarchia e Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto.
Fu in questo periodo che ricevette la maggior parte dei suoi premi cinematografici, fra cui quattro David di Donatello alla migliore attrice per La poliziotta (1974), Caro Michele (1976), Il gatto (1977) e Aiutami a sognare (1981) e altri quattro riconoscimenti speciali. Ha vinto inoltre cinque Nastro d’argento alla miglior attrice, due Globi d’oro, un Ciak d’oro. In ambito teatrale ha vinto due premi Ubu (2002 e 2011) e due premi Eleonora Duse (1987, 1999) come migliore attrice.
Alternò sempre il lavoro fra cinema e teatro: a quest’ultimo si dedicò maggiormente nella seconda parte della sua carriera, diradando le partecipazioni al cinema e lavorando saltuariamente per qualche fiction televisiva.

Ammalatasi di un tumore del pancreas, morì l’11 gennaio 2013 all’età di 71 anni.
(dal web)
Cresy Crescenza Caradonna

Le Librerie.Coop aprono la stagione degli eventi 2019-20 a Bari

Venerdì 27 settembre alle 18:30 le Librerie.Coop aprono la stagione degli eventi 2019-20 con la presentazione del libro di Paola Costantini :
“Carmen e le sue simpatiche”, L’Erudita edizioni.

L’evento si svolgerà nel Centro Congressi di Eataly Bari, 1° piano.
Dialogherà con l’autrice l’attrice e regista Floriana Uva.

Giovanna, Linà e Maria decidono di partire per la Sicilia. Un viaggio d’evasione, per staccare dalla routine quotidiana. Ognuna ha bisogno di ritrovare se stessa ma il viaggio che faranno non sarà solo fisico.. Giorno dopo giorno, tra chiacchiere e confidenze, ognuna si ritroverà a risolvere la vita delle altre (e a portare giovamento alla propria).

Venerdì 27 settembre 2019 dalle ore 18:30 alle 20:30

Librerie.coop (Eataly Bari)Lungomare Starita, 4, 70123 Bari

Articolo di Crescenza Caradonna

Presentato a Bruxelles il progetto di Giraffa Onlus sulle donne rifugiate vittime di violenza

Presentato a Bruxelles il progetto di Giraffa Onlus
sulle donne rifugiate vittime di violenza

Informare, sostenere e incoraggiare le donne rifugiate vittime di violenza di genere offrendo loro un servizio di assistenza specifica, migliorarne l’accesso ai servizi e la capacità dei professionisti di assisterle ed elaborazione nuovo metodo di consulenza che può essere utilizzato nel loro lavoro quotidiano.

E’ questo l’obiettivo del progetto “Co-creare un metodo di consulenza per le vittime di violenza di genere per le donne rifugiate” di cui Giraffa Onlus – associazione che fa parte della rete Reama – è organizzazione partner e i cui risultati sono presentati oggi a Bruxelles alla presenza dell’European regional institute in the United Nations Criminal Justice and Crime Prevention programme network (HEUNI) e SOLWODI Deutschland e.V. (associazione coordinatrice del progetto).

Un tema importante, quello delle donne migranti che vivono la violenza di genere, che viene spesso letto sotto la lente d’ingrandimento degli stereotipi o ridotto alla tratta e alla prostituzione. I risultati del lavoro svolto invece ci raccontano che anche per le richiedenti asilo è la violenza vissuta in ambito familiare la forma più frequente di maltrattamento, che compare nel 70% dei casi intervistati. Segue il traffico di essere umani con il 52% e gli abusi sessuali e lo stupro per il 50%. Il 25% delle donne richiedenti asilo ha subito mutilazioni genitali femminili ma solo nel loro paese, mentre in Italia e nei paesi europei sono quasi assenti, il 22% è vittima di maltrattamenti, stalking e matrimoni forzati e per il 15% vige ancora il delitto d’onore.

E ’per questo sempre più necessario – affermano le responsabili del progetto – non sottovalutare il tema della violenza di genere per le richiedenti asilo e creare per questo una rete di persone formate e specializzate, anche quando si parla di donne migranti. Questo vuol dire promuovere il potenziamento delle capacità dei counselors, raccogliere e valutare i dati sui bisogni delle richiedenti asilo e istituire una rete di esperti.

Il progetto ha adottato un approccio incentrato sulle vittime per comprendere meglio i problemi e le esigenze delle donne rifugiate vittime di violenza di genere. L’obiettivo è quello di creare maggiore consapevolezza sul tema della violenza di genere tra le donne rifugiate e sui servizi a loro disposizione, aumentare le segnalazioni dei casi alle Ong o alla polizia, creare una rete di esperti transnazionali ma anche e soprattutto elaborazione un nuovo metodo di consulenza che può essere utilizzato nel loro lavoro quotidiano per aiutare le donne rifugiate vittime di violenza.

(dal sito web bonculture.it)


Giraffa Onlus

Arte a Santa Teresa dei Maschi: a Bari la mostra del Premio Notti Sacre

Arte a Santa Teresa dei Maschi:

a Bari la mostra del Premio Notti Sacre

L’arte diventa un’opportunità per mostrare al pubblico gli angoli nascosti di Bari Vecchia.

Sabato 21 settembre, alle ore 19.30 è tempo di inaugurare una nuova mostra, un nuovo appuntamento con l’Arte, a Santa Teresa dei Maschi, (Str. Santa Teresa dei Maschi, 26), chiesa del 1600, un tesoro da scoprire grazie a Bibart, Vallisa Cultura Onlus e Federico II Eventi. L’ingresso è gratuito.

Dopo Cerignola arriva a Bari la mostra itinerante del Premio “Notti Sacre d’Arte” che si concluderà dal 5 al 19 ottobre nella Chiesa dell’Addolorata di Casamassima.

Gli artisti finalisti provengono dalla Puglia, Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Basilicata, Sicilia, Messico e dall’Ucraina.

Tema di questa sesta edizione è – Mediterraneo, frontiera di pace – punto di incontro tra nazioni e generazioni nel solco della Storia e della Cultura.

Da anni Notti Sacre d’Arte punta a valorizzare artisti, compositori storici e contemporanei oltre che a dare spazio a giovani artisti del territorio attraverso l’interpretazione di pittori, scultori, musicisti, videomakers, attori, scrittori e pensatori.

La mostra sarà aperta fino al 29 settembre dalle ore 10.30 alle 13.00  e dalle 17.00 alle 21.00

Ingresso gratuito.

Sabato 21 settembre dopo l’inaugurazione della mostra, ci sposteremo tutti insieme sul piazzale della Cattedrale di Bari per assistere alla performance collettiva di video-art “Sanctus Aquam” sulla facciata e sul sagrato della Cattedrale.

“Sanctus Aquam”: l’acqua e il Mare Nostrum nelle parole di Sara Ciafardoni, tredicenne, navigante della vita, che hanno ispirato la VideoArt firmata da Miguel Gomez, le immagini saranno accompagnate dal concerto  del Polaris Duo composto dai musicisti  Miro Abbaticchio e Giuseppe Massarelli autori delle musiche, con la voce narrante di Miguel Gomez, che offrono a Sara la loro arte per donarle un orizzonte da raggiungere.

Il legame tra l’acqua, la vita e l’Uomo, elemento primordiale che ha plasmato la terra, l’acqua porta speranza e dramma nell’esodo dei nostri giorni, l’acqua venerata, santificata ma anche maledetta quando ce n’è troppa o troppo poca.

Sara Ciafardoni ha 14 anni. Una rara malattia la costringe a letto da quando aveva otto anni ma non le ha impedito di dedicarsi con entusiasmo alla scrittura, alla pittura e alla fotografia. Oggi la sua malattia le concede di dedicarsi solo alla scrittura ed alla lettura. Il computer è la sua scatola magica. Lei è dono per noi.

Studentessa di giorno e divoratrice di libri di notte, blogger e bookstagrammer. Il suo mondo è descritto nella sua pagina Instagram “lasarabooks” e un blog “LaLettriceSognatrice” che divide con oltre 500.000 contatti.

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Viva l’Italia 🇮🇹

VIVA L’ITALIA

La coerenza è comportarsi come si è, e non come si è deciso di essere.”

SANDRO PERTINI

CALENDARIO★SAGGIO by Crescenza Caradonna

Avatar di Crescenza Caradonna (Cresy)IL CALENDARIO SAGGIO

Buon ☺️giorno colorato a tutti!
Mercoledì 18 Settembre 2019

Il sole sorge alle 7,05 e tramonta alle 19,31

Il Santo del giorno:
Santa Sofia
Il meteo:
Sintesi:
Giornata di intervallo tra il caldo afoso e il fresco da giovedì.
Calo termico dalla sera avvertibile nell’entroterra e i monti, meno sulla costa.

Dettaglio:
Mattinata variabile con nubi alternate a schiarite sulla costa. Maggiore nuvolosità nell’entroterra sui versanti padani.
Situazione pressochè invariata salvo per qualche apertura più decisa sulla costa.
Temperature stazionarie o in lieve calo fino alla sera. Dal tramonto calo termico evidente in montagna, venti da nord sulla costa manterranno le temperature abbastanza alte.
Venti moderati da sud.
Mare da poco mosso a mosso.
Temperatura minima: 19°
Temperatura massima: 27°
Tendenza per giovedì:
Giornata ancora da decifrare ed estremamente incerta, possibile variabilità marcata specie sulle zone interne.
(www.meteolanterna.net)

La frase del giorno:

“Chi si abbandona a gesti violenti accresce…

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GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMIONIO 2019 AL MAT DI SAN SEVERO

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GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMIONIO 2019 AL MAT DI SAN SEVERO

NEL CHIOSTRO DEL MAT LO SPETTACOLO MUSICALE “PANE” DEI RIONE JUNNO DOMENICA 22 SETTEMBRE; GIOCO PER FAMIGLIE “A CACCIA D’IDENTITÁ” SABATO POMERIGGIO E DOMENICA MATTINA

Domenica 22 settembre, alle ore 19.00, nell’ambito del Festival delle piccole cose, nel Chiostro del MAT Museo dell’Alto Tavoliere di San Severo (FG), si svolgerà “Pane”,uno spettacolo musicale tratto dal disco omonimo, pubblicato lo scorso 26 luglio dal gruppo musicale Rione Junno con l’etichetta SoundFly e con il sostegno di PugliaSounds Record 2019.

L’evento è un progetto dell’Associazione Culturale Rhymers’ Club, con il patrocinio di Regione Puglia – Assessorato all’Industria Turistica e Culturale, del Comune di San Severo e di I Presidi del Libro e con la collaborazione del MAT Museo dell’Alto Tavoliere di San Severo, dell’etichetta musicale SoundFly e della band Rione Junno.

La serata, rientrante nelle Giornate Europee del Patrimonio 2019, sarà aperta dai saluti dell’avv. Francesco Miglio, Sindaco di San Severo, e  dalla dott.ssa Elena Antonacci, Direttrice del MAT.

Il pane, in origine fatto in casa, la cui dedizione alla preparazione ne indica l’importanza per l’intera umanità, rappresenta la memoria storica della cultura contadina e dell’alimentazione della Puglia. Un’operazione culturale, quella di domenica 22 settembre al MAT di San Severo, che promuove la conoscenza e l’attrattività del territorio della Puglia, che nella narrazione dello spettacolo diviene centro di un viaggio che diventa internazionale, nelle sue componenti culturali valorizzandone pienamente le eccellenze (la letteratura, la gastronomia), intese anche come espressione della tradizione e dell’identità dei luoghi e delle comunità.

Il percorso artistico e professionale di Rione Junno inizia concretamente a fine anni ‘90 quando entra stabilmente in “Taranta Power”, il movimento fondato da Eugenio Bennato. Rione Junno è una realtà vivissima della musica pugliese ed italiana e nei suoi ormai 20 anni di carriera artistica ha tenuto concerti in tutta Italia e nel mondo. Il gruppo ha collaborato e condiviso i palchi praticamente con tutti i nomi più importanti della musica italiana.

Paneè un disco coraggioso nella sua semplicità e nella sua realizzazione. Come accade ai più romantici dei maestri panificatori, i Rione Junno hanno arricchito la loro pasta madre degli sguardi, dei suoni, delle voci, dei paesaggi che hanno incrociato lungo il loro cammino artistico, di concerto in concerto, di incontro in incontro, dal 2012, anno di uscita del loro precedente lavoro discografico, “Terra di nessuno”, che li vedeva dialogare artisticamente con artisti del calibro di Enzo Gragnaniello. il disco è frutto di un’intuizione nata in un progetto artistico e live tour iniziato nel novembre 2017, già vincitore del bando “InPuglia365 (dell’Agenzia Puglia Promozione. Programma operativo Regionale FESR-FSE 2014 – 2020 Attrattori culturali, naturali e turismo, Asse VI – Tutela dell’ambiente e promozione delle risorse naturali e culturali – Azione 6.8 Interventi per il riposizionamento competitivo delle destinazioni turistiche”), proseguito nella primavera/estate 2018 in Italia, ad ottobre 2018 in Albania con una serie di importanti concerti in teatri e siti archeologici del Paese delle aquile ed a novembre 2018 in Germania nel prestigioso Istituto Italiano di Cultura con sede a Berlino.

Il disco, arricchito dai disegni dell’artista Stefania Guerra, è un contenitore delle musiche e dei testi inediti composti e scritti su ispirazione dei versi tratti dal poema omonimo di Umberto Fraccacreta, da “Il canto del pane” del poeta armeno Daniel Varujan e da testi del poeta Raffaele Niro. Umberto Fraccacreta è stato uno dei più importanti poeti italiani del ‘900, non a caso il suo nome è stato incluso nel Dizionario Biografico della Treccani. Tra le sue opere più note vi è proprio il poema Il Pane, ispirato a temi che toccano a 360 gradi il volto del Tavoliere delle Puglie e che risuonano attualissimi al giorno d’oggi. Daniel Varujan, ucciso nel 1915 durante il genocidio ad opera degli Ottomani, è tuttora riconosciuto come il più grande poeta armeno. Il canto del pane, ritrovato dopo la sua morte e pubblicato postumo, è diventato il simbolo della vita del popolo armeno.

Parte insostituibile e fondamentale nell’intero percorso creativo, sia per la tessitura generale che per i testi poetici è stata Raffaele Niro: poeta, scrittore e performer, anch’ egli talento pugliese doc.

Il progetto “Pane” è dunque un omaggio alla cultura della nostra terra, la Puglia, un omaggio al più rappresentativo dei suoi prodotti, ma allo stesso tempo è la più grande delle metafore umane e un ponte tra culture e uomini di ogni epoca e di ogni origine. L’album è caratterizzato da una forte tessitura musicale raffinata ed evocativa, guardando al futuro ma con un focus anche su repertori e temi impegnati (grazie alle operazioni di ricerca su frammenti inediti dell’Archivio Sonoro Puglia).

L’idea discografica si basa sulla consapevolezza che la musica delle radici, per continuare a trasmettere la sua naturale vitalità, impone ai suoi interpreti un atteggiamento fatto anche d’istinto, figlio di un’esperienza quotidiana densa di voci, rumori della strada e ‘parole importanti’, affidati alla tessitura e scrittura musicale del maestro Erasmo Petringa.

Il disco, che rientra nella programmazione PUGLIA SOUNDS RECORD 2019 (“REGIONE PUGLIA – FSC 2014/2020 – Patto per la Puglia – Investiamo nel vostro futuro”), ha coinvolto più di quindici musicisti e vede alcuni featuring d’eccezione: Eugenio Bennato, che con Rione Junno reinterpreta ‘Foggia’, Massimiliano Morabito e Giulio Bianco del Canzoniere Grecanico Salentino, Antonio Piccininno, Elio “100 grammi”, Luca Rossi.

Il gruppo Rione Junno è composto da: Federico Scarabino, Biagio De Nittis (voci, chitarre), Erasmo Petrigna (archi, plettri, oud), Sonya Orfalian, Riccardo Giagni e Raffaele Niro (voci narranti).

L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Nel pomeriggio di sabato 21 settembre, con replica nella mattina di domenica 22 settembre, attività didattica “A CACCIA D’IDENTITÀ” rivolta alle famiglie con bambini dai 5 agli 11 anni. I bambini aguzzeranno vista e ingegno alla scoperta di personaggi e storie nascosti nel museo. Il gioco per famiglie avrà inizio alle ore 18.00 di sabato 21 ed andrà avanti, con cicli che si ripeteranno in maniera continuativa fino alle ore 21.00 (ultimo ingresso alle ore 20.00) ed alle ore 10.30 fino alle 13.30 (ultimo ingresso alle ore 12.30) domenica 22. Per il gioco per famiglie “A CACCIA D’IDENTITÀ” è consigliata la prenotazione.

Per info (spettacolo Rione Junno):

tel. 389.1450508 email: associazione.rhymersclub@gmail.com

Facebook: @piccolecosefest
www.piccolecosefest.it
Per info (spettacolo Rione Junno e gioco per famiglie “A CACCIA D’IDENTITÀ”):
MAT Museo dell’Alto Tavoliere
Piazza san Francesco n°48
San Severo (FG)
Tel. 0882.339611
Email: mat.sansevero@comune.san-severo.fg.it

“IL MIO VIAGGIO NELLA SLA” DI ANTONIO PINNA

“IL MIO VIAGGIO NELLA SLA”
DI ANTONIO PINNA

CUEC EDITRICE, 2018

Un racconto sulla condizione dei malati di SLA in Italia, ma anche un testo ricco di informazioni sui problemi dell’assistenza, dei caregiver familiari, del testamento biologico, della ricerca terapeutica e della comunicazione con i pazienti. Cosi si presenta Il mio viaggio nella SLA di Antonio Pinna, uscito a giugno dello scorso anno
da Cuec editrice.

Partendo da un lutto familiare, Antonio Pinna ex-dirigente scolastico e giornalista pubblicista, riprende in parte il risultato della sua tesi di laurea sulla SLA nel corso di Scienze e Tecniche Psicologiche nel 2014. Da li inizia un percorso di condivisione dei temi della malattia. Incontri con i malati, partecipazione a convegni scientifici, a manifestazioni di protesta dei pazienti a Roma e Cagliari, studio e aggiornamento quotidiano anche tramite risorse nel web e colloqui personali con gli esperti sono alla base del libro che segue per lunghi tratti un criterio cronologico e logico, per argomenti. Quest’impostazione accompagna il lettore, preso per mano in un itinerario divulgativo ricco di notizie e  concetti esposti in modo agevole.

Il libro racconta dei malati che sono anche protagonisti del documentario SLA in men che non si dica, realizzato insieme al documentarista Antonello Carboni, autore e regista di importanti film che gli hanno fruttato notevoli riconoscimenti a livello internazionale.

In particolare il focus di questo viaggio è dato dai malati resilienti, quelli che hanno trasformato la malattia in risorsa per il miglioramento di sé stessi, non solo “hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo”, ma dall’ostacolo hanno tratto una forza, una leva interiore riannodando il loro passato con il presente della malattia. I protagonisti? Un sindacalista di malati di SLA come Salvatore Usala, venuto a mancare nel 2016, Anicetto Scanu che da malato gestisce ancora la sua emittente privata, Radio Sardinia nel Medio Campidano, Giuseppe Punzoni, autore del prezioso volumetto autobiografico “In men che non si dica”, Paolo Palumbo, il più giovane malato di SLA in Italia, sostenitore dello SLA DREAM TEAM, il gruppo internazionale di ricercatori sulla patologia, Andrea Fanny Turnu, dj di Ales (Oristano) che ha fatto della sua passione musicale uno strumento di sostegno alla ricerca biomedica. In un capitolo viene documentata anche la vicenda di Walter Piludu e la sua battaglia per la legge sul testamento biologico. Ancora un paziente merita una considerazione particolare: è Julius Neumann, inglese, 60 anni, residente a Monza, malato da dieci anni, con una vastissima esperienza internazionale in un’importante azienda nel settore delle reti e delle comunicazioni. E’ un malato istruito, consapevole, anche per la sua laurea in Ingegneria Biomedica negli USA. Questo paziente, veramente multiculturale, è l’autore della prefazione del libro: una lucida esplorazione dei problemi delle sperimentazioni terapeutiche internazionali con un chiaro ed efficace messaggio: condivisione e alleanza tra malati, medici e mondo della ricerca. A questo riguardo il libro racconta la campagna social svolta nell’estate 2016, di cui Julius è il principale animatore, per l’introduzione in Italia del metodo NurOwn, la sperimentazione di fase 3 dell’azienda biotech israeliana BrainStorm Cell Therapeutics, a base di cellule staminali riprogrammate, ingegnerizzate. La cronaca puntuale di questa battaglia conclusasi con un “nulla di fatto” è lo spunto dal quale Antonio Pinna espone il suo punto di vista per una comunicazione efficace con i pazienti, sull’informazione medica e scientifica, in un contesto nel quale trovano ancora spazio la ciarlataneria e molti comportamenti antiscientifici, non sufficientemente contrastati, quando non sostenuti da una politica “ignorante” ed acquiescente, come nel caso Stamina che ha tenuto banco per vari anni.
Questo contrasto, secondo l’autore, non può esimersi anche da un saggio presidio del web e dei social, a tutela dei malati. A questo riguardo l’autore cita l’esperienza del gruppo Facebook chiuso SLA IN MEN CHE NON SI DICA, giunto a tre anni di attività e particolarmente interattivo con i malati con un profilo informativo, di scambio continuo di opinioni e domande e recupero di risposte esperte.
Proprio la ricerca internazionale, citata nel libro, di un tecnico come Marco Caligari, responsabile del Laboratorio di Comunicazione e Domotica dell’Istituto Medico Maugeri di Veruno (Novara), che ha rilevato l’impatto positivo dell’uso esperto dei pc e dei comunicatori vocali nella qualità della vita dei pazienti, soprattutto di quelli bloccati, consentendone un’indispensabile apertura al mondo ed agli altri. Insomma, un altro fattore decisivo a favore della resilienza dei malati.

Il libro si chiude con l’indicazione di un orientamento unitario in sede europea della ricerca, formulato da un’importante network internazionale. La tappa finale del libro è un punto di domanda, uno stimolo per l’innovazione e la condivisione nel tema SLA. L’ultimo capitolo del volume, ricco di una densa bibliografia e sitografia, s’intitola: Che fare?. L’interrogativo si collega anche all’istanza di Luca Coscioni per una libera ricerca quanto mai significativa nel contesto attuale di una malattia complessa, “bastarda”, come la definiscono molti malati.

Il libro, insieme al documentario, ha avuto sinora tredici presentazioni con 600 partecipanti. Nella penisola è stato presentato a Torino, Monza e Milano ed il prossimo 15 dicembre alle 17 a Treviso presso il Circolo dei Sardi Amicizia sarda con il giornalista scientifico Enrico Orzes di Osservatorio Malattie Rare.

Antonio Pinna

Il libro è in vendita negli store on line: ibs.it, mondadoristore.itfeltrinelli.itamazon.it

PRESENTAZIONI DOCUMENTARIO
“SLA IN MEN CHE NON SI DICA” DI ANTONELLO CARBONI E ANTONIO PINNA.

Un documentario sull’ampia comunità dei malati di SLA, dei loro familiari, degli assistenti, dei medici e degli esperti e delle associazioni di volontariato. Vuol essere semplicemente questo il docu-film SLA in men che non si dica, realizzato da Antonio Pinna di Oristano, ex-preside, giornalista pubblicista laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche con una tesi sulla SLA e dal regista Antonello Carboni, documentarista con un’esperienza ventennale ed una carriera con importanti riconoscimenti anche internazionali.

E’ stato presentato in 35 località in Sardegna e nella Penisola ed ora è sottotitolato in lingua inglese :

Als faster than a wink , SLApiù veloce di un occhiolino.

Fuori dal canone implicito che vuole in un documentario di tal genere un solo protagonista, la sfida è stata quella di dargli un soggetto plurale. E’ stata sostanzialmente rispettata l’ipotesi iniziale di raccontare per immagini un viaggio tra i malati di SLA resilienti, quelli che hanno fatto della malattia un opportunità, addirittura una risorsa per il miglioramento di sé stessi, anche sostenuti dalla loro comunità allargata, la “famiglia SLA”.

In questo tessuto narrativo viene presentata, con ritratti brevi ma significativi, la testimonianza di sei  malati. Il film è introdotto da Giuseppe Punzoni, malato di Nuoro, autore di un sapiente e poetico libretto “In men che non si dica” che ha ispirato il titolo del docu-film.

L’intervista a Marco Caligari, responsabile del Laboratorio di Comunicazione e Domotica dell’Istituto Medico Maugeri di Veruno (Novara), che ha rilevato l’impatto positivo dell’uso esperto dei pc e dei comunicatori vocali nella qualità della vita dei pazienti, consentendone un’indispensabile apertura al mondo ed agli altri.

Il documentario rende evidente il ruolo dei caregiver, degli assistenti familiari,  ed in particolare delle donne, della loro sensibilità ed empatia con i malati. Si fa il punto sulla ricerca bio-medica con l’intervista al neurologo Giuseppe Borghero.

Il documentario segue l’impostazione del Cinema-Veritè ed è un vero e proprio movie, mantiene un ritmo vario e incalzante. Antonio Pinna riveste nel percorso filmico il ruolo di file rouge,  di mediatore attivo ma discreto.

Nella sua narrazione il docu-film sviluppa una funzione didattica, informativa, senza pedanteria,  che lo rende particolarmente adatto ad introdurre un pubblico vasto alla conoscenza della patologia e favorirne la sensibilizzazione. Le associazioni, le biblioteche ed i centri culturali che fossero interessate ad organizzare presentazioni del documentario insieme al mio libro, assumendo i costi del mio viaggio e soggiorno possono scrivere al mio indirizzo mail, riportato anche nel depliant in distribuzione, oppure via posta privata alla pagina Facebook Il mio viaggio nella SLA oppure al gruppo SLA-IN MEN CHE NON SI DICA.

Grazie della vostra attenzione
Antonio Pinna
CONTATTI INFO: Cell. 328 6027626