VIOLENZA DOMESTICA FENOMENO INQUIETANTE SENZA FINE di Eduardo Terrana

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VIOLENZA DOMESTICA
FENOMENO INQUIETANTE SENZA FINE

di Eduardo Terrana


Rumore prodotto da oggetti rotti, grida, minacce, insulti, schiaffi, percosse, stupri e, talvolta, anche spari. Non è l’ambientamento scenografico di un nuovo sceneggiato televisivo o di un nuovo film, ma è la realtà, ben più tragica e pesante, di ciò che caratterizza la violenza consumata tra le mura domestiche.
Un fenomeno inquietante, sottostimato, perché non tutte le donne trovano il coraggio di denunciare gli abusi di violenza subiti.
Restano comunque preoccupanti i dati diffusi a tutto il 2019 su questo spaccato di inciviltà della nostra società. Idati EU.RES evidenziano una situazione tragica della violenza domestica, percentualmente riassumibile nei seguenti numeri: femminicidi familiari 85,1%; violenze sessuali 92% ; stalking 76,2%; maltrattamenti in famiglia, 81,6%.
Risultano essere, oltre 5,3 milioni le donne vittime di violenza domestica da parte dei propri coniugi o fidanzati, con 1200 donne uccise e 145.000 donne finite in ospedale per le percosse ricevute. Ammontano a 555.000 le ferite gravi causate da violenza domestica, fenomeno che appare scarsamente considerato se si considera che il 44% delle donne uccise dal partner erano state al pronto soccorso per percosse nei due anni precedenti la morte. Ciò che rileva lo sconforto e la sfiducia delle donne che, nel 73% dei casi, preferiscono tacere e non denunciare la violenza subita perché pensano di non essere credute. Appare, inoltre, drammatica, anche per gli effetti devastanti sulla psiche , la realtà traumatica di 8.8 milioni di bambini che sono testimoni di violenza domestica. Si consideri ancora che il 29% delle donne afroamericane ed il 38% delle donne native americane, subisce violenza domestica almeno una volta nella vita. I giorni di lavoro persi da donne vittime di violenza domestica sono oltre 8 milioni. Il costo economico della violenza domestica è pari a 1.8 miliardi di dollari ogni anno, mentre la spesa allo stesso titolo dello Stato per le cure mediche e psicologiche ammontano a 4.1 miliardi di dollari ogni anno. Il 40% della violenza si sviluppa durante la prima gravidanza della donna. La seconda causa di morte fra le donne incinte è l’omicidio.
A fronte di questo quadro, squallido e desolante nella sua tragicità, della violenza domestica, le prime proiezioni del 2020, o miracolo!, evidenziano un calo del triste fenomeno. Sembra infatti che rispetto al 2019 i primi mesi del 2020, almeno nei Paesi che hanno osservato il locdown , segnino una diminuzione dei casi di violenza domestica. Come interpretare questo fatto? Buonismo da parte degli uomini, paura da parte delle donne? o la presenza del covid-19 nasconde la verità reale dei numeri? Un’amara riflessione va fatta, purtroppo!
Al tempo del coronavirus, nei Paesi dove la quarantena forzata è stata osservata come richiesto dalle circostanze e dai Governi, i cittadini sono rimasti a casa, perché tale esigenza s’imponeva, per motivi di sicurezza, per far fronte all’emergenza. Ma le mura domestiche , purtroppo, non rappresentano un luogo sicuro per tutte le donne, perché sono molto spesso per tantissime, come i dati evidenziano, luogo di abusi e di violenza.
Meno che mai, poi, lo sono durante una pandemia che impone la quarantena e lo stare tutti a casa, e quindi anche gli aguzzini che si ritrovano a stare a stretto contatto delle loro vittime per più tempo, ciò che aumenta la voglia e l’opportunità di usare violenza al proprio partner. La prolungata permanenza in famiglia poi non consente la normale rilevazione dei fenomeni di violenza che comunque vengono praticati ma rimangono chiusi tra le mura domestiche come le grida soffocate delle vittime che le subiscono.
Non v’è dubbio, pertanto, che per il 2020 il dato statistico sulla violenza domestica segnerà una curva strana, in apparente discesa nei primi mesi dell’anno per la mancanza di dati oggettivi rilevati ma poi farà registrare un balzo di crescita notevole improvviso nei mesi di cessazione di chiusura delle attività. Ciò si deduce dal fatto che nei mesi del blocco delle attività e di isolamento, febbraio-maggio 2020, i primi dati ONU sul rapporto tra quarantena e violenza sulle donne , rivelano un inquietante aumento del flusso di chiamate ai centri di assistenza per richieste di aiuto , nei paesi dove i centri o le linee di aiuto sono esistenti.
In Italia le chiamate al numero antiviolenza 1522, durante il locdown, esaminate dall’Istat, fanno registrare un incremento della richiesta d’aiuto del 74,5% rispetto allo stesso periodo del 2019.
Analogo fenomeno si riscontra in Libano e in Malaysia dove le chiamate alle linee di aiuto sono raddoppiate e in Cina addirittura triplicate.
In Australia i Socials, come Google, hanno registrato il maggior volume di richieste di aiuto per violenza domestica degli ultimi 5 anni.
A Londra, in Inghilterra, la polizia ha effettuato oltre 4000 arresti per abuso domestico nelle prime sei settimane di blocco delle attività .
Negli Stati Uniti, che non hanno effettuato blocco delle attività, durante la pandemia, risulta un drammatico aumento dell’abuso e della violenza sulle donne sia a New York che nel resto degli Stati e si registra che ogni minuto una donna ha subito maltrattamenti da parte del partner.
In Brasile, altro Paese a non prevedere il blocco delle attività, il Forum sulla Sicurezza Pubblica ha rilevato un aumento di femminicidio in sei Stati del Brasile, da 32 a 50 casi, pari al 56%, nel solo mese di marzo, rispetto allo stesso periodo del 2019.
In Argentina l’Osservatorio “Ahora Que Si Nos Ven”, ha registrato 49 casi di femminicidio tra il 20 marzo e il 10 maggio.
In Messico , dal 13 aprile in poi, si contano più donne assassinate, 367, che morte per coronavirus ,100.
Segnali di temuta crescita degli abusi e delle violenze domestiche sulle donne, inoltre, arrivano da molti Paesi, tra cui India, territori palestinesi, America latina.
Campanelli d’allarme estremamente preoccupanti secondo l’Unicef che a proposito dei maltrattamenti nelle famiglie rileva che nel mondo dal 20 al 50 per cento della popolazione femminile è vittima di violenza domestica, ed in particolare lo sono le bambine sotto i 15 anni in una percentuale che va dal 40 al 60 per cento dei casi.
Da questo quadro di sintesi appare evidente come la convivenza forzata della donna con il proprio partner-aguzzino peggiori le condizioni di vita della donna e giochi a sfavore di quest’ultima.
L’Osservatorio delle Nazioni Unite ha focalizzato l’attenzione su questo aspetto rilevando la diffusa tragicità del problema ed invitando i Governi a far fronte al temuto aumento dei casi di violenza domestica, tenendo in particolare considerazione la problematica connessa alla connivenza forzata imposta dalla quarantena per contenere la diffusione del virus. Il virus , infatti, non è sconfitto ed ancora costituisce una minaccia per la salute delle persone. Che si arrivi o no a nuove chiusure totali dell’attività economica e sociale degli Stati, il problema è reale e si deve affrontare, anche tenendo conto che eventuali nuove restrizioni o chiusure, che già cominciano a profilarsi, vedi Francia, Inghilterra, Germania, Israele, potrebbero incrementare il fenomeno della violenza domestica di almeno un 20% in più. Viene, infatti, stimato che ogni tre mesi di quarantena comporta almeno 15 milioni di casi di violenza domestica in più.
Per molte donne, pertanto, la paura non è solo il contagio letale del virus ma anche il contatto mortale dell’aguzzino, coniuge o fidanzato, che pratica la violenza.
Gli osservatori ONU prevedono che il prosieguo o l’eventuale prosieguo del blocco delle attività e della interruzione dei servizi nei 193 stati membri delle Nazioni Unite, e in particolare in 114 paesi a basso e a medio reddito, avrebbero effetti pesantissimi su almeno 44 milioni di donne, esposte, senza tutela e difesa, ad una doppia pandemia: la violenza domestica ed il covid-19.
La realtà , come spesso avviene, non sempre è espressione di verità e nella fattispecie la situazione presenta una lettura difficile e complessa del fenomeno rispetto a quella espressa dai numeri, perché la violenza sulla donna si legge secondo i dati dei maltrattamenti in famiglia, degli episodi di stalking e di violenza sessuale, ma ha volti, storie , connotazioni ed epiloghi vari e diversi.

Eduardo Terrana
Saggista e Conferenziere su diritti umani e pace.


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