UN MILIARDO DI DISABILI NEL MONDO di Eduardo Terrana

Photo by Hasan u0130NCE

3-12-2018-Giornata Internazionale  dei  Disabili             

           U N  M I L I A R D O   D I   D I S A B I L I   N E L  M O N D O

Precarietà di servizi ,barriere e difficoltà d’ogni genere impediscono ancora  qualità di vita e vivibilità alla Persona disabile

La disabilità è un fenomeno globale di vaste proporzioni e va di pari passo con la crescita della popolazione mondiale, ma in maniera disomogenea tra le diverse aree del mondo.

 Sono oltre un miliardo le persone gravemente o moderatamente disabili nelmondo, di cui 300 milioni nei paesi a forte industrializzazione e sviluppo, e700 milioni nei paesi meno sviluppati. Praticamente  è il 15% della popolazione mondiale, parialla  popolazione di un interocontinente. E sconforta la notizia che il dato sulla disabilità è, purtroppo,in aumento, nonostante i solleciti rivolti ai governi del mondo dalla Organizzazione mondiale della sanità (OMS)  e Banca Mondiale a migliorare l’accesso dei disabili ai servizi essenziali!

Se si considera che le stime prevedono un aumento della popolazionemondiale entro il  2035 del 40%, siprevede un aumento della disabilità del 50%, con una incidenza del 30% del fenomeno nei paesi più sviluppati e del70% nei paesi più poveri o in via di sviluppo. La crescita della disabilitàsarà sempre più accentuata tra gli anziani.

Influiscono sulla disabilità vari fattori: l’invecchiamento della popolazione, l’aumentoglobale delle malattie croniche o trasmissibili , condizioni somatiche e mentali non trasmissibili,che si aggiungono alla variegata tipologia di disabilità giàesistente alla nascita per cause genetiche o disturbi perinatali o per traumi connessi a  incidenti di vario tipo o a malnutrizione. Inoltre si registrano e sono sempre più in aumento casi didisabilità per traumi  legati alla violenza, che sempre più spesso sfociano poi in disabilità fisica e mentale.

Trai problemi di maggiore evidenza che un disabile deve affrontare, oltreall’indifferenza e alla maleducazione di persone dotate di scarso civismo, c’èla discriminazione sociale e/o riabilitativa, la mancata o insufficiente assistenza sanitaria, le barriere architettoniche ancora diffusamente presenti che gliimpediscono di servirsi dei mezzi del trasporto pubblico o l’accesso agli edifici pubblici e privati o un soddisfacente utilizzo della tecnologia informatica.

 Certamente,alla luce di queste premesse ostative, la vita del disabile non è né facile, né semplice. Alla disabilità siaccompagna la precarietà generalizzata sia sul piano della salute che  sul versante della realizzazione scolastica e professionale, per la povertà del livello d’istruzione e le minori opportunità formative offerte, che non garantiscono un normale iter di studi di base e, inprosieguo, l’accesso agli studi superiori. Le difficoltà che un bambino incontra nel sistema integrativo scolastico si ripercuotono poi negli anni giovanili anche sul lavoro,  le cui statistiche evidenziano  un grande divario tra disabili e normodotati. Ne consegue che le prospettive di inserimento sociale si riducono moltissimo quando non si annullano.

 Uomini e donne disabili risultano presenti nella realtà lavorativa in misurarispettivamente del 53% e del 20%, rispetto agli uomini e alle donne normodotate che lo sono  rispettivamentenella misura del 65% e del 30%.

Un dato su tutte esprime la portata del disagio a livello mondiale. Nei Paesi dell’area OCSE lavora il 44% di persone disabili rispetto al 75% di normodotati. In Italia i disabili sono circa 4 milioni.

Il divario tra disabili e normodotati presenta forti differenze in tutti i Paesi del mondo. La curva della disabilità si accentua a seconda che dai Paesi ricchi si passa ai Paesi poveri o in via di sviluppo. E, purtroppo, la disabilità colpisce sempre dove c’è povertà: bambini, donne,  anziani.  I più piccoli risultano essere quelli che presentano la precarietà maggiore rispetto ai bambini normodotati. La maggiore criticità si riscontra  in certi paesi asiatici e africani.  In  Mali , rileviamo ad esempio , non è prassi fare diagnosi in tenera età,questo non consente di evidenziare la portata della disabilità minorile, su cui peraltro incide l’eccessiva mortalità di bambini in età inferiore ai 5 anni, si stima dell’ordine del 32%.

Anche sul fronte della riabilitazione la situazione del disabile  presenta una forte carenza di presenza e diattenzione pubblica. Nell’Africa meridionale, rileviamo come caso limite,  praticamente solo la metà del numero didisabili aventi bisogno ha ricevuto la riabilitazione e solo il 27% ha ricevuto in dotazione i presidi necessari: protesi, apparecchi acustici, sedie a rotelle. Ma va evidenziato che anche nei paesi cosi detti civilizzati, come i Paesi europei e nord americani,  esistono vaste isole di marginalità per i disabili , in media dal 20% al 40%, che non trovano adeguate risposte alle loro necessità.

Nei paesi in via di sviluppo, si riscontrano casi di disabilità duratura oricorrente derivante da malattie batteriche o parassitiche, da tumori o dainfezioni da HIV. Sono persone che necessiterebbero di assistenza ma non sempre è possibile erogarla o garantirla per l’assenza o la carenza dei piani diriabilitazione.  Lo status di disabilità, pertanto,  di queste persone non viene rilevato e non rientra conseguentemente  nelle statistiche ufficiali.

La complessità dello status del disabile assomma, quindi, varie  criticità in relazione alla salute pubblica,al rispetto dei diritti umani, alle possibilità di sviluppo. Una realtà questa quotidianamente esigente d’intervento non eludibile che grava sulle decisionidi chi è chiamato a garantire e fornire i servizi necessari  in riconoscimento dei diritti del disabile, che prima di essere considerato taleva considerato Persona e quindi  titolare di diritti irrinunciabili  che non possono  non essere riconosciuti sempre erispettati.

Ciòè quanto la ricorrenza odierna della “Giornata internazionale dei disabili”intende ricordare ai Governi del Mondo sollecitandoli al massimo sforzo per garantire  l’accesso ai servizi essenziali a tutti i disabili presenti sul loro territorio e a investire inprogrammi mirati perché ad ogni disabile venga data la possibilità di misurarsi sulle proprie potenzialità e accettare la sfida della propria esistenza.

                                                                                                     Eduardo Terrana   


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