DALLA COCAINA AGLI ANGELI Intervista a Giampiero Turco

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DALLA COCAINA AGLI ANGELI

Intervista a Giampiero Turco a cura di Nicola Paulillo

Da qualche mese è uscito il libro dello scrittore e regista Giampiero Turco “Dalla cocaina agli angeli” seguito da un trailer, poiché ne è stato tratto un docufilm, che sta spopolando su YouTube. Giampiero, di origini tarantine, negli anni sessanta si trasferisce a Roma per inseguire il suo sogno nel mondo dello spettacolo. Di sotto riporto un’intervista che ho realizzato dove lo scrittore e regista tarantino si racconta e “ci” racconta di come sia uscito fuori dal pericoloso tunnel della cocaina. 

Ciao Giampiero, da quello che ho letto da alcune recensioni del tuo libro e da quello che ho visto riguardo il trailer, volevo che tu mi raccontassi un po’ di questo libro e del docufilm che ne è stato tratto. Come mai hai voluto testimoniare il tuo cambiamento di vita? 
Innanzitutto per chiedere perdono alle mie figlie che ho trascurato e poi questo libro era nel cassetto da un bel po’. Quello che ha sbloccato quest’opera è stato il coraggio di persone e amici come Pino Francata (vero nome Giuseppe Cosenza) e Teresa Lops che, con il loro valido aiuto hanno contribuito nel mio mettermi a nudo e vedere le cose come stanno. Tutto ciò è stato confermato dal comune di Taranto che ha definito “Dalla cocaina agli angeli” un libro di tematica sociale che può divenire un mezzo molto importante nell’aiutare gli altri. Io sono uscito da questo incubo con dolore, e lì ho iniziato ad avere fede e sono stato soccorso dagli angeli che sono le persone che mi hanno aiutato e sostenuto. Pubblicare il libro è stato per me molto terapeutico, perché nonostante gli errori commessi nella vita, è anche un modo di dire: “Io sono questo”. Praticamente, nella stesura del libro, è come se tu avessi dialogato con uno psicologo invisibile. Sì, esattamente, diciamo “un dialogo con me stesso”. 

Tu eri un musicista quando sei entrato in questo tunnel, come mai ti sei ritrovato in questo baratro? 
Ciò accadde quando abbandonai la mia famiglia e la strada che mio padre mi aveva preparato, in quanto al comune di Taranto mi occupavo di cultura, anzi, ero uno dei più giovani visionari della cultura nella sede comunale tarantina. Abbandonai tutto questo per andare a fare il batterista, essendo attratto dal mondo del palco e dal fatto che un big (Alan Sorrenti) mi chiese di seguirlo. Quando registreremo la scena, più in là, nel vederla noterai che, per essere pari agli altri, mi offrirono la cocaina ed io iniziai ad usarla. Da lì in poi, per chiunque, basta un niente e ci casca. Senti che questa roba ti dà energia, una grande forza, euforia, ma in realtà tutto questo è un grande inganno. Ti senti pieno di creatività, sei superiore a tutto e a tutti, ma non è così. Stai solo prendendo in giro te stesso. 

Ci sono due grossi vortici che fanno sì che i giovani ci finiscono dentro: il primo è semplicemente quello di provare; il secondo è per evadere da una realtà probabilmente piena di problemi. Tu non avevi problemi, ma neanche ti sfiorava il pensiero di provarci, ti ci sei trovato dentro soltanto perché avevi abbandonato la tua strada. 
Più che altro per darmi coraggio proprio perché avevo abbandonato tutto: la mia famiglia, la mia casa, insomma tutto ciò che mi dava sicurezza e anche il fatto di essere entrato in un mondo che non conoscevo, un mondo di sogni e per il fatto di suonare sul palco per un personaggio famoso. Ma alla fine ti rendi conto che è solo un grande inganno. 

A chi sta vivendo questa realtà cosa consiglieresti? 
Consiglierei ai giovani di guardare ai valori della propria vita, della famiglia, dei tuoi figli, ecc. dico questo perché con la famiglia tu puoi superare il problema lavorativo, quello economico, puoi uscire da questo baratro e quant’altro. E, soprattutto, è importante anche la fede

Com’è avvenuto il tuo incontro con i monaci tibetani? 
Tutto è cominciato mentre ero nel vuoto più assoluto. Chiedevo aiuto a me stesso, a mio padre, che non c’era più, chiesi all’arcangelo Michele di mandarmi un maestro e, grazie a un quadro di Gesù (che ho visto nella chiesa di Santa Maria di Trastevere, che illuminava tutto l’edificio in cui è ubicato), direttamente dalla piazza in cui mi trovavo. Io sono entrato e ne sono stato attratto, all’interno non c’era nessuno e dopo essermi seduto ho iniziato a parlare con me stesso. Quello è stato l’inizio dei miracoli, sono giunti gli “angeli”.

Il primo angelo è stata una mia amica che non vedevo da tantissimo tempo poiché viveva in America che, tornata a Roma in quel periodo vide nella cassetta postale un invito riguardo un Lama Tibetano che in quei giorni era a Roma. Lei mi invitò a questa cerimonia, stavano festeggiando il capodanno tibetano a Febbraio. Io andai e da quel momento quel “Lama” tibetano fu il mio primo maestro e anche l’ultimo. Dopo la sua morte io ho incontrato altri lama, ma lui è quello che mi ha salvato. Questa esperienza buddista tibetana è stata grande ed è stato fondamentale per me avere fede per la mia costruzione. In effetti è stato un tibetano a dirmi se conosco bene Gesù. io rimasi un po’ sulle mie e poi dissi: “Sì, lo conosco bene dal Vangelo” e lui rispose: “No! Tu devi conoscere bene Gesù!” e mi donò un libro che paragonava Gesù ad una forte trasmissione di energia e di aiuto nella fede, come Buddha e tanti altri. Così ho conosciuto Gesù sotto un altro profilo e da lì, piano piano è ricominciato tutto, specialmente la mia vita. 

Beh, anch’io ho conosciuto Gesù sotto un altro aspetto perché l’ho proprio invitato nella mia vita per mezzo dello Spirito Santo e ogni giorno interagisco e parlo con lui. È una cosa particolare che, forse molti cristiani non riescono appieno a comprendere. 
È vero, grazie a Teresa che mi ha riportato in chiesa, dove io ero lontano da queste cose, dalla messa, dalla comunione perché Gesù lo vedevo come un qualcosa di privato, non pubblico, invece con la chiesa e la messa ho riscoperto delle cose importanti: l’omelia fatta da un prete giusto, dove ne vengo attratto e l’ostia che io sento una cosa mia (oddio ci sono molte cose che non condivido nella messa). Io sono di fede protestante, però, ho conosciuto un sacerdote che mi ha aiutato tanto facendomi esporre i dolci all’interno di un monastero permettendomi, così, di lavorare. 

Personalmente io ho tolto le etichette perché davanti a Dio non ci sarà il cattolico, il protestante o l’anglicano, ma solo il cristiano. Di questo percorso che tu hai fatto cosa ti è rimasto da poter condividere con i giovani affinchè si avvicinino alla fede e non caschino nel mondo lugubre di ogni vizio in genere? 
I giovani, in generale sono delusi, ansiosi ma, comunque sia, sono persone che cercano il valore e la giusta armonia nel rapporto umano. Questo è quello che voglio trasmettere ai giovani. Io, per quanto mi riguarda, sono fortunato perché ho due figlie veramente speciali e quello che dico sempre è di “vivere nel valore giorno per giorno, ossia il valore della vita”. Sono uno con i piedi per terra e faccio le cose in un determinato modo, particolare del mio essere capricorno; io vedo molto il valore delle persone e vorrei trasmettere ai giovani la mia esperienza. Io spero tanto che i giovani abbiano un dialogo, questo è importante e fondamentale.

Il libro che è stato ufficializzato, uscirà a Luglio nella doppia versione italiano – inglese e sarà distribuito anche nelle librerie. Inizierò a fare delle presentazioni a Taranto, nella stessa chiesa dove sono state girate le scene del film, tra l’altro, la stessa chiesa che frequentavo da bambino e ci sarà anche la proiezione di sei minuti del trailer del film. Lì, inoltre, avrò anche un dialogo con i giovani.

Dopo essere uscito da questo tunnel, sei ritornato a lavorare nel mondo dello spettacolo a tempo pieno o hai altro in mente? 
Il mio sogno è di poter comprare dei locali a Taranto vecchia e aprire un centro culturale fornito di bar, ristorante, ecc. Quindi rimango sempre nel mondo della cultura, solo che adesso le cose le faccio per me stesso e non per gli altri. Per quello che sono adesso devo prima dire grazie a Pino Francata e a Teresa, due persone per me molto importanti che mi hanno aiutato; poi ho conosciuto altre belle persone tra cui Gianni Naglieri e Alex Caputo. 

Infine voglio salutare gli artisti che hanno collaborato con me: Teresa Lops nel ruolo di mia madre; Gabriel Micoli che interpreta me da bambino; mia figlia Jessica Turco; Pino Francata, Gianni Giacovelli per il suono, Giovanna Surico, Carmela Stomeo e Gianluca Maggio per il trucco e l’acconciatura. Si ringrazia il comune di Taranto per aver sostenuto il docufilm “Dalla cocaina agli angeli”.
di Nicola Paulillo

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