‘CUORI AL MURO’ Alla violenza, alla prepotenza, al femminicidio noi diciamo NO di Crescenza Caradonna
Il tema del femminicidio e della violenza di genere è molto attuale ma non tutti hanno la capacità di trattare l’argomento con inciva veemenza come invece è successo nella prima teatrale dello spettacolo ‘CUORI AL MURO’, testo e regia di Maria Rosaria Losacco direttore artistico dell’associazione “L’ Albero del pepe il posto dell’arte -Teatro ” svoltosi presso il TEATRO OSSERVATORIO a Bari sabato 23 novembre.
Se l’arte è “stuzzicare il cuore”, come dichiara la stessa Associazione nelle sue note biografiche, il cuòre in questa pièce ha certamente centrato dritto l’obiettivo preposto; l’introduzione dell’evento teatrale, da parte dottor Giacomo Balzano psicanalista e scrittore sulla violenza domestica, ha preparato il numeroso pubblico accorso, alla visione della performance della compagnia teatrale.
L’emozione palpabile in platea, accompagnata dalla voce della regista Maria Rosaria Losacco che magistralmente accompagnava l’esibizione superlativa degli attori Mariateresa Cucciolla, Francesco Grimaldi, Miche Grossi, Annarita Lippolis, Alessia Losacco, Donato Ostello e Serena Russo, ha donato suggestioni che hanno risvegliato in ognuno dei presenti, riflessioni sul galoppante tema proposto, tra luci ed ombre del bravo tecnico Giovanni Losacco ed intermezzi musicali di Marcello Gallucci.
La sceneggiatura di ‘CUORI AL MURO‘ scritta dalla regista Maria Rosaria Losacco ha avuto come fil rouge le storie di tre donne di età diverse, uccise dal proprio compagno in modo brutale ed efferato, la prima storia una mamma con il suo piccolo, la seconda una adolescente e la terza una miss : tutte ammazzate per la voglia di possesso del loro compagno.
La chiusa della performance è un INNO a dire NO alla VIOLENZA, per questo se solo una DONNA tra il pubblico convenuto e tra quello che andrà ad assistere allo spettacolo teatrale in futuro, troverà il coraggio di prendere “LA SUA BORSA” e scappare via, ‘CUORI AL MURO‘ avrà raggiunto la sua finalità.
Maratona di spettacoli per riapertura teatro Piccinni a Bari
Costruito a metà dell’800, si inaugura dopo nove anni restauri
BARI
“Signori e Signore, il Piccinni”: è l’invito tutto teatrale che il Comune di Bari ha rivolto alla città per annunciare la riapertura il 5 dicembre del teatro comunale chiuso da circa nove anni per lavori di restauro e adeguamento alle normative sulla sicurezza. L’evento sarà celebrato con tre giorni di festa, che coincideranno con la ricorrenza di San Nicola che – ha sottolineato il sindaco Antonio Decaro – “per i baresi rappresenta sempre un momento di coesione, di appartenenza, di orgoglio cittadino”. Gli eventi, la cui organizzazione è stata curata dalla regista Licia Lanera, si svolgeranno fuori e dentro il teatro, saranno dedicati alla città ma soprattutto avranno per protagonisti i baresi e saranno gestiti da artisti baresi e prevedono una maratona di musica classica e jazz e spettacoli di prosa. Inaugurato nel 1854, il teatro fu intitolato al musicista barese Niccolò Piccini, dopo che la regina Maria Teresa d’Asburgo, moglie di Ferdinando II delle Due Sicilie, negò il suo nome. Il ‘nuovo’ Piccini ha 775 posti a sedere, dei quali 290 in platea, e 485 tra i tre ordini di palchi e il loggione.
Si parte il giorno 4 con un evento speciale: nello spazio Murat lo
stilista Antonio Marras creerà con ritagli dei tessuti utilizzati per
gli arredi, dei decori per magliette, abiti o indumenti che il pubblico
gli porterà. Per dare idea di quello che accadrà, il sindaco e
l’assessore alla cultura Ines Pierucci indossavano durante l’incontro
stampa due magliette con vistosi decori broccato rosso. Partiranno poi
due giornate di spettacoli che vedranno alternarsi musicisti e attori
che celebreranno i più importanti ‘figli’ della città. Grande
protagonista sarà il musicista Niccolò Piccinni. L’orchestra del
Petruzzelli lo ricorderà eseguendo, tra l’ altro una sua sinfonia
inedita che è stata scoperta di recente nella Biblioteca del
Conservatorio di San Pietro a Majella a Napoli. Ma anche il sassofonista
Roberto Ottaviano – che ha curato la sezione jazz con solisti tutti
baresi – celebrerà Piccinni con l’arrangiamento di un brano tratto
dall’opera ‘Giulio Cesare’.
E sempre al musicista barese saranno dedicate le esibizioni degli allievi del Conservatorio Nino Rota, tra i quali una giovanissima pianista di 14 anni, e dell’Orchestra della città metropolitana che si alterneranno nella giornata del 6 dicembre. E infine il teatro. Andranno in scena quattro piece tratte da commedie di Eduardo De Filippo, con la regia di Licia Lanera e interpretate da attori baresi tra i quali Carmela Vincenti e Vito Signorile (Filomena Marturano), Nicola Pignataro (Natale in casa Cuppiello), Monica Contini e Augusto Masiello (Gli esami non finiscono mai). Il 5 e 6 dicembre nell’area antistante il teatro, sarà inoltre trasmessa in filodiffusione il ‘Poliuto’ l’opera di Donizetti con cui fu inaugurato il Piccinni il 30 maggio 1854. Gli ingressi agli spettacoli sono gratuiti sarà solo necessario ritirare i biglietti al botteghino entro il 4 dicembre, mentre i posti del ‘palco reale’ saranno assegnati con un concorso aperto a tutti i cittadini.(ANSA).
CELLAMARE DONNA GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLA DONNA A cura dell’Associazione Femminile di Volontariato ” “FUORI DALL’OMBRA”
Franco MINERVINI presenta: AMOREVOLMENTE con Franco Minervini ed Elena Cascella. Musiche a cura di Cosimo Ventrella.
In collaborazione con Dott. Luciano Anelli. (Giornalista, Operatore delle Pari Opportunità) presenta il video-spot “No Violenza sulle donne 2019”
Intervengono Mégane Astrid Deutou (Autrice del libro”Viaggio nell’abisso – Sfogo decolorato” progetto di Luciano Anelli a cura di Crescenza Caradonna (Direttora di “Puglia d’amare Quotidiano d’informazione” online)
Dott. Cosimo Leo. (Pedagogista CONPED)
Dott.ssa Dominga Di Turi: (Assistente Sociale Cellamare)
Dott.ssa Eugenia Policarpo (Psicologa del C.A.V. – Il giardino delle lune)
di Mégane Deutou A cura di Crescenza Caradonna Progetto di Luciano Anelli
“VIAGGIO NELL’ABISSO Sfogo decolorato”
Prefazione
Da anni, in maniera sempre più impegnativa, mi dedico alla conoscenza, documentazione, divulgazione e valorizzazione della cultura delle donne, in quanto diversa da quella normalmente utilizzata, sempre affermata come neutra, ma sostanzialmente maschile e maschilista, tale da imporre differenze sostanziali nell’ambito sociale, politico, lavorativo, che penalizzano le donne. A ciò poi si aggiunge il sempre più efferato sviluppo di una violenza psicologica, economica, fisica e vitale che si oppone ad una maggiore affermazione ed autonomia della visione della vita che è insita nelle donne. A marzo 2019, quale inizio di un altro percorso sul tema, ho varato un video spot contro la violenza sulle donne “No violenza sulle donne 2019” che ha coinvolto 150 fra donne e uomini che hanno accolto l’invito a metterci la propria faccia nel dire Basta non solo il 25 novembre e l’8 marzo, ma tutto l’anno e non nell’anonimato di una manifestazione o di un post nei social. Per questi motivi ho accolto di buon grado di parlarvi del libro che Megane ha voluto scrivere per uscire dai ricordi di una violenza subita. Le sue poesie sono squarci di vita rivolti alla riconquista di una certa libertà, per scrollarsi un amore “avvelenato”; evidenziano solitudine ed una ricerca dell’identità perduta; ecco perché parla della pagina su facebook “La tribù Africana”. Questo libro lo dedicherei a tutte le donne morte per mano violenta di chi diceva di amarle, perché le loro storie non affondino nel silenzio, ma risveglino coscienze e civiltà. Luciano Anelli
Impaginazione Grafica Copertina, Editing Letteraio di Crescenza Caradonna ll libro, curato dalla poetessa Crescenza Caradonna, aiuta in modo tangibile a spiegare quanto male rimanga nel corpo, nella mente, nei ricordi di una donna che ha subito violenza fisica, dopo aver subito violenza psicologica. Sono raccolte, nella seconda parte del libro, poesie che sono squarci di vita rivolti alla riconquista della libertà, per scrollarsi un amore “avvelenato”. Questo libro è dedicato a tutte le donne morte per mano violenta di chi diceva di amarle, perché le loro storie non affondino nel silenzio, ma risveglino coscienze e civiltà. Un libro che senza la determinazione di Luciano Anelli non sarebbe mai nato. Cresy Caradonna
Informazioni editoriali
Titolo: Viaggio nell’abisso – Sfogo decolorato. A cura di Crescenza Caradonna Autore: Mégane Deutou Data di uscita:2019 Pagine: 88 Copertina: morbida Editore: Youcanprint ISBN: 9788831643566
ALLA BELLA CITTÀ DI BARLETTA Alla quale dedico questi versi: “La luna il mare e tu” (città)
“La luna il mare e tu” (città)
Il mare è lì immutato calmo e quieto
mentre i pescatori rammendano le reti un vecchietto mi parla soffusamente sussurra parole che sembrano musica
un gabbiano s’alza e vira nel vento ascensionale mi par di udire il suo canto stridulo d’amore, prende il largo su quell’immenso azzurro tra i pescherecci stanchi lerci ma fecondi di vita
vado con lo sguardo oltre quella linea orizzontale che inghiotte il globo infuocato assetato,
la sera scende dolce nel bagliore di una magnifica notte ed io lesta lesta vado via con il cuore pieno d’amore con l’amica argentea luna. Crescenza Caradonna
In Italia e in Puglia gli autori sono soprattutto partner o ex
1522 CHIAMA
Violenza donne e stalking – numero della Linea di aiuto sulla violenza, multilingue e attiva 24 ore su 24 in tutta Italia: 1522, chiamata gratuita
BARI, NOV
Se in Italia gli stupri sono commessi nel 62,7% dei casi da partner e nel 3,6% da parenti (Istat 2006-2014), in Puglia è la violenza in genere sulle donne che si consuma per lo più in famiglia: nel 93% dei casi, scrive il portale della Regione ‘Puglia Sociale’, riportando i dati degli accessi 2018 ai Centri antiviolenza. Nell’81% dei casi gli autori sono il partner o l’ex, nel 12% parenti. Sono più esposte le donne sposate (38%), poi le nubili (28%) e le separate/divorziate (26%). Così, anche in Puglia, sono tante le iniziative di riscatto organizzate per il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Una violenza che è trasversale all’età, ai titoli di studio, alla condizione lavorativa, anche se colpisce di più le donne fra 30 e 49 anni (60%) e le giovani 18-29 anni (15%). La mancanza di lavoro, che con il reddito porta più autonomia nelle scelte, è un grave problema: tra le donne che subiscono violenza solo il 28% ha un’occupazione stabile, il 44% non lavora e il 19% è precaria.
La webserie pugliese diretta da Michele Pinto e scritta da
Francesco Tammacco in diretta TV venerdì 22 novembre, alle ore 16.30 sul canale
90 del DT
La webserie “Project M”, diretta dal regista ruvese Michele Pinto e scritta dal molfettese Francesco Tammacco, sarà trasmessa domani, 22 novembre 2019, alle ore 16:30
su Antenna Sud Live Teleonda TV, sul
canale 90 del digitale terrestre ed in streaming su www.teleonda.it e antennasud.com.
Sarà lo
stesso regista Michele Pinto ad intervenire in diretta nella trasmissione “90 in Corto” condotta da Daniela Guastamacchia per presentare la
sua terza pluripremiata webserie distopica – trasmessa nella sua versione
shortfilm – e ad interagire con gli spettatori, rispondendo alle domande che
arriveranno nel corso della trasmissione.
Visibile
anche attraverso la pagina Facebook dell’emittente televisiva che trasmette su tutto il territorio pugliese,
sarà possibile intervenire telefonando in diretta allo 080/8691533 o scrivendo al
389.9652441.
Reduce, da
solo una settimana, dalle nominations al London Short Series Festival e al New
Zealand Web Fest, “Project M” è un
lavoro distopico sulla libertà d’espressione che narra di un mondo in cui uno
sfrenato consumismo e la produzione di massa diventano principi cardine della
società.
La webserie
dipinge un mondo in cui l’arte diventa via di fuga da una realtà sterilmente
omologata e succube dei potenti, in cui gli artisti, spiriti ribelli ed
irrazionali, diventano pericolosi ed inutili e per questo incarcerati. Una
metafora della realtà corrente destinata ad un futuro cupo ed una analisi
critica del ruolo degli artisti, soprattutto moderni, all’interno della
società.
Attivo da
oltre 20 anni nel campo della didattica dell’immagine e dello storytelling
webseriale, Michele Pinto si è
affermato come unico rappresentante della produzione cinematografica di
webserie a livello regionale e fra i più conosciuti in Italia e all’estero nel
settore.
Inoltre, è
direttore artistico dell’Apulia Web Fest,
il festival internazionale dedicato alle produzioni audiovisive digitali e
indipendenti che si tiene in Puglia, a Terlizzi, nel mese di maggio, inserito
nel prestigioso circuito della Webseries World Cup (La Coppa del Mondo delle
Webserie).
Prodotta dalla Morpheus Ego, in collaborazione con il Carro Dei Comici, Casa Accoglienza S. Maria Goretti, Diocesi di Andria, Associazione Migrantes Liberi, Associazione di volontariato Salah, con la sceneggiatura di Francesco Tammacco, autore e regista teatrale, il cast di “Project M” è interamente pugliese, formato da attori di provenienza teatrale e cinematografica come Isabella Ragno, Fabrizio Fallacara, Vincenzo Raguseo, Sara Guastamacchia, e lo stesso Tammacco, ed impreziosito dalla modella, attrice e produttrice cinese Xin Wang.
Nello staff tecnico, il produttore esecutivo Felice Caiati, il direttore della
fotografia Diego Magrone, l’esperta al make-up
Daniela Iosca, l’addetto agli effetti speciali Stefano Indraccolo, l’ICT
Francesco Pinto.
Riconoscimenti:
nomination come Best Sci-fi al London Short Series Festival 2019 e al New
Zealand Web Fest 2019; inserito, nella sua versione shortfilm, all’interno
della rosa dei cortometraggi in concorso al David di Donatello 2019; ha
ottenuto il premio come Miglior Fantasy/Fantascienza al Tuscany Web Fest 2018;
riconoscimento per il miglior episodio pilota, a livello internazionale, del
Caorle Film Festival 2018. Già premiato all’International Webseries Trophy per
la migliore regia e la migliore sceneggiatura; secondo posto a livello mondiale
allo World Human Rights Awards di Bali; 9 premi ai Rome Web Awards 2017 (gli
Oscar italiani del web); nominations all’International Online Webfest 2017 di
Londra, all’Underground Sci-fi Film Fest di Stoccolma, il FIPILI Horror
Festival di Livorno, il Sicily Web Fest, il Wendie Web Fest di Amburgo, il
Rolda Web Fest in Colombia, il Miami Web Fest, L’Asia Web Awards e il Seoul Web
Fest. Michele Pinto è stato l’unico regista italiano in gara al Berlin Sci-fi
Filmfest, festival internazionale di fantascienza e, con 12 nominations, ha
rappresentato la regione Puglia al Roma Web Fest, organizzato in collaborazione
con Siae, Mibact, Sky, Regione Lazio e Cinecittà.
Sii te stesso; tutti gli altri personaggi hanno già un interprete.
— Oscar Wilde.
Questo è il primo articolo sul mio nuovo blog. Ho appena iniziato a mandare avanti questo nuovo blog, quindi resta sintonizzato per altre informazioni. Abbonati qui sotto per ricevere una notifica quando pubblico nuovi aggiornamenti.
QUEGLI OCCHI SPENTI ALLA LUCE QUEI CORPI STRAPPATI ALLA VITA TRAFFICO DI ORGANI DELITTO CONTRO LA PERSONA
di Eduardo Terrana
Ci sono realtà che non si ha piacere di conoscere, ci sono
storie che non si ha voglia di leggere, e posso anche comprenderlo,
perché sono le realtà e le storie delle aberrazioni, delle efferatezze,
perpetrate da gente senza scrupoli sulla persona umana che si preferisce
ignorare perché disturbano la sensibilità, perché si è di norma portati
a non accettare l’idea che l’essere umano possa volere e praticare il
male al proprio simile, ma ciò è esattamente quanto succede in molte
parti del mondo. E quello che sgomenta è che il bersaglio di queste
squallide e tragiche azioni sono sempre più spesso i bambini, in
particolare quelli che sono più indifesi, che vivono la loro giornata
per strada o nelle capanne di fango delle bidonvilles, rimediate dai
loro genitori, quando ci sono, per ripararsi dalle intemperie in uno
spazio di pochi metri quadrati, privi di tutto tranne che della
miseria. Sono questi bambini, che giocano nel fango, che mangiano se
e quando, che bevono l’acqua sporca dei pantani intrisa dei rifiuti e
delle tossicità più impensabili, la caccia preferita dei mercanti
predatori d’organi che li rapiscono, strappandoli con violenza anche
dalle braccia delle loro mamme, oppure li comprano per pochi centesimi
di euro, ma che al cambio vale qualche migliaio della loro povera
moneta, carpendo la buona fede delle loro mamme, per destinarli al turpe
mercato dei trapianti. Un mercato che frutta ottimi guadagni, oltre un
miliardo e mezzo di dollari annui, si stima, e che è in espansione.
E così soprattutto i piccoli, poveri, emarginati, bambini vengono
catturati per poi essere uccisi dopo essere stati spogliati dei loro
organi. Il traffico d’organi è una cruda amara realtà molto
preoccupante. Due sono i canali attraverso cui avviene il mercato
illecito. Il primo registra l’uccisione o il sequestro violento
della persona per prelevare organi e tessuti da vendere. In tale
fattispecie prevale esclusivamente l’uso della forza. La vittima
preferita normalmente è il bambino di strada. E’ una realtà
agghiacciante quella che lascia intravedere il tragico mondo del
traffico di organi di bambini che si consuma tra omertà e miseria
indicibile. Soffermiamo la nostra attenzione a due casi limiti. che
riguardano bambini di età compresa fra i 4 e i 15 anni che vengono
usati come pezzi di ricambio per poi essere buttati per strada o nei
fossati e divenire pasto degli animali randagi. Succede in Afghanistan
ma anche in Mozambico, in particolare nell’area di Nampula – Nanialo –
Nacala, dove secondo fonti non ufficiali ma attendibili, sarebbero
scomparsi e non sempre ritrovati il 75% dei bambini di strada, tutti
mutilati degli occhi e degli organi interni e in qualche caso anche del
cervello. Il fenomeno del rapimento e della uccisione di minori a fini
illeciti, però, lo ricordiamo, presenta ambientamenti, connotazioni e
sfaccettature molto più estese. Il secondo canale si riferisce
all’espianto di organi dietro pagamento di denaro. Nella fattispecie
persone povere, spinte dalla disperazione, vendono per pochi soldi un
loro organo. India, Nepal, Pakistan, Cina, Colombia, Argentina,
Messico, Brasile, Sud Africa, Thailandia, Filippine, Russia, Iraq,
Afganistan, Palestina, sono i Paesi dove il fenomeno del traffico
illegale di organi risulta essere più diffuso, ma il fenomeno va molto
al di là di quanto si possa immaginare, non ne sono esenti, sembra,
neanche i Paesi ad alta civilizzazione. Evidenziamo in particolare
che in Nepal la gente dei villaggi fortemente indebitata e il gran
numero di vedove disperate costituiscono i serbatoi più ricchi di questo
commercio; in Brasile ed in Perù è fiorente l’attività di trapianto
clandestino; in Cina, in Iran, in Arabia Saudita e in Giappone la
compravendita di organi tra vivi è stata legalizzata. Un quadro
veramente scandaloso. Per non parlare dei casi in cui vengono messi al
mondo bambini solo per destinarli al mercato degli organi. Si
specula solo e sempre più sulla disperazione e sull’impotenza della
povera gente. E il fenomeno cresce e moltiplica i guadagni degli
sfruttatori in sprezzo degli allarmanti appelli dell’Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS) e di tutte le più importanti associazioni
mediche del mondo e delle norme internazionali in materia di diritti
umani che condannano quelle pratiche perché costituiscono una grave
violazione dei diritti dell’essere umano. Non ci sono parole e non
ci sono neanche soluzioni destinate a risolvere totalmente il problema
anche perché dove c’è domanda c’è mercato e gli affari illeciti
prosperano perché i compratori non mancano e sono la gente ricca
disposta a comprarsi, anche pagando decine di migliaia di dollari, una
seconda occasione di vita.
Si pensi che in alcuni paesi come India,
Brasile, Pakistan e Cina è così semplice trovare un rene che si sta
assistendo ad un crollo dei prezzi. Si consideri altresì che nella sola
Europa ci sono oltre 120 mila pazienti in dialisi e circa 40 mila in
attesa di un trapianto non facilmente disponibile, e tutti in lista
d’attesa, anche per anni. Non è difficile immaginare che chi se lo
può permettere cerchi la soluzione al mercato clandestino di organi che
offre di tutto reni, fegati, cuori e presidi ospedalieri illegali,
gestiti da organizzazioni criminali internazionali. Trattasi di persone
disperate che pensano solo a risolvere il loro problema e non vogliono
porsi il problema morale e legale della provenienza di ciò che compra.
Eppure molti di quegli organi, tra l’altro, vengono anche dall’Africa
espiantati dal corpo di migranti rapiti ed uccisi in Etiopia, Eritrea,
Sudan, Somalia.
In cifre il traffico di organi, secondo il Global
Financial Integrity, uno dei massimi Centri di analisi mondiali sui
flussi finanziari illeciti, registra numeri impressionanti: il
business annuale del traffico illegale di organi nel mondo varia da un
minimo di 700 milioni ad un massimo di 1,4 miliardi di dollari; ogni
anno vengono praticati circa 12.000 trapianti illegali nel mondo a
fronte di 118.000 trapianti legali; il guadagno di un trafficante
che vende un organo al mercato nero è di circa 15.000 dollari; il valore
medio della cifra di riscatto da pagare per un rapito varia da un
minimo di 5.000 dollari ad un massimo di 14.000 dollari. Non v’è
dubbio che nella mappa dei problemi più urgenti da affrontare e
risolvere quella del traffico d’organi in generale ma dei minori in
particolare costituisce l’emergenza per antonomasia, che denuncia una
relativa verità incontestabile e cioè che i bambini non costituiscono
ancora una priorità per i governi del mondo. E così i bambini
continuano a rimanere un esercito di piccoli esclusi, per i quali
sicurezza, crescita, sanità, scuola, protezione dalle forme più
degradanti ed avvilenti di sfruttamento anche sessuale, restano problemi
aperti ed insoluti.
Vale allora ricordare ai tanti che governano
le sorti del mondo, ma che in tema di bambini mostrano di essere miopi o
di corta o labile memoria, le parole del premio Nobel per la Pace Betty
William: “L’unico strumento che abbiamo per cambiare il mondo sono i
bambini e le donne. La più grande impresa della mia vita non è stata
vincere il Nobel ma crescere i miei figli.”
Eduardo Terrana Saggista e Conferenziere internazionale su diritti umani e pace