TERRORISMO INQUIETUDINE DEL NOSTRO TEMPO di Eduardo Terrana

TERRORISMO INQUIETUDINE DEL NOSTRO TEMPO

di Eduardo Terrana

La giornata del 9 maggio, dedicata “alla memoria delle vittime del terrorismo interno ed internazionale”, ci propone una riflessione sul fenomeno del terrorismo.
Ricordiamo che il 9 maggio rappresenta uno dei giorni più bui della storia della Repubblica Italiana, perché il 9 maggio 1978 furono uccisi il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro, per mano delle Brigate Rosse, e il giornalista Peppino Impastato ,vittime della violenza terroristica e mafiosa.
Rendiamo loro omaggio, unitamente a tanti altri protagonisti della vita e della storia della Repubblica, vittime del terrorismo in Italia, che pagarono col sacrificio della vita il loro servizio allo Stato. Rendiamo omaggio anche ai tanti semplici e umili cittadini ,vittime innocenti e per caso, coinvolti nei fatti di terrorismo , che nel solo periodo 1960-1980, gli anni di piombo, registrarono 11 stragi, circa 2000 attentati e 15mila atti di violenza, motivati politicamente contro persone o cose, che causarono 520 morti e oltre 3000 feriti .
Rendiamo omaggio, però, anche alle vittime di eventi terroristici a livello internazionale, che sono ancora decine di migliaia ogni anno, sia in Occidente che in Asia ed in Africa, e in modo rilevante in Siria, Afghanistan, Nigeria, Somalia ed Iraq.
Ricordiamo che il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni rimane una sfida globale che provoca danni permanenti a persone, famiglie e comunità, producendo cicatrici e traumi profondi nelle famiglie delle vittime e nel tessuto sociale del Paese, che non scompaiono mai, soprattutto nei minori.
Condanniamo, pertanto, il ricorso ad ogni uso politico della violenza e del terrorismo sia a livello interno che internazionale, fenomeno , purtroppo, ancora oggi molto esteso e praticato, che preoccupa e costituisce oggetto di attenzione e dibattito a livello politico e diplomatico sia in Italia che in altri Paesi del mondo, in particolare dopo l’attentato alle Twin Towers di New York dell’11 settembre 2001.
La pericolosità e la drammaticità del fenomeno terroristico e della violenza politica è espressa dai dati forniti ogni anno dal Global Terrorism Database, GTD, la più importante banca dati a livello mondiale, che cataloga oltre 180.000 eventi terroristici, verificatisi nel periodo temporale che va dal 1968 fino al 2017, e rileva, in particolare, un picco impressionante di eventi terroristici, nel periodo 2000-2017, causato anche dalla guerra in Siria e dal successivo intervento internazionale contro l’ISIS, che ha prodotto, dal 2011al 2017, circa 147.000 morti e 303.000 feriti.
Lo stesso GTD esprime un parere , da tenere sempre in seria considerazione, che definisce un attacco terroristico come “la minaccia o l’uso reale di forze illegali e della violenza da parte di un attore non riferibile ad uno Stato, quindi un individuo o un gruppo di persone, per raggiungere obiettivi di natura politica, economica, religiosa o sociale attraverso la paura, la coercizione e l’intimidazione”.
La minaccia terroristica viene, pertanto, non da uno Stato ma da singoli gruppi o persone che agiscono per scopi diversi in modo cruento ed imprevedibile.
E “l’Imprevedibilità” è l’ aspetto che più di tutto preoccupa, crea tensione e fa paura, e si va ad aggiungere alle altre insicurezze che insidiano l’ esistenziale quotidiano: lo scippo al mercato, le violazioni domiciliari, i rapimenti, le aggressioni, e le violenze di vario genere su anziani, donne e bambini.
Sale, di conseguenza, nelle persone l’incertezza del vivere. Nessuno più si sente sicuro e padrone della propria libertà, libero di vivere i propri spazi urbani in tranquillità e vede il pericolo ovunque.
E il terrorismo fa paura! soprattutto quello di matrice islamica dell’ISIS, che fa registrare nei sondaggi un preoccupante 38 per cento.
A contribuire in maniera incidente in questo senso sono anche gli ultimi eventi terroristici verificatisi in Francia con l’attacco alla sede della rivista satirica Charlie Hebdo, 7-1- 2015, con 12 morti, e quello contro la sala concerti Bataclan, novembre 2016, che ha provocato 130 vittime nella capitale francese; ma non meno gravi sono stati gli altri due attacchi rispettivamente il 13 novembre 2016 allo Stadio di Francia, con un morto, e nell’11/mo circondario di Parigi, con 39 morti; fatti preceduti dagli attentati a Bruxelles in Belgio, in Germania, in Inghilterra e ancora in Francia all’aeroporto di Orly. E il rischio che succeda ancora e all’improvviso è molto elevato e tale è avvertito da tutti.
“ Nulla sarà più come prima “ s’è detto, all’indomani dell’11 settembre 2001, giorno del tragico crollo delle torri gemelle negli USA, che , per gli avvenimenti che lo hanno caratterizzato, si erge a simbolo, a mio avviso, della realtà emblematica del mondo d’oggi e del tempo in cui viviamo e quella affermazione a tutt’oggi, purtroppo, non ha perso il suo sinistro significato, se ancora registriamo con una continuità impressionante ed allarmante minacce ed eventi terroristici.
Davanti alla realtà di avvenimenti così tragici e sconvolgenti , ci scopriamo tutti, nessuno escluso, più vulnerabili e impotenti , in un mondo senz’anima, costretto a conoscere il dolore di chi è costretto ad abituarsi a vivere all’ombra del terrorismo, costretto a provare odio e a recare offesa a quelle minoranze etniche che sperano di trovare in occidente un domani migliore e che invece si ritrovano ad essere guardati con diffidenza e con disprezzo.
Sono forse questi gli obiettivi dei terroristi e lo scopo delle loro azioni? Colpire non solo la vita ma anche il gusto per la vita? Che è tutto ciò che fa di una società civile una comunità “ umana “ in cui è piacevole vivere?
Sono questi interrogativi pesanti, su cui grava la paura dell’incertezza perché il terrorismo ha incrinato in ognuno quella condizione base della vita quotidiana che è la prevedibilità del domani, senza la quale non prende avvio nessuna iniziativa e le azioni che abitualmente ci impegnano ricadono su se stesse, perché hanno perso importanza, spessore, investimento, valore e al loro posto è subentrata, sottile e pervasiva : l’angoscia dell’imprevedibile!
La chiamo “angoscia” e non “paura” perché la paura è un ottimo meccanismo di difesa che la natura ci ha messo a disposizione per difenderci dai pericoli visibili e determinati, per cui, ad esempio, davanti all’avvicinarsi di un incendio, per paura , scappo.
Ma di fronte all’imprevedibile, di fronte all’indeterminato non posso scappare, e allora il meccanismo che si attiva non è quello difensivo della paura, ma è quello paralizzante dell’angoscia che svela la vulnerabilità della nostra tecnologia, arresta lo sviluppo della nostra economia, intimorisce il mondo della vita che si fa più prudente, più cauto, più riparato, meno espansivo, più contratto.
In un immaginario vocabolario delle svariate emergenze che ci stanno di fronte e sono fonte di paure, ansie, angoscia e depressioni , segniamo allora” la paura del terrorismo”, che, in piccole frazioni di tempo, può farci percepire quanto precari sono i pilastri della nostra fiducia nel domani.
Ad aggravare poi la nostra angoscia dell’imprevedibile è il sapere che i nemici che ci stanno di fronte non sono visibili.
La conoscenza di una reale situazione di pericolo, quale è quella di un nemico, permette, per istinto biologico di conservazione, di prevederne le mosse e di approntare una difesa, ma la volontà di suicidio di un terrorista toglie anche questa possibilità di lettura del futuro, l’unica considerata possibile peraltro perché ancorata alla base biologica della vita umana. E allora l’angoscia si espande, si moltiplica ossessivamente, in uno scenario dove gli oggetti più innocui possono assumere le sembianze del pericolo, mentre i volti meno familiari quelle inquietanti del sospetto.
La condizione di paura ci assedia, a livello psichico e sappiamo bene che quando è imprigionata l’anima diventa difficile produrre cultura, arte, scienza, amori, affetti, progetti, speranze.
Il ritorno del terrorismo, internazionale e nazionale, ha determinato, dunque, il riacutizzarsi di una diffusa apprensione in tutti i paesi, determinando ovunque una condizione di vita usuale di precaria fragilità e il futuro appare avvolto dall’incertezza e dal terrore dell’ignoto.
Se lo scontro posto dal terrorismo non è scontro d’interessi, ma di civiltà, allora va opportunamente considerato che nella guerra contro il nemico invisibile la universalità dei diritti umani serve più di ogni scudo spaziale.
Se il terrorismo trova la sua ragion d’essere nella lotta contro la globalizzazione, intesa come progressiva erosione di tutte le culture diverse da quella occidentale, allora la crisi può essere risolta positivamente a condizione che venga affrontata con chiarezza di idee e con il coraggio di riformare a livello planetario quello che non è più efficace, migliorando il livello della qualità della vita, della condizione umana e il livello culturale dei popoli, a fronte di un futuro che ci appare avvolto dal terrore dell’ignoto.
E su questo terreno le tecnologie possono dire qualcosa, soprattutto quando sono pensate ed impiegate come strumenti per trasformare, in senso di civile vivibilità, i luoghi dell’esistenza umana, e se chi le progetta si pone con forza e serietà l’obiettivo di realizzare sistemi capaci di integrare diverse culture e visioni senza annullarne le specificità.
In tal senso è la “ Speranza” che i governi dei popoli vincano le loro incompetenze e realizzino un grande passo avanti del sistema internazionale verso forme migliori di governabilità , di crescita umana e di progresso dei popoli.
Ritengo fondamentale ed indispensabile, rilevare,a livello educativo e formativo, che il diritto alla speranza sia requisito che deve essere assolutamente tutelato per i figli, in qualunque momento e in qualunque circostanza, anche quando sembra prevalere l’ansia o lo sgomento.
Il domani per un bambino deve rappresentare sempre uno spazio temporale orientato alla fiducia e alla speranza.
I fatti criminosi o terroristici non possono uccidere il diritto alla speranza dei bambini e delle famiglie che li crescono.
Per questo non bisogna cedere alla tentazione di trasmettere loro l’idea che il mondo è solo pericolo e che il futuro fa paura, perché questo significherebbe uccidere in loro la speranza del domani!

Eduardo Terrana
Saggista e Conferenziere internazionale su diritti umani e pace
Diritti riservati all’autore.

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