SHOAH IL GIORNO DELLA MEMORIA

SHOAH IL  GIORNO  DELLA  MEMORIA

di EDUARDO TERRANA

SHOAH IL  GIORNO  DELLA  MEMORIA
Sono 15 milioni le vittime del genocidio nazista e non solo ebrei. Ricordiamoli tutti

Ricordiamo anche quest’anno, come avviene ogni anno da quando venne istituita dall’’Assemblea generale delle Nazioni Unite , il 1º novembre 2005, la ricorrenza della SHOAH , il   Giorno della Memoria,  per commemorare le vittime delle aberrazioni perpetrate dai nazisti per lo sterminio scientifico del popolo ebraico  e per non dimenticare. 

Sterminio scientifico, non potrei definirlo diversamente, perché quello sterminio fu progettato a tavolino, con una  freddezza e determinazione agghiacciante nello studiare tutte  le possibili forme di eliminazione di massa, ghettizzando dapprima le persone in apposite ristrette aree urbane nelle città occupate, trasferendole poi in appositi campi di sterminio per essere avviate alla soluzione finale nelle camere a gas o nei forni crematori.

Mai sistema di morte collettiva più efficace  fu  perpetrato da mente umana sino a quel momento, anche, rilevo,  con una sarcastica punta di sottile ironia, come testimonia la scritta  “Arbeit macht frei – Il lavoro rende liberi “ posta all’entrata del  campo di Auschwitz,  che dava il benvenuto all’inferno alle povere vittime.

Il Giorno della Memoria non vuole essere solo un mero riconoscimento del genocidio del popolo ebraico, vittime sacrificali sull’altare dell’odio umano più folle ed aberrante, ma vuole essere anche  una presa di coscienza collettiva del fatto che l’uomo è stato capace di un atto tanto  impietoso quanto  criminale, che è accaduto, purtroppo! che si è lasciato che accedesse! che sarebbe opportuno che non accadesse  più!  e che quella  catastrofe umana restasse relegata negli archivi della storia e della memoria, con il suo impressionante numero di morti , considerati nient’altro che numeri da vivi, e, spogliati di tutto e marchiati,  men che niente da morti, solo massa di carne da destinare alle fosse comuni e ricoprire di calce viva, perché il tempo ne cancellasse ogni traccia e ricordo.

Le fredde statistiche dicono di 15 milioni di morti e forse più, di ogni sesso ed età, tra cui 6 milioni di ebrei e 500.000 zingari, tutti appartenenti a categorie  ritenute indesiderabili quali: ebrei, zingari,  politici, intellettuali, oppositori del regime nazista, polacchi, serbi,  omosessuali,  testimoni di Geova,  delinquenti abituali, persone definite antisociali, mendicanti, vagabondi, venditori ambulanti, che allungarono la lista di tanto efferato odio e follia. Uno sterminio iniziato il 20 gennaio 1942 con il via al progetto “ Soluzione finale “, pianificato in ogni minimo dettaglio, che  ricordiamo ogni anno, il 27 gennaio,  per non dimenticare,  per riscoprire un nuovo impegno collettivo perché non accada più la stessa tragedia.

Ma che invece è accaduto ancora e continua ancora ad accadere, malgrado tutto!,  nel presente del mondo, con manifestazioni di antisemitismo carichi di tanta violenza, che vedono   gli ebrei perseguitati ancora oggi, perché ritenuti  in ogni contesto,  una minoranza non desiderata, guardata  con diffidenza, una  presenza estranea. Una intolleranza violenta che cresce sempre più  ma che non  colpisce, come in passato non ha colpito,  solo gli ebrei. E’  una lunga storia di sofferenze e di morte quella dei genocidi nel XX secolo! La  storia ce ne dà ripetuta testimonianza, prima e dopo il secondo conflitto mondiale, e  sempre con tanto odio e violenza.

Ricordiamo:  i 48 milioni morti, vittime delle purghe, della rivoluzione culturale e dei campi di lavoro forzato,  sotto il regime di Mao, in Cina, dal 1949 al 1975;  i 20 milioni di russi  dissidenti e controrivoluzionari eliminati da Stalin, dal 1924 al 1953,  fucilati, internati nei gulag o fatti morire di fame;  il milione di indonesiani vittime, perché comunisti, delle forze governative indonesiane nel periodo 1965/67;   il  milione di cambogiani  vittime del regime di terrore instaurato dai Khmer rossi di Pol Pot  tra il 1975 e il 1979. Ricordiamo gli  800.000 civili vittime   del conflitto, ancora in corso,  tra hutu e tutsi in Ruanda,   che si combatte dal 1994, la cosiddetta  “Guerra dimenticata”;   e l’analogo genocidio che si consuma nel vicino Burundi, dove già si contano oltre  un milione di morti.

Ricordiamo il  milione di vittime della violenza dei regimi dittatoriali nei Paesi dell’America Latina ed in Messico, dal 1980 al 2.000.   Ricordiamo il genocidio iracheno, nel 1998, causato dall’embargo internazionale contro la politica del dittatore Saddam Hussein, che  fece un milione di vittime, tra cui 560 mila bambini.Ricordiamo le vittime di genocidio e pulizie etniche compiute in Europa e in altre parti del Mondo nella seconda metà del XX secolo nei paesi: ex Yugoslavia,  Angola, Congo, Libano, Liberia, Corea del Nord, Sri Lanka, Haiti, Tibet, di cui non si hanno stime certe.
L’elenco, purtroppo, non finisce qui , anzi ogni anno si allunga, vuoi perché nuove forme di violenza collettiva vengono perpetrate e consumate, vuoi perché  non vengono eliminati i muri ancora esistenti,  anzi di nuovi se ne aggiungono,  che annullano la dignità e negano ai  popoli la speranza di un futuro di crescita e di libertà.

                                                                                                     Eduardo  Terrana

Shoah

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