Giuseppe Mazzini: la storia: l’apostolo del risorgimento ricerche a cura di Crescenza Caradonna
Giuseppe Mazzini
«Gl’istinti repubblicani di mia madre m’insegnarono a cercare nel mio simile l’uomo, non il ricco o il potente; e l’inconscia semplice virtù paterna m’avvezzò ad ammirare, più che la boriosa atteggiata mezza-sapienza, la tacita inavvertita virtù di sagrificio ch’è spesso in voi.»
Giuseppe Mazzini, Agli operai italiani
GIUSEPPE MAZZINI è considerato un politico e filosofo molto importante nella storia italiana in quanto con le sue idee ha contribuito alla nascita di uno stato unitario. Per questo si parla di Mazzini come di uno dei padri della patria. Nato a Genova il 22 giugno 1805, all’età di 14 anni si è iscritto alla Facoltà di Medicina a Genova, per seguire il volere del padre. Ma ha abbandonato presto gli studi medici per iscriversi a Legge. Dopo i moti del 1821, Mazzini
Giuseppe Mazzini: la storia: l’apostolo del risorgimento ricerche a cura di Crescenza Caradonna
Giuseppe Mazzini
«Gl’istinti repubblicani di mia madre m’insegnarono a cercare nel mio simile l’uomo, non il ricco o il potente; e l’inconscia semplice virtù paterna m’avvezzò ad ammirare, più che la boriosa atteggiata mezza-sapienza, la tacita inavvertita virtù di sagrificio ch’è spesso in voi.»
Giuseppe Mazzini, Agli operai italiani
GIUSEPPE MAZZINI è considerato un politico e filosofo molto importante nella storia italiana in quanto con le sue idee ha contribuito alla nascita di uno stato unitario. Per questo si parla di Mazzini come di uno dei padri della patria. Nato a Genova il 22 giugno 1805, all’età di 14 anni si è iscritto alla Facoltà di Medicina a Genova, per seguire il volere del padre. Ma ha abbandonato presto gli studi medici per iscriversi a Legge. Dopo i moti del 1821, Mazzini ha iniziato a sviluppare l’idea che era necessario lottare per la libertà della patria. Ha iniziato il praticantato in uno studio professionale, mentre svolgeva il lavoro di giornalista presso l’Indicatore genovese.
Nel 1866 Mazzini era candidato alle elezioni di Messina per la scelta dei deputati del nuovo parlamento di Firenze, ma non ha potuto fare campagna elettorale perché era in esilio a Londra. Sulla sua testa pendevano infatti due condanne a morte: una a Genova per i moti del 1857 ed una a Parigi per complicità in un attentato contro Luigi Napoleone. Mazzini ha vinto le elezioni, ma la sua vittoria è stata annullata a causa delle condanne precedenti. Due mesi dopo gli elettori sono stati richiamati alle urne ed hanno scelto di nuovo Mazzini. La sua vittoria è stata annullata per la seconda volta. Dopo le terza elezione e la sua terza vittoria, la Camera non ha potuto fare altro che convalidare il risultato. Mazzini ha però rifiutato l’incarico perché non voleva giurare fedeltà allo Statuto albertino.
Nel 1868 si è trasferito a Lugano e nel 1870, dopo aver ottenuto l’amnistia, è rientrato in Italia per dedicarsi all’organizzazione di nuovi moti popolari. Il 14 agosto è stato arrestato a Palermo ed è stato condotto nel carcere militare di Gaeta. Esiliato nuovamente, è poi riuscito a rientrare a Pisa, con il falso nome di Giorgio Brown, il 7 febbraio 1872. A Pisa è morto il 10 marzo 1872.
Il suo pensiero politico era animato da una profonda ispirazione religiosa. Secondo Mazzini, infatti, era nella coscienza del popolo che si manifestava potentemente la volontà di Dio e ad ogni popolo Dio aveva affidato direttamente una missione per il progresso generale dell’Umanità. Tutti i popoli hanno quindi il diritto di libertà e quando sono oppressi, è loro supremo dovere quello di riconquistare la loro patria anche attraverso la rivoluzione. Proprio per questo il popolo italiano doveva adempiere alla propria missione e lottare contro l’Austria per la liberazione dei popoli oppressi e la creazione di una nuova Europa unita e democratica. La libertà e l’indipendenza di una nazione si raggiungono infatti attraverso il sacrificio e l’opera concorde di tutto il popolo. Mazzini ha quindi proclamato che fosse condizione necessaria per l’esistenza e il progresso di una nazione l’Unità, mentre l’unica forma legittima di governo fosse la Repubblica nella quale si esprimeva in tutta la sua pienezza la volontà del popolo.
Giuseppe Mazzini e il riconoscimento tardivo
Muore a Pisa Giuseppe Mazzini, considerato, insieme a Garibaldi, uno dei padri della Patria. Quando capisce che si sta avvicinando la sua morte Mazzini, esule a Londra, decide di rientrare in quell’Italia che da dodici anni era unita (e che da poco aveva Roma per capitale) come lui aveva sempre voluto. Ma vi rientra clandestinamente, sotto falso nome (anche se si trattava di una clandestinità relativa, ben nota alle autorità). E la sua morte, il 10 marzo 1872, non sembra la morte di un padre della patria, come oggi lo consideriamo e come anche allora molti lo consideravano. E questo perché l’Italia si era sì unita, ma in modalità e in forme istituzionali (quelle della monarchia sabauda) che lui rifiutava e combatteva. Solo parecchi anni dopo a Mazzini cominciano a essere dedicate strade e piazze. Solo all’inizio del Novecento i suoi scritti saranno introdotti nelle scuole. E il suo monumento, a Roma all’Aventino (progettato nel 1911 e separato da quelli dei suoi compagni di lotta della Repubblica romana che sono tutti sul Gianicolo) sarà inaugurato solo nel 1949. Una vicenda paradossale, che riflette però una difficoltà originaria dell’Italia unita a riconoscere quali fossero i suoi veri padri e quali i suoi miti di fondazione.
Una famiglia di Casarano (Le) denuncia al Presidente della Repubblica la procedura di sequestro giudiziario di tutti i beni per pignoramento
Sono i figli di Mario Margari di Casarano (Le), Emma, Marcello e Francesco, a decidere che è giunto il momento di parlare e di raccontare il gioco perverso delle banche unito alla ottusità di certi provvedimenti giudiziari, che da un momento all’altro privano la famiglia di tutto il suo patrimonio realizzato nel corso di una vita di impegni e di sacrifici, persino del cinema locale, l’unico che esiste in questo paese di media grandezza nel sud ovest di Lecce, a pochi chilometri da Gallipoli. Indirizzano perciò una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in cui spiegano per filo e per segno l’aggrovigliarsi delle vicende giudiziarie che hanno portato il padre a subire un decreto di bancarotta per un debito di 800 mila euro a fronte di un patrimonio stimato dagli stessi periti del Tribunale in 7 milioni. La messa in liquidazione con vendita all’asta probabilmente è nell’interesse di qualcuno che potrebbe acquisire a pochissimo costo un patrimonio importante, ma non dei debitori che si vedrebbero costretti ad accontentarsi di quanto realizzato. Il senso della missiva al Presidente, che ha lo scopo di coinvolgere anche il Sindaco della cittadina salentina e il Prefetto, e anche i cittadini con una petizione online che sostenga la loro richiesta, è di denunciare il circolo perverso che attanaglia molti operatori commerciali e anche di servizi sociali e culturali, lo stritolamento delle attività con interessi bancari sui prestiti esosi, al limite dell’usura, con la conseguente perdita e privazione dei beni. “Sino a questo momento abbiamo mantenuto il silenzio nel rispetto delle procedure in corso, ma evidentemente è arrivato il momento di parlare e spiegare tante cose. Lo scopo della nostra presa di posizione – dice Francesco – è di rendere pubblico il funzionamento sbagliato del nostro sistema che danneggia i cittadini.” Aggiunge che una risposta la si deve ai tanti cittadini che si sono chiesti cosa ci fosse dietro le voci riguardo alle vicissitudini della famiglia Margari e al perché fosse stato chiuso il cinema che il padre Mario gestiva a Casarano sino a pochi mesi fa. “La questione trattata riguarda la nostra famiglia, – riprende Francesco – ma interessa migliaia di famiglie e operatori italiani che rimangono intrappolati nelle maglie di una giustizia mal funzionante e di un sistema bancario opprimente e vessatorio”. La famiglia non esclude anche di rivolgersi alla Magistratura con un esposto denuncia per chiedere alla Giustizia/Temi, l’ultima dea a (non) lasciare la terra secondo la mitologia greca. Perciò invocano la sensibilità del Presidente Mattarella, perché con il suo intervento venga restituita serenità perduta alla famiglia Margari e la dignità finora calpestata, consentendole di gestire in proprio, senza forzature della banca e degli atti giudiziari, il versamento di quanto dovuto.
Oggi vi presento l’autrice Sandra Moretti, scrive di fantascienza ed è rappresentata in Italia dall’agente letterario Eleonora Marsella.
Scopriamola attraverso questa intervista:
Chi sei?
Mi presento, mi chiamo Sandra Moretti e di professione faccio la psicologa e psicoterapeuta nel settore della clinica e della neuropsichiatria infantile.
Da quasi quindici anni lavoro nel campo dell’età evolutiva, con bambini e adolescenti. Proprio da loro, dalle loro narrazioni e fantasie, ho preso spunto per la trilogia fantasy dell’Isola di Heta, di cui è stato pubblicato il primo volume omonimo, “ L’Isola di Heta” nel 2016 e a quasi due anni di distanza, il secondo capitolo della saga “Diversi Mondi”.
Quando ti avvicini al mondo della scrittura?
Ho iniziato a scrivere seguendo un consiglio che spesso mi trovo a dare ai miei giovani pazienti: nei momenti di difficoltà, cerca comunque il lato bello e positivo e, se non lo vedi fuori, costruiscilo dentro di te.
Così nasce l’idea di un altro universo, un’altra dimensione in cui immergersi per trovare nuova linfa e trasmetterla agli altri.
“Esistono tanti mondi quanti ne puoi immaginare”…questa è la verità che la giovane Thea Bright scoprirà quando verrà inaspettatamente catapultata su Heta, un pianeta parallelo, uguale e diverso dal suo, ma altrettanto “umano” e per certi versi spaventoso.
Perché è arrivata lì? Quali segreti nasconde quell’isola che la spaventa e la attrae allo stesso tempo? Che cosa c’entra lei con lo strano mistero legato allo spicchio 12 e, soprattutto, cosa la lega a Nathan Delphi, affascinante Tenente che protegge il suo mondo?
Tante domande, ciascuna avrà la sua risposta. E mentre la narrazione riempirà i buchi della curiosità del lettore, spero possa colmare anche quelli più profondi, come è stato per me mentre inventavo questa realtà.
Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?
Il messaggio di fondo è “non avere paura di essere te stesso”. Mi rivolgo soprattutto ai ragazzi di oggi, che hanno paura spesso di crescere, di scoprire chi sono e chi dovrebbero o vorrebbero diventare. Queste due spinte, dovere e volere sono uguali e contrarie allo stesso tempo, e generano conflitti che a volte ci fanno sentire bloccati e in difficoltà.
Per crescere devi affrontare te stesso, conoscerti e saperti accettare per quello che sei; lottare per modificare ciò che non ti piace e accogliere quello di cui sei parte. Proprio come accade alla giovane Thea, che, catapultata in una realtà nuova e misteriosa, dovrà fare i conti con chi credeva di essere e chi è realmente e decidere quale ruolo giocare nella partita che si è appena aperta davanti a lei.
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Inoltre potrete seguirmi sulla miapagina face book – instagram e Twitter: isola di heta e sul blog: isoladiheta.blogspot.com.
Leggi il mio libro perché?
Perchè l’isola di Heta è un libro dai molti volti. Nasconde in sé più messaggi e, seppur possa sembrare il classico young adult, secondo il mio parere ha un raggio di lettura più ampio, offrendo tematiche degne di tutte le età e aprendosi a tutti.
Sabato 14 dicembre è andato in scena, al teatro Bravó di Bari, “Tante cose belle”, divertentissimo spettacolo della Compagnia Teatrale “Nuovo Teatro Popolare di Bari”.
Uno spettacolo di rocamboleschi sketch comici in chiave barese che, attraverso gag esilaranti e battute a raffica, offre una satira pungente e precisa alla società, alla politica e allo spettacolo.
Sul palco, capitanati da Gennaro De Santis (anche autore e regista), presenti i bravissimi Attori:Maria Paola Cozzi, Giovanni Delle Foglie, Rosa Ungaro, Tonino Deruvo, Valentina Roberto e Simona Buonanno.
La prima rappresentazione ha raccolto grandi consensi di critica e di pubblico, confermando la straordinaria versatilità della Compagnia, che ha portato in scena uno spettacolo assai diverso dal solito,
Lo Spettacolo sarà replicato Sabato 21 dicembre presso il Teatro Bravó alle ore 20.30.
PREMIO ALLA CARRIERA al giornalista scrittore critico d’arte storico Vinicio Coppola premia l’artista Presidente Associazione Culturale Ruggiero DitePa
PREMIO ALLA CARRIERA al giornalista scrittore critico d’arte storico Vinicio Coppola. Presso CARENZA BELLE ARTI di ENRICA CARENZA nell’ambito della serata d’arte POESIA MUSICA E POESIAè stato insignito del prestigioso PREMIO ALLA CARRIERA il giornalista, scrittore, critico d’arte e storicodal Presidente dell’associazione Culturale l’artista RuggeroDitepa.
Gremito lo spazio della galleria CARENZA dove tra opere di giovani artisti emergenti : Maria De Carne, Davide Parisi, Giusy De Pasquale e Alessandro Schino, che espongono per la prima volta, e artisti già noti nel panorama pittorico come Domenico Berardi, si è svolta una serata all’insegna anche della poesia con un reading poetico con la…
PREMIO ALLA CARRIERA al giornalista scrittore critico d’arte storico Vinicio Coppola premia l’artista Presidente Associazione Culturale Ruggiero DitePa
Bari, 28 Giugno 2019
PREMIO ALLA CARRIERA al giornalista scrittore critico d’arte storico Vinicio Coppola. Presso CARENZA BELLE ARTI di ENRICA CARENZA nell’ambito della serata d’arte POESIA MUSICA E POESIAè stato insignito del prestigioso PREMIO ALLA CARRIERA il giornalista, scrittore, critico d’arte e storicodal Presidente dell’associazione Culturale l’artista RuggeroDitepa.
Gremito lo spazio della galleria CARENZA dove tra opere di giovani artisti emergenti : Maria De Carne, Davide Parisi, Giusy De Pasquale e Alessandro Schino, che espongono per la prima volta, e artisti già noti nel panorama pittorico come Domenico Berardi, si è svolta una serata all’insegna anche della poesia con un reading poetico con la partecipazione dei poeti e poetesse: Celestina Carofiglio, Franca Angelillo, Anna Maria Semeraro, Angelo Donato Solaris, Maria De Pasquale, Domenico Berardi, Dina Ferorelli e Crescenza Caradonna.
La serata, presentata da Cresy Caradonna, ha visto la presenza di illustri personaggi del panorama culturale barese il prof. Nicola Cutino, storiografo-linguista, Luciano Anelli, giornalista, che con i loro interventi hanno suscitato l’interesse del numeroso pubblico presente.
La padrona di casa Enrica Carenza ha dichiarato: “L’arte è condivisione”, come non essere daccordo con lei, per questo ci auguriamo che questi incontri culturali-artistici possano continuare nel tempo per divulgare sempre di più la sensibilità verso tutte le arti dalla musica, alla poesia e alla pittura.
1999 L’ONU approva l’istituzione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne il 25 novembre.
La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani e una conseguenza della discriminazione nei confronti delle donne, nella legge e anche nella pratica, nonché delle persistenti disuguaglianze tra uomini e donne.
Dal 1981, gli attivisti dei diritti delle donne hanno segnato il 25 novembre come un giorno contro la violenza in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, attiviste politiche nella Repubblica Dominicana, per ordine del sovrano domenicano Rafael Trujillo (1930-1961). Successivamente, il 20 dicembre 1993 l’Assemblea Generale, con la risoluzione 48/104, ha adottato la Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne.
In questo contesto, nel 1999 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e ha invitato governi, organizzazioni internazionali e ONG a organizzare in quel giorno attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle più devastanti violazioni dei diritti umani ancora molto diffusa.
Presentato a radioBari ed al TG di TeleBari il libro di Megane, studentessa camerunese, pocchiata dal suo ex marito barese. Ne hanno aprlato con la giornalista di TeleBari, Serenamaria Russo, l’autrice e l’Assessora comunale Francesca Bottalico. A fatto seguito intervista a Megane ed agli altri due curratori del libro Luciano Anelli, giornalista, e Cresy Caradonna, poetessa. Il libro sarà presentato, in prima, a Bari a Portineria 21 di Mara Chiarelli, il 16 dicembre (lunedi) dalle 18,30 in un incontro multietnico.