HA DATO SUO FIGLIO IV Domenica di Quaresima (B)

di Crescenza Caradonna


 


HA DATO SUO FIGLIO

IV Domenica di Quaresima (B)

Gv 3,14-21

 

+«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.+

“Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita»”. (Nm 21, 8)

“…è curioso notare che a Timna, nella regione mineraria dell’Arabia, nell’area settentrionale sinaitica, sono stati scoperti dagli archeologi piccoli serpenti di rame, metallo che là abbondava, i quali probabilmente avevano la funzione di protezione magica da quei rettili velenosi che infestavano la steppa.” (Card. G. Ravasi, Le pietre d’inciampo del Vangelo, 2015)

Non sono pochi i casi in cui, nell’antico testamento, quelli che sono usi e costumi dell’antichità, diventano mediatori di un messaggio diretto a quell’umanità presente in un determinato contesto storico/geografico e antropologico/culturale. Pensiamo solo alle modalità con cui avviene il patto fra Dio e Abramo (cfr Gn 15, 1-18).

Il serpente è simbolo della sapienza in molte culture, messo in alto, in modo da essere visibile a tutti, vuol significare l’atto di rendere a tutti accessibile la vera saggezza e conoscenza. Così, similmente all’antico amuleto, la Verità è l’unico antidoto efficace contro il veleno del peccato (Gv 8, 32), sopratutto quello che alimenta il dubbio verso la fede. Per noi cristiani la croce portata dal Cristo è il simbolo più eloquente della sua saggezza divina e, per questo, apparentemente paradossale: “scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani” (1 Cor 1,23). Sulla croce vediamo una vita che si dona incondizionatamente e resta fedele all’Amore a qualsiasi costo.

+Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.+

Come già abbiamo fatto notare, L’Amore di Dio è così fedele e radicale da apparirci come un paradosso. Il Padre, che al di sopra di tutto ama suo Figlio, ce ne fa dono e, umanamente ingiustificabile, lo fa nella consapevolezza che non l’avremmo accolto, ma piuttosto maltrattato e ucciso. La logica ci direbbe che Dio ami più noi che il suo Unigenito. Questo paradosso dell’Amore si risolve solo attraverso la fede nella Resurrezione che da senso a tutto, questa stessa Speranza risolve anche il paradosso di un universo amato dal suo Creatore, ma che resta ferito dalla morte e dal peccato.

+Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.+

Solo con il gesto radicale ed inconcepibile del Padre, darci suo Figlio, l’uomo ha potuto conoscere la vertiginosa altezza del suo Amore. Se l’uomo, fino a quel momento, non ha saputo pensare a Dio se non come a un giudice implacabile, ma con Cristo il giudice si rivela invece un Padre disposto a mettere in gioco ciò che più ama per renderci partecipi della sua divinità. Adesso spetta a noi accoglierla e fare in modo che guarisca sia le nostre ferite personali che quelle della storia. Se rifiutiamo la sua “medicina” ci sarà impossibile guarire! Solo avendo fede, vedremo e riconosceremo il volto di Dio, guardando al “serpente” potremo essere guariti.

+E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».+

La Luce è venuta nel mondo, ma se non ci facciamo illuminare da questo Amore, l’umanità continuerà nei suoi orribili errori: guerre, ingiustizie, divisione, odio. Eppure ancora siamo capaci di giustificare a noi stessi e agli altri tali nefandezze, ancora, anche fra di noi, c’è chi punta il dito per condannare ed “uccidere”, alimentando il peccato della violenza e della diseguaglianza. Entriamo nella sapienza del Cristo, e diffondiamo nel mondo il suo Verbo di Salvezza attraverso il messaggio concreto ed eloquente di una Carità autentica.

Felice Domenica!

Fra Umberto Panipucci

 

 


BUONA DOMENICA
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