Patrick Zaki scarcerato

Patrick Zaki è stato scarcerato. Appena uscito dal commissariato di Mansura, dove era detenuto, ha abbracciato la madre. Lo studente e attivista dell’Università di Bologna era in carcere dal 7 febbraio 2020, quando fu arrestato appena arrivato in Egitto per una vacanza. “Voglio dire molte grazie agli italiani, a Bologna, all’Università, ai miei colleghi, a chiunque mi abbia sostenuto”, ha detto Zaki appena arrivato a casa della sua famiglia a Mansura, precisando che – appena potrà – andrà “direttamente a Bologna. Voglio essere in Italia il prima possibile”  

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Quella confessione estorta con la violenza è una ferita per la democrazia, una sconfitta per il diritto di Eduardo Terrana

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26-6-19-
Giornata Internazionale a Sostegno delle Vittime della Tortura
IL XXI SECOLO COME IL MEDIOEVO E’ ANCORA TORTURA

Quella confessione estorta con la violenza è una ferita per la democrazia, una sconfitta per il diritto.

Sembra inverosimile che ancora oggi, a 19 anni dall’inizio del terzo millennio, si debba parlare ancora di tortura. Invece è proprio così. La tortura, come altri trattamenti inumani o degradanti, è una pratica reale del nostro tempo con una diffusione che abbraccia i cinque continenti.
Il fine è sempre lo stesso praticare la violenza o il terrore psicologico per estorcere informazioni o far confessare gravi crimini.
La tortura incute terrore, annienta il fisico e la psiche, estorce senza tenere in alcuna considerazione la dignità e la libertà della persona e lo fa con violenza.
Le tecniche di tortura sono varie e sono state impiegate in tutte le epoche con sistemi e strumenti degni della peggiore mente criminale che si possa concepire.
I sistemi di tortura medioevali, come le macchine del dolore, oggi non si usano più, ma la ferocia degli aguzzini specializzati nell’infliggere il maggior dolore possibile è rimasta e si è anche affinata perché alla tortura fisica ha abbinato la tortura psicologica che fa uso di nuove tecniche molto sofisticate.
Le modalità del supplizio oggi prevedono duri pestaggi, fustigazioni, accecamenti e amputazioni, ma anche l’applicazione di scosse elettriche, anche nelle parti intime, e la rottura di arti. Il torturatore picchia, strangola, stupra e si serve di vari attrezzi, bastoni, stracci imbevuti di sostanze chimiche, congegni elettrici, materiali arroventati, per infliggere il massimo della sofferenza possibile.
Accanto alla tortura prevalentemente fisica, si registra anche la tortura psichica che devasta la mente.

Sono a tutti noti le immagini raccapriccianti dei sistemi di tortura praticati nel centro di detenzione statunitense della Base di Guantánamo dove i prigionieri venivano sottoposti: a luci accecanti, a temperature gelide, o a restare incappucciati per mesi o costretti all’isolamento visivo ed acustico per lunghi periodi, o a essere costretti a rimanere in posizioni di stress per vari giorni, o a essere privati del cibo o costretti a stare svegli.
Diversi Stati poi sottopongono i detenuti a prolungati periodi di isolamento, ignorando agli stessi il diritto ad accedere a un legale o a ricevere cure mediche.
Amnesty International redige ogni anno un rapporto che dà il quadro generale della situazione dell’applicazione della tortura nel mondo. Risulta che sono tante le realtà in cui la dignità umana non viene rispettata. Citiamo, in particolare, tra i Paesi che fanno pesante ricorso alla tortura : Turchia, Russia, Iran, Egitto,Israele, Palestina, Siria, Stati Uniti, Filippine, rilevando, tra l’altro, l’aberrante situazione esistente in Siria , dove il detenuto può essere sottoposto a oltre 30 possibili metodi di tortura, dai pestaggi su ogni parte del corpo e sui piedi, spesso con spranghe di silicone o di metallo e cavi elettrici, all’uso di varie altre tecniche dolorosissime.

Si dibatte sulla opportunità della tortura quale efficace strumento d’indagine. Al di là di ogni opinione umana valga, comunque, la considerazione che l’individuo sottoposto a tortura, pur di evitare la sofferenza e il dolore, si dichiara disposto a dire tutto, ad ammettere qualunque colpa e a giurare anche il falso.
Resta il dubbio, pertanto, che l’obiettivo della tortura più che la ricerca della verità, estorta con la violenza, sia la distruzione della persona e di ogni sua motivazione politica o legame affettivo per cancellare ogni forma di opposizione o di dissidenza.
E’ a questo fine che viene praticata dai governi contro ipotetici nemici armati o in dubbio di colpevolezza.
Per motivi di sicurezza interna o di difesa dal terrorismo, gli Stati, anche i più virtuosi, possono in qualsiasi momento varare provvedimenti restrittivi e detentivi e sistemi repressivi, operando nel silenzio e tenendone all’oscuro l’opinione pubblica.
In nome della lotta al terrorismo e col pretesto della sicurezza la tortura ha ottenuto una certa riabilitazione perché ritenuta utile per ottenere informazioni.

Negli Stati Uniti, ad esempio, sin dagli anni Ottanta, la Corte Suprema americana ha stabilito che la tortura è contro la legge in base all’ottavo emendamento della Costituzione americana. Quindi è vietata ogni forma di pena crudele . La norma però non trova più applicazione in quanto il dipartimento di Giustizia americano , in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001, ha inteso introdurre la sospensione del divieto quando si tratta di ottenere “informazione di intelligence da parte di combattenti catturati.”
Si consideri ancora che la tortura è anche un prodotto altamente tecnologico, un business che garantisce ottimi affari. Nel mondo attualmente operano oltre 100 aziende specializzate nella produzione di strumenti di tortura.
Nel 1997 le Nazioni Unite hanno designato il 26 giugno come “Giornata Internazionale a Sostegno delle Vittime della Tortura”, dopo che il 26 giugno 1987 era entrata in vigore la “ Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura”. Questo documento internazionale, che ha ribadito il divieto all’utilizzo della tortura come un diritto inderogabile, è stato ratificato da 146 dei 193 paesi membri dell’ONU. Il 60% dei paesi democratici che hanno firmato la convenzione ONU contro la tortura del 1984 continuano, però, ad applicarla.

Circa metà della popolazione mondiale vive sotto governi che praticano la tortura. In conclusione non si può non considerare che sono trascorsi 35 anni dall’adozione dell’Assemblea generale dell’ONU, nel 1984, della “Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura” , ma il testo, di fatto, è rimasto una mera enunciazione di principio. Il numero dei paesi che l’hanno ratificato, impegnandosi a prevenire e punire la tortura, è solo di poco superiore a quello dei paesi in cui la tortura viene applicata sempre nel silenzio più assoluto, lontano da occhi ed orecchie indiscreti. E’ difficile definire, pertanto, realmente i contorni del fenomeno e farne un identikit preciso. Resta il fatto che la tortura è una realtà del nostro tempo inumana, degradante , vergognosa, comunque la più crudele violazione dei diritti umani.
Anche quest’anno, pertanto , la Giornata Internazionale della celebrazione del 26 giugno sia un’opportunità per esprimere solidarietà alle vittime della tortura e alle loro famiglie, ma sia occasione anche per riaffermare i diritti inalienabili e la dignità di ciascun uomo e ciascuna donna; e altresì occasione per riaffermare, da un lato, l’impegno, che si progredisca nella lotta contro la tortura e il trattamento crudele, degradante e inumano, ovunque si verifichino e , dall’altro, l’impegno che l’Umanità voglia progredire nel suo cammino di civiltà nel rispetto dei diritti dell’Uomo e dei Popoli.

Eduardo Terrana
Conferenziere Internazionale su Diritti Umani e Pace


EDUARDO TERRANA

DOMENICA 05 NOVEMBRE 2017 PRIMA PAGINA – RASSEGNA STAMPA NAZIONALE ESTERA

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Rassegna Stampa Nazionale Estera

DOMENICA 05 NOVEMBRE 2017


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Prima Pagina Le Monde 05/11/2017

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a cura diCrescenza Caradonna