AVALON IN ARTE settima edizione SALERNO

Comunicato a cura di Crescenza Caradonna


AVALON IN ARTE settima edizione

ARTE E POESIA IN UN GRANDE EVENTO

L’Associazione Culturale Avalon Arte di Salerno presenta
la Settima Edizione dell’Expo d’Arte Contemporanea e Poesia
Avalon in Arte
15 giorni di esposizione dal 5 al 19 maggio 2018
nella prestigiosa Sala Museale di
Santa Maria del Rifugio a Cava de’ Tirreni (SA)

Iscrizioni e Selezioni CHIUSE

avalonartesalerno@gmail.com


ELENCO ARTISTI PARTECIPANTI


POETI


MICHELE ALIBERTI

CRESCENZA CARADONNA (detta Cresy)

ANNALENA CIMINO

FRANCESCO GIULIANO

IZABELLA TERESA KOSTKA

ALFREDO LANDI

MAPI

AUSILIA MINASI

ANNA NUZZO

ELISABETTA PANICO

VINCENZO PAOLILLO

ANIELLO QUARANTA

ILDE RAMPINO

GIOVANNA RISPOLI

ESTELA SOAMI


PITTORI


GIANNI ADELANTE

SEBASTIANO ALTOMARE

ARISTIDE APREA

DEMMY AVANZI

TEMENUGA BABANOVA

GIANNI BALZANELLA

ETER BARATTA

BRA

RONNIE BROGI

CIANALUDO

ANTONIETTA D’AMICO

ORNELLA DE ROSA – DRO

PAOLO DE SANTI

VINCENZO DEL SIGNORE

LEONARDO D’ORSI

CONO GIARDULLO

FLAVIA ALEXANDRA GRATTACASO

LANDI BIAGIO

ROBERTA LIOY

VIKTORYIA MACRI

GUIDO MARENA

DANIA MINOTTI

PIETRO PAOLO PAOLILLO

MARIO PERROTTA

GIUSEPPE QUAGLIATA

RIDOLFINI VINCENZO

ANTONIO SCARAMELLA

PAOLA SIANO

MARIA SIBILIO

CAROLINA SPAGNOLI CAROLE

RITA TEATINI

MARIANO TOMASI

TORTORA FRANCESCO

CALOGERO BUTTÀ


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ARTICOLO DI di Crescenza Caradonna PUGLIA DA AMARE QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE


SUI MONTI DIO PARLA – II DOMENICA DI QUARESIMA (B)

SUI MONTI DIO PARLA

II DOMENICA DI QUARESIMA (B)

+In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.

Fra gli apostoli, Gesù compie un ulteriore selezione: sono coloro che, seguendolo, devono elevarsi.

Queste figure erano di estrema importanza per le prime comunità Cristiane. Di questa loro “primazia” troviamo un’importante testimonianza nel versetto 9 della seconda lettera ai Galati: “Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Barnaba la loro destra in segno di comunione, perché noi andassimo verso i pagani ed essi verso i circoncisi.” Il fatto che nei sinottici e Giovanni (posteriori alle lettere paoline), la figura di Pietro viene spesso sottolineata, fa capire come sempre più, quest’ultimo, fosse tenuto in maggiore considerazione nella chiesa nascente, un vero e proprio “ministro dell’unità”.

l’atto di salire il monte, non si limita ad essere la ricerca di una collocazione “spaziale”, ma anche il tendere verso una determinata condizione umana e spirituale. Da sempre l’uomo cerca sulle alture, i luoghi più vicini al cielo, la presenza del divino ed è proprio in posti come questi che Dio parla ai suoi profeti: da Noè a Gesù le grandi alleanze fra l’uomo e il Padre sono stipulate sulle sacre alture. Imitando il loro Maestro, essi dovranno con fatica arrivare in cima a loro stessi, accettando quella condizione di “solitudine” che deve essere tollerata da chi fa delle scelte controcorrente o ha dei ruoli di responsabilità, come quelli che acquisiranno gli apostoli scelti. Questa diversificazione di trattamento non deve essere interpretata come una forma di discriminazione: pur amando tutti allo stesso modo e dando a ciascuno un uguale dignità, Cristo ha per ciascuno un ruolo diverso. Chiaramente Egli sarà più esigente con chi verrà investito di importanti responsabilità.

+Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù.+

Quello che compie Gesù, non è lo sfoggio delle sue capacita soprannaturali, ma l’annuncio di qualcosa che rivoluzionerà per sempre il nostro modo di vedere ed interpretare le cose: Un vero è proprio anticipo di quella che sará la resurrezione. Per i Padri questa è la manifestazione della piena divinità del Verbo Incarnato, così come nel Getsemani diventa visibile la sua piena umanità: Sul Tabor emana Luce; nel Getsemani trasuda sangue.

Mose (la legge) ed Elia (la profezia), ovvero: la forma e l’essenza della fede che trovano compimento in Cristo, realtà simboleggiata dal loro discorrere con Gesù. Per i Padri questa è la manifestazione della piena divinità del Verbo Incarnato, così come nel Getsemani diventa visibile la sua piena umanità.

+Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.

Pietro, Giacomo e Giovanni sono spaventati, come del resto lo saremmo stati anche noi nella medesima situazione. Cefa, il più intraprendente balbetta una proposta… Ma questa non viene nemmeno ascoltata. Spesso nei nostri culti cerchiamo di costruire quelle capanne che anche il principe degli apostoli voleva edificare, racchiudere l’ineffabile nella povertà delle nostre categorie umane. Lo facciamo perché l’ignoto ci spaventa e ci rassicura racchiuderli in ciò che le nostre menti possono facilmente apprendere.

+ Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.

La nube rappresenta la benedizione, un segno di feconditá spirituale e profetica con cui l’Eterno avvolge gli amati. Non sono loro a custodire e proteggere (ricordiamo le capanne che voleva costruire Pietro), ma è Lui stesso che lo fa, ammantandoli con la Sua Grazia. Il Padre affida agli eletti ció che per lui è più prezioso: scuote la durezza dei cuori degli apostoli prediletti con un segno ancora più inequivocabile, la Sua potente voce parla del Figlio: ci viene rivelata e affidata quella verità che davvero può renderci liberi, a noi non resta che ascoltare, lasciarci sedurre e tuffarci nell’avventura dell’Amore.

+Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.+

La paura della morte paralizza le menti degli apostoli che non riescono a comprendere ciò che Gesù gli sta rivelando. La loro fede è ancora troppo debole per accogliere l’inaudita speranza della resurrezione. Questo li rende impermeabili a quelle parole piene di luce, hanno il cuore chiuso. Se solo ci aprissimo a questa speranza… Non solo vivremmo più serenamente gli eventi che attraversano la nostra vita, ma permetteremmo alla Grazia di rendere più bella la nostra esistenza.

Un abbraccio a tutti, felice domenica!

Fra Umberto Panipucci.


BUONA DOMENICA
Puglia d’amare Quotidiano d’informazione