LA TERRA UN PIANETA SEMPRE PIU’ IN SOFFERENZA di Eduardo Terrana

LA TERRA UN PIANETA SEMPRE PIU’ IN SOFFERENZA

Il 22-04-2021 la Giornata mondiale della terra

di Eduardo Terrana

Sintetizzare, in un rapido identikit, lo stato di salute del nostro Pianeta ci porta a evidenziare che sono tanti i mali che lo affliggono, dall’abuso di azoto e fosforo all’ acidificazione degli oceani; dal buco dell’ozono al cambiamento climatico; dalla fusione dei ghiacci all’ inquinamento dell’aria; dalla perdita della biodiversità alle scorie radioattive; dalla sovrappopolazione allo spreco energetico; dallo spreco di acqua dolce all’uso del suolo e deforestazione. Quanti mali! ed il nostro Pianeta è in grave sofferenza, anno dopo anno.
La Terra alla fine del 2020, ospita, ormai sette miliardi e seicento milioni di individui sempre più affamati di consumo, per vivere, mangiare, produrre energia, assorbire i gas inquinanti, e questo costituisce il male dei mali perché è causa di un deficit ecologico che è in costante aumento con serie conseguenze. L’umanità, infatti, utilizza attualmente il 60% in più di quanto il Pianeta possa rinnovare all’interno dello stesso anno per soddisfare il fabbisogno giornaliero dei suoi abitanti.
“L’Overshoot Day”,il giorno del “sovrasfruttamento” del pianeta, ovvero il giorno dell’anno nel quale l’Umanità entra ufficialmente in debito con gli ecosistemi naturali per le risorse che consuma, dovrebbe cadere il 31 di dicembre di ogni anno, ma la scadenza è sempre più breve e cade mediamente quattro o cinque mesi prima della fine dell’anno. E’ stato il 22 Agosto nel 2020, il 29 luglio nel 2019 , ed il fenomeno si ripete, anno dopo anno, già dal 1970. Anche nel 2021 le risorse annuali del pianeta, saranno esaurite presumibilmente tra luglio ed agosto. Lo rileva il “Global Footprint Network, il Centro di ricerca che tiene la contabilità dello sfruttamento delle risorse naturali da parte dell’umanità.
Il paradosso, peraltro, è che l’Umanità non consuma in maniera equa, come la ricchezza non è equamente distribuita. Oggi le 80 persone più ricche del pianeta hanno risorse equivalenti ai 3,5 miliardi di poveri e il divario tra ricchi e poveri si allarga sempre più al punto che l’1% della popolazione mondiale, che detiene la percentuale di ricchezza più alta e gestisce l’economia mondiale, avrà sempre più ricchezze del restante 99%. Si ha, pertanto, che quasi tre quarti della popolazione mondiale è a basso reddito e vive in paesi in serie difficoltà, mentre oltre un miliardo di persone soffre la fame e due miliardi e mezzo di persone convive con la costante scarsità di risorse idriche.
E’ legittimo chiedersi allora: come sarà possibile sostenere una popolazione mondiale che nel 2050 conterà nove miliardi e seicento milioni di persone ed al contempo tutelare i sistemi naturali in presenza, peraltro, di un ricorso sempre più esasperato al consumo delle risorse del pianeta, atteso che già oggi siamo alla saturazione?
All’origine dei mali del Pianeta ci sono le molteplici forme d’ impatto che l’intervento dell’uomo esercita sull’ambiente, sovente in modo conflittuale con l’ecosistema globale e con esiti disastrosi.
La natura, l’ambiente, l’acqua, però, non sono risorse infinite, ed oggi subiscono un vero e proprio saccheggio. I danni sono più che evidenti e suscitano l’allarme di scienziati ed ambientalisti.
La temperatura del Pianeta continua ad innalzarsi per effetto dell’eccessivo utilizzo di combustibili fossili, petrolio, carbone, gas naturale. Ogni anno 6,3 miliardi di tonnellate di carbonio vengono immessi nell’atmosfera, già sovraccarica di oltre 270 miliardi di tonnellate di carbonio degli ultimi due secoli e mezzo. Ciò che provoca l’effetto serra, il surriscaldamento del pianeta, e, di conseguenza, lo scioglimento dei ghiacci delle calotte polari e l’innalzamento del livello dei mari. Nonostante ciò i governi continuano a pagare migliaia di miliardi di dollari in sussidi ai combustibili fossili piuttosto di investire in energie rinnovabili. Una scelta che si rivelerebbe sensata ed intelligente e che sarebbe da attuare già da subito unitamente alle scelte di procedere ad ampi processi di rimboschimento, di ridurre le emissioni dell’agricoltura, di innovare i processi industriali.
L’effetto serra, al quale contribuiscono anche altri gas legati all’attività umana, quali il metano, il protossido di azoto e i clorofluorocarburi, è causa anche di ampie desertificazioni. Il fenomeno colpisce ormai oltre un quarto delle terre emerse del Pianeta. Si prosciugano sempre più corsi d’acqua e si formano sempre più nuove zone aride.
La temperatura del Pianeta, peraltro, prevista, nel medio futuro, in aumento da un minimo di 1,4 ad un massimo di 5,8 gradi centigradi, continuerà a produrre piogge intense ed alluvioni distruttive, alle medie ed alte latitudini, e siccità prolungate e aridità, alle latitudini medio basse, che interesseranno vari continenti.
Di conseguenza da qui al 2050 potrebbe scendere del 73 per cento l’ammontare di acqua potabile pro capite, accrescendo, peraltro, il numero delle persone che già oggi sono prive o dispongono di scarse riserve di acqua potabile. Sono anche da attribuire al riscaldamento globale il 75 per cento delle ondate di calore, che causano rovinosi incendi di vaste proporzioni, ed il 18 per cento circa delle precipitazioni estreme che oggi si verificano.
Ai fenomeni suddetti si aggiunge poi la distruzione degli habitat naturali operata dall’uomo attraverso la deforestazione, che registra ogni anno la scomparsa di circa 18 milioni di ettari di foresta per fare posto a piantagioni di soia o di palma o altre monoculture agricole o ad allevamenti intensivi di bestiame. Vengono così distrutte anche molte specie animali.
La perdita di biodiversità è ormai un problema gravemente serio e senza ritorno. Le specie a rischio d’estinzione, minacciate dall’attività umana, sarebbero più di 18 mila, mentre seriamente in pericolo sono le barriere
coralline e la foresta amazzonica, il più grande polmone verde della terra.
Anche la pesca industriale è sfruttata in modo eccessivo tanto che già si presenta impossibile la rigenerazione di molte specie.
Indiscriminato è anche il consumo di energia. Si stima che il fabbisogno di energia dei Paesi in via sviluppo passerà nei prossimi 50 anni da 3,5 miliardi di tonnellate di petrolio a oltre 15 miliardi e quello dei paesi sviluppati da 5 a 10 miliardi.
In siffatto contesto si fa urgente e non più differibile la scelta di rimettere al centro dell’agenda politica internazionale i temi che riguardano il modello di gestione delle risorse, la tutela ambientale, i diritti delle comunità e la loro sovranità sul territorio, e, più in generale, il sistema economico nel suo insieme se si vuole gestire il Pianeta con oculatezza e responsabilità in tutti i settori nell’ottica di un futuro più sostenibile per l’intera Umanità e di preservarlo al massimo per lasciarlo ai nostri figli in condizioni, quanto possibile, migliori.
La terra è la nostra unica casa, non abbiamo un secondo pianeta da sfruttare che ci consenta di sostenerci consumando, in modo egoistico ed irrazionale, il doppio.



Eduardo Terrana
Giornalista-saggista-conferenziere internazionale su diritti umani e pace
Diritti riservati

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