FEMMINICIDIO … E UNA LAMA DI COLTELLO SPEGNE UNA VITA di Eduardo Terrana

FEMMINICIDIO … E UNA LAMA DI COLTELLO SPEGNE UNA VITA

8 MARZO 2020 – “GIORNATA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DELLA DONNA”

di Eduardo Terrana

Più colpi inferti con brutale crudeltà in ogni parte del corpo e la lama di un coltello spegne una vita!
Così muore una donna vittima di femminicidio per mano, sempre più spesso, del proprio partner, che ha rubato un giorno il suo amore e che si arroga poi il diritto di rubarle anche la vita.
Uno studio delle Nazioni Unite rileva che a livello globale il numero maggiore degli omicidi di donne è commesso dal partner, nel 53% dei casi, da un genitore o da un figlio, nel 24,8%; seguono poi nella casistica l’ amico o il collega. nell’1,5%, e l’estraneo in una percentuale inferiore al 2%.
Questi dati ci danno una precisa chiave di lettura del femminicidio. L’autore del crimine è sempre più il familiare più vicino, l’uomo che lei ama, che ha le chiavi di casa, alla quale ha dato cieca fiducia, con il quale ha creato una famiglia e generato dei figli. .
Una persona che, però, col suo gesto estremo, nel momento in cui la sua mano caina compie il misfatto e resta insensibile al suo implorare di non colpirla, dimostra di non aver compreso appieno l’animo ed i sentimenti della sua donna, se arriva a meditarne il delitto e nel modo più spietato, poi, compie l’atto atroce e criminoso.
Così la persona che dovrebbe essere l’angelo protettore, fattore di sicurezza e di stabilità nella vita della donna, si trasforma invece, improvvisamente, nel suo carnefice che con mano assassina, selvaggiamente, tutto distrugge: sentimenti, passione, ricordi, affetti, famiglia.
Il femminicidio è la peggiore forma di violenza di genere che possa essere perpetrata contro la Donna. Una forma di violenza che evidenzia la dimensione sessuata nel rapporto tra uomini e donne, tutta basata sulla diversità di genere, che, da tempi lontani, ha fatto maturare negli uomini l’idea ed il diritto di poter prevaricare e discriminare le donne, ritenute inferiori.
Un atteggiamento di forza, prettamente maschilista, che ha annullato, nel tempo, ogni diverso considerare e sentire dell’uomo nei confronti della donna, sempre più vista come oggetto di piacere e sempre meno considerata come Donna, Persona, e Madre e quindi Generatrice di vita.
Oggi però è sempre più indispensabile che questa Visione della Donna venga recuperata totalmente con una serrata opera educativa di contrasto alla violenza alle donne attraverso pubblici dibattiti e confronti, idonei progetti sociali di sostegno, di sensibilizzazione e di formazione, politiche finalizzate e provvedimenti di dissuasione, perché venga affermato definitivamente e rafforzato il principio che nessuno mai più alzi la mano contro la Donna con: “qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata.”, come recita l’art.1 della “ Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne”, del 1993.
Ma essere donna tutto l’anno va ben oltre questa Dichiarazione dell’Onu, perché, ancora oggi, essere Donna vuol dire, per molte, essere in una condizione di svantaggio sociale nel lavoro, negli affetti e perfino nella libertà personale, laddove le donne subiscono violenze, soprattutto in ambito domestico, in tutti i paesi del mondo, perché la violenza contro la donna è endemica ed è presente sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo, in tutte le classi sociali ed in tutti i ceti economici.
Il volto della violenza sulla donna ha connotazioni varie, si passa dalla violenza fisica alla violenza sessuale, alla violenza psicologica, al femminicidio.
Dai dati del 2017, si rileva che nel mondo si verificano in media 137 femminicidi ogni giorno. Il continente con il maggior numero di omicidi di donne è l’ Asia, oltre 20mila casi registrati; segue l’Africa, 19mila; le Americhe, 8 mila; l’ Europa, 3mila; l’Oceania, 300. Sempre più spesso gli omicidi non si rivelano come atti casuali ma sono il culmine di una ripetuta serie di violenza di genere.
Necessita pertanto parlare di tale crimine sempre e non una volta all’anno, l’8 marzo, in occasione della “ Giornata internazionale dei diritti della donna ”, perché su questo grave problema, si faccia informazione e si svolga quanto possibile una forte azione sensibilizzante e moralizzatrice.
E necessita farlo perché va riscoperta la “Cultura dell’amore”, che implica il riconoscimento e la valorizzazione della maternità, che è tipicamente Donna!
La funzione genitrice della donna, infatti, è forma che realizza il compito fondamentale dell’esistenza umana, cioè il superamento di se stessi nel dono di sé, che apre al dono di una nuova vita.
L’Uomo, pertanto, non può permettersi di dimenticare, nella pienezza del suo significato, questo importante aspetto della vita coniugale e di coppia e, conseguentemente, non considerare, con maturità e responsabilità, che la generazione appartiene allo stesso tempo all’uomo e alla donna ed è un atto da vivere alla pari, ma, soprattutto, che è la Donna che del generare vive e subisce, negli effetti, il sacrificio maggiore.
Nessun programma di parità di diritti, pertanto, tra uomini e donne può essere ritenuto valido se dimentica il debito di riconoscenza che bisogna avere verso la donna, dalla quale, peraltro attraverso la gestazione, l’uomo apprende la propria paternità. Allora l’uomo deve rigenerare la sua identità e riconsiderare la sua presenza e la sua funzione nel rapporto di coppia attraverso l’abbandono di ogni forma di egoismo e di pretesa superiorità dell’uomo nei confronti della Donna e realizzare con lei una collaborazione improntata al rispetto, al sostegno affettivo e sostenuta dall’amore.
Il rapporto di coppia implica lo stare l’uno di fronte all’altra e alla pari. Non soltanto, quindi, un mero sostegno dell’uomo alla donna o della donna all’uomo, ma una relazione di reciprocità fondata sull’uguaglianza, ovvero l’uno accanto all’altra, e viceversa, e non in una posizione dominante o prevaricante dell’uno verso l’altra.
C’è da chiedersi, allora, come educare, in ogni contesto educativo, a relazioni di genere positive minori, adolescenti, giovani, adulti, genitori e famiglie?
Perché un tale impegno educativo possa rivelarsi positivo è importante che venga focalizzato bene il concetto che riconoscere uno spazio di libertà alla donna non vuol dire per l’uomo privarsi o rinunciare al proprio spazio di libertà, ma vuol dire, in concreto, che uomo e donna insieme devono saper ritrovare uno spazio nuovo per vivere, pariteticamente e serenamente, la loro relazione e la loro libertà di coppia, in ogni senso e nel modo più completo e gratificante, nella piena convinzione e certezza che la differenza di genere non annulla la consapevolezza di sé come individualità portatrice di peculiari emozioni e sentimenti, capace di compiere scelte autonome e responsabili a livello affettivo, sociale e morale, ma consente di vivere la relazione tra i sessi in una situazione di coppia, improntata al rispetto reciproco, alla pari condivisione di diritti e doveri, alla gioia dell’amore.
Per questa via allora sarà possibile crescere civilmente e sviluppare un impegno continuo e costante di crescita della Donna e di affermazione dei suoi diritti, liberandola da ogni forma di violenza e da ogni stereotipo di genere che abbia alla base, nella società, una visione errata della figura femminile, educando al rispetto della sua Persona.
Solo così alla Donna sarà consentito di vivere, riscoprire ed esplicare il senso organico della civiltà e della cultura dell’amore, che ripudia la violenza, l’egoismo, lo spreco, lo sfruttamento e l’amoralità; che produce la felicità della comunione ed apre all’amicizia, alla fiducia, alla collaborazione, alla tolleranza, al rispetto.
Allora va messo al bando ogni forma di preclusione e di violenza da parte dell’uomo verso la Donna, alla quale va riconosciuto la partecipazione piena, paritaria, egualitaria, alla realizzazione di questi obiettivi in famiglia, nella scuola, nella società e in tutte le associazioni, le organizzazioni e le istituzioni.
Allora un fiore sostituisca il coltello e non si spenga una vita, ma si aggiunga amore alla vita! e si comprenda che oggi è fondamentale che le società si strutturino con la donna e per la donna.
Ciò perché lo sviluppo ed il progresso non possono più prescindere dalla fondamentale presenza della Donna, che ieri chiedeva parità, poi uguaglianza, ma oggi, giustamente, chiede il rispetto della sua diversità e specificità di genere, inteso non solamente in senso biologico e materno, ma anche culturale,sociale, politico, ovvero: il riconoscimento del proprio ruolo storico.

Eduardo Terrana
Saggista e Conferenziere su diritti umani e pace
Tutti i diritti riservati all’autore

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.