21 MARZO 2018 – GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE

21 MARZO 2018 

GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE
Si ricorda il massacro di Sharpeville – Sud Africa,21 marzo 1960

di Eduardo Terrana


Sharpeville massacre
21 Marzo 1960, massacro di Sharpeville

Erano in circa 7.000 dimostranti a Sharpeville , Sud Africa, quella mattina del 21 Marzo 1960. Manifestavano la loro disapprovazione contro la “pass law”,detta la legge del lasciapassare ,ovvero il decreto governativo dello “Urban Areas Act”, con la quale l’Autorità governativa imponeva a tutti i cittadini sudafricani neri l’obbligo di esibire uno speciale permesso qualora fossero stati fermati dalla polizia in un’area riservata ai bianchi. I manifestanti si radunarono quella mattina davanti alla stazione di polizia di Sharpeville e si dichiararono sprovvisti del previsto permesso.

Le Autorità misero in atto varie forme di dissuasione ed intimidazione per dissuadere i manifestanti, ma senza ottenere la sospensione della protesta, così che alle 13.15 la polizia aprì il fuoco contro i dimostranti inermi, che non erano armati, che protestavano pacificamente e democraticamente reclamavano il rispetto del loro diritto di poter circolare liberamente e vivere gli spazi della loro città come facevano i bianchi. Morirono in 69 tra cui 8 donne e 10 bambini. Fu un massacro. Ancora una volta il potere del razzismo bianco impose la sua legge con la forza, soffocando nel sangue una giusta, civile e democratica rivendicazione di libertà. Le Nazioni Unite condannarono con sdegno quel grave fatto di sangue e perché se ne avesse imperitura memoria istituirono, nel 1966, la “Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale”,(International Day for the Elimination of Racial Discrimination), da celebrare ogni anno il 21 marzo.

In Sud Africa l’episodio di Sharpeville non fu l’unico e nel tempo non è rimasto isolato. Purtroppo ancora oggi, dopo un paio di decenni dalla fine dell’apartheid, il Sudafrica non è ancora riuscito a superare le sue contraddizioni interne. Si assiste addirittura ad un sorta di razzismo alla rovescia, di neri, oggi ormai al potere, contro bianchi con manifestazioni altamente criminose che vanno dall’omicidio, allo stupro, ad atti di tortura. Il razzismo, però, è un fenomeno molto diffuso e presente in molti Paesi. L’Italia stessa non ne è esente. Per quanto si sostenga che l’Italia non è un Paese di razzisti le statistiche evidenziano quotidiani episodi di razzismo aventi tutti lo stesso denominatore comune: l’incapacità di accettare il diverso e la propensione alla violenza fisica e verbale.

Il tasso di razzismo in Italia oscilla , secondo le statistiche, tra il 10 % e il 14.4%, ritenuta una percentuale minima, da Paese tollerante. E non soltanto in Italia il fenomeno è presente ma, in modo preoccupante e in ascesa, lo è anche in Europa e in altri 87 Paesi del mondo, secondo i risultati della ricerca “World Value Survey “, condotta tra il 1981 e il 2008 da un gruppo di studiosi olandesi.

Il termometro del razzismo nel mondo misura temperature elevate: a Hong Kong. Il 71.8 %; nel Bangladesh il 71.7%; in Giordania il 51.4 %; in India il 43.5% ; In Egitto e Nigeria circa il 39.9%; stessa percentuale si registra in Arabia Saudita, Iran, Vietnam, Indonesia e Corea del Sud; mentre in Algeria e Marocco il dato varia tra il 20% e il 29.9%; in Francia il 22.7%, lo stesso dicasi per Turchia, Bulgaria, Mali, Zambia, Thailandia, Filippine e Malesia; in Finlandia, Polonia, Ucraina, Grecia, Repubblica Ceca e Slovacchia, il tasso di intolleranza varia tra il 15% e il 19.9%; in Germania e in Giappone il fenomeno si attesta tra il 5% e il 9.9%; negli Stati Uniti e Gran Bretagna il tasso di intolleranza oscilla tra 0% e il 4.9%.

Le cifre mostrano, purtroppo, una società mondiale dai mille volti e dicono come si è ben lontani dalla affermazione di uguaglianza sancita dall’art.2 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo: “Ognuno può valersi di tutti i diritti e di tutte le libertà proclamate nella presente dichiarazione, senza alcuna distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, d’opinione politica e di qualsiasi altra opinione, d’origine nazionale o sociale, che derivi da fortuna, nascita o da qualsiasi altra situazione… “, così affermando il riconoscimento della “dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti eguali e inalienabili”, che costituiscuiscono il fondamento della libertà, della pace e della giustizia nel mondo.

art. di Eduardo Terrana

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