’19 marzo, una festa per capire l’importanza dei papà’ di Umberto Panipucci

19 marzo, una festa per capire l’importanza dei papà

Ancora una volta la cristianità festeggia San Giuseppe padre putativo di Gesù e con lui tutti i papà che sono veramente tali. Tra zeppole e cravatte un riflessione più profonda non guasta. Cosa vuol dire essere padre oggi? In un contesto dove le figure genitoriali tradizionali sono state messe in crisi dalla rivoluzione culturale che dagli anni 60 ad oggi sta trasformando sempre più profondamente l’assetto sociale, rispondere a questa domanda è davvero problematico.

Se il contributo educativo una volta veniva dato in riferimento ai ruoli che le due figure base dell’educazione familiare mettevano in atto all’interno della famiglia (il padre aveva un mestiere la madre era l’angelo del focolare), oggi le cose non stanno più così.

Sia il padre che la madre sempre più spesso sono impegnati nel lavoro e nelle faccende di casa, i compiti sono divisi più o meno equamente. Il padre non è più dunque colui che affrontava l’ostilità del mondo esterno per sfamare i propri cari, non è più circondato da quell’alone di eroicità che non era un’ esagerazione, visto le condizioni lavorative a cui era costretto chi non aveva la fortuna di appartenere ad una classe agiata.

Nell’epoca contemporanea il papà ha smesso perciò di rivestire il ruolo edipico di tiranno (il padre padrone) ed è diventato la figura di riferimento maschile che nutre amore ed educa alla responsabilità attraverso l’autorevolezza del suo stile di vita, un ruolo molto più difficile e complesso, ma che promette risultati molto più efficaci. Se dovessimo trovare una figura biblica adeguata non potremmo fare a meno di citare la parabola del padre misericordioso in cui si propone una figura paterna molto distante dallo stereotipo assolutizzato da un certa propaganda del femminismo estremo.

Il padre misericordioso non frena la sete di libertà del figlio, gli concede la sua parte di eredità sapendo fin da principiò che verrà sperperata. Quando il figlio si ritroverà a pascolare i porci ed a patire la fame farà memoria della misericordia e giustizia del padre e ritornerà a lui rinsavito, questi lungi dal mostrare a lui rabbia e risentimento lo accoglierà con una grandissima festa. Una pedagogia davvero all’avanguardia quella proposta dal Vangelo, la quale piuttosto che puntare alla punizione spinge chi sbaglia a riflettere sulle conseguenze dei propri errori. Un papà così chi non lo vorrebbe? Un augurio a tutti coloro che hanno una delle missioni più difficile al mondo: essere padri.

Fra Umberto Panipucci

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