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CRESCENZA CARADONNA
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Modi di dire: Lacrime di coccodrillo

LACRIME DI COCCODRILLO

Lacrime di coccodrillo: è un modo di dire molto comune che risale almeno al XIII secolo e fu diffuso nella cultura popolare europea.

Vuol simboleggiare che chi piange ” lacrime di coccodrillo” mostra un falso pentimento, in quanto, prima commette una cattiva azione volutamente e poi finge di pentirsene.
Secondo un’antica credenza, i coccodrilli versano lacrime dopo aver ucciso e mangiato le loro prede, si narra che ciò avvenga solo quando si cibano di prede umane, oppure quando le femmine divorano i propri figli. Una delle varianti di questa credenza è che la femmina di coccodrillo in effetti, dopo la nascita dei suoi piccoli li trasporta in acqua mettendoli in bocca, per proteggerli da eventuali predatori. Durante questa operazione, la lacrimazione aumenta di intensità. Ma in effetti, i coccodrilli lacrimano per motivi fisiologici. Le lacrime hanno lo scopo di ripulire il bulbo oculare e di facilitare il movimento della seconda palpebra che viene utilizzata durante la permanenza in acqua. Inoltre, i coccodrilli, non avendo la sudorazione, espellono attraverso le lacrime i sali che si accumulano nell’organismo. Sulla base di queste ragioni la lacrimazione aumenta quando rimangono a lungo fuori dall’acqua.

ORIANA FALLACI

ORIANA FALLACI
«Sono nata a Firenze il 29/6/1929 da genitori fiorentini: Tosca ed Edoardo Fallaci. Da parte di mia madre, tuttavia, esiste un “filone” spagnolo: la sua bisnonna era di Barcellona. Da parte di mio padre, un “filone” romagnolo: sua madre era di Cesena. Connubio pessimo, com’è ovvio, nei risultati temperamentali. Mi ritengo comunque una fiorentina pura. Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento. Fiorentina è la mia cultura e la mia educazione. All’estero, quando mi chiedono a quale Paese appartengo, rispondo: Firenze. Non: Italia. Perché non è la stessa cosa». Così Oriana Fallaci racconta le sue origini ne La vita di Oriana narrata da Oriana stessa per i lettori dell’«Europeo», un testo inviato al collega Salvatore Giannella e destinato ai lettori della rivista cui collaborava.
A Firenze vive l’infanzia e la prima adolescenza. Le condizioni economiche della sua famiglia non sono certo agiate («i miei genitori erano abbastanza poveri. Mio padre possedeva una piccola “bottega artigiana” fiorentina, con tre o quattro operai che gli costavano tutto il guadagno») e lei, prima di quattro figlie, si assume fin da bambina le maggiori responsabilità, anche nei confronti delle sorelle Neera e Paola; la più piccola, Elisabetta, arriva quando Oriana è già adulta.
I genitori hanno un ruolo fondamentale nella formazione del suo carattere e nella sua crescita intellettuale: da una parte  il padre Edoardo, fervente antifascista, perseguitato politico, sorvegliato dal regime, nel 1944 arrestato e torturato a causa di un deposito di armi ricevute dagli americani; dall’altra la madre Tosca Cantini, una donna forte e coraggiosa, sostenitrice delle idee del marito con il quale condivide anche la passione della lettura. I pochi risparmi della famiglia vengono investiti nell’acquisto di libri, ed è forse la loro presenza in casa a spingere Oriana, fin dalla più tenera età, sulla via della scrittura («quando avevo cinque-sei anni non concepivo nemmeno un mestiere che non fosse il mestiere di scrittore. Il giornalismo all’inizio per me fu un compromesso, un mezzo per arrivare alla letteratura»). E scrittore, non scrittrice, sarebbe rimasto per sempre il suo modo di definire se stessa.
A soli 14 anni Oriana si trova già in prima linea nella Resistenza partigiana: quella prima linea che non avrebbe mai più abbandonato, e che anno dopo anno l’avrebbe condotta all’Olimpo del giornalismo mondiale. Con la sua bicicletta e il nome di battaglia Emilia accompagna verso le linee alleate i prigionieri inglesi e americani fuggiti dai campi di concentramento italiani dopo l’8 settembre, e questi viaggi «duravano giornate intere: 50 chilometri, anche, ad andare, e 50 a tornare».
È inoltre «staffetta di città ed anche di montagna», e si occupa di consegnare ai compagni partigiani armi, giornali clandestini e messaggi segreti, superando i posti di blocco dei nazifascisti che di lei non potevano dubitare («per me era abbastanza facile in quanto ero una bambina dall’aspetto molto infantile. Portavo ancora le trecce»).


Quegli anni, per i quali avrebbe poi ricevuto un attestato al valore, la aiutano a sviluppare quell’autodisciplina e quell’acutissimo senso del dovere che l’avrebbero resa una lavoratrice instancabile fino agli ultimi giorni di vita («sono un soldato. Lo sono fin da ragazzina, quando nella mia famiglia di antifascisti diventai anche io un partigiano. Un soldato»). Insieme al rifiuto della guerra cresce dentro di lei l’amore per la letteratura, ed è così forte da portarla a disubbidire all’adorata madre, come racconta nella Rabbia e l’Orgoglio: «Sa, quand’ero bambina dormivo nella Stanza dei Libri. Nome che i miei amati e squattrinati genitori davano a un salottino stracolmo di libri comprati faticosamente a rate. Sopra lo scaffale del minuscolo divano da me chiamato il mio letto c’era un librone con una dama velata che mi guardava dalla copertina. Una sera lo ghermii e… La mamma non voleva. Appena se ne accorse, me lo tolse di mano. “Vergogna! Questa non è roba da bambini!” Ma poi me lo restituì. “Leggi, leggi. Va bene lo stesso.” Così Le Mille e una Notte divennero le fiabe della mia fanciullezza e da allora fanno parte del mio patrimonio libresco».
A stregarla è Jack London. Scrittore e giornalista, quell’uomo che per mantenere vivo il sogno della scrittura lavorò come cameriere e cercatore d’oro diventa per lei un esempio da seguire a tutti i costi. Oriana affronta dapprima la lettura di Martin Eden, e in seguito si abbandona al Richiamo della foresta, libro del quale, ormai giornalista affermata, avrebbe scritto un’introduzione per la Bur: «Non ricordo chi mi dette quel libro. Forse mio padre, forse mia madre. Ma ricordo che aveva la copertina rossa e che stava, insieme a molti altri libri dalla copertina rossa, in un mobile con gli sportelli di vetro. I libri, a quel tempo, erano i miei balocchi. E il mobile con gli sportelli di vetro era il mio paradiso proibito perché la mamma non mi permetteva di aprirlo. “Sono libri del babbo, sono libri da grandi, non da bambini” diceva. […] Nella prima fila c’erano esclusivamente i volumi con la copertina rossa e su quelli, non su gli altri, sognavo. Erano belli perché erano misteriosi. […] Proprio di fronte al paradiso proibito stava il mio divano-letto, e quel giorno ero malata. D’un tratto qualcuno aprì lo sportello, disse leggi-questo-qui, e un libro con la copertina rossa cadde tra le mie mani. Lo afferrai con l’avidità con cui si afferra un regalo atteso troppo a lungo. Era un libro di Jack London, Il richiamo della foresta. Lo sfogliai con la delicatezza che si usa quando si tocca un velo. La carta era dura, pesante, quasi un cartoncino […]».


A scuola Oriana è un’ottima studentessa. Promossa sempre con il massimo dei voti, dopo l’Istituto magistrale si iscrive al Liceo Classico Galileo Galilei dove forgia il suo carattere e la sua grinta («In condotta però davo problemi. Non perché mancassi di rispetto verso i professori ma perché polemizzavo spesso con loro. In terza liceo fondai e capeggiai un movimento studentesco chiamato “Unione Studenti”: US. […] Volevamo, infatti, fare un sindacato degli studenti»). Nonostante alcune difficoltà nelle materie scientifiche (matematica e fisica), con un anno di anticipo si presenta all’esame di maturità; alla prova scritta di italiano consegna un tema fortemente polemico, Il concetto di patria dalla Polis greca a oggi. I professori si dividono, ne scaturisce uno scontro di vedute, ma tra i conservatori che optano per l’insufficienza e i più illuminati che scorgono del genio in quello scritto, sono i secondi a spuntarla. Votazione: 10 –.
Da quel momento la scrittura diventa la sua vita.

DAL SITO WEB:
http://www.oriana-fallaci.com/linfanzia/vita.html


Accadde Oggi 10 agosto 1793 apre il Louvre

Accadde Oggi 10 agosto 1793 apre il Louvre :

In una Parigi uscita dagli orrori della Rivoluzione Francese e sulla soglia di quello che la storia ricorderà come il Regime del Terrore.



LA COMPAGNIAUREA PRESENTA LE “DIONISIE URBANE”

LA COMPAGNIAUREA PRESENTA LE “DIONISIE URBANE”

La CompagniAurea, diretta da Francesco Sinigaglia, realizza a Bisceglie, venerdì 30 agosto, a partire dalle ore 19:00, presso l’auditorium di “Roma Intangibile”, in via G. Bovio, 53, in collaborazione con Federazione Italiana Teatro Amatori, Sodalizio di Mutuo Soccorso territoriale e Fondazione DCL, la prima edizione del concorso di corti teatrali in 15 minuti dal titolo Dionisie Urbane, alla maniera della Grecia antica, in occasione della pubblica presentazione dei nuovi laboratori cine-teatrale del gruppo culturale biscegliese per la stagione artistica 2019/20.

La serata, condotta dall’attrice biscegliese Grazia Lopopolo, intende promuovere le arti, la formazione e la cultura. L’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari ha dato diffusione del bando, aperto nello scorso aprile, e, dopo un’attenta selezione della direzione artistica, di concerto al lavoro di discernimento dei presidenti di giuria Nicola Losapio (Giuria Tecnica) e Nicola Ambrosino (Giuria delle Arti), sono stati selezionati gruppi teatrali che poteranno la propria arte scenica da Bitonto con gli attori Eva Coviello e Simone Delvino (Gruppo Attorematto, regia Cecilia Maggio), da Trinitapoli, Molfetta e Bisceglie con Angela Maria Orlando, Lucia Zaza e Francesca Lacavalla. I componenti delle Giurie saranno diramati dall’organizzazione prossimamente. Il concorso prevede spettacoli di drammaturgia classica e monologhi.

Dionisie Urbane, inoltre, si connoterà per la partecipazione di Ilaria Di Benedetto, Gaia Di Pierro, Arianna Lamantea, Sabrina Papagni, New Chorus (Marzia Pedone, Luisa Rana) e la collaborazione di Giambattista Dell’Olio e Andrea Di Molfetta. All’evento prenderà parte il Presidente regionale di FITA Italia, dott.ssa Annamaria Carella.

Nel corso della serata saranno presentati i laboratori artistici che la CompagniAurea produrrà nella stagione 2019/20: nella fattispecie si tratterà di laboratori teatrali, diretti dal regista Francesco Sinigaglia, da ottobre 2019 a giugno 2020, per bambini (6-12 anni), adolescenti (13-18 anni), adulti, esperti e scuole. Gli appuntamenti saranno suddivisi per fasce d’età e sulla scorta dell’esperienza che ciascun partecipante avrà maturato nel tempo, con un approfondimento sulla Storia del teatro e dello Spettacolo. Si parlerà di corsi base per tutti gli appassionati che vogliano conseguire specifiche capacità tecniche e mettersi in gioco attraverso il linguaggio e l’espressione teatrale, e corsi di livello avanzato, per coloro che abbiano già frequentato altri percorsi teatrali. A questi si aggiungeranno i laboratori cinematografici, diretti dall’attore biscegliese Nicola Losapio, volto fiction Rai e Mediaset; laboratori canori, a cura del soprano Marzia Pedone per educare la voce al sentimento; laboratori di poesia vernacolare con Nicola Ambrosino.

L’ingresso alla serata sarò libero e aperto a tutti fino a esaurimento posti. Per info è possibile rivolgersi a compagnia.aurea@gmail.com

Diego Galdino a Bisceglie per presentare il nuovo romanzo

Diego Galdino a Bisceglie per presentare il nuovo romanzo

E’ uno degli autori italiani maggiormente pubblicati all’estero. I suoi romanzi sono diventati dei veri best sellers, tradotti in otto paesi europei e Sudamerica. Lui è Diego Galdino, il famoso scrittore-barista romano che sabato 24 agosto sarà alla manifestazione letteraria Libri nel Borgo antico di Bisceglie alle ore 21.30 (Pendio San Matteo) dove presenterà il suo nuovo romanzo Bosco Bianco.

Questa la trama del romanzo:

Nel suo testamento, la signora Chiara Pizzi lascia in eredità Bosco Bianco, una bellissima e storica tenuta affacciata sulla costiera amalfitana, a suo nipote Samuele Milleri, figlio di sua sorella e alla signorina Maia Antonini, figlia della sua più cara amica d’infanzia. Si racconta che a Bosco Bianco sia nascosto il diario segreto del leggendario scrittore americano Albert Grant. Proprio per questo motivo Andrea Razzi, ricco uomo d’affari, con velleità politiche, vuole entrarne in possesso a qualsiasi posto, tanto da acquistare da Samuele Milleri la sua metà di Bosco Bianco appena ereditata, approfittando dei suoi gravi problemi finanziari, per poi obbligare Giorgio Betti, il suo migliore e fascinoso agente immobiliare, a fingersi il nipote della vecchia proprietaria per cercare di convincere Maia Antonini a vendergli la sua parte della tenuta, anche a costo di farla innamorare. Ma vivere a Bosco Bianco, seppur per pochissimo tempo, può ambiare il destino delle persone. Lo sapeva bene lo scrittore americano Albert Grant, che aveva fatto dell’amore la sua ragione di vita perché come era scritto alla fine del suo libro più famoso…“Per perdersi non serve un posto, basta una persona”

Diego Galdino (classe 1971) vive a Roma e ogni mattina si alza mentre la città ancora dorme, per aprire il suo Bar dove tutti i giorni saluta i clienti con i caffè più fantasiosi della città.

Con Sperling&Kupfer ha pubblicato il suo romanzo d’esordio Il primo caffè del mattino (di cui sono stati venduti anche i diritti cinematografici) Mi arrivi come da un sogno, Vorrei che l’amore avesse i tuoi occhi, Ti vedo per la prima volta e L’ultimo caffè della sera. Autore di successo internazionale è tradotto nei paesi di lingua tedesca, in Polonia, Bulgaria, Serbia e nei paesi di lingua spagnola. Bosco Bianco è l’attesissimo romanzo che viene autopubblicato per una scelta di cuore. Un bellissimo atto d’amore e riconoscenza verso i tanti lettori che da sempre lo stimano.           

 -Perché uno scrittore come Diego Galdino decide di autopubblicarsi ?

Nella scrittura, così come nella vita, si deve essere coraggiosi. Voglio essere una voce per i giovani talenti della scrittura, soprattutto per coloro che decidono di affidarsi al self publishing. Ricevere un NO non significa doversi fermare o abbattere. Ci sono infinite strade percorribili. Non bisogna mai permettere a nessuno di decidere per i nostri sogni, perché finchè scrivi qualcuno ti potrà leggere, ma se smetti di scrivere è sicuro che non ti leggerà nessuno.

-In quale momento della sua vita inizia a scrivere Bosco Bianco ?

Ho deciso di scrivere Bosco Bianco in un momento in cui avevo paura, dopo il divorzio, di perdere le mie figlie. Per raccontare un amore senza pregiudizi, senza stare lì a pensare se sia giusto o sbagliato amare, ma lasciandosi guidare solo dal proprio cuore.


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‘Anima farfalla’ di Cresy Crescenza Caradonna

Avatar di Crescenza Caradonna (Cresy)CRESY CRESCENZA CARADONNA

‘Anima farfalla’

Una farfalla
si posa eterea
svolazza lieve lieve

una farfalla
dai mille colori immaginari
si posa sull’anima pura
dove pulsa il cuore

una farfalla
meraviglia
di una estate breve
metafora
di un andar
dove l’oltre vibra,

vibra inconsapevole
su di un dipinto
nato per continuare
quel misterioso
viaggio di vita.

Cresy Poesia
#poesia#cresycrescenzacaradonna

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Premio “Il Federiciano” a Francesco Gazzè

Premio “Il Federiciano” a Francesco Gazzè

La stele con il suo testo “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” immortala il mito autoctono della cittadina di Vieste tra i vicoli di Rocca Imperiale.

È appena terminata l’undicesima edizione del festival poetico “Il Federiciano” di Rocca Imperiale ideato dal poeta-editore Giuseppe Aletti ed è iniziata la rievocazione dei momenti più intensi ed emozionanti della rassegna che, più degli altri anni, si è presentata ricca di appuntamenti, di ospiti importanti, di tantissimi frequentatori giunti da tutta Italia ma anche da molti Stati esteri.

All’interno del corposo cartellone di nove giorni, dal 27 luglio al 4 agosto, anche quest’anno la regione Puglia ha avuto un’ampia rilevanza, in uno degli appuntamenti più suggestivi che ha avuto come protagonista il poeta Francesco Gazzè, autore di molti testi delle canzoni del fratello Max Gazzè.

A lui è stato assegnato, per il testo “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, il Premio “Il Federiciano” 2019, che consiste nell’incisione del testo su una stele di ceramica affissa su una delle abitazioni del centro storico, che negli anni è diventato un vero e proprio scrigno di versi preziosi e per questo è conosciuto come “Il Paese della Poesia”.

La scelta del testo di Gazzè ha messo in luce la storia leggendaria di Pizzomunno, l’imponente monolite alto 25 metri, collocato all’inizio della spiaggia di Vieste, diventato il simbolo della cittadina garganica, che da sempre è al centro di leggende straordinarie e affascinanti. Riecheggia così, anche a Rocca Imperiale, la storia d’amore dei due giovani amanti, interrotta dalle sirene che, per gelosia, trascinarono Cristalda negli abissi del mare, provocando lo sgomento di Pizzomunno, che si è pietrificato dal dolore.

Francesco Gazzè e Giuseppe Aletti, visibilmente commossi, hanno aperto il corteo che si è addentrato nelle stradine del caratteristico borgo per raggiungere il luogo dell’inaugurazione, con una vista mozzafiato sulle acque del Mar Jonio.

«È con particolare piacere che ho appreso che nell’ambito del pregiatissimo Festival “Il Federiciano” è stata scoperta una stele con l’incisione della nostra leggenda autoctona di Cristalda e Pizzomunno – ha commentato in una nota il sindaco di Vieste, Giuseppe Nobiletti -. L’iniziativa ci inorgoglisce e ci accomuna non solo per il legame culturale ed affettivo che si instaura tra Vieste e Rocca Imperiale, ma anche per un’ulteriore importante ragione. Sia “La Leggenda” che “Il Federiciano” rappresentano le ennesime testimonianze  di come i piccoli Comuni, come i Nostri, restino custodi inimitabili di un patrimonio culturale che tuttora rende speciali i luoghi dell’Italia agli occhi del mondo. Quel patrimonio che, radicandosi nella tradizione dell’Italia dei Comuni di medievale impronta, ha trovato e continua a trovare forme di espressione, di conservazione, di rinnovamento sempre vivide ed attuali come dimostrano i pregnanti contenuti del Festival e l’appellativo di “Paese della Poesia” con le sue straordinarie caratteristiche architettoniche».

È un importante riconoscimento all’attività letteraria di Francesco Gazzè, autore di canzoni dal 1995, collaboratore fisso del fratello Max Gazzè nei suoi primi sette album, collaborazioni con Raf, Nek, Francesco Renga, Carmen Consoli e altri, autore del libro di racconti “Il terzo uomo sulla Luna” per Baldini e Castoldi, attualmente in libreria con la raccolta poetica “24 pezzi facili” per Aletti. Ma è anche un tassello importante per Vieste e Pizzomunno, la cui storia raccontata dalle bellissime parole di Gazzè, immortalata su pregiata ceramica per scelta di Aletti, ora  si propaga tra nuovi canali e forme.



CONTATTI/INFO:
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Accadde oggi

Avatar di Crescenza Caradonna (Cresy)IL CALENDARIO SAGGIO

Accadde oggi – 06/08/1994
Domenico Modugno:
l’ultimo volo nel blu, dipinto di blu

Venerazione del Giorno
Oggi 06 agosto si venera:
Trasfigurazione del Signore

Altri santi e venerazioni di oggi:
– Beato Carlo Lopez Vidal
Laico coniugato, martire
– Beato Gezzelino
Eremita
– Santi Giusto e Pastore
Martiri
– Beata Maria Francesca a Iesu (Anna Maria Rubatto)
Fondatrice
– Sant’ Ormisda
Papa
– Beato Ottaviano di Savona
Vescovo

Auguri a tutti!
#ilcalendariosaggio

Arrivano di notte🌃senza essere chiamate,
spariscono di giorno🌄
senza essere rubate.
Chi sono?
Le stelle.


Saluti e baci a tutti!
💙

 

Cresy Crescenza Caradonna

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